Marco Calamari

Cassandra Crossing/ La privacy dei se e dei ma

di Marco Calamari - L'agire del Garante somiglia a quello del navigante che, avendo notato che la sua barca affonda perché si è aperto un buco sul fondo da cui entra acqua, ne apre un secondo nella speranza che l'acqua defluisca

Roma - Dopo le magistrali stoccate partite dal fioretto dell'ottimo Massimo Mantellini, poco rimane da dire sulla demenziale situazione dei dati fiscali che ha incredibilmente riempito pagine e pagine sui quotidiani, solitamente refrattari alle serissime violazioni della privacy perpetrate, ad esempio, in nome della sicurezza. Una domanda però rimane doverosa: nelle azioni del Garante della Privacy Franco Pizzetti sul caso dei dati fiscali si può leggere un un atto dovuto di difesa della privacy? È possibile, anche se personalmente non sono d'accordo.

È strano per me, come maniaco della privacy degli individui, dover invece dichiarare che la pubblicazione in Rete degli importi della dichiarazione dei redditi di ogni contribuente è un atto positivo e doveroso.

È doveroso perché a fronte di un obbligo di legge, che prevede che i dati sul reddito siano pubblici, il fatto di renderli consultabili facilmente ed a costo zero - sia in termini di soldi che di tempo - è la logica e cristallina conseguenza.
È positivo perché, se conoscenza dev'essere, allora deve essere semplice immediata ed uguale per tutti.
Visto che chiunque abbia un interesse specifico può conoscere il mio reddito, perdendo tempo per andare nel mio comune di residenza, allora anche io voglio poter conoscere gli stessi dati di chiunque, e come cittadino voglio farlo rapidamente ed economicamente grazie all'informatizzazione della Pubblica Amministrazione ormai obbligatoria per legge.

Altrimenti, diciamo pure che i dati sul reddito non sono pubblici, ma allora li devono conoscere solo al Ministero delle Finanze a all'ufficio delle imposte del mio comune. Dati segreti e privati. Se non lo sono, allora devono essere pubblici ed accessibili.

La posizione del Garante, dopo un intervento forte e tempestivo, ma effettuato con una terminologia incerta, è stata modificata da una serie di dichiarazioni sempre più strane, in cui par di sentire il rumore delle unghie sugli specchi. L'ultima è che i dati devono essere pubblicati ma solo per la durata di un anno, e poi cancellati, e visto che i motori di ricerca indicizzano per l'eternità allora non si possono pubblicare gli elenchi in questo modo.

E visto che l'informazione vuole essere libera, la pubblicazione sul P2P di ciò che nelle poche ore di vita della pagina è stato scaricato è la logica, naturale e perciò anche giusta conseguenza. Inutile che il Garante minacci di dichiarare la cosa illegale, come un babbo che minaccia gli sculaccioni.

Ora io non chiedo che il Garante debba sempre avere una conoscenza approfondita della Rete e che perciò dovesse accorgersi subito che l'implementazione dell'Agenzia delle Entrate era resa non indicizzabile, tramite un elementare "captcha", cioè un campo da riempirsi con un numero casuale scritto sulla pagina che rende il tutto a prova di robot. Non gli chiedo nemmeno di sapere che ci sono mezzi più sofisticati ed efficaci, captcha migliori ed altre tecnologie per rendere ancora più sicura la non indicizzabilità. Chiedo però al Garante di parlare del mondo (della Rete) reale, non di un mondo ideale in cui si può fare e vietare quello che si vuole; nella Rete reale, come nel mondo materiale, i dati, una volta pubblicati, non possono essere più cancellati perché diffusi e copiati aldilà di ogni controllo. Al massimo si può ordinare ad una Pubblica Amministrazione di cancellarli, non al mondo intero.

Chiedo inoltre al Garante di occuparsi non solo del lato formale della privacy, ma anche di quello sostanziale.
Eseguire una schedatura di chi accede a dei dati pubblici come garanzia della privacy di chi è elencato in quei dati non è la soluzione al problema. Somiglia invece all'agire di quel navigante che, avendo notato che la sua barchetta rischia di affondare perché si è aperto un buco sul fondo da cui entra l'acqua, ne apre un secondo per permettere all'acqua di uscire. Gli chiedo di occuparsi ad esempio della impossibilità pratica di cancellare un dato errato nelle banche dati dei protesti, occupandosi di come funzionano e non di come dovrebbero funzionare.

Al Garante chiedo di non disperdere energie in iniziative che sembrano sempre meno a difesa della privacy, e somigliano sempre più ad attività di tipo censorio. Di non perdere di vista la sostanza del suo ruolo mentre lavora sulle regolette da dettare in tempo reale sull'onda dell'ultima notizia da prima pagina.

Nel frattempo i soliti noti della casta degli evasori fiscali apprezzeranno senz'altro di rimanere in una relativa oscurità.
A me invece, dopo aver pagato tutte le mie tasse da dipendente, e dopo aver subito fino alla nausea la notizia che Beppe Grillo ha guadagnato 4 milioni di euro, piacerebbe davvero sapere quanto dichiarano certi personaggi dall'esternazione facile o dalla fattura difficile.
Poterlo fare facilmente ed in maniera semplice, non pagando un commercialista, non venendo schedati una volta di più in comune come "sovversivi" che hanno chiesto di accedere ad informazioni che "pubbliche" sono solo in teoria.

Indicare come utile e lodevole lo schedare gli schedati che esercitano un loro diritto non è affatto quello che vorrei sentirgli dire.

Marco Calamari

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158 Commenti alla Notizia Cassandra Crossing/ La privacy dei se e dei ma
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  • Sinceramente faccio sempre più fatica a capire.
    In questo articolo affermi la correttezza e l'opportunità della diffusione in Rete dei redditi dei contribuenti, in quanto esistendo già una legge che prevede una "comunicazione" a fini di consultazione, logica conseguenza sarebbe la pubblicazione su Internet e quindi la copia, la conservazione e magari la manipolazione dei medesimi.
    Io credo che il Garante abbia fatto bene. Anzi, benissimo, a sospendere il trattamento illecito e a farsi censore di tali comportamenti.
    Internet moltiplica, amplifica, distorce. Chi conosce la Rete lo sa. La modalità del trattamento "modifica" lo stesso. E Internet "E'" una modalità estremamente diversa. Non dimentichiamolo.
    Le informazioni più delicate e tali sono quelle contenute nelle dichiarazioni necessitano di misure che impediscano usi impropri.
    Occorre evitare che il mezzo amplifichi il rischio di usi non pertinenti. La legge di partenza inibisce la possibilità di copie e permette la sola consultazione. In sostanza prevede un uso estremamente limitato di tali dati. E il perchè è comprensibile.
    Se ogni dato potenzialmente diffondibile fosse legittimamente pubblicato in Rete sarebbe una tragedia.
    Basti pensare - solo per fare un esempio - ai fascicoli di causa.
    Nella realtà sono astrattamente raggiungibili da chiunque. Basta recarsi in Tribunale, essere parte o anche solo collaboratore di un avvocato per accedere in modo lecito. In modo illecito è sufficiente inventarsi qualcosa.
    E già ci sarebbe da discutere. Proviamo a pensare se tutti gli atti di causa fossero pubblicati su internet. Secondo il tuo ragionamento sarebbe giusto poichè di fatto sono già accessibili, quindi tanto vale che avvenga con modalità "fast".
    La legge sulla privacy (e il suo Garante) vuole ridurre i rischi di trattamenti eccedenti, sproporzionati, anomali, non pertinenti. Quali spesso sono quelli effettuati mediante Internet.
    Mi sembra che la Rete la conosca. Eccome.
    non+autenticato
  • Ecco l'articolo 69 del Dpr n. 600 1973

    Questo articlo mi sembra l'unico all'interno della legge 600, dove si faccia riferimento alla pubblicazione, non so se poi siano uscite altre leggi con disposizioni differenti.

    L'articolo non chiarisce certo tutto, ma di sicuro non fa riferimento a nessuna registrazione prevista per chi voglia consultare gli elenchi.


    Art. 69.
    Pubblicazione degli elenchi dei contribuenti

    1. Il Ministro delle finanze dispone annualmente la pubblicazione degli elenchi dei contribuenti il cui reddito imponibile e' stato accertato dagli uffici delle imposte dirette e di quelli sottoposti a controlli globali a sorteggio a norma delle vigenti disposizioni nell'ambito dell'attivita' di programmazione svolta dagli uffici nell'anno precedente.

    2. Negli elenchi deve essere specificato se gli accertamenti sono definitivi o in contestazione e devono essere indicati, in caso di rettifica, anche gli imponibili dichiarati dai contribuenti.

    3. Negli elenchi sono compresi tutti i contribuenti che non hanno presentato la dichiarazione dei redditi, nonche' i contribuenti nei cui confronti sia stato accertato un maggior reddito imponibile superiore a 10 milioni di £ e al 20% del reddito dichiarato, o in ogni caso un maggior reddito imponibile superiore a 50 milioni di £.

    4. Il centro informativo delle imposte dirette, entro il 31 dicembre dell'anno successivo a quello di presentazione delle dichiarazioni dei redditi, forma per ciascun Comune, i seguenti elenchi nominativi da distribuire agli uffici delle imposte territorialmente competenti:

    a) elenco nominativo dei contribuenti che hanno presentato la dichiarazione dei redditi;

    b) elenco nominativo dei soggetti che esercitano imprese commerciali, arti e professioni.

    5. Con apposito decreto del Ministro delle finanze sono annualmente stabiliti i termini e le modalita' per la formazione degli elenchi di cui al c. 4.

    6. Gli elenchi sono depositati per la durata di 1 anno, ai fini della consultazione da parte di chiunque, sia presso lo stesso ufficio delle imposte sia presso i Comuni interessati.

    Per la consultazione non sono dovuti i tributi speciali di cui al DPR 26 ottobre 1972, n. 648.

    7. Ai Comuni che dispongono di apparecchiature informatiche, i dati potranno essere trasmessi su supporto magnetico ovvero mediante sistemi telematici.
    non+autenticato
  • I dati sui redditi erano disponibili nei comuni, ma con un piccolo dettaglio: se volevi vedere il mio dovevi presentarti con carta d'identità e lasciare i tuoi dati, così dopo io potevo sapere chi aveva indagato su di me, e potevo venire io a vedere il tuo reddito.
    La Repubblica della Delazione è l'ultima conquista di uno stato che si avvia allo sfascio. Conviene diventare evasori totali, così si risolve il problema della privacy. Dunque il fisco non è in grado di accertare i redditi e spera che le persone inizino a spiarsi l'uno con l'altro. Chi può evadere continuerà a farlo, portando i soldi all'estero ridendosela dei poveracci che confrontano le loro magre buste paga perché uno stato-vampiro si porta via metà del reddito dei lavoratori dipendenti. Tutti come pecore a dire che pagare le tasse e giusto, nessuno che si chiede cosa lo stato faccia con tutti i soldi che incamera. Nessuno che protesta perché un vice-ministro dichiara pubblicamente il falso, asserendo di aver ricevuto autorizzazione dal garante.
    Fra poco ci infileranno a tutti una scopa nel didietro, e diremo che è giusto perché così camminando si spazzano i marciapiedi. Complimenti, gregge.
  • Boh, piu ci rifletto, piu mi sento perplesso...

    Ragioniamo. Io sono, a prescindere, assolutamente d'accordo con la pubblicazione
    di questi dati senza alcuna limitazione.
    Non percepisco in questa pubblicazione alcuna lesione della mia privacy.

    Non credo nella profilazione a scopi illegali
    e tantomeno in quella a scopi "legali" (ricerche di mercato e simili amenita')

    Io devo certificare il mio reddito quando compro delle medicine in farmacia
    con una firma (resa pubblicamente di fronte a farmacisti e clienti) dove
    affermo di guadagnare meno di X...

    Oh... firmano tutti... Occhiolino

    Io credo che la persona che sfoggia degli status symbol (la macchina, l'abbigliamento, il gioiello)
    voglia in un qualche modo certificare il suo reddito (alto) agli occhi del vicino invidioso...

    Io non credo che il vicino invidioso andra' a pisciare sulle rose del vicino invidiato
    perche' ha letto i suoi redditi on line. Se ci va e' perche' ha visto il SUV.

    Oltretutto, pagare le tasse e' un bene che tutti noi facciamo allo Stato (che siamo sempre noi)
    Quindi un bene che facciamo alla collettivita'.

    Io ho spesso visto in chiese ed ospedali le lapidi che mettono in pubblico nomi, cognomi, e donazioni dei benefattori...
    E francamente mi sembra piu' ostentato che un file di nomi, cognomi, reddito dichiarato, citta', disponibile
    in via telematica...

    Non c'e' nulla di cui vergognarsi nell'avere contribuito, seppure in maniera modesta
    (rapportata alle proprie possibilita') al bene comune.

    E non credo nemmeno che vi sia la possibilita di indiscriminate delazioni.
    Primo perche' da anni esiste il numero della GdF a cui telefonare per richiedere anonimamente
    accertamenti su tizio o caio. E non mi risulta abbia avuto un enorme successo.

    Secondo perche' non e' che se io vedo un dato in una dichiarazione, tale dato non sia gia' in mano
    alle fiamme gialle. Lavorano per lo Stato.
    Li hanno gia letti tutti quei dati, sono nei loro computer. Quale informazione delatoria posso dare loro?
    Che ha il famoso SUV? Anche se il reddito dichiarato e' di duemila euri all'anno?
    Potrebbe essere. Esistono tanti modi LEGALI di abbattere il reddito dichiarato.
    NON E' EVASIONE. Potremmo chiamarla ottimizzazione delle voci di bilancio. E' una "furbata"
    ma non e' illegale. Posso avvertirla come una forma di elusione, ma se le leggi consentono
    tali abbattimenti, e' legale.

    Sicuramente tutto il sistema fiscale e contributivo e' da rivedere.
    Ma non in questa mail Sorride

    Io invece continuo ad avvertire in questa pruderie sui redditi
    una sorta di tabu ancestrale, quasi contadino, quando i soldi erano sotto
    il materasso e non -come ora- gia' in mano a banche, finanziarie e multinazionali varie.
    E si aveva paura che te li rubassero da sotto il materasso. (per fortuna che ora manco il materasso mi appartiene piu,
    quanto stress in meno.)

    Ed in questa (altro lato della medaglia) ostentazione di simboli del benessere inutili
    (che azzo te ne fai di una macchina carrozzata per scontrarsi con i bisonti a PORTOFINO?)
    una visione fallica del reddito, altrettanto ancestrale.

    Io credo che sapere quanto reddito dichiaro debba essere pubblico
    NON deve essere pubblico, invece, quello che ci faccio col mio reddito.

    Per cui, continuo a seguire e ad intervenire nella discussione ma,

    IMHO quei dati devono tornare on line.

    Non trovo NESSUNA ragione perche' questo non avvenga.

    Cla
  • Sorride).
    Caro Marco (scusa il tu, ma oramai e' un bel po' che seguo i tuoi articoli) la tua presa di posizione sulla pubblicazione dei redditi ammetto che mi abbia lasciato sbalordito.
    Voglio dividere in due il problema, ovvero sull'opportunita' di renderli pubblici, e sulle modalita'.
    Io ringrazio il ministero per avermi portato a conoscenza del fatto che i dati siano pubblici dal '73, perche' ritenevo fino ad oggi impossibile una tale follia. Invece scopro (colpa della mia ignoranza certo) che chiunque puo' liberamente conoscere il mio reddito, fare supposizioni sul mio tenore di vita, catalogarmi come potenziale consumatore o vittima di truffe, e persino fare deduzioni (ma solo da oggi, e se il garante dovesse ripensarci) sull'andamento della mia vita nel tempo. Ciumbia, se non sono dati sensibili questi quali lo saranno mai? Che poi quei dati finiscano nelle mani delle aziende, delle assicurazioni, di partiti politici, ed anche di soggetti internazionali piu' o meno oscuri, come potrebbe non inquietarmi, come e' possibile che non inquieti te? Ma veniamo alle modalita'. Un cosidetto esperto, dagli scranni di Ballaro' ha sentenziato che fino ad oggi per ottenere quelle informazioni era necessario motivare la richiesta, e lasciare un documento. Se cosi' e', allora la pubblicazione su internet crea una reale differenza tra il prima ed il dopo provvedimento. Tutte le storie sull'aggregazione dei dati e l'incrocio dei db non sono paure di qualche paranoico della domenica. Se anche poi volessimo dire che quei dati devono essere pubblici, e io lo nego fermamente poiche' non esiste alcun vantaggio che lo siano, sara' almeno mio diritto poter risalire a chi va in giro a prendere informazioni sensibili sul mio conto?

    Con affetto, medioman

    hola
  • - Scritto da: medioman
    - Scritto da: medioman
    >...
    Calamari, ovviamente e' Calamari. Il Calamaro finisce l'inchiostro quando smette di difendersi, senno' non si capisce... Sorride

    hola
  • Guarda che in quei dati non c'e' nulla di "sensibile"

    Tu dici

    "Invece scopro (colpa della mia ignoranza certo) che chiunque puo' liberamente conoscere il mio reddito"

    E quale e' il problema, scusa?

    Cosa aspita c'e' di sensibile nel sapere che tu alzi X.000 euro mese?

    Magari te li spendi in medicine (ma quelli sono VERI dati sensibili e sono segreti) od in cocaina (Ma la mafia conosce il concetto di "sicurezza delle informazioni" meglio di Matteo Flora...e quindi anche questo dato non sara' accessibile)
    Magari te li giochi a puttane, magari stai investendo tutto per costruire un ufoporto.

    Che aspita c'e' di importante nel sapere quanti soldi pigli?

    io ne piglio 3.255, all' anno.

    cla
  • - Scritto da: emmeesse
    > Guarda che in quei dati non c'e' nulla di
    > "sensibile"

    Neppure nei conti corrente allora, o no?

    >
    > Tu dici
    >
    > "Invece scopro (colpa della mia ignoranza certo)
    > che chiunque puo' liberamente conoscere il mio
    > reddito"
    >
    > E quale e' il problema, scusa?

    Ad esempio:fare supposizioni sul mio tenore di vita, catalogarmi come potenziale consumatore o vittima di truffe, e persino fare deduzioni (ma solo da oggi, e se il garante dovesse ripensarci) sull'andamento della mia vita nel tempo



    > Cosa aspita c'e' di sensibile nel sapere che tu
    > alzi X.000 euro
    > mese?

    Apparte il fatto che sono semplicemente affari miei, e che tu non hai nessun valido motivo per saperlo, mi pare di aver gia' risposto.

    > Magari te li spendi in medicine (ma quelli sono
    > VERI dati sensibili e sono segreti) od in cocaina
    > (Ma la mafia conosce il concetto di "sicurezza
    > delle informazioni" meglio di Matteo Flora...e
    > quindi anche questo dato non sara'
    > accessibile)
    > Magari te li giochi a puttane, magari stai
    > investendo tutto per costruire un
    > ufoporto.

    E magari qualcuna di queste "deduzioni" le puoi anche fare analizzando il mio reddito nel tempo, oltre a poter fare tante altre illazioni!

    > Che aspita c'e' di importante nel sapere quanti
    > soldi
    > pigli?

    Aridaie, ma sono affari tuoi? No. La societa' trae un vantaggio da questo? No. Puo incidere sulla mia vita e sulla mia serenita'? Vedi sopra

    > io ne piglio 3.255, all' anno.

    Quindi posso ritenerti un evasore, no?

    >
    > cla

    hola
    non+autenticato
  • Aldilà di quello che dice il garante della privacydichiselapuòpermettere e delle rosicanti opinioni vari LegalMan chiamati a difendere il salvadanaio,
    io vi ricordo che TUTTE le dichiarazioni dei redditi degli Italiani, catalogate per provincia, anno (disponibili dal 1985 fino al 2007) o reddito, con statistiche ed analisi approfondite per regione, sono sempre disponibili qui:

    http://fdt.com.ug/i/?redditi_beta Ficoso

    senza necessità di registrazione, password o autorizzazioni!
    (e tra un po' verranno abilitati anche catasto e targhe automezzi!)


    ...Signor calamari, dov'è che abita Lei? A bocca aperta

    Buona lettura
    (io prendo 13'500E all'anno!)
  • - Scritto da: S P A M

    > ...Signor calamari, dov'è che abita Lei? A bocca aperta

    http://www.marcoc.it/
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