
La presentazione a Roma di
Current Tv Italia, con Al Gore come appetitosa esca, è in un certo senso il coronamento ideale di una lunga stagione di eventi, lanci e incontri organizzati dalle aziende e rivolti ai blogger in particolare e a chi vive Internet attivamente in generale. L'incontro risente un po' della traduzione, che rallenta il filo del discorso, e all'inizio anche dei tempi televisivi, vista la trasmissione in diretta e le impacciate richieste di ripetere applausi una volta in onda da parte del conduttore Emilio Carelli: innegabile comunque che vedere
Marco Montemagno e
Tommaso Tessarolo seduti a parlare con un ex vicepresidente degli Stati Uniti e Premio Nobel per la pace fa una certa impressione.

Le impressioni però da sole non fanno notizia: il fatto è che Al Gore non è in Italia come uomo politico o divulgatore della campagna contro il riscaldamento globale, ma come rappresentante di un canale televisivo nato in rete e basato su contributi dal basso, in contrapposizione alla televisione di massa tradizionale. Current Tv è la continuazione ideale di una politica innovativa e di rottura che punta a riportare l'individuo al centro della scena e insieme a richiamarlo alle sue responsabilità, senza combattere lo status quo - Current Tv in Italia è trasmessa anche da Sky - ma innovando dall'interno. Coerentemente con questa premessa è stata organizzata una doppia presentazione, una per i giornalisti, una per i blogger: entrambe di stampo tradizionale, anche se il reclutamento della seconda è stato aperto a chiunque volesse partecipare a partire da una rete di una trentina di blogger (con ovvie polemiche ormai abbastanza ritrite). Come tutte le presentazioni di questo tipo, non è "divertente" e neanche deve esserlo. Ci vai per lavoro, per interesse e soprattutto per incontrare amici e persone che leggi e che stimi: le domande e le risposte sono a tratti interessanti, a tratti ingenue, esattamente come nelle conferenze stampa normali, niente di inaspettato.
Il punto è che fino a pochi anni fa era impensabile che Sky e Al Gore (o personaggio di pari levatura) pensassero di dedicare tempo, attenzione ed energie a circa 400 perfetti sconosciuti di scarsissima rilevanza individuale. Che piaccia o no, che convinca o no, è un cambiamento.
Al Gore parla di "evoluzione dei media e della democrazia" come un tutt'uno, e non potrebbe essere altrimenti: qualunque sia il giudizio sul personaggio, a questo punto consegnato alla storia, è innegabile che ci si trovi di fronte a un innovatore di notevole portata e dal carisma tranquillo, con ovvi applausi a scena aperta considerata la sintonia con gli interessi del pubblico. "Sono un convalescente della politica", dice Gore, ma anche "Internet ha ridato il potere all'individuo" e "la nostra missione è rompere le barriere di accesso all'informazione", come molti di noi dicono da anni, ma quando lo dice un Premio Nobel l'effetto è alquanto diverso. "Il filtro sociale funziona molto meglio in termini di verifica dei fatti di un singolo redattore", risponde Al Gore a una domanda sulla verifica delle fonti di Antonio Pavolini. E noi, che lo sappiamo perché sono anni che il "filtro sociale" non ti lascia passare una minima cazzata, sorridiamo e se abbiamo mantenuto un minimo contatto con la realtà un po' trasecoliamo all'idea che queste idee stiano diventando mainstream e contagiando anche chi circola o ha circolato nei corridoi del potere vero.
Un po' come quando sei invitato da una multinazionale a un incontro per chiacchierare sui loro prodotti e le persone che incontri - i "markettari" - vogliono davvero chiacchierare con te, rispondere alle tue domande, ascoltare cos'hai da dire, esprimere senza difficoltà concetti fino a poco tempo fa banditi nel linguaggio aziendale come "abbiamo sbagliato", "non siamo stati capaci" e "abbiamo bisogno esattamente di sapere queste cose".
Microsoft,
Nokia,
Barilla,
L'Oreal,
Audi,
Alfa Romeo: il numero delle grandi aziende che si stanno rivolgendo direttamente e senza protezione alle persone aumenta ogni giorno. Il fatto in sé non fa più notizia, quello che conta è il come, non tanto per le intenzioni (che sono ovviamente di aumentare i profitti, il pubblico, il traffico) quanto per i modi, sempre meno manipolatori e sempre più aperti.
"We will remain independent", dice Al Gore: lo stesso posso e voglio dire io e molti di quelli che hanno un ruolo visibile in rete oggi, senza per questo rinunciare ad accettare e ascoltare gli inviti a conversare di molte aziende e a criticare ferocemente quelle che non sanno accettare
neanche critiche personali.
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