
E se le decantate virtù dei Taser dimostrano ai criminali che
bastano 50mila volt puntati contro un cassiere per avere successo in una rapina, la disinvoltura con cui le pistole paralizzanti sono brandite dalle forze dell'ordine non fa che legittimare la convinzione che il Taser sia un'efficace arma di difesa in una società dominata dal rischio, degna
protagonista di serate uggiose, raffinato
complemento degli arsenali da borsetta delle signore
à la page.
Ma quelle che appaiono bizzarrie d'oltreoceano potrebbero presto investire anche il vecchio continente: la Svizzera ha appena
trasformato in legge la proposta di adottare i Taser come strumento da utilizzare nel quadro delle misure coercitive da applicare
nelle operazioni di rinvio forzato di cittadini stranieri. Una decisione
criticata con forza dalla divisione svizzera di Amnesty International, che ritiene inconcepibile che le forze dell'ordine ricevano in dotazione un'arma che le Nazioni Unite
hanno classificato come uno strumento di tortura.
Per lo stesso motivo, l'organizzazione aveva puntato il dito contro l'utilizzo delle armi elettriche da parte della polizia francese, una condanna che aveva scosso l'opinione pubblica e spinto il distributore che rifornisce di Taser le forze dell'ordine a denunciare Amnesty per diffamazione. Un'accusa dalla quale Amnesty
è uscita vittoriosa: i 50mila volt dei Taser possono essere letali, l'azienda che li produce non ha modo di controbattere. Se
Taser International volesse consolidare la propria già vasta presenza sul mercato, sarebbe opportuno che conducesse studi sui potenziali effetti delle pistole paralizzanti, sarebbe opportuno che informasse gli utenti dei rischi che si corrono a brandire 50mila volt contro un cittadino inerme.
Gaia Bottà(Fonte Immagini: qui e qui)