Alfonso Maruccia

UK, bollino DNA sui ragazzini vivaci

Scotland Yard propone la schedatura genetica dei ragazzini difficili dai 5 anni in su. Per individuare i potenziali criminali prima ancora che sviluppino comportamenti antisociali. Problemi di cui si parla anche in Italia

Roma - La schedatura massiva dei campioni di DNA dei cittadini inglesi continua a far discutere: sono già oltre 4,5 milioni i sample collezionati dalle organizzazioni governative del Regno Unito, e c'è chi, come il direttore delle scienze investigative di Scotland Yard Gary Pugh, spinge perché la raccolta aumenti e diventi una procedura standard nelle scuole primarie del paese. I delinquenti vanno presi prima che possano far danni, sostiene il responsabile dello Yard, attirandosi addosso critiche da ogni parte.

"Se abbiamo a disposizione mezzi primari per identificare le persone prima che commettano reati, allora i benefici sul lungo termine della schedatura dei ragazzini sono estremamente ampi" dichiara convinto Pugh al Guardian. "Si potrebbe sostenere che più giovani sono e meglio è - continua il funzionario di polizia - I criminologi dicono che alcune persone cresceranno e diventeranno criminali, altre no. Noi dobbiamo individuare chi è potenzialmente predisposto a divenire il pericolo più grave per la società".

La sicurezza della società si preserva sin da quando i baby-criminali emettono i primi vagiti: Pugh dice di essere consapevole del fatto di suscitare un vespaio con questa sua proposta, ciò nonostante sostiene fermamente la necessità di una discussione aperta sul problema, e sull'eventualità di schedare in massa i ragazzi "difficili" prima che si trasformino in assassini, borseggiatori e violentatori alle prime armi.
"Il numero di crimini irrisolti ci dice che non stiamo raccogliendo abbastanza campioni delle persone giuste" dice Pugh, a cui i milioni di sample di DNA già in possesso degli ufficiali governativi sembrano una goccia nel mare di possibilità offerte dalla schedatura di materiale genetico a fini investigativi. L'esperto si rende conto del fatto che, almeno al momento, non è logisticamente né economicamente possibile schedare in massa tutta la popolazione inglese. Anche se probabilmente sarebbe il primo a guardare con favore alla prospettiva.

A giustificazione delle sue proposte, il funzionario porta recenti rapporti secondo cui i criminali più pericolosi e "prolifici" sono i ragazzi che all'età di 5 e 12 anni hanno bisogno di terapie di supporto da parte degli istituti scolastici, per evitare che la carriera criminosa divenga un destino ineluttabile. "Si possono valutare fattori di rischio, di criminali potenzialità, guardando le caratteristiche di un ragazzino dell'età di 5-7 anni", sostiene Julia Margo, autrice di uno di questi studi, che sottolinea tuttavia come la schedatura dei ragazzi nelle scuole rischi di trasformarsi in una sorta di marchio a fuoco per quei soggetti con profili difficili.

Chi invece squalifica senza appello la proposta è Shami Chakrabarti, direttore del gruppo pro-diritti civili Liberty, che parla di approccio da "fantascienza" da parte dei funzionari di polizia: "L'opinione pubblica inglese è altamente rispettosa della polizia e aperta persino a dibattiti eccentrici - dice Chakrabarti - ma giocare a fare i politici con i nostri bambini innocenti è un passo più lungo della gamba".

Dello stesso avviso è Chris Davis, presidente di una associazione di insegnanti di scuole primarie: "Lo si potrebbe considerare come un ulteriore passo verso uno stato di polizia" denuncia senza mezzi termini Davis. "Significa condannarli a una età giovanissima per qualcosa che ancora non hanno fatto - dice Davis - I ragazzi possono avere il potenziale per fare qualcosa, ma tutti siamo capaci di fare tutto. Etichettare i ragazzini a questo periodo dello sviluppo e metterli su un registro significa andare davvero troppo oltre".

Ma Pugh continua ad essere convinto della giustezza della sua proposta: dopotutto scovare i criminali prima ancora che possano far danni significherebbe salvare una parte non triviale del bilancio pubblico - 13 miliardi di sterline all'anno - senza considerare le ricadute positive dovute alla riduzione dei crimini. Sarebbe opportuno, secondo il funzionario dello Yard, pensare a un qualsiasi database di materiale genetico in termini non emotivi, senza alimentare in ogni occasione l'idea che la sola presenza nei suddetti database significhi essere bollati come criminali senza possibilità di appello. Già dal 2004, d'altronde, la polizia inglese ha l'autorizzazione a raccogliere campioni di DNA da chiunque venga arrestato e abbia più di 10 anni di età, indipendentemente dal fatto che i soggetti siano poi trattenuti in prigione, incolpati o scagionati da ogni accusa.

Di tutto questo, e della via italiana al database genetico si discuterà prossimamente a Milano, l'8 aprile, alla Italian Biotech Law Conference, un incontro al quale parteciperanno tra gli altri Giovanni Boniolo (Università di Padova - IFOM Milano), Leonardo Biondi (Biopolo), Andrea Cocito (Campus IFOM-IEO), Stephen Firth (Firth Consulting), Salvatore Pece (Istituto Europeo di Oncologia), Andrea Monti (ALCEI) (tutte le info sul sito dedicato).

Alfonso Maruccia
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