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Software rubato, dopo i milioni il carcere

Due fratelli avevano racimolato in sei anni quasi un milione di dollari vendendo software contraffatto. Una sentenza glieli farà pagare cari

Roma - Una "massiccia" quantità di software per un valore al dettaglio di svariati milioni di dollari: così il Department of Justice ha definito l'entità della mega-truffa messa in piedi dai fratelli Maurice e Thomas Robberson, che ora potranno solo sognare quei soldi, in prigione.

Maurice A. Robberson, 48 anni, dovrà scontare tre anni di carcere e rifondere danni per più di 855mila dollari, mentre il fratello Thomas, 55 anni, se la caverà con 30 mesi e poco più di 151mila dollari. Thomas Robberson, secondo l'accusa, avrebbe racimolato 150mila dollari vendendo software contraffatto per un valore al dettaglio di circa un milione di dollari, mentre Maurice Robberson si sarebbe spinto più in là: 855mila dollari di vendite che se venduti legalmente avrebbero fruttato 5,6 milioni di dollari sui canali di distribuzione tradizionali.

"Chi sottrae la proprietà intellettuale altrui per proprio profitto e truffa i consumatori, facendo credere loro di acquistare prodotti originali, viene punito per i propri crimini, come dimostrano le sentenze di oggi", si legge in una nota del Dipartimento di Giustizia. Secondo quanto riferisce il DOJ, in passato ci sarebbe stata complicità con altri due loschi figuri, Danny Ferrer e Alton Lee Grooms. Il primo, condannato a 72 mesi nel 2006, aveva venduto più di 4 milioni di dollari di software contraffatto, pari a 20 milioni al dettaglio. Il secondo, per aver cooperato con gli investigatori, se la è cavata con un anno e un giorno: aveva incassato oltre 150mila dollari fornendo supporto per l'avvio della poco raccomandabile attività.
L'oscuro business è iniziato alla fine del 2002 e fino al 2005 la banda ha contraffatto software di grandi nomi come Adobe, Autodesk e Macromedia. Le numerose segnalazioni delle software house hanno spinto l'FBI a impiegare agenti sotto copertura che, acquistando materiale contraffatto, sono riusciti a risalire alla rete di siti sfruttata per truffare i clienti. Nella quale, precisa Channel Register, "stavolta eBay non c'entra".

Marco Valerio Principato