Speciale Elezioni/ Decreto Urbani e open source

Punto Informatico pubblica le risposte alle prime domande rivolte ai candidati in lizza per le imminenti elezioni. Questioni centrali a cui rispondono Antonio Di Pietro, Maurizio Gasparri e Franco Grillini

Speciale Elezioni/ Decreto Urbani e open sourceRoma - Una decina di domande molto settoriali e specifiche, a volte provocatorie, sono state spedite all'inizio di marzo da Punto Informatico ai partiti in lizza per le prossime consultazioni elettorali. Spedite, perché si è voluto scegliere appositamente il mezzo della posta elettronica: i messaggi sono stati inviati agli indirizzi ufficiali dei partiti pubblicati online e ad alcuni esponenti politici-blogger che si presentano in rete. Alcune email sono tornate indietro per problemi del destinatario del messaggio, altre semplicemente non hanno avuto risposta neppure dopo un secondo sollecito.

Da oggi e per i prossimi giorni Punto Informatico pubblicherà le risposte giunte, vale a dire quelle di Antonio Di Pietro ministro del Governo uscente ed esponente dell'Italia dei Valori, Franco Grillini, candidato sindaco di Roma per il Partito Socialista, e Maurizio Gasparri, già ministro delle Comunicazioni ed esponente del PDL. I partiti e i candidati alle politiche e alle amministrative che dovessero ritrovare l'email loro spedita nelle scorse settimane e volessero rispondere possono ancora farlo: PI metterà a loro disposizione uno spazio dedicato.

Le domande di questo primo speciale riguardano il Decreto Urbani, la norma che introdusse il penale nelle indagini sulle attività di file sharing, e la disponibilità di sistemi open source nella Pubblica Amministrazione.
Punto Informatico: Il Decreto Urbani ha introdotto il reato penale per le attività di condivisione delle opere protette da diritto d'autore sulle reti di file sharing. ╚ una norma destinata a cambiare nella prossima legislatura? Qual è la vostra posizione in merito?

Maurizio Gasparri
╚ eccessivo applicare il codice penale a queste fattispecie. Tuttavia non va sottovalutato il significato che ha la proprietà intellettuale nello sviluppo della società moderna, che si basa sempre più su servizi immateriali.
Una normativa che condanna un comportamento diffuso rischia di essere inapplicabile, anche perché congestionerebbe le attività delle forze di polizia con attività minori, rispetto a quelle più importanti da perseguire. Questo è sicuramente un elemento da correggere.
Credo che con lo sviluppo delle nuove soluzioni informatiche, sia giusto andare a perseguire coloro che approfittano del file sharing a fini commerciali, ovvero che rivendono film o opere protette catturati attraverso la rete. Questo è un fenomeno che va assolutamente fermato, anche perché molto spesso è contiguo con la criminalità organizzata.

Franco Grillini
La mia posizione è ben nota, il Decreto Urbani così come è stato creato non è accettabile.
Mi ero già impegnato insieme ad un docente di diritto dell'università di Milano a correggere questo errore ed la legge era già pronta per essere presentata. Poi sappiamo tutti quello che è successo e quindi non c'è stato più il tempo, le Camere sono state sciolte e purtroppo se ne riparlerà nella prossima legislatura.

Antonio Di Pietro
La mia posizione è che il Decreto Urbani vada rivisto.
Il reato penale è una sanzione spropositata per la condivisione di file on line, in particolare se non vi è scopo di lucro.
In ogni caso la Rete obbliga a rivedere le vecchie regole legate alla proprietà intellettuale e al copyright, il problema ha dimensioni mondiali e non può essere affrontato con decreti nazionali ad hoc.
Penso che la sede più appropriata sia quella Comunitaria.

PI: ╚ giusto che la Pubblica Amministrazione sempre più spesso rivolga le proprie attenzioni al software open source anziché a quello proprietario?

Franco Grillini
Non solo è giusto ma è auspicabile.
Sono stato il firmatario ed il promotore di molte iniziative a favore di una visione open source della PA. Oracle, Microsoft, solo per fare due nomi eccellenti, dedicano addirittura interi reparti delle vendite a seguire la PAC (pubblica amministrazione centrale e la PAL pubblica amministrazione locale) nelle loro problematiche e questa attenzione non è per nulla gratuita.
Vogliamo davvero che i nostri dati più sensibili, come quelli riguardanti le dichiarazioni dei redditi, i record dell'anagrafe, i sistemi informatici degli ospedali pubblici che immagazzinano lastre, storia clinica e addirittura le carte RFID delle Aziende di trasporti siano basate su software proprietario di proprietà di multinazionali quasi sempre di origine statunitense?
Il software open source è più robusto, più sicuro e naturalmente molto più economico. Investiamo piuttosto di più sui nostri giovani e sulle nostre menti, questa è la chiave di svolta per la PA italiana.
Software ad hoc ed open source. Teniamo gli investimenti "in casa" e se creiamo soluzioni di eccellenza, come sicuramente sappiamo fare, vendiamole agli altri paesi del mondo ed una spesa si trasformerà in una resa!
Creiamo un nuovo modo di lavorare e pensare all'informatica e scoprirete che tutti gli impiegati di Trenitalia non vedono l'ora di abbandonare Os/2 Warp.

Antonio Di Pietro
Mi risulta che le stesse società di software stiano aprendo all'Open Source.
Di fatto si parla di software in uso gratuito o meno.
La risposta non può essere univoca, vanno considerati, di volta in volta, anche i costi di gestione e di evoluzione delle applicazioni open source.

Maurizio Gasparri
L'Open Source è una opportunità per lo sviluppo del Paese perché mette la PA nelle condizioni di risparmiare ed essere indipendente dai fornitori. Tuttavia è bene vedere questa opportunità senza pregiudiziali di tipo ideologico.
L'adozione di software Open Source va valutata con attenzione caso per caso, perché talvolta riduce i costi, ma a volte ne nasconde altri.
Per questo credo che gli Open Standard siano la scelta più giusta che darà vero valore alla pubblica amministrazione, rendendola autonoma e in grado di crescere con il contributo di tutte le comunità di sviluppatori.
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