Se dunque nel resto del mondo sono il mercato o le istituzioni a spingere il piede sull'acceleratore, non così nel Vecchio Continente: "In Europa osserviamo una cronica carenza infrastrutturale, e le complesse regolamentazioni comunitarie complicano ulteriormente i rispettivi quadri nazionali". Nei principali paesi della UE, compresi Francia, Germania e Regno Unito - e l'Italia non fa eccezione - si assiste ad una drammatica situazione di stallo: per il professore occorre
avviare un processo di deregolamentazione, affinché i singoli paesi possano adottare le misure più adeguate per consentire lo sviluppo dell'infrastruttura informatica locale.
"Il tema caldo - sottolinea Dècina - è proprio questo: ciò che bisogna fare per rilanciare gli investimenti". Occorre dunque passare in rassegna, oltre alla regolamentazione del settore, sia i progetti di sviluppo dei player coinvolti, sia le
tecnologie che possono garantire questa crescita. Per il professore il punto è anche e soprattutto questo: "La banda larga e il digital divide sono nelle priorità del nuovo governo: ma i politici dovranno pensare a formule diverse da quelle adottate in precedenza per garantire gli aiuti che sono stati promessi".
Dècina non si sbilancia su quali debbano essere queste iniziative, ma snocciola una serie di consigli su
come affrontare il problema. Dice a
Punto Informatico che "occorrerebbe anticipare la cablatura delle grandi città": in questo modo sarebbe possibile raggiungere più della metà della popolazione e garantirsi una percentuale importante dei possibili ricavi. Per coprire invece quel 40 per cento del paese che soffre del digital divide a causa della
conformazione fisica del territorio, lo Stato potrebbe supplire con propri investimenti: "In questi casi - spiega - Bruxelles consente di intervenire con finanziamenti pubblici".
Guai poi a
parlare di FTTC (
Fiber To The Cabinet), vale a dire la soluzione che trasporta il cavo in fibra fino agli armadi delle compagnie telefoniche e lascia che gli ultimi 200 metri siano coperti con soluzioni in rame: "Costa molto meno ma ha vari svantaggi - racconta a
PI - come si è visto dai trial tedeschi: questi armadi devono contenere la fibra, garantire l'accesso ai diversi carrier, e finiscono per diventare alti due metri ed essere intrusivi oltre che di difficile messa in opera in città". Molto meglio
pensare ad una
soluzione davvero pervasiva e meno ingombrante, come il
Fiber To The Building (FTTB), dove sono solo gli ultimi metri a dover essere coperti in rame e dove le dimensioni delle strutture di supporto sono più gestibili.
Il professor Dècina non vede alternative: "La
Next Generation Network è un elemento di fondamentale importanza: le reti pervasive in fibra non servono soltanto alla banda larga delle abitazioni, ma anche ad abilitare i servizi mobili e nomadici ad alta capacità che sono il futuro delle comunicazioni". L'auspicio è che
la transizione venga avviata e proceda velocemente: "Sono convinto che nel nostro paese un investimento importante come quello richiesto garantirebbe un aumento del PIL significativo: la modernizzazione della infrastruttura del paese - conclude - non può che portare benefici effettivi".
a cura di Luca Annunziata(fonte immagine)