Bergonzini spiega che il suo ruolo, in qualità di insegnante, è quello di "aiutare i ragazzi a sviluppare le capacità logiche, quello di consentire ai ragazzi di organizzare la propria conoscenza, di sviluppare la propria creatività". Un obiettivo che il computer
permette di perseguire, con il supporto di software che si trova in rete, da scaricare e da utilizzare liberamente. Ben vengano quindi le donazioni di Lapam, ben venga Edubuntu.

Ma Bergonzini avverte: l'idea della donazione è encomiabile, ma nella scuola italiana non è che un piccolo passo. "Cosa succederà - si chiede il docente - quando arriveranno nelle scuole tutte queste macchine configurate benissimo, perfettamente funzionanti, con un software open, senza costi aggiuntivi? Gli insegnanti saranno pronti per fare in modo che le macchine rimangano vive e operative, perché i laboratori non restino perennemente chiusi?"
Nella scuola primaria
non esistono figure specializzate nell'insegnamento dell'informatica, spiega il professore: tutto sembra essere basato sul "volontariato" e sull'eventuale passione o disponibilità degli insegnanti. Molti dei docenti dispongono di un livello molto basso di competenze, maturato sulla base della propria esperienza di utilizzo dei software più diffusi: potrebbero spaventarsi di fronte ad una macchina animata da una distribuzione Linux. Certo, spiega Bergonzini, esistono docenti che sono disposti ad imparare, che si studiano i computer donati e provano a esplorarne le funzioni prima di lavorarci con i ragazzi, docenti che provano a condividere il piacere della scoperta con gli studenti. Ma alcuni di loro potrebbero rinunciare, scoraggiarsi. Non è una questione di negligenza, spiega Bergonzini, non è una questione di disinteresse:
gli insegnanti vanno preparati, oltre agli strumenti va consegnato loro il know how perché li sappiano gestire.
Se quindi le donazioni sono un mattone fondamentale, è altrettanto fondamentale investire nella formazione degli insegnanti. Un compito di cui si occupano
molte associazioni di volontari, un compito che, per essere però svolto al meglio in maniera sistematica, Bergonzini ritiene sia
responsabilità delle istituzioni, soprattutto a livello di scuola dell'infanzia, di scuola primaria e di scuole medie: "L'introduzione e l'utilizzo di software libero potrebbe rappresentare un risparmio enorme per il sistema-paese: per questo motivo lo stato dovrebbe supportare gli insegnanti che per la prima volta si accostano al FLOSS".
"Il computer è la penna di oggi, è uno strumento per pensare e per organizzare la conoscenza" spiega Bergonzini: è necessario procedere su un doppio binario, quello degli strumenti, con le donazioni e con il software open, e quello della formazione, perché gli insegnanti sappiano impugnare questi strumenti e possano consegnarli nelle mani dei ragazzi.
a cura di Gaia Bottà