
Contro la pubblicazione dei dati da parte dell'Agenzia si è espressa, tra gli altri,
ADUC. L'Associazione dei consumatori e degli utenti ha parlato di
grave violazione dei diritti fondamentali dei cittadini. ADUC si riserva di "intraprendere un'iniziativa giudiziaria che potrebbe arrivare fino alla Corte europea di Giustizia, in quanto è chiaro che in materia di Privacy la legge italiana è insufficiente".

Ma ADUC attacca in particolare
Vincenzo Visco: a suo dire è falso quanto dichiarato dal viceministro uscente, ossia che "basta guardare un telefilm americano" per rendersi conto che le dichiarazioni dei redditi sono pubbliche. "Non è vero - attacca ADUC - Abbiamo parlato con l'IRS (l'agenzia delle entrate Usa), la quale ci ha confermato che la legge federale proibisce la pubblicazione dei dati dei contribuenti (Us Federal Code, Tile 26, sction 6103). Se quei telefilm li avesse visti con più attenzione, Visco avrebbe capito che solo le autorità possono accedere ai database dell'Internal Revenue Service (Irs)".
A detta di ADUC, dunque, "non esiste alcuna ragione di pubblica necessità e giustificazione per una intrusione così sproporzionata nella riservatezza dei cittadini. Il motivo è forse di spingere i cittadini a spiare i vicini e denunciarli alle autorità qualora il reddito fosse più basso rispetto alla percezione del tenore di vita? E perché allora non pubblicare anche l'estratto conto bancario? O i dati anagrafici? Pensiamo anche le cartelle sanitarie, che se pubblicate, ci permetteranno di denunciare il trapiantato di fegato che beve alcool. Ma dall'altra parte, il trapiantato di fegato potrebbe anche non trovare un datore di lavoro disponibile ad assumerlo per la sua condizione. Così come per i più poveri potrebbe diventare più difficile trovare un proprietario disponibile ad affittare un appartamento per il basso reddito".
Sulla stessa linea anche il
Codacons, che in una nota ha fatto sapere di aver depositato una denuncia per violazione della privacy presso la Procura di Roma, con una "richiesta di risarcimento" che "ammonta a
20 miliardi di euro da distribuirsi tra i 38 milioni di contribuenti italiani, 520 euro circa per ciascuno di essi". Il Codacons chiede anche che i siti che offrono la visione dei file diffusi dall'Agenzia siano
oscurati.
Secondo il Codacons la pubblicazione delle denunce dei redditi non è reato solo in specifiche circostanze. "Laddove si tratti di redditi di soggetti che in vario modo sono alimentati da danaro pubblico o comunque destinati a finalità pubbliche - dichiara un legale dell'Associazione - è sicuramente ammissibile l'accesso alla denuncia dei redditi e la sua pubblicazione". "In pratica - spiega - chi vuole mettere il naso negli affari altrui deve avere un interesse qualificato e concreto, come stabilisce l'art. 25 della legge 241/90, e deve in ogni caso lasciare traccia della sua domanda di accesso e del suo interesse. Ciò anche ai fini della responsabilità che su di lui incombe ove il dato venga diffuso a terzi per sua colpa. È invece sicuramente da escludersi la possibilità di pubblicare tutte le denunce dei redditi su internet in modo generalizzato, e ciò innanzitutto perché tale pubblicazione non garantisce più né sui soggetti che ne vengono in possesso, né sul rispetto dei limiti temporali della pubblicità degli atti".
Più morbida la posizione di
SOS Consumatori. "Non condividiamo nessuna richiesta di megarisarcimenti - si legge in una nota - del resto inutili ed impossibili (si pensi che lo sgravio dell'Ici sulla prima casa corrisponde a 5 miliardi) ma piuttosto stigmatizzare come l'ex Ministro, probabilmente per dispetto politico, abbia scelto questa strada, mancando completamente di rispetto agli italiani. Tutto cio' fa meglio capire cosa egli pensi di noi e questo è vergognoso. Ora pero', al di là dei numeroni, occorre che il nuovo Governo faccia chiarezza e con esso il Parlamento sui due sacrosanti diritti della trasparenza e della privacy e vengano segnati confini ben chiari che non creino disagio. Intanto l'associazione mette a disposizione tutti i propri uffici nelle oltre 100 provincie d'Italia per tutelare coloro i quali in modo manifesto abbiamo subito danno da tale iniziativa".
Di seguito un parere trasmesso ieri a
Punto Informatico da Alessandro Bottoni, noto esperto di cose della rete, che volentieri pubblichiamo.