Il Parlamento UE: open source sì. Con prudenza

Le istituzioni europee rispondono ad una interrogazione di Marco Cappato (Radicali) sull'utilizzo dei sistemi proprietari nei palazzi dell'Unione. E dicono: Linux è la prospettiva

Roma - Coloro che gestiscono le infrastrutture telematiche del Parlamento Europeo non nutrono dubbi: la via da seguire è quella dell'open source. Lo dicono i Questori nella risposta giunta in questi giorni ad una interrogazione sull'argomento che era stata loro rivolta dal parlamentare europeo radicale Marco Cappato. La scelta dei sistemi aperti, spiegano, è già avvenuta e se non tutto è ancora open è perché occorre rispettare tempi e necessità tecnici.

La sede del Parlamento EuropeoNella risposta, James Nicholson, questore responsabile per le tecnologie dell'informazione, spiega che da anni il Parlamento ha preso questa strada e che oggi la piattaforma utilizzata "è basata interamente su tecnologie e strumenti open source". In realtà strumenti proprietari vengono utilizzati ampiamente nei sistemi di gestione dei server dove però, spiega Nicholson, "sta crescendo l'utilizzo di piattaforme Linux".

Il Questore non entra nello specifico delle motivazioni che hanno portato e stanno portando l'istituzione comunitaria verso i sistemi aperti, ma sottolinea come questo processo riguardi ormai tutti gli ambiti in cui si muove il Parlamento stesso, compreso ad esempio la gestione dei progetti.
Diversa la questione per quanto riguarda le postazioni di lavoro, nelle quali i parlamentari tendono ad utilizzare soprattutto sistemi operativi proprietari. Nella sua interrogazione tra le altre cose Cappato rilevava come la configurazione standard dei PC usati dal Parlamento comprenda "esclusivamente sistemi operativi (Windows XP Professional), browser (Internet explorer), Client di posta elettronica (MS Outlook) e applicazioni (Pacchetto MS Office) in lingua inglese di proprietà della società americana Microsoft".

In questo senso, Nicholson spiega che "i laboratori informatici del Parlamento europeo hanno messo a punto una configurazione prova. Tale configurazione, basandosi su un'architettura OSS (Ubuntu Dapper, OpenOffice, Firefox..) che risponde a bisogni funzionali in termini di burotica ed ambiente di sviluppo, non può tuttavia assicurare la sostituzione immediata della configurazione attuale". La ragione principale sta nel fatto che negli anni il Parlamento si è appoggiato non solo a strutture proprietarie ma anche a tecnologie specializzate costruite ad hoc per il proprio funzionamento, apparati legacy che è difficile sostituire. Ed è "per questo motivo - continua Nicholson - che l'iniziativa di apertura agli OSS si fonda su un procedimento prudente, che tiene conto del bisogno di continuità di servizio delle nostre infrastrutture e dei nostri ambienti informatici".
34 Commenti alla Notizia Il Parlamento UE: open source sì. Con prudenza
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  • Quello che mi chiedo io...perchè usare una distro così 'pasticciata' come Ubuntu e non una piu standard come ad esempio Slackware o debian stessa?
    non+autenticato
  • OTTIMO!
    Anche in Italia c'è QUALCUNO che si fa sentire come si deve, sulla questione dell'open source; anche se ancora pochi.
    W I RADICALI e,
    i socialisti
    non+autenticato
  • sapete quanti sono i lobbisti lautamente stipendiati da M$ che stazionano stabilmente nei pressi del parlamento UE?

    sapente quanti ce ne sono per ciascun parlamentare?
    non+autenticato
  • quoto:
    Nella sua interrogazione tra le altre cose Cappato rilevava come la configurazione standard dei PC usati dal Parlamento comprenda "esclusivamente sistemi operativi (Windows XP Professional), browser (Internet explorer), Client di posta elettronica (MS Outlook) e applicazioni (Pacchetto MS Office) in lingua inglese di proprietà della società americana Microsoft".


    Intendeva dire di marca Microsoft, o realmente di proprietà?

    Cosa c'è dietro? Forse l'infrastruttura è in mano alla Microsoft come servizio, invece che acquistando le licenze d'uso?

    Sarebbe d'uopo un chiarimento.
  • >
    > Intendeva dire di marca Microsoft, o realmente di
    > proprietà?

    credo che intendeva dire che tu dei programmi hai solo la licenza, non la proprietà dello stesso.


    dimenticavo, esattamente come quando tu vai a comprare un CD/DVD Audio/Video, non hai la proprietà del contenuto, ma solo la linceza di visione/ascolto.
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    Modificato dall' autore il 10 aprile 2008 12.45
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  • Però quando copi un film/software dicono che stai rubando mentre in realtà stai solo copiando la licenza!

    Ciao.
    non+autenticato
  • - Scritto da: Parole
    > Però quando copi un film/software dicono che stai
    > rubando mentre in realtà stai solo copiando la
    > licenza!
    >

    No, non stai copiando la licenza, stai copiando il contenuto/software, ed è questo che viene proibito.
    Tu acquisti solo la licenza (praticamente un nulla) ma non acquisti il contenuto/software che rimane di proprietà esclusiva del produttore.
    Quindi tutti i sistemi operativi MS sono e rimangono esclusiva proprietà di MS.
    Ma non così i tuoi soldi che diventano di proprietà MS, e non sono più tuoi, potresti provare a darli in licenza!
    non+autenticato
  • e ci mancherebbe :-/
    non+autenticato
  • La prudenza spesso fà rima con l'incapacità. Si perchè un bravo sistemista con un minimo di palle prima prova i software, guarda come funzionano, come sono fatti e poi passa alla produzione ! Invece purtroppo negli IT ci sono tanti sistemisti Microsoft Certified che prima mettono in produzione, poi provano, se và male la colpa è di Linux !!!!! Coglions!!!!

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    non+autenticato
  • Ma non sparare ca**ate per piacere.
    La prudenza è d'obbligo, testare un'applicazione in tutti i suoi aspetti è pressochè impossibile come lo è dimostrare la correttezza di un algoritmo. Inoltre certe appz. sviluppate adhoc sotto linux non ci girano proprio e l'unica soluzione diventerebbe VMWare ma poi devi pagare ugualmente la licenza a BillGate$.
    L'importante è che i nuovi programmi che si fanno fare dal CED o da ditte esterne siano multipiattaforma, quindi JAVA o meglio ancora siano delle Web Applications fruibili via browser. Solo così facendo fra un po' di tempo tutti i programmi in dotazione saranno compatibili con ogni SO e potranno effettuare la migrazione dei desktop.
    non+autenticato
  • - Scritto da: Liborio La Paglia
    > Ma non sparare ca**ate per piacere.


    Complimenti per il linguaggio colorito.

    > La prudenza è d'obbligo, testare un'applicazione
    > in tutti i suoi aspetti è pressochè impossibile
    > come lo è dimostrare la correttezza di un
    > algoritmo. Inoltre certe appz. sviluppate adhoc
    > sotto linux non ci girano proprio

    Ed anche qui, tutto dipende dal linguaggio utilizzato.
    Se ad esempio sviluppi in COBOL, ti gira tranquillamente (basta eseguire con il giusto runtime), se usi java idem, se usi .net anche (mai sentito parlare del progetto mono? Quindi, prima di sparare, INFORMARSI MEGLIO.
    non+autenticato
  • > Ed anche qui, tutto dipende dal linguaggio
    > utilizzato.
    > Se ad esempio sviluppi in COBOL, ti gira
    > tranquillamente (basta eseguire con il giusto
    > runtime), se usi java idem, se usi .net anche
    > (mai sentito parlare del progetto mono? Quindi,
    > prima di sparare, INFORMARSI
    > MEGLIO.

    Mi fai ridere. Se parli così vuol dire che non ne sai mezza di .NET e del progetto mono. Prima di poter far girare un programma .NET su mono passeranno molti anni visto che mono implementa attualmente una ridicola frazione delle specifiche dell'ultimo .net
    Java l'ho detto anch'io e COBOL lo usano solo le banche che hanno iniziato a informatizzarsi 20-30 anni fa e ,proprio perchè le migrazioni non sono affatto banali, continuano con COBOL per non correre rischi. Non credo che al parlamento europeo girino applicazioni COBOL.

    E poi tu vieni a dire a me che prima di sparare bisogna INFORMARSI MEGLIO ?
    Ma mi facci il piacere.
    non+autenticato
  • Daaaai non litigate. Comunque vedo che il punto fondamentale lo avete centrato. Occorrerebbe investire energie nello sviluppare le applicazioni sui linguaggi multipiattaforma slegati dai sistemi operativi. Ultimamente oltre a java anche python sta prendendo sempre piu piede, sopratutto penso per via della 'portabilità' del codice scritto su macchine eterogenee (dal pc al telefonino). Insomma i linguaggi interpretati possono dare quella garanzia di affidabilità delle applicazioni di cui i responsabili del governo sembrano così preoccupati.
    Scusatemi se ho c....o troppo fuori dal vaso.
    non+autenticato
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