Alfonso Maruccia

Gli RFID riducono i rifiuti

Spopola anche in Australia il bidone RFID che traccia usi e costumi degli utenti. Saperne di più sulla loro spazzatura aiuta le statistiche della raccolta differenziata

Roma - I microchip in radiofrequenza RFID infilati nei cassonetti dei rifiuti conquistano anche l'Australia, dopo aver fatto l'en plein nelle municipalità inglesi. Una delle teste di ponte della nuova tendenza è la città di Randwick, Nuovo Galles del Sud, dove il consiglio cittadino ha cominciato dal mese scorso a sostituire i 78mila cassonetti standard con quelli dall'anima in radiofrequenza.

La città segue le mosse dell'attiguo governo locale di Ryde che già aveva provveduto a sostituire 90mila cassonetti nel 2006. Entrambe le istituzioni hanno stretto accordi con la società WSN Environmental Solutions, controllata dallo Stato, che si occupa della raccolta dei rifiuti e del peso dei cassonetti durante l'operazione.

Grazie al chip di controllo integrato, il peso dei cestoni di spazzatura viene registrato e identificato a partire dall'ID specifico della zona di pertinenza, infine archiviato all'interno dei furgoni preposti alla raccolta che trasporteranno poi i dati alla sede centrale.
Al contrario della già citata soluzione inglese, però, le informazioni non serviranno per identificare e discriminare tra cittadini virtuosi e irresponsabili, bensì per avere un'idea precisa sulle diverse percentuali di riciclaggio da zona a zona. "I dati sul peso dei cassonetti aiuterà a identificare i pesi medi secondo il tipo e il sobborgo. Queste informazioni saranno inoltre usate per creare materiale educativo sui rifiuti" ha dichiarato la portavoce del consiglio cittadino Alexandra Power.

Senza considerare la possibilità di ripristinare la posizione originaria dei cassonetti andati "perduti", sostiene la portavoce. Insomma i chip di radiocontrollo servono a tutto tranne che a spiare le abitudini di riciclaggio dei cittadini, come qualcuno ha prospettato: "Le informazioni raccolte saranno accessibili solo dalla società appaltatrice, WSN Environmental Solutions, e dal consiglio - continua Power - Entrambe le parti sono legate dalla policy sulla privacy del consiglio e le informazioni non saranno usate per nessun altro scopo che non sia quello indicato".

Secondo quanto comunicato dal portavoce della città di Ryde Lee Kirkland, il sistema si è già rivelato utile in quella zona per incrementare le percentuali di riciclaggio dei rifiuti fino al 48%.

Alfonso Maruccia
12 Commenti alla Notizia Gli RFID riducono i rifiuti
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  • Ho letto con interesse l'articolo dell'esperimento fatto e mi chiedo: Ma perchè in Italia non si fa ??? Ormai da anni i comuni dovrebbero applicare la "tia" e non più la "tarsu"
    (tassa sui rifiuti solidi urbani) Oggi paghiamo infatti a seconda dei mq dei nostri appartamenti, con la Tia si pagherebbe in base ai consumi reali. Risparmieremmo tutti, staremmo più attenti e ...l'Italia sarebbe più moderna.
    non+autenticato
  • Anche l'Italia si sta muovendo in questo campo. E' in fase sperimentale un progetto di tracking della filiera dei rifiuti realizzato per il Comune di Tavagnacco (Udine), cofinanziato con fondi comunitari, sviluppato dalla società Wavenet di Monfalcone (wavenet.it).
    Il progetto, per mezzo del sistema web-based di tracking e monitoraggio, si propone tre obiettivi fondamentali:
    1) abbattimento dei costi di gestione dovuti al processo di raccolta;
    2) recupero della materia prima derivata e selezionata dalla raccolta stessa;
    3) reimmissione sul mercato di manufatti derivati dal riciclaggio

    Il Sistema rappresenta i dati desunti dai cicli di filiera sul territorio - rilevati con sistemi di tracciatura RFID (Radio Frequency Identification) e dispositivi GPS - su una base cartografica: ogni azione verrà quindi trasmessa dai dispositivi remoti installati sugli automezzi deputati alla raccolta, registrata e archiviata nel sistema e georeferenziata rispetto alla mappa del territorio.

    I dati rilevati potranno essere analizzati grazie a un modello di Business Intelligence integrato nel sistema, a supporto di processi decisionali sulle politiche territoriali

    Un Web Portal - permetterà ai vari soggetti coinvolti l’accesso ad un’area riservata per l’interazione con il sistema.
    Il sistema - grazie ad un’ampia operazione di informazione eseguita con gli strumenti del Web - consentirà inoltre di sensibilizzare i cittadini, facendoli diventare parte attiva del processo di selezione e di recupero, con eventuali benefici - in termini di risparmio - sulla Tassa di Igiene Ambientale (TIA, ex TARSU).
    non+autenticato
  • A mio parere l'unico modo per "costringere" una persona a differenziare è incentivarlo economicamente e questo si può fare solo se si misurano le sue tasse a quanto ricicla.. e ciò si può fare con gli RFID nei prodotti e tracciandoli...

    Cmq è buona anche l'idea del monitoraggio pe capire se ci sono problemi di educazione.. spesso anch'io mi ritrovo in mano prodotti che non so dove buttare.
    non+autenticato
  • ciò si
    > può fare con gli RFID nei prodotti e
    > tracciandoli...
    >

    guarda che anche la produzione di RFID ha un impatto ambientale

    vabbè.. ma visto chi è al governo..perkè mi scandalizzo quando sento certe amenità?
    non+autenticato
  • Puoi dimensionarla??? Se pensano di mettere gli RFID nei prodotti per una serie di motivi perchè non dovrebbe essere finalizzata anche alla raccolta..
    Non è che se sei arrabbiato per le elezioni devi sparare sentenze sugli altri.. l'amenità forse è proprio il tuo giudizio..
    non+autenticato
  • - Scritto da: casda>
    > guarda che anche la produzione di RFID ha un
    > impatto
    > ambientale

    Infatti basta usare i codici a barre sui sacchetti; anche senza pesarli, contandoli e basta, si può far pagare al cittadino solo per i rifiuti che produce.
    E poi bisogna fare sconti a chi porta materiale in ricicleria, maggiori se è riutilizzabile e rivendibile dai rigattieri della zona (o barattabile).
  • In trentino alto adige già si usano da tempo per la raccolta differenziata :/
    non+autenticato
  • Qui a Milano invece non si differenzia, non si raccoglie l'umido, poi si divide meccanicamente con costi enormi e si incenerisce tutto quanto: abbiamo la TARSU piú alta di tutta la Lombardia e si parlava di alzarla di 150 €/abitante dopo la fusione con Asm per sostenere i costi di due nuovi inceneritori.

    In un paese hanno sperimentato un altro sistema: né TARSU né TIA, ma per consegnare la spazzatura bisogna comprare dei sacchi venduti solo dal comune, di un colore particolare, che costano molto piú del valore del sacchetto perché il prezzo comprende il vero e proprio costo di smaltimento dei rifiuti. Cosí è facile rendersi conto di quanto si costa a sé stessi e alla collettività non differenziando e producendo troppi rifiuti inutili.
  • > In un paese hanno sperimentato un altro sistema:
    > né TARSU né TIA, ma per consegnare la spazzatura
    > bisogna comprare dei sacchi venduti solo dal
    > comune, di un colore particolare, che costano

    Non mi sembra una cosa molto furba: la gente si ingegnerà a trovare il modo per non pagare i sacchetti, ad es. buttando l'indifferenziato per strada (mai sentito parlare di discariche abusive?), negli scarichi fognari o addirittura nei bidoni per il differenziato, compattando al massimo per sacchetto, o più semplicemente portando i rifiuti... nel comune limitrofo.
    non+autenticato
  • Ho pensato anch'io lo stesso, eppure sembra che funzioni.
    Purtroppo non ho ritrovato l'articolo, ma dovrebbe essere nell'ultimo numero "La nuova ecologia" o "Rifiuti oggi".
  • - Scritto da: Tonino
    > A mio parere l'unico modo per "costringere" una
    > persona a differenziare è incentivarlo
    > economicamente e questo si può fare solo se si
    > misurano le sue tasse a quanto ricicla.. e ciò si
    > può fare con gli RFID nei prodotti e
    > tracciandoli...

    OK, purché sia un incentivo (sconto), invece che una tassa, altrimenti sai quanta gente metterá il pattume nei cassonetti dei vicini?

    Personalmente credo che una soluzione sarebbe quella di assumere delle squadre di persone che, armate di tute, guanti, mascherina e stivali, scavino fra il pattume e facciano loro la separazione (a partire da due tipi di pattume, umido/sporco e non). Sarebbero anche specializzati ed eviterebbero che la gente cerchi di "riciclare" (leggi: fregarsene) i sacchetti delle merendine e le scatole di cartone delle pizze sporche di pomodoro come "carta", come facevano da me.
    Ed ecco trovato un milione di posti di lavoro. A bocca aperta
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    Modificato dall' autore il 17 aprile 2008 12.03
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  • Non mi sembra, i cassonetti con l'RFID esistono da anni e vengono utilizzati per gestire la raccolta differenziata... da quanto capisco è solo una alternativa al "vecchio" sistema del codice a barre stampato sulla generazione precedente di cassonetti, magari un po' più tecnologico.
    non+autenticato