Alfonso Maruccia

Cina, showdown tra major e motori di ricerca

La guerra del copyright supera persino la Grande Muraglia: due dei più popolari servizi online cinesi devono ora fronteggiare una causa per link non autorizzati a brani protetti

Roma - Tanto hanno tuonato le major del disco che alla fine sono riuscite a far piovere: le Big Four del mercato musicale hanno ottenuto la prima vittoria significativa in terra cinese. La Corte del Popolo di Pechino ha acconsentito a trattare la causa intentata dalle major nei confronti dei pesi massimi della ricerca cinese, Baidu e Sohu.

A Baidu le major (Sony, Warner e Universal) chiedono 9 milioni di dollari di danni, mentre per il secondo (contro cui si è scagliata anche EMI per mezzo della sua etichetta Gold Label Entertainment) la richiesta ammonta a 7,5 milioni. Per entrambe, l'accusa è di aver costruito servizi di ricerca di brani in formato digitale con tanto di pubblicazione dei link a materiale distribuito senza le dovute autorizzazioni.

Considerando l'enorme bacino di utenza degli internauti cinesi - 225 milioni e in crescita - e la diffusione della "pirateria" telematica nel paese, le cifre richieste non sono poi così appariscenti come ci si potrebbe aspettare.
Tuttavia l'aver raggiunto le aule di un tribunale cinese è già di per sé una vittoria non indifferente: la caccia ai motori anti-copyright cinesi da parte delle etichette non è certo una novità di questi giorni, ma fino ad ora i potentati musicali mondiali non erano riusciti a fare granché da un punto di vista legale.

In caso di una vittoria si stabilirebbe inoltre un importante precedente per tutte le società che operano sulla rete cinese, volano ideale di possibili nuove iniziative con richieste di compensi ancora più sostanziosi. John Kennedy, presidente di IFPI, parla poi della valenza educativa di una eventuale vittoria, e spera nella possibilità che l'evento possa cambiare il comportamento delle tante dot.com asiatiche "inguaiate" con il copyright.

L'altro grande obiettivo dell'offensiva legale è naturalmente il desiderio delle Grandi Sorelle della musica di instaurare canali di distribuzione legittimi, in grado, così come succede in Occidente, di garantire nuovi canali di raccolta degli introiti a fronte del sempre più magro business dei supporti fisici. EMI, da questo punto di vista, ha già cominciato a sperimentare proprio con Baidu, sviluppando un servizio di streaming musicale gratuito supportato dall'advertising contestuale.

Alfonso Maruccia
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