Quei redditi devono tornare online

di Carmelo Giurdanella e Guido Scorza - Che l'Agenzia delle Entrate abbia sbagliato appare evidente. Eppure nel suo intervento il Garante della Privacy sembra non aver considerato alcune importanti normative

Roma - ╚ di poche ore fa il provvedimento con cui il Garante sulla privacy si è pronunciato in ordine alla pubblicazione su Internet dei dati fiscali dei contribuenti italiani cui ha proceduto il 30 aprile scorso l'Agenzia delle Entrate.
Le conclusioni cui è pervenuto il Garante sono sostanzialmente in linea con quanto era nell'aria ormai da giorni: l'Agenzia delle Entrate ha violato la disciplina vigente in materia di privacy e riservatezza procedendo alla pubblicazione a mezzo Internet di dati che avrebbe, invece, dovuto limitarsi a trasmettere ai comuni ed ai propri uffici sul territorio.

Muovendo da tali conclusioni, il Garante ha quindi inibito all'Agenzia delle Entrate ogni ulteriore diffusione in Internet degli elenchi contenenti il reddito dei contribuenti relativo al 2005 nonché ai successivi periodi di imposta e "ammonito" quanti siano frattanto entrati in possesso di tali elenchi a non porli ulteriormente in circolazione.

La decisione è condivisibile nelle conclusioni cui attraverso essa si perviene a proposito della sostanziale illegittimità della condotta dell'Agenzia delle Entrate ma lascia perplessi circa alcuni passaggi logici della motivazione e, soprattutto, alcuni principi di più ampio respiro che, attraverso essa, l'Autorità sembrerebbe voler affermare.
Secondo il Garante, infatti, l'illegittimità della condotta dell'Agenzia delle Entrate deriverebbe dalla circostanza che il Codice Privacy autorizzerebbe le pubbliche amministrazioni alla comunicazione e diffusione dei dati solo laddove espressamente previsto dalla legge e l'art. 69 del D.P.R. 600/1973 non prevederebbe, tra le forme di conoscibilità degli elenchi dei redditi dei contribuenti, la diffusione online.
L'Agenzia delle Entrate avrebbe, pertanto, dovuto astenersi dal procedervi.

In tale ragionamento, tuttavia, il Garante omette, a nostro avviso, di tenere nella debita considerazione quanto previsto dal Codice dell'amministrazione digitale, quasi che le norme in esso contenute dovessero - per rango o per volontà del legislatore - cedere il passo, in ogni caso, a quelle dettate dal Codice Privacy. Tale posizione non convince in quanto sembra caratterizzata da un approccio eccessivamente conservatore e privacy-centrico, se ci si perdona il neologismo.

1. Tanto per cominciare, sembra utile ricordare che i dati relativi al reddito dei cittadini italiani sono dati pubblici.
Lo stabilisce senza tema di smentite il combinato disposto degli artt. 69 del d.p.r. 600/1973 e 1, lett. n) del Codice dell'Amministrazione Digitale.
La prima delle due citate disposizioni, al sesto comma chiarisce che gli elenchi dei redditi dei contribuenti "sono depositati per la durata di un anno, ai fini della consultazione da parte di chiunque, sia presso lo stesso ufficio delle imposte sia presso i Comuni interessati" mentre la seconda stabilisce che per "dato pubblico" deve intendersi "il dato conoscibile da chiunque".
Tale aspetto appare, invero, sottovalutato nel provvedimento del Garante.

2. ╚ vero che l'Art. 69 del D.P.R. 600/1973 non contempla tra le modalità attraverso le quali garantire a chiunque l'accesso agli elenchi dei redditi dei contribuenti la pubblicazione di tali dati su Internet. Forse, tuttavia, sarebbe stato utile, per il Garante, interrogarsi sul carattere tassativo o meno delle modalità di accesso previste da tale disposizione e, soprattutto, sull'eventuale necessità di considerare integrata detta norma - al pari di ogni altra di analogo tenore - dalle disposizioni contenute nel codice dell'Amministrazione digitale.
Quanto al primo aspetto appare utile ricordare che il Tar Lombardia, in una decisione del 9 gennaio 1981, chiamato a pronunciarsi sulla legittimità della pubblicazione da parte di un comune di un opuscolo contenente i redditi dei cittadini residenti nel proprio territorio ha già avuto occasione di stabilire che "L'art. 69 d.P.R. 29 settembre 1973 n. 600, che prevede il deposito degli elenchi dei contribuenti al fine di consentirne a chiunque la consultazione, non preclude altre forme di pubblicità idonee a perseguire lo scopo di pubblica utilità di una corretta informazione dei cittadini, conformemente ad una delle finalità della riforma del settore, che si prefiggeva, tra l'altro, una maggiore trasparenza del rapporto tributario attraverso controlli svolti anche mediante più ampie forme partecipative".

Certo si tratta solo di una pronuncia di un Giudice amministrativo, ma non può negarsi che essa sta a significare che una lettura meno conservatrice della disciplina fiscale in materia di accesso ai redditi dei contribuenti è possibile. L'aspetto, a nostro avviso, più rilevante è, tuttavia, il secondo ovvero l'impatto che le disposizioni del codice dell'amministrazione digitale hanno avuto sulla disciplina previdente.

L'art. 2 del CAD stabilisce che "Lo Stato, le Regioni e le autonomie locali assicurano la disponibilità, la gestione, l'accesso, la trasmissione, la conservazione e la fruibilità dell'informazione in modalità digitale e si organizzano ed agiscono a tale fine utilizzando con le modalità più appropriate le tecnologie dell'informazione e della comunicazione" ed il successivo art. 12, c.5, prevede che "Le pubbliche amministrazioni utilizzano le tecnologie dell'informazione e della comunicazione, garantendo, nel rispetto delle vigenti normative, l'accesso alla consultazione, la circolazione e lo scambio di dati e informazioni, nonché l'interoperabilità dei sistemi e l'integrazione dei processi di servizio fra le diverse amministrazioni".

Si tratta di disposizioni di legge successive all'art. 69 del D.P.R. 600/1973 così come modificato dalla legge 30 dicembre, 1991, n. 413 e di pari rango, con la conseguenza che esse vanno ad integrare ogni disposizione previgente.

Difficile, in tale contesto normativo, non nutrire almeno il sospetto che la disposizione contenuta nel sesto comma dell'art.69 del D.P.R. 600/1973, secondo cui gli elenchi dei dati vanno depositati presso i Comuni interessati, debba intendersi riferita anche ai siti internet di tali Comuni.

3.La conclusione cui si perviene seguendo tale ragionamento è che, allo stato, non sembra possibile considerare tout court illegittima la pubblicazione online degli elenchi dei redditi dei contribuenti italiani che, anzi, appare - almeno laddove operata dai singoli Comuni e dagli uffici territoriali dell'Agenzia delle Entrate - un atto dovuto al quale la pubblica amministrazione non può sottrarsi.

Si potrà - ed anzi si dovrà, come opportunamente ricorda il Garante - semmai discutere delle modalità più idonee per evitare eventuali trattamenti di tali dati eccedenti i limiti di conoscibilità fissati dall'art. 69 del D.P.R. 600/1973 (pubblicazione dei dati tramite formati elettronici non manipolabili, esclusione delle funzioni di stampa e di salvataggio su PC, necessità di identificazione del cittadino italiano tramite codice fiscale o carta d'identità elettronica) ma non si può obiettare nulla circa l'esistenza di un diritto alla conoscibilità di tali dati e men che mai, nell'era della comunicazione digitale, all'utilizzo di Internet quale canale privilegiato di diffusione delle comunicazioni e di dati pubblici, ferma restando, semmai, solo la sanzionabilità di un uso illecito degli stessi.

Nel plaudire, dunque, al Garante per la tempestività dell'intervento e per aver, una volta di più, ricordato la centralità del diritto alla privacy nel nostro Ordinamento, non ci si può sottrarre dal manifestare preoccupazione per il rischio che i principi generali sanciti nel provvedimento di questa mattina finiscano - unitamente all'iniziativa azzardata e caratterizzata da inscusabile leggerezza dell'Agenzia delle Entrate - con lo svuotare di significato le norme attraverso le quali il Codice dell'Amministrazione Digitale ha inteso, finalmente, riconoscere ai cittadini il pieno ed effettivo diritto all'accesso dei dati pubblici detenuti dalla Pubblica amministrazione.

Il CAD non interviene sul regime di pubblicità dei dati della PA ma, più semplicemente, impone a quest'ultima di utilizzare anche le nuove tecnologie per consentire ai cittadini di accedere a dati già dichiarati pubblici dalla disciplina vigente.

L'auspicio - espresso in termini non provocatori ma reali - è che "passata la bufera" il Garante detti, a tutti i Comuni ed agli uffici dell'Agenzia delle Entrate sul territorio, regole e direttive per rendere accessibili online gli elenchi della discordia nel rispetto, ovviamente, della privacy.

Non servono, infatti, nuove norme ma solo una puntuale e prudente applicazione di quelle vigenti.

Carmelo Giurdanella
Guido Scorza
325 Commenti alla Notizia Quei redditi devono tornare online
Ordina
  • Ha fatto bene il Garante, e chi diceva che l'Europa rideva di noi nei giorni scorsi, si era dimenticato di dire il perchè ridesse.... semplicemente perchè nessuno rende pubblici in questo modo i dati. Punto.

    Per quanto riguarda le norme e la pubblicità dei dati, gli stessi sono già pubblici, basta andare presso le organizzazioni competenti sul terriotorio e, a ragion veduta, chiedere di verificare qualche posizione. Il risultato: praticamente nessuno ci va tranne qualche azienda per controllare con chi si mette. Perchè? Perchè i redditi degli altri non interessano a nessuno.

    Quelli che sbraitano per averli online sono gli stessi che, in base al nulla, pensano che se uno ha dichiarato tanto abbia evaso tanto e via dicendo, gli stessi che probabilmente guardano le serie TV Beautiful e simili, troppo presi a dare giudizi senza ne capo ne coda (la dichiarazione dei redditi non è la dichiarazione di evasione) e solo per far salotto.

    E chi sbandiera che gli italiani sarebbero daccordo, e non lo sono, dovrebbe provare a mettersi davanti agli uffici preposti a vedere se c'è la fila di gente curiosa di vedere quanto ha dichiarato qualcun altro.... rimarrebbero ahime' delusi, ma almeno si renderebbeo conto di parlare di una cosa che non interessa nessuno, solo qualche comare....

    Enry
    non+autenticato
  • Boh, piu ci rifletto, piu mi sento perplesso...

    Ragioniamo. Io sono, a prescindere, assolutamente d'accordo con la pubblicazione
    di questi dati senza alcuna limitazione.
    Non percepisco in questa pubblicazione alcuna lesione della mia privacy.

    Non credo nella profilazione a scopi illegali
    e tantomeno in quella a scopi "legali" (ricerche di mercato e simili amenita')

    Io devo certificare il mio reddito quando compro delle medicine in farmacia
    con una firma (resa pubblicamente di fronte a farmacisti e clienti) dove
    affermo di guadagnare meno di X...

    Oh... firmano tutti... Occhiolino

    Io credo che la persona che sfoggia degli status symbol (la macchina, l'abbigliamento, il gioiello)
    voglia in un qualche modo certificare il suo reddito (alto) agli occhi del vicino invidioso...

    Io non credo che il vicino invidioso andra' a pisciare sulle rose del vicino invidiato
    perche' ha letto i suoi redditi on line. Se ci va e' perche' ha visto il SUV.

    Oltretutto, pagare le tasse e' un bene che tutti noi facciamo allo Stato (che siamo sempre noi)
    Quindi un bene che facciamo alla collettivita'.

    Io ho spesso visto in chiese ed ospedali le lapidi che mettono in pubblico nomi, cognomi, e donazioni dei benefattori...
    E francamente mi sembra piu' ostentato che un file di nomi, cognomi, reddito dichiarato, citta', disponibile
    in via telematica...

    Non c'e' nulla di cui vergognarsi nell'avere contribuito, seppure in maniera modesta
    (rapportata alle proprie possibilita') al bene comune.

    E non credo nemmeno che vi sia la possibilita di indiscriminate delazioni.
    Primo perche' da anni esiste il numero della GdF a cui telefonare per richiedere anonimamente
    accertamenti su tizio o caio. E non mi risulta abbia avuto un enorme successo.

    Secondo perche' non e' che se io vedo un dato in una dichiarazione, tale dato non sia gia' in mano
    alle fiamme gialle. Lavorano per lo Stato.
    Li hanno gia letti tutti quei dati, sono nei loro computer. Quale informazione delatoria posso dare loro?
    Che ha il famoso SUV? Anche se il reddito dichiarato e' di duemila euri all'anno?
    Potrebbe essere. Esistono tanti modi LEGALI di abbattere il reddito dichiarato.
    NON E' EVASIONE. Potremmo chiamarla ottimizzazione delle voci di bilancio. E' una "furbata"
    ma non e' illegale. Posso avvertirla come una forma di elusione, ma se le leggi consentono
    tali abbattimenti, e' legale.

    Sicuramente tutto il sistema fiscale e contributivo e' da rivedere.
    Ma non in questa mail Sorride

    Io invece continuo ad avvertire in questa pruderie sui redditi
    una sorta di tabu ancestrale, quasi contadino, quando i soldi erano sotto
    il materasso e non -come ora- gia' in mano a banche, finanziarie e multinazionali varie.
    E si aveva paura che te li rubassero da sotto il materasso. (per fortuna che ora manco il materasso mi appartiene piu,
    quanto stress in meno.)

    Ed in questa (altro lato della medaglia) ostentazione di simboli del benessere inutili
    (che azzo te ne fai di una macchina carrozzata per scontrarsi con i bisonti a PORTOFINO?)
    una visione fallica del reddito, altrettanto ancestrale.

    Io credo che sapere quanto reddito dichiaro debba essere pubblico
    NON deve essere pubblico, invece, quello che ci faccio col mio reddito.

    Per cui, continuo a seguire e ad intervenire nella discussione ma,

    IMHO quei dati devono tornare on line.

    Non trovo NESSUNA ragione perche' questo non avvenga.

    Cla
  • Io me ne sono andato all'estero, perˇ ecco come avrei usato questi dati:
    Avrei cercato i nomi dei negozianti dei posti che frequento e avrei iniziato a comprare solo da quelli piu onesti (o meno ladri).

    Altre idee ?
    guast
    1319
  • interessante....

    penso che farò lo stesso.

    PS
    Temo però che non troverò molta scelta.
    non+autenticato
  • - Scritto da: guast
    > Io me ne sono andato all'estero, perˇ ecco come
    > avrei usato questi
    > dati:
    > Avrei cercato i nomi dei negozianti dei posti che
    > frequento e avrei iniziato a comprare solo da
    > quelli piu onesti (o meno
    > ladri).
    >
    > Altre idee ?

    lo faccio già da anni
    infatti vado al supermercato fuori paese .....
  • - Scritto da: guast
    > Avrei cercato i nomi dei negozianti dei posti che
    > frequento e avrei iniziato a comprare solo da
    > quelli piu onesti

    ...dimostrando di essere un perfetto ignorante in materia. è perché c'è gente come te che fa congetture da un dato di per se non significativo che i redditi NON andrebbero mai diffusi.
    non+autenticato
  • - Scritto da: obm

    >
    > ...dimostrando di essere un perfetto ignorante in
    > materia. è perché c'è gente come te che fa
    > congetture da un dato di per se non significativo
    > che i redditi NON andrebbero mai
    > diffusi.

    hai ragione
    il dato sarebbe molto più significativo se oltre al reddito venisse pubblicato anche il numero degli appartamenti che questi grandi risparmiatori si sono comprati .....
  • - Scritto da: siamino
    > il dato sarebbe molto più significativo se oltre
    > al reddito venisse pubblicato anche il numero
    > degli appartamenti che questi grandi
    > risparmiatori si sono comprati

    secondo te quanti di quelli che evadono dichiarano un reddito infimo e si intestano diversi appartamenti?

    per tanta gente la conoscenza della materia fiscale si ferma all'indirizzo del più vicino caaf e nonostante questo tutti pensano di poter capire a colpo d'occhio se uno evade semplicemente guardando l'imponibile di un anno. più che un paese di ct della nazionale, siamo un paese di indovini!
    non+autenticato
  • So benissimo che ci sono molte variabili che entrano in gioco, ma quando le differenze sono enormi anche lo spannometro serve a qualcosa.
    Non mi dimentico che nell'ultimo anno del precedente governo Berlusconi i gioiellieri dichiaravano un reddito medio di 20000 euro l'anno
    guast
    1319
  • - Scritto da: guast
    > Non mi dimentico che nell'ultimo anno del
    > precedente governo Berlusconi i gioiellieri
    > dichiaravano un reddito medio di 20000 euro
    > l'anno

    io conosco i proprietari di un'azienda che risultano al tempo stesso dipendenti dell'azienda stessa, si danno stipendi passi per pagare poche tasse e si concedono extra tipo l'auto aziendale, il portatile aziendale e altri benefit che per l'azienda risultano dei costi (abbassando l'imponibile dell'azienda stessa!).

    è una cosa che puzza ma è comunque legale o molto border line e probabilmente oltre ai gioiellieri "banalmente" evasori ci sono anche quelli che fanno di sti trucchetti.

    tenere la contabilità è una cosa relativamente banale, ma si usa un commercialista lo stesso anche la dove la legge non lo prescrive per avere proprio questo tipo di dritte. conosci autonomi che si fan le tasse da soli? io no.
    non+autenticato
  • Fanno capo a leggi del 1973 e non prendono minimamente in considerazione la legge sulla Privacy che vieta l'uso indiscriminato di dati appartenenti a privati.

    Se si vanno ad esaminare i casi solo con le leggi del medioevo si arriva a risultati errati.
    Ci sono le leggi nuove che trovano riscontro nei nuovi media e pertanto le nuove devono essere utilizzate e non quelle vecchie di millenni fa.
    non+autenticato
  • penso che la legge sia tale anche se del medioevo...
    le leggi vengono integrate con nuove leggi o con decreti che siano per renderle più attuali, tutto qui.
    Se la legge prevede che un comune possa pubblicare i dati in formato cartaceo per renderli disponibili ai chi lo richieda, credo che la pubblicazione in internet possa essere considerata tranquillamente un'alternativa valida.

    a parte questo ti volevo ricordare che leggi che regolano i delitti o i furti esistono da prima del medioevo, dovremmo abrogarle tutte in quanto obsolete ???
    ragiona prima di scrivere.
    non+autenticato
  • - Scritto da: Anonimo Biz
    > penso che la legge sia tale anche se del
    > medioevo...

    Ma infatti non dico che non valga piu'.
    Solo che non si vanno ad applicare solo le leggi medioevali, ma si valuta se ne esistono altre aggiornate che vanno a sostituire/collidere/cancellare quelle piu' vecchie.


    > le leggi vengono integrate con nuove leggi o con
    > decreti che siano per renderle più attuali, tutto
    > qui.

    Infatti la legge sulla privacy, potrebbe portare integrazioni a quella legge, potrebbe addirittura vietare quella legge e invece no...chi scrive articoli e commenti ( di parte ), valuta solo la legge del 1973 quando la Privacy, all'epoca non era trattata in alcun modo.

    > a parte questo ti volevo ricordare che leggi che
    > regolano i delitti o i furti esistono da prima
    > del medioevo, dovremmo abrogarle tutte in quanto
    > obsolete
    > ???
    > ragiona prima di scrivere.

    Ma anni fa ( e anche nel medioevo ) esistevano leggi dove ogni omicidio veniva punito con la pena di morte... mica vengono ancora applicate quelle leggi... sono state integrate con NUOVE leggi che sono andate anche a SOSTITUIRE le pene....
    non+autenticato
  • Nessuna ironia nel titolo che, invece, vorrebbe poter essere un auspicio: che a presiedere posti di responsabilità come quello del Garante vadano persone caratterizzate da professionalità, acume e buon senso come gli autori di quest'articolo...e non ramoscelli piegati a non contrastare il vento di un nuovo governo.
    non+autenticato
  • - Scritto da: Nazzareno Prinzivall i
    > Nessuna ironia nel titolo che, invece, vorrebbe
    > poter essere un auspicio: che a presiedere posti
    > di responsabilità come quello del Garante vadano
    > persone caratterizzate da professionalità, acume
    > e buon senso come gli autori di
    > quest'articolo...e non ramoscelli piegati a non
    > contrastare il vento di un nuovo
    > governo.

    Ma se non hanno proprio esaminato le leggi sulla privacy (che DIFENDONO a spada tratta qualsiasi dato che potrebbe violare la privacy di un indivuduo privato ), come vuoi porli a presidenti della privacy?

    E come ministro delle finanze chi ci mettiamo Tanzi?
    Suvvia...i polli ridono...
    non+autenticato
  • - Scritto da: Mi scoccio di loggare

    > E come ministro delle finanze chi ci mettiamo
    > Tanzi?

    Nooo, ci mettiamo Tremonti, così gli evasori stanno in una botte de fero
  • L'unico motivo per cui i redditi potrebbero tornare on line, esclusivamente per l'anno di grazia 2005, è per garantire la veridicità delle informazioni che oggi vengono scambiate in P2P e potrebbero essere compromesse o modificate creando ulteriori ed inevitabili danni.
    Per il resto, la diffusione futura dovrà subire inevitabilmente le regole già apliamente applicate nella vita reale, con un obbligatorio riconoscimento del richiedente ed un limite quantitativo sulle richieste con eventuale successivo monitoraggio. Insomma, non diamo ai ladri e farabutti modo di scegliere con maggiore certezza quale casa svaligiare per prima, o il target di riscatto da poter chiedere.
    Pubblichiamo invece chi non dichiara nulla. Chi è così povero, di solito se è una persona onesta non se ne vergogna, se è un delinquente è costretto a relazionarsi con gli sguardi della società.
    Solo quelli a zero: per gli altri lasciamo ancora il beneficio di un po' di privacy, o domani saremo costretti a dire in pubblico l'intimo che indossa nostra moglie: la libertà non è anarchia.
    non+autenticato
  • CONCORDO PIENAMENTE.

    - Scritto da: Hix
    > L'unico motivo per cui i redditi potrebbero
    > tornare on line, esclusivamente per l'anno di
    > grazia 2005, è per garantire la veridicità delle
    > informazioni che oggi vengono scambiate in P2P e
    > potrebbero essere compromesse o modificate
    > creando ulteriori ed inevitabili danni.
    >
    > Per il resto, la diffusione futura dovrà subire
    > inevitabilmente le regole già apliamente
    > applicate nella vita reale, con un obbligatorio
    > riconoscimento del richiedente ed un limite
    > quantitativo sulle richieste con eventuale
    > successivo monitoraggio. Insomma, non diamo ai
    > ladri e farabutti modo di scegliere con maggiore
    > certezza quale casa svaligiare per prima, o il
    > target di riscatto da poter
    > chiedere.
    > Pubblichiamo invece chi non dichiara nulla. Chi è
    > così povero, di solito se è una persona onesta
    > non se ne vergogna, se è un delinquente è
    > costretto a relazionarsi con gli sguardi della
    > società.
    > Solo quelli a zero: per gli altri lasciamo ancora
    > il beneficio di un po' di privacy, o domani
    > saremo costretti a dire in pubblico l'intimo che
    > indossa nostra moglie: la libertà non è
    > anarchia.
    non+autenticato
  • un delinquente se ne frega della società proprio perchè è abituato a fregarla...
    non+autenticato
  • - Scritto da: Hix
    > L'unico motivo per cui i redditi potrebbero
    > tornare on line, esclusivamente per l'anno di
    > grazia 2005, è per garantire la veridicità delle
    > informazioni che oggi vengono scambiate in P2P e
    > potrebbero essere compromesse o modificate
    > creando ulteriori ed inevitabili danni.
    >
    > Per il resto, la diffusione futura dovrà subire
    > inevitabilmente le regole già apliamente
    > applicate nella vita reale, con un obbligatorio
    > riconoscimento del richiedente ed un limite
    > quantitativo sulle richieste con eventuale
    > successivo monitoraggio. Insomma, non diamo ai
    > ladri e farabutti modo di scegliere con maggiore
    > certezza quale casa svaligiare per prima, o il
    > target di riscatto da poter
    > chiedere.
    > Pubblichiamo invece chi non dichiara nulla. Chi è
    > così povero, di solito se è una persona onesta
    > non se ne vergogna, se è un delinquente è
    > costretto a relazionarsi con gli sguardi della
    > società.
    > Solo quelli a zero: per gli altri lasciamo ancora
    > il beneficio di un po' di privacy, o domani
    > saremo costretti a dire in pubblico l'intimo che
    > indossa nostra moglie: la libertà non è
    > anarchia.

    semmai è proprio tutto il contrario
    non+autenticato
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