Alfonso Maruccia

Google App Engine punta a gestire l'intero Web

D'ora in poi non si scherza più: BigG apre le proprie infrastrutture agli sviluppatori di applicazioni web. La guerra tra le suite da ufficio e i browser? Superata. Il futuro secondo Google? Tutto il web su server Google

Mountain View - Microsoft avrà anche alzato il tiro nella guerra per la conquista degli orticelli telematici con la corsa ai data center giganti, ma Google è ancora una volta prima nell'aprire le danze alla concretizzazione del cloud computing, termine marcatamente promozionale che cela l'ennesima evoluzione dei servizi di rete e le relative modalità di fruizione da parte degli utenti. Dati, applicativi, codice e strumenti di analisi e controllo, grazie a Google App Engine sarà tutto presente online ospitato nella capace infrastruttura informatica di BigG.

I cardini di Google App Engine sono BigTable e Google File System (GFP): strumenti di raccolta, distribuzione e storage di petabyte di informazioni che il gigante della ricerca utilizza per alimentare anche applicazioni come Google Earth, Google Finance e la stessa indicizzazione del web.

Accanto a questi due strumenti è attualmente presente il linguaggio di scripting Python, che è poi l'unica cosa necessaria perché gli utenti possano sfruttare in concreto i server Google: codificato lo script, uno sviluppatore non dovrà far altro che fare l'upload attraverso il suo account GAE e al resto penserà Mountain View. Interi siti o servizi accessibili attraverso il browser, dal codice base alle applicazioni di monitoraggio del traffico e degli utenti, vivranno entro le solide mura dei data center Google.
Con Google App Engine, BigG estende servizi già disponibili singolarmente come quelli di Amazon - che offre S3 per lo storage, EC2 per lo spazio server e SimpleDB per i database relazionali - e li immerge completamente nel proprio ecosistema di rete. Tra i vantaggi offerti dal nuovo approccio allo sviluppo web vi si trovano la già indicata scalabilità delle risorse utilizzate grazie a BigTable, la semplicità di deployment delle applicazioni e la non meno importante integrazione stretta con tutti i servizi Google, incluse le librerie di API utilizzabili per implementare funzionalità standard come l'autenticazione via email.

Sfruttando GAE, chi lavora sul web non dovrà più preoccuparsi di stabilire a priori la disponibilità di spazio web sufficiente ai propri applicativi, né del puntuale quanto frequentissimo fenomeno dell'eccessivo traffico di rete che butta giù i server e cancella il sito proprio nel momento di massima popolarità: BigG è grande abbastanza per assorbire ogni urto, eccesso e necessità di computing per i portali web di piccole e medie dimensioni.

Google App Engine è appena nato, ma già si preannuncia quale sarà il modello economico alla sua base. Piuttosto significativamente, questa volta a Mountain View stabiliscono nero su bianco che il servizio non sarà completamente free, rompendo un po' una tradizione che è stata la forza principale di molte delle imprese di successo di Google in rete. Il servizio è attualmente in beta, e accetterà solo le prime 10mila domande di registrazione pervenute.

Durante tale periodo di impiego sperimentale GAE rimarrà gratuito per gli sviluppatori, ma di certo alla fine della beta ci sarà da pagare per farsi coccolare dal morbido abbraccio del Google code in ogni istante di vita del proprio sito. Anche adesso, a quanti avranno modo di provare la piattaforma verranno imposte alcune limitazioni, inclusi 500 Megabyte di spazio totali, 200 milioni di megacicli di CPU al giorno e 10 Gigabyte di banda consumata al mese. Una fornitura che da BigG considerano sufficiente per gestire 5 milioni di pagine visitate al mese, superata la quale - e finito il periodo di beta - occorrerà pagare per lo sfruttamento di un surplus di risorse.

Un'altra limitazione temporanea è l'implementazione di un motore di interpretazione del codice web basato su Python. Una scelta più che naturale per BigG considerando che è lo stesso linguaggio usato internamente dalla società, e visto che il suo creatore Guido van Rossum è un dipendente Google già da tre anni. Ma è una scelta che non comporterà conseguenze di sorta sulla compatibilità e l'accessibilità della piattaforma sul medio-lungo termine, poiché Google App Engine è pensato per essere neutrale rispetto a qualsiasi linguaggio, ed è solo questione di tempo perché i G-man integrino il supporto ad altre grammatiche di programmazione web largamente diffuse come PHP e Ruby.

Alfonso Maruccia
47 Commenti alla Notizia Google App Engine punta a gestire l'intero Web
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  • Alex Martelli uno dei pochi Uber Tech Lead di google lo presentera' al pycon a Firenze a Maggio
    Direi che e' un occasione da non PERDERE!

    http://www.pycon.it/pycon2/schedule/talk/google-ap...
    non+autenticato
  • Google sarà, tra qualche anno, un gigante più potente di tante superpotenze !!! E se, dopo aver migliaia di caselle mail, spazi web, filmati, etc etc decidess di imporre il Suo volere ? Difficile contrastarli...con tutti i dati sensibili che avranno memorizzati !!!

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    Vinci uno spazio GRATIS ma affrettati: http://www.solo365giorni.com !!!!
    non+autenticato
  • E se l'Enel decidesse un giorno di staccarci la corrente a tutti?
    In questa società globalizzata dobbiamo essere consapevoli che siamo tutti dipendenti e inter-dipendenti.
    Google offre dei servizi (a maggioranza gratuiti), è chiaro che un giorno potrebbe non offrirli più. E cmq i servizi (in particolare quelli a pagamento) hanno dei contratti legali che vanno rispettati.
    Del resto chi è che ha informazioni veramente riservate e importanti e le mette su un servizio di posta (o hosting) gratuito? Chiaramente non parlo della mail che mandi alla tua fidanzataOcchiolino
    non+autenticato
  • ...ma siamo sicuri che tutta questa quantità di informazione in mano ad un solo ente (pubblico e privato non fa molta differenza) non sia, se non pericoloso, almeno un pò inquietante. Non penso che si possa risolovere la questione con una battuta.
    non+autenticato
  • - Scritto da: mah
    > ...ma siamo sicuri che tutta questa quantità di
    > informazione in mano ad un solo ente (pubblico e
    > privato non fa molta differenza) non sia, se non
    > pericoloso, almeno un pò inquietante. Non penso
    > che si possa risolovere la questione con una
    > battuta.

    Non esiste un solo ente, ci sono Google, ma anche Yahoo, Microsoft, Amazon, Ebay ecc... Vedrai che anche altri tireranno fuori un servizio simile a questo e poi se uno vuole uno può sempre affidarsi altrove.
    Infine: possibile che tutti qui si preoccupino di problemi legati alla privacy, che sono sì importanti, però a prima vista con questo servizio ne saltano fuori altri molto più evidenti dal punto di vista dello sviluppo.
    Ma forse perché qui di sviluppatori ce ne sono pochi e quindi si fanno discorsi un po' generici.
    non+autenticato
  • Sposando un sistema di sviluppo sposi una dipendenza, limiti sugli strumenti, sull'aggiornamento, sull'aggiornamento dei componenti, sulle costrizioni nel passaggio alla nuova versione, sulle licenze da un momento all'altro a pagamento, sulla spiabilità del tutto ecc.

    Tutte cosa già viste da chi sviluppa nel mondo non Open Source, ma come rinunciare alle comodità di un Access o di un VB6 per buttarsi su qualcosa di nuovo? (faccio due esempi di linguaggi di larghissimo utilizzo).

    Un conto era il passaggio da ASP a PHP, non è particolarmente complesso e basta a restituire libertà a quasi parità di complessità in tempi brevi.

    Ma i vari linguaggi C++, Python, RoubyOnRail, Aiax in Open Source potenti e completi, restituiscono la 'libertà' ma spesso riducono la gestibilità, la semplicità e la velocità di sviluppo (spesso guadagnando in funzioni ed efficienza).

    Quindi gli sviluppatori prima di 'spostarsi' ci pensano non una ma mille volte, anche perchè sono spostamenti che costano rischi, fatica, studio, e rallentamenti.

    Penso che i bravi sviluppatori ci penseranno due volte a ricreare delle catene che ancora faticano a spezzare e se cambieranno lo faranno per andare verso ambienti di sviluppo che limitino le dipendenze.
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    Modificato dall' autore il 09 aprile 2008 11.51
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  • Bellissima idea. Peccato ci sia chi, in questa bell'Italia, ha ancora il 56K.....
    non+autenticato
  • - Scritto da: AMEN
    > Bellissima idea. Peccato ci sia chi, in questa
    > bell'Italia, ha ancora il
    > 56K.....

    Cosa cavolo c'entra con questa notizia?
    non+autenticato
  • quoto,
    oltretutto non hanno neanche pensato a quelli che hanno ancora l'auto euro3!
    non+autenticato
  • Quello è un problema dell'Italia in condizioni da terzo mondo non di Google.

    Nel terzo mondo non ci sono infrastrutture neppure per le comunicazioni.
    Non le vogliono i paesi ricchi, perché tali infrastrutture permetterebbero ai poveri di quei paesi di organizzarsi politicamente ed economicamente. Di crescere insomma.
    E i paesi ricchi sono tali perché altri paesi sono poveri non per bravura o cosa...

    Mantenere l'Italia in un tale stato significa mantenerla povera perché non esprima il proprio potenziale culturalmente ed economicamente migliorando.

    Non è casuale l'arretratezza del sud-Italia e delle zone rurali e non deriva solo da Mafia&Co.
    non+autenticato
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