Legge Stanca? Già applicabile così com'è

In una lettera, il presidente di IWA Italy Roberto Scano risponde alle critiche alla normativa e spiega che i ritardi della Pubblica Amministrazione sull'accessibilità web vanno ricercati altrove

Roma - Caro Direttore, sono a scrivere questa lettera come presidente dell'associazione IWA Italy, l'associazione degli sviluppatori esperti di accessibilità riconosciuta come tale dal CNIPA in relazione alla legge 4/2004. Come ben sa sono uno degli autori della legge 4/2004 e dei requisiti tecnici della suddetta legge e spesso mi capita di leggere discussioni in cui la normativa (ma soprattutto il decreto ministeriale contenente i requisiti tecnici) viene - forse per mancata conoscenza dell'argomento - indebitamente criticata.

IWA ha fornito inoltre supporto al CNIPA (Centro Nazionale Informatica Pubblica Amministrazione) anche nella fase di formazione e divulgazione, tramite convegni ed attività di formazione gratuita erogata dallo stesso CNIPA tramite docenti esperti di accessibilità di IWA ITALY. Esperti di IWA inoltre stanno fornendo supporto al CNIPA nella fase del cosiddetto "monitoraggio" dei siti delle P.A. centrali, e stiamo vedendo che la situazione non è poi così nera come spesso viene dipinta.

Innanzitutto, spiace che spesso vengano travisate le parole delle persone, soprattutto "a scoppio ritardato". Mi riferisco in particolar modo alle considerazioni pubblicate nel Web in cui ci si meraviglia che solo il 3% (tre per cento) delle P.A. centrali abbia ad oggi una home page (non un sito) conforme ai requisiti tecnici della legge 4/2004.
Da qui, tralasciando le solite esternazioni sui mancati obblighi normativi (forse quando si scrive velocemente ci si dimentica che oltre alla legge 4/2004 vi è anche il codice della P.A. Digitale...), nascono purtroppo delle incomprensioni che portano sempre alla stessa minestra: le P.A. non aggiornano i siti Web con conformità ai requisiti tecnici in quanto "di difficile applicazione e molto onerosi". Lo stesso Antonio De Vanna nelle sue relazioni (la prima delle quali risale ancora al mese di dicembre 2007... ma solo oggi fa "scalpore"), fa ben capire che nel 3% figurano molti casi di eccellenza che dimostrano proprio quanto l'inapplicabilità dei requisiti sia una leggenda metropolitana.

Tra i casi citati dal dott. De Vanna vi sono oltre 150 scuole della Lombardia che - autonomamente e senza necessità di stanziamenti statali - hanno avviato dei processi per sviluppare/convertire i siti dei propri istituti alla conformità dei requisiti tecnici. Cosa significa? Significa che degli insegnanti (quindi non propriamente dei tecnici specializzati o, come si definiscono alcuni, dei "professionisti") hanno investito del loro tempo per documentarsi, confrontarsi e quindi sviluppare siti Web conformi ai requisiti, incontrandosi e scambiandosi informazioni tramite il progetto Porte aperte sul Web. Se questo non è sufficiente a dimostrare la teoria per cui l'applicazione dei requisiti non è una cosa "per pochi eletti", basti solo ricordare che ciò che richiama la legge è una raccomandazione del 1999 (del secolo scorso) che richiede di usare in modo corretto elementi ed attributi di linguaggi come HTML e XHTML presenti da oltre 10 anni: chi si vuol definire professionista e ad oggi non sa (o non vuol sapere) che per impaginare dei contenuti vanno seguite delle regole, più che professionista può definirsi un "webbista" e - come tale - non può certo proporsi per fornire servizi a realtà come le Pubbliche Amministrazioni che, per legge, devono fornire servizi fruibili da tutti, indipendentemente dalle disabilità a cui possono essere soggetti alcuni utenti. Per aiutare la crescita dei "webbisti" (o dei professionisti volonterosi), oltre a liste tecniche di discussione gratuite (http://itlists.org), è stato reso disponibile anche un manuale.

Personalmente, dopo aver scritto il manuale di applicazione della legge 4/2004 (con prefazione dell'allora Ministro Lucio Stanca), ho ritenuto utile rilasciarlo gratuitamente a disposizione nel sito del CNIPA, onde evitare le infinite discussioni su liste e forum sulla corretta interpretazione per l'applicazione dei requisiti: il manuale c'è, è quindi scaricabile, fruibile ed è il riferimento anche per chi effettua le verifiche tecniche. Tramite Webaccessibile.org, la risorsa di IWA ITALY per l'accessibilità del Web, sono inoltre disponibili degli strumenti gratuiti di ausilio (citati dallo stesso Antonio De Vanna ai recenti convegni) per la valutazione dei requisiti, tra cui la barra dell'accessibilità.

Rileggendo gli ultimi paragrafi, è ben chiaro che è tutto disponibile gratuitamente, senza alcun costo per lo sviluppatore: l'unico "costo" da sostenere è la riconversione dello sviluppatore dal mancato rispetto degli standard al corretto modo di sviluppare contenuti ed applicazioni per il Web. Spesso durante seminari e docenze veniamo in contatto con persone che, purtroppo, non hanno avuto adeguata formazione nello sviluppo di contenuti tramite linguaggi di marcatura: è un po' il medesimo problema che si trova quando si chiede quanti sanno formattare correttamente i titoli e - in generale - il documento con i programmi di word processing...

Vorrei quindi concludere questa prima parte della lettera ribadendo per l'ennesima volta che applicare i requisiti di legge non è una cosa riservata a pochi eletti ma è una serie di piccole regole applicabili da chiunque ne comprenda le motivazioni e le modalità di implementazione. Chi non riesce e/o non vuole applicarle spesso estrae dal cilindro la scusa della difficoltà o della particolare onerosità: in questo caso consigliamo sempre alle P.A. di cambiare fornitore in quanto inadeguato alle esigenze di garantire l'accesso a tutti i cittadini.

Tra le altre critiche che sorgono in questi giorni vi è il mancato adeguamento della legge ai nuovi "standard", quali il cosiddetto "Web 2.0". È doveroso fare una premessa secondo cui il "Web 2.0" non è altro che un termine commerciale per vendere qualcosa di vecchio come fosse novità anche alle stesse P.A.. Vorrei ricordare ad esempio che AJAX non è altro che la combinazione di Javascript con chiamate tramite oggetto XMLHTTPRequest disponibile già da Microsoft Internet Explorer 5.0, quindi nulla di nuovo a livello di "tecnologia". È pur vero che l'attuale normativa (basata sulle uniche raccomandazioni internazionali ritenute "stabili" dalla stessa UE) pone un vincolo all'uso di script: il requisito 15, difatti, prevede che la pagina deve essere fruibile anche in assenza di script. Questo, in alcuni casi, è possibile farlo anche per applicazioni AJAX-based in quanto un buon sviluppatore AJAX sa che deve pensare all'uso di AJAX all'interno dell'applicazione ma deve applicarlo alla fine, ovvero deve comunque garantire l'utilizzo dell'applicazione anche in mancanza di AJAX.

Il Web evolve, e col Web evolvono anche le specifiche: stiamo difatti sviluppando all'interno del W3C le future raccomandazioni per il Web tra cui le WCAG 2.0 per l'accessibilità dei contenuti e le ATAG 2.0 per l'accessibilità delle applicazioni che generano contenuti per il Web. Le WCAG 2.0 porteranno, tra le novità, la possibilità di utilizzare tecnologie "accessibility supported", ovvero una serie di tecnologie (HTML, CSS, Javascript) dichiarate direttamente accessibili da utenti con tecnologie assistive, supportate dai browser più comuni in modo nativo e/o tramite plug-in. Questo significa che le WCAG 2.0 rimuoveranno il limite del requisito 15 ma chiederanno allo sviluppatore di garantire direttamente l'accessibilità degli script e degli oggetti di programmazione. Non sarà quindi sufficiente, ad esempio, inserire una mappa di Google o un widget di Flickr/YouTube nel sito della P.A. ma si dovrà "potenziare" l'oggetto inserendo delle funzionalità che consentiranno - per ogni elemento presente - l'identificazione del ruolo, dello stato e delle proprietà (ovvero, quanto richiesto dalla nascente specifica WAI-ARIA del W3C).

Pertanto consigliamo già da oggi di documentarsi su come produrre applicazioni accessibili: personalmente ho prodotto un libro a cui hanno partecipato esperti internazionali del settore e, per chi vuole essere all'avanguardia, consiglio di studiarsi i nuovi frame work accessibili.

Allo sviluppo di queste specifiche partecipano, come unici italiani, i soci IWA che nella fase di adeguamento della 4/2004 potranno portare il loro attivo contributo nello sviluppo di requisiti basati sui nuovi standard. Anche l'ISO si sta muovendo nello sviluppo di nuove norme per le interfacce Web (ISO 9241-151) ed anche in questo caso i soci IWA partecipano attivamente alla definizione di tali norme tecniche. Ci tengo a precisare che chiunque, all'interno di IWA, può partecipare a queste attività sapendo bene che richiedono tempo (audio conferenze settimanali, discussioni in liste tecniche, ecc. ecc.) e non prevedono compensi. Lo stesso W3C sta riconoscendo le potenzialità di italiani e questo ha portato alla nascita di una nostra divisione (IWA Labs) dedicata alla sperimentazione delle future specifiche: stiamo testando soluzioni per XHTML 2, per SMIL 3.0, WAI-ARIA e vediamo come sia possibile effettivamente garantire maggior solidità ed accessibilità alle applicazioni Web.

Riguardo all'adeguamento normativo italiano, ricordando che siamo legati all'art. 12 della legge 4/2004:
1.Il regolamento di cui all'articolo 10 e il decreto di cui all'articolo 11 sono emanati osservando le linee guida indicate nelle comunicazioni, nelle raccomandazioni e nelle direttive sull'accessibilità dell'Unione europea, nonché nelle normative internazionalmente riconosciute e tenendo conto degli indirizzi forniti dagli organismi pubblici e privati, anche internazionali, operanti nel settore.
2.Il decreto di cui all'articolo 11 è periodicamente aggiornato, con la medesima procedura, per il tempestivo recepimento delle modifiche delle normative di cui al comma 1 e delle innovazioni tecnologiche nel frattempo intervenute.
Chi si occupa di aggiornare il decreto con i requisiti? Il Ministro per l'Innovazione e le tecnologie che, nella definizione dei primi requisiti, affidò lo sviluppo alla "Commissione interministeriale permanente per l'impiego delle tecnologie dell'informazione e della comunicazione a favore delle categorie deboli o svantaggiate" presieduta dal Prof. Pierluigi Ridolfi che, nel 2003, costituì una segreteria tecnico-scientifica coordinata dal dott. Antonio De Vanna ed alla quale parteciparono rappresentanze di associazioni di produttori di hardware e software, associazioni di disabili ed associazioni di sviluppatori esperti di accessibilità. La segreteria tecnico-scientifica avviò una serie di gruppi di lavoro, arrivando alla predisposizione dei requisiti tecnici tra cui i requisiti per i siti Internet, pubblicati (cosa mai successa in precedenza) nelle bozze di lavoro per raccogliere commenti dal mondo degli sviluppatori.

Successivamente, viste anche le fasi di mancata applicazione della legge legate all'idea secondo cui in mancanza di un contratto non vi sono obblighi per le P.A., come IWA abbiamo scritto nel novembre 2006 una lettera al Ministro Nicolais, ai sottosegretari Magnolfi e Scanu e alla Commissione Trasporti della Camera sollecitando la discussione del progetto di legge 1226 Campa-Palmieri II, depositato tra l'altro già dal 31 luglio 2006,lettera che ad oggi non ha avuto alcuna risposta.

Ulteriore nota negativa è legata al fatto che l'attività della commissione interministeriale permanente (e quindi della Segreteria) è rimasta ferma per oltre due anni: solo verso la fine del 2007 il Ministro Nicolais tramite un Decreto rimuoveva la commissione interministeriale permanente a favore di una commissione ministeriale la cui durata era limitata alla legislatura. La commissione fu riassegnata con presidenza a Pierluigi Ridolfi e con la Segreteria tecnica assegnata ad Antonio De Vanna: sfortuna volle che la segreteria riuscì ad effettuare una sola riunione in cui chiaramente si intendeva analizzare l'attuale situazione per adeguare i requisiti tecnici ai nuovi standard - non appena questi saranno disponibili.

Ora si è quindi in attesa della ricostituzione della Commissione (auspicando ad un ritorno alla Commissione Interministeriale) e con la costituzione di una Segreteria tecnica che - a mio avviso - dovrebbe non dipendere dalla durata della legislatura ma dovrebbe garantire un costante monitoraggio delle norme e raccomandazioni al fine di poter agevolmente fornire al Ministro competente delle proposte di adeguamento delle cosiddette regole tecniche.

I tempi quindi sono maturi per iniziare a discutere di WCAG 2.0, ATAG 2.0, WAI-ARIA ed ISO 9241-151 magari predisponendo una versione transitoria dei requisiti per garantire un tempo utile di adeguamento sia agli sviluppatori che alle P.A. La mia idea è quella di proporre inizialmente la sostituzione del requisito 15 con un requisito di chiara ispirazione alle WCAG 2.0, in particolar modo al criterio di successo 4.1.2:
4.1.2. Nome, ruolo, valore. Per tutti i componenti presenti nell'interfaccia utente come: il nome, il ruolo, gli stati, le proprietà e i valori di programmazione possono essere determinati programmaticamente mentre gli stati, le proprietà, ed i valori che anche l'utente è in grado di impostare, possono anche essere stabiliti in modo programmatico. Qualsiasi notifica delle modifiche a questi elementi è disponibile ai programmi utente, tra cui le tecnologie assistive.

In questo modo si chiede quindi allo sviluppatore di usare in modo corretto le nuove tecnologie "Web 2.0", garantendo alla tecnologia assistiva di comprendere il ruolo di elementi che, per definizione, non sono oggetti attivi (esempio: elementi "div" o "span" utilizzati per simulare menu a tendina, checkbox, ecc. ecc.) e soprattutto di comprendere eventuali azioni/modifiche di contenuto generate in modo dinamico (esempio: notifica di invio e-mail tramite AJAX, ecc.).

IWA ha attivato un gruppo di lavoro (aperto a tutti gli associati) nel progetto IWA LABS con lo scopo di lavorare già alla predisposizione di una bozza di requisiti tecnici basati sulle versioni "2.0" delle linee guida del progetto WAI del W3C, con finalità di predisporre un documento che sarà presentato come base di discussione alla prima riunione utile della futura segreteria tecnico-scientifica a cui IWA parteciperà, come in precedenza, come associazione degli sviluppatori esperti di accessibilità (tra i quali, ricordo, figurano gli unici italiani che stanno sviluppando le raccomandazioni W3C-WAI).

Sperando che quanto detto sopra possa chiarire anche ai Vostri lettori che la mancata applicazione della normativa non è legata all'inefficienza della legge 4/2004 ma va ricercata all'interno di altre problematiche dirigenziali e tecniche all'interno delle P.A., cordiali saluti.

Roberto Scano
Presidente IWA ITALY
127 Commenti alla Notizia Legge Stanca? Già applicabile così com'è
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  • ma la barra dell'accessibilita' funziona solo su IE!
    mi sembra un pessimo esempio di accessibilita'
    non+autenticato
  • - Scritto da: Mauro Cagliari
    > ma la barra dell'accessibilita' funziona solo su
    > IE!
    > mi sembra un pessimo esempio di accessibilita'

    Ciao, se leggi i post sopra, è scritto chiaramente che c'è anche per opera ed è in fase di sviluppo per Firefox.
    Su firefox ci sono già altre estension per l'accessibilità.
    Alla fine sono strumenti che richiamano tutti funzioni di validazione, controllo tabelle, immagini, ecc.
  • Roberto Scano ha scritto alla fine dell'articolo:
    "[...] la mancata applicazione della normativa non è legata all'inefficienza della legge 4/2004 ma va ricercata all'interno di altre problematiche dirigenziali e tecniche all'interno delle P.A."

    La domanda, principalmente rivolta a Roberto Scano, viene spontenea: qualcuno pagherà per quei siti non accessibili?

    Perché se ciò non fosse, sarei veramente arrabbiato, considerando che investo continuamente soldi e tempo per capire come fare siti conformi alla legge. Inoltre, mi rivolgo ancora a Scano, l'IWA si costituirà parte lesa?
    non+autenticato
  • - Scritto da: Lorenzo Ferrara
    > Roberto Scano ha scritto alla fine dell'articolo:
    > "[...] la mancata applicazione della normativa
    > non è legata all'inefficienza della legge 4/2004
    > ma va ricercata all'interno di altre
    > problematiche dirigenziali e tecniche all'interno
    > delle
    > P.A."
    >
    > La domanda, principalmente rivolta a Roberto
    > Scano, viene spontenea: qualcuno pagherà per quei
    > siti non
    > accessibili?

    Certamente, se i cittadini discriminati dalla mancata accessibilità si adopereranno per chiedere forzatamente l'adeguamento (legge 67/2006).

    > Perché se ciò non fosse, sarei veramente
    > arrabbiato, considerando che investo
    > continuamente soldi e tempo per capire come fare
    > siti conformi alla legge.
    > Inoltre, mi rivolgo
    > ancora a Scano, l'IWA si costituirà parte
    > lesa?

    IWA non può costituirsi come parte lesa... dovrebbero farlo le associazioni di disabili.
  • Sembra proprio un'altra storia all'italiana. Se è così facile constatare se un sito è accessibile o meno (tecnicamente è facilissimo), perché aspettare che siano i cittadini a dover spendere soldi e tempo per avere i propri diritti? Ma dico io, se c'è una lista di siti che hanno la homepage non accessibile, perché non costringere subito quelle PA ad adeguarsi? Perché non chiedere subito l'annullamento del contratto con chi ha fatto il sito? Mi sembra che la legge lo preveda! Altrimenti tutti iniziamo a fare siti che non rispettano la legge, poi quando qualcuno ci dice qualcosa, possiamo sempre dire: fanno tutti così!

    Penso che l'IWA, poiché rappresenta i webmaster italiani (almeno quelli iscritti all'associazione) potrebbe, come minimo, chiede ai politici di far rispettare la legge, perché, come stanno oggi le cose, chi non rispetta la legge, la farà sicuramente franca, alla faccia di tutti quei webmaster che hanno un minimo di senso etico nello svolgere propria professione.
    non+autenticato
  • - Scritto da: Lorenzo Ferrara
    > Sembra proprio un'altra storia all'italiana. Se è
    > così facile constatare se un sito è accessibile o
    > meno (tecnicamente è facilissimo), perché
    > aspettare che siano i cittadini a dover spendere
    > soldi e tempo per avere i propri diritti? Ma dico
    > io, se c'è una lista di siti che hanno la
    > homepage non accessibile, perché non costringere
    > subito quelle PA ad adeguarsi? Perché non
    > chiedere subito l'annullamento del contratto con
    > chi ha fatto il sito? Mi sembra che la legge lo
    > preveda! Altrimenti tutti iniziamo a fare siti
    > che non rispettano la legge, poi quando qualcuno
    > ci dice qualcosa, possiamo sempre dire: fanno
    > tutti
    > così!

    Hai perfettamente ragione. Ma ad esempio per la nullità del contratto deve muoversi qualcuno che ha "interesse legittimo" a farlo, ad esempio un altro fornitore che, escluso dalla fornitura, dimostra che lui poteva farlo a norma.


    >
    > Penso che l'IWA, poiché rappresenta i webmaster
    > italiani (almeno quelli iscritti
    > all'associazione) potrebbe, come minimo, chiede
    > ai politici di far rispettare la legge, perché,
    > come stanno oggi le cose, chi non rispetta la
    > legge, la farà sicuramente franca, alla faccia di
    > tutti quei webmaster che hanno un minimo di senso
    > etico nello svolgere propria
    > professione.

    Certamente, la lettera mandata a suo tempo al Parlamento era volta proprio a quello. Ora stiam cercando di vedere cosa si potrà fare in questa nuova legislatura.
  • O ragazzi, ma allora - se ^per la nullità del contratto deve muoversi qualcuno che ha "interesse legittimo" a farlo,^ - ha ragioe quello del pezzo precedente che dice la sanzione non serve a niente!
    non+autenticato
  • - Scritto da: commerciale
    > quello del pezzo precedente che dice la sanzione
    > non serve a
    > niente!

    Ebbè sì, se nessuno si fa avanti certo che non serve a niente... se lo facesse un terzo che non c'entra nulla sarebbe un po' come andare da un giudice e fare causa a qualcuno per conto di un altro senza nemmeno avvisare quest'altro. Veramente poco sensato, penso anche impossibile.
    non+autenticato
  • - Scritto da: commerciale
    > O ragazzi, ma allora - se ^per la nullità del
    > contratto deve muoversi qualcuno che ha
    > "interesse legittimo" a farlo,^ - ha ragioe
    > quello del pezzo precedente che dice la sanzione
    > non serve a
    > niente!

    Per quale motivo? Per avere diritto ad agire devi avere degli interessi lesi... altrimenti agisci per cosa? Tanto per far causa ad un ente?
  • Perchè non ci sono soldi. Se una PA deve rifare il sito perchè non accessibile chi lo paga il nuovo sito? I conti delle PA non son così rosei. L'alternativa qual'è? Come costringere le PA a fare siti accessibilei se non hanno soldi per farlo?
    Non si può neppure dire che se il sito non è accessibile lo si toglie; meglio avere un sito accessibile piuttosto che non averlo. perchè togliere anche a molti un servizio in più solo perchè non può essere erogato a tutti?
    non+autenticato
  • - Scritto da: TheBad
    > Perchè non ci sono soldi.

    Favola metropolitana. Vai a fare un giro sui bilanci dei vari enti (soprattutto le regioni, e soprattutto sui finanziamenti per la promozione turistica tramite Web) e scoprirai che i soldi ci sono, vengono spesi ma fregandosene spesso della 4/2004.

    > Se una PA deve rifare
    > il sito perchè non accessibile chi lo paga il
    > nuovo sito? I conti delle PA non son così rosei.

    La legge parla chiaro: se il sito è precedente ai requisiti e resta così com'è, nessuno obbliga la PA a rifarlo, mentre se la PA lo vuole aggiornare lo DEVE aggiornare secondo i criteri di legge. Un po' come avviene per le barriere architettoniche.

    > L'alternativa qual'è? Come costringere le PA a
    > fare siti accessibilei se non hanno soldi per
    > farlo?

    No. Se non hanno soldi per modificare il sito si tengono il sito attuale, ma non spendono soldi per farne uno inaccessibile.

    > Non si può neppure dire che se il sito non è
    > accessibile lo si toglie; meglio avere un sito
    > accessibile piuttosto che non averlo. perchè
    > togliere anche a molti un servizio in più solo
    > perchè non può essere erogato a
    > tutti?

    Nessuno vuole oscurare i siti esistenti ma si chiede solo per legge di sviluppare nuovi siti (o nuove versioni dei siti) che siano accessibili.
  • Mi pare che ancora nessuno lo abbia fatto, il paragone con l'edilizia.

    Se costruisco una casa per un ufficio pubblico DEVO prevedere le rampe al posto delle scale, un ascensore per arrivare a tutti gli uffici, ecc. Se non lo faccio e domani arriva un disabile (motorio in questo caso) e non puo` entrare, di chi e` la colpa? Non dell'impiegato dell'ufficio che ci lavora, ma del progettista che doveva sapere che non si costruiscono uffici pubblici con barriere architettoniche. E non puo` dire che nessuno glielo aveva detto: lo deve sapere. Eventualmente puo` essere tirato in ballo il funzionario che doveva chiedere all'architetto un edificio sbarrierato.
    E non ditemi che un edificio sbarrierato costa di piu` di un edificio con le scale: se progettato bene il costo e` uguale. Il costo e` maggiore se prima si fa l'edificio con le scale e poi lo si vuole sbarrierare: allora si tratta di rifare un lavoro.
    Lo so che negli anni '60 (e anche prima, naturalmente) gli edifici si facevano con le scale. E lo so che per sbarrierare un edificio costa. Ma se si costruisce ex-novo l'accessibilta` non e` un costo aggiuntivo. E se un architetto ti dice che progettare accessibile costa di piu` gli puoi ridere in faccia (e a quel punto si puo`, anzi si deve cambiare l'architetto).

    Nel caso di un sito Web e` esattamente la stessa cosa: se uno sa progettare in modo accessibile non ci impiega di piu`: ci impiega esattamente lo stesso tempo. Ed anche nei test si guarda anche l'accessibilita`. Un tester un po' esperto lo vede subito, se una cosa e` accessibile o no. Poi qualche errore ci puo` scappare, nel software e` sempre stato cosi`.
    Pero` se il progetto e` buono, la correzione costa poco; se invece il progetto e` fatto male, anche una piccola correzione puo` essere costosa. Ma qui stiamo sconfinando nel campo della qualita`, cosa che ha una sua motivazione molto valida.

    Ancora una parola sulla legge e sui 22 requisiti: Tutto e` perfettibile, ma la legge italiana la ritengo fatta bene. Forse se venisse fatta oggi potrebbe tener conto di quanto e` stato prodotto dal gruppo che sta studiando le WCAG 2.0. Ma occorre tenre presente che i 22 requisiti sono stati sviluppati nel 2005: tre anni fa, e in tre anni l'informatica ha fatto qualche passo in avanti ...
    Proprio per questo si puo` tornare a parlare della legge e dei 22 requisiti: se il gruppo (so che Scano non era solo, e cio` che e` stato prodotto non e` tutto opera sua) si mette a lavorare, probabilmente in 6 mesi o poco piu` puo` produrre un aggiornamento dei requisiti (e` previsto dalla legge stessa un adeguamento periodico); e se gli avvocati delle camere ci si mettono, possono aggiornare le sanzioni e gli obblighi: ora la legge non e` una novita` e dovrebbe essere nota a tutti. Se nel 2003 non era fattibile un obbligo perentorio ad aggiornarsi entro una certa data, ora lo potrebbe essere.

    Dopo di che` le scappatoie legali non mi interessano: io sono (mi ritengo) un tecnico, e mi interessano gli aspetti tecnici; gli altri li lascio agli avvocati.

    In conclusione: si puo` pensare ad un aggiornamento sia della parte "legale" che di quella "tecnica" (so che Scano e` favorevole), ma non buttiamo tutto, e prendiamo il buono da quello che abbiamo: per una volta che abbiamo una legge all'avangaurdia in Europa (almeno lo era a suo tempo), cerchiamo di approffittarne supportandola. Se poi qualcuno non vuole (o non puo`) adeguarsi, gli effetti negativi ricadranno su di lui, non su chi si adegua.
    non+autenticato
  • @ tHE BAD: meglio avere un sito accessibile piuttosto che non averlo. perchè togliere anche a molti un servizio in più solo perchè non può essere erogato a tutti?

    giustissimo!
    non+autenticato
  • Non conosco il signor Scano, ma se la legge è merito suo, tanto di cappello. Se ha scritto i requisiti, idem. Ma ha scritto anche la legge? Mi piacerebbe saperlo, perchè - senza davvero voler polemizzare - non mi sembra che le cose che ho letto qualche giorno fa su Punto Informatico (http://punto-informatico.it/p.aspx?i=2286292) sulla legge fossero prive di senso. Se poi il signor Scano voleva rispondere, dal suo pezzo non si capisce, ai 5 punti indicati nel pezzo, perchè non lo fa? Dal pezzo non si capisce.
    non+autenticato
  • - Scritto da: Un lettore di p.i.
    > Non conosco il signor Scano, ma se la legge è
    > merito suo, tanto di cappello. Se ha scritto i
    > requisiti, idem. Ma ha scritto anche la legge? Mi
    > piacerebbe saperlo, perchè - senza davvero voler
    > polemizzare - non mi sembra che le cose che ho
    > letto qualche giorno fa su Punto Informatico
    > (http://punto-informatico.it/p.aspx?i=2286292)
    > sulla legge fossero prive di senso. Se poi il
    > signor Scano voleva rispondere, dal suo pezzo non
    > si capisce, ai 5 punti indicati nel pezzo, perchè
    > non lo fa? Dal pezzo non si
    > capisce.

    Alle spallinate ho già risposto tante volte che non meritava dedicare altro tempo. Con questo pezzo mi premeva chiarire - visto che ancora oggi si fa disinformazione - su come effettivamente sono andati i fatti, sul motivo per cui ancora oggi le P.A. non applicano la normativa ed il fatto non è legato ai punti criticati da Spallino ma alla volontà dei dirigenti (e dei fornitori/sviluppatori) di far passare la legge come qualcosa di inapplicabile e/o oneroso.
  • Grazie della risposta. Non capisco però se lei è d'accordo o meno con quello che dice l'autore del pezzo in questione. Mi sembra di capire che non le sia simpatico, ma non riesco a comprendere se, insomma, i 5 punti dell'articolo in questione sono o meno fondati. A suo parere, ovviamente. Se lei ha scritto, o contribuito a scrivere la legge, penso che sia la persona più autorevole per farlo.
    non+autenticato
  • - Scritto da: Un lettore di p.i.
    > Grazie della risposta. Non capisco però se lei è
    > d'accordo o meno con quello che dice l'autore del
    > pezzo in questione. Mi sembra di capire che non
    > le sia simpatico, ma non riesco a comprendere se,
    > insomma, i 5 punti dell'articolo in questione
    > sono o meno fondati. A suo parere, ovviamente. Se
    > lei ha scritto, o contribuito a scrivere la
    > legge, penso che sia la persona più autorevole
    > per
    > farlo.

    Ok... vediam i 5 punti allora Sorride

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    1. la legge non contiene una norma che dica espressamente che i siti delle pubbliche amministrazioni devono essere accessibili;
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    Questo non è corretto, ovvero lo è parzialmente. Il riferimento è il DM 8 luglio 2005 (ovvero il decreto di cui all'art. 11 della legge 4/2004, specificatamente all'art. 2 dove indica quali sono i servizi da rendere accessibili (quindi senza relegare al solo contratto il vincolo di applicazione). Per i destinatari di tale norma, è l'art. 3 della 4/2004 a dire che le PA ne sono soggette.

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    2. sono i contratti stipulati dalle pubbliche amministrazioni, dice la legge, che devono prevedere il rispetto dei ventidue requisiti tecnici, così che un'amministrazione che realizza un sito internamente non è costretta a realizzare un sito accessibile;
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    Questa è una disinformazione che gira da anni, e che ha aiutato ad avere il 97% delle PA centrali non a norma. Si parla di "costrizione", e non si ricorda che oltre alla 4/2004 vi è il codice della P.A. digitale che impone l'applicazione dell'accessibilità alle PA (e pure l'usabilità). Poi vi è la 67/2006... Il punto è che nessun cittadino agisce contro le PA inadempienti... ma questo non significa che non vi siano gli strumenti per farlo.

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    3. la sanzione della nullità assoluta del contratto è talmente spropositata rispetto alla violazione da essere inapplicabile. Di più, la legge non dice cosa succede nel caso in cui, pur firmato, il contratto non sia rispettato e il sito inaccessibile, rimettendo il tutto alla buona volontà delle amministrazioni;
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    Anche questo non è corretto. Se il contratto è nullo, è nullo. I dirigenti che - anche in buona fede - liquidano una fornitura il cui contratto non è a norma possono rischiare sanzioni disciplinari (e non solo).

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    4.per individuare i soggetti tenuti all'applicazione delle legge, si è scelta la via - pessima - da un lato di rifarsi alla nozione di pubblica amministrazione contenuta nel Testo Unico del Pubblico Impiego (complessa per la sua parte) e, dall'altro, di elencare alla rinfusa i soggetti di cui al primo comma dell'articolo 3, senza alcuna organicità. Dubito molto che gli estensori della disposizioni si rendessero conto di cosa stavano parlando;
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    Gli estensori di quell'articolo sono gli avvocati del CNIPA... se non lo sanno loro Sorride

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    5. la legge è a costo zero. Il che significa che reperire i soldi per la sua attuazione è compito dei diretti interessati. Che poi questo avvenga, come qualcuno ha suggerito, con dei risparmi (come diminuire il numero delle pagine pubblicate, affermazione che non vale la pena commentare), piuttosto che in altro modo, sono problemi loro.
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    Basta leggere gli atti allegati alla presentazione della legge per capire che l'accessibilità deve essere a costo zero perchè all'interno del processo di sviluppo normale per i servizi Web.
  • Grazie della risposta. Veramente gentilissimo. Posso chiederle un paio di chiarimenti?

    Sul punto 1: Ho letto l'articolo 2 che lei cita. Mi sembra però che la norma contenga una definizione (introduttiva) di accessibilità, come si usa oggi nelle leggi, non una prescrizione.

    Sul punto 2: Ho letto l'articolo della legge 4/2004 e francamente non mi sembra che la cosa sia sbagliata. La legge contiene solo questa previsione (posso sbagliarmi, ovviamente): se sei una p.a. e stipuli un contratto, devi prevedere il rispetto dei requisiti tecnici. A contrario: se sei una pa e NON stipuli un contratto, c'è solo il Codice della pa digitale che ti dice che il sito deve essere accessibile. Che tutto sommato, per una fase 1 di applicazione della legge, non mi sembra poi molto sbagliato come approccio. E' vero che il Codice della pa digitale dice (ho controllato) che i siti devono essere accessibili, ma ricordo bene diversi articoli sul Sole 24 Ore quando uscì la normma, che riportavano il parere (se non sbaglio) del Consiglio di Stato il quale spiegava che tutte le disposizioni del Codice che contevano, come in questo caso, previsioni di ordine generale erano, per l'appunto, previsioni cui non corrispondeva un diritto (per il cittadino) e un obbligo sostanziale(per la pa), proprio perchè prive di sanzioni.

    Sul punto 3: immagino che lei sappia cosa significa la nullità per un contratto e, se conosce le pubbliche amministrazioni, immagino sappia cosa significa intervenire su un contratto nullo. A me la sanzione della nullità pare davvero eccessiva perchè butta via l'acqua, come si dice, con il bambino. Non era meglio prevedere un obbligo diretto di rispetto dei requisiti per i fornitori? Con sanzioni verso questi e non verso la pa? Lei che è un esperto cosa ne dice?

    Sul punto 4: beh ... sono anni che l'Europa ci contesta le leggi che richiamano altre leggi che richiamano altre leggi e così via. L'obiezione non mi sembra così peregrina.Sorride

    Sul punto 5: non so dove trovare gli allegati. Anche se immagino che anche l'accessibilità abbia un costo, mi fido di lei.Sorride
    non+autenticato
  • - Scritto da: Un lettore di p.i.
    > Sul punto 1: Ho letto l'articolo 2 che lei cita.
    > Mi sembra però che la norma contenga una
    > definizione (introduttiva) di accessibilità, come
    > si usa oggi nelle leggi, non una
    > prescrizione.

    Intendevo l'art. 2 del DM 8 luglio:
    http://www.pubbliaccesso.it/normative/DM080705.htm...

    Articolo 2
    (Requisiti tecnici e livelli di accessibilità)



    1. Il presente decreto definisce negli allegati A, B, C e D, che ne costituiscono parte integrante, le linee guida recanti i requisiti tecnici e i diversi livelli per l’accessibilità, ai sensi degli articoli 11 e 12 della legge e nel rispetto dei criteri e dei principi indicati dal regolamento.

    2. Il primo livello di accessibilità dei siti Web è accertato previo esito positivo della verifica tecnica che riscontra la conformità delle pagine dei medesimi siti ai requisiti tecnici elencati nell’allegato A, applicando la metodologia ivi indicata.

    3. I requisiti tecnici si applicano anche nei casi in cui i soggetti di cui all’articolo 3, comma 1 della legge forniscono informazioni o erogano servizi mediante applicazioni Internet rese disponibili su reti Intranet o su supporti, come CD-ROM, DVD, utilizzabili anche in caso di personal computer non collegato alla rete.

    4. Il secondo livello di accessibilità riguarda la qualità delle informazioni fornite e dei servizi erogati dal sito Web e si articola in primo, secondo e terzo livello di qualità; tali livelli di qualità sono accertati con la verifica soggettiva attraverso i criteri di valutazione di cui all’allegato B, applicando la metodologia ivi indicata.

    > Sul punto 2: Ho letto l'articolo della legge
    > 4/2004 e francamente non mi sembra che la cosa
    > sia sbagliata. La legge contiene solo questa
    > previsione (posso sbagliarmi, ovviamente): se sei
    > una p.a. e stipuli un contratto, devi prevedere
    > il rispetto dei requisiti tecnici. A contrario:
    > se sei una pa e NON stipuli un contratto, c'è
    > solo il Codice della pa digitale che ti dice che
    > il sito deve essere accessibile. Che tutto
    > sommato, per una fase 1 di applicazione della
    > legge, non mi sembra poi molto sbagliato come
    > approccio. E' vero che il Codice della pa
    > digitale dice (ho controllato) che i siti devono
    > essere accessibili, ma ricordo bene diversi
    > articoli sul Sole 24 Ore quando uscì la normma,
    > che riportavano il parere (se non sbaglio) del
    > Consiglio di Stato il quale spiegava che tutte le
    > disposizioni del Codice che contevano, come in
    > questo caso, previsioni di ordine generale erano,
    > per l'appunto, previsioni cui non corrispondeva
    > un diritto (per il cittadino) e un obbligo
    > sostanziale(per la pa), proprio perchè prive di
    > sanzioni.

    Gli articoli del codice della P.A. digitale citati entravano divenivano obbligatori dal 1 gennaio 2008.
    Il fatto che nell'art. 4 si parla di contratti è ben spiegato nei quaderni del CNIPA che contengono le relazioni di accompagnamento alla legge (http://www.pubbliaccesso.it/biblioteca/quaderni/le...) e in cui si ribadisce che si estende la richiesta di accessibilità anche alle forniture esterne. Ovvero, premesso che le PA devono farlo direttamente, nel caso si rivolgano a terzi allora è necessario obbligare il fornitore a garantire l'accessibilità visto che il fornitore (privato) non è tra i destinatari della legge (ovvero, secondo l'art. 3, le PA sono obbligate ad applicarlo, il privato no...).

    > Sul punto 3: immagino che lei sappia cosa
    > significa la nullità per un contratto e, se
    > conosce le pubbliche amministrazioni, immagino
    > sappia cosa significa intervenire su un contratto
    > nullo. A me la sanzione della nullità pare
    > davvero eccessiva perchè butta via l'acqua, come
    > si dice, con il bambino. Non era meglio prevedere
    > un obbligo diretto di rispetto dei requisiti per
    > i fornitori? Con sanzioni verso questi e non
    > verso la pa? Lei che è un esperto cosa ne dice?

    E' stato volutamente forzato, a mio avviso, proprio perchè (vedi quaderni CNIPA) si auspicava un adeguamento dei contratti entro 2 anni.

    > Sul punto 4: beh ... sono anni che l'Europa ci
    > contesta le leggi che richiamano altre leggi che
    > richiamano altre leggi e così via. L'obiezione
    > non mi sembra così peregrina.
    >Sorride

    Sorride

    > Sul punto 5: non so dove trovare gli allegati.
    > Anche se immagino che anche l'accessibilità abbia
    > un costo, mi fido di lei.
    >Sorride

    Sono nel quaderno CNIPA citato (e negli altri quaderni): trova tutto, compresi i verbali delle commissioni parlamentari, ecc. ecc.
    http://www.pubbliaccesso.it/biblioteca/quaderni/le...
  • @Scano > Gli articoli del codice della P.A. digitale citati entravano divenivano obbligatori dal 1 gennaio 2008.

    Divenivano?

    @scano > Il fatto che nell'art. 4 si parla di contratti è ben spiegato nei quaderni del CNIPA che contengono le relazioni di accompagnamento alla legge (http://www.pubbliaccesso.it/biblioteca/quaderni/le...)

    e ci mancherebbe altro, lo dice la legge!

    @scano > e in cui si ribadisce che si estende la richiesta di accessibilità anche alle forniture esterne.

    e allora ha ragione Spallino!

    @scano > Ovvero, premesso che le PA devono farlo direttamente,

    cosa?

    @scano > nel caso si rivolgano a terzi allora è necessario obbligare il fornitore a garantire l'accessibilità visto che il fornitore (privato) non è tra i destinatari della legge (ovvero, secondo l'art. 3, le PA sono obbligate ad applicarlo, il privato no...).

    mica tanto chiaro ...

    Ma cosa dici?
    non+autenticato
  • - Scritto da: qwerty
    > @Scano > Gli articoli del codice della P.A.
    > digitale citati entravano divenivano obbligatori
    > dal 1 gennaio
    > 2008.
    >
    > Divenivano?

    m'è sfuggito Sorride

    >
    > @scano > Il fatto che nell'art. 4 si parla di
    > contratti è ben spiegato nei quaderni del CNIPA
    > che contengono le relazioni di accompagnamento
    > alla legge
    > (http://www.pubbliaccesso.it/biblioteca/quaderni/l
    >
    > e ci mancherebbe altro, lo dice la legge!

    Si, ma è spiegato il motivo che ha portato a quell'articolo...

    > @scano > e in cui si ribadisce che si estende la
    > richiesta di accessibilità anche alle forniture
    > esterne.
    >
    >
    > e allora ha ragione Spallino!

    No. Spallino dice che la legge chiede SOLO quello, mentre il documento citato sopra spiega chiaramente che l'articolo dei contratti è fatto per garantire che pure i soggetti non obbligati ad applicare la legge (i privati) debbano comunque applicarla quando forniscono qualcosa alle PA e questo obbigo deve essere contrattualizzato, pena nullità del contratto.

    > @scano > Ovvero, premesso che le PA devono farlo
    > direttamente,
    >
    > cosa?

    Fornire servizi accessibili: sono i soggetti destinatari della legge (art. 3 legge 4/2004).

    > @scano > nel caso si rivolgano a terzi allora è
    > necessario obbligare il fornitore a garantire
    > l'accessibilità visto che il fornitore (privato)
    > non è tra i destinatari della legge (ovvero,
    > secondo l'art. 3, le PA sono obbligate ad
    > applicarlo, il privato
    > no...).
    >
    > mica tanto chiaro ...
    >
    > Ma cosa dici?

    L'ho spiegato sopra.
  • Scano: Spallino dice che la legge chiede SOLO quello, mentre il documento citato sopra spiega chiaramente che l'articolo dei contratti è fatto per garantire che pure i soggetti non obbligati ad applicare la legge (i privati) debbano comunque applicarla quando forniscono qualcosa alle PA e questo obbigo deve essere contrattualizzato, pena nullità del contratto.

    Ma in quale passo? Dove lo dice? Io non l'ho trovato.
    non+autenticato
  • - Scritto da: ale
    > Scano: Spallino dice che la legge chiede SOLO
    > quello, mentre il documento citato sopra spiega
    > chiaramente che l'articolo dei contratti è fatto
    > per garantire che pure i soggetti non obbligati
    > ad applicare la legge (i privati) debbano
    > comunque applicarla quando forniscono qualcosa
    > alle PA e questo obbigo deve essere
    > contrattualizzato, pena nullità del
    > contratto.
    >
    > Ma in quale passo? Dove lo dice? Io non l'ho
    > trovato.

    Basta leggere tutti gli articoli, non solo il 4. Basta leggere le finalità della legge, i destinatari e leggere il 4 specifico per i siti Web quando questi vengono forniti tramite contratto.
  • Ma scusa, prima dici che la risposta sta nei quaderni del CNIPA, io ti cheido dove e tu mi dici ^nella legge^? E io continuo a chiedere, dove sta scritto che la legge si applica anche al di fuori del caso dei contratti?
    non+autenticato
  • Confusione ( e perplessità) per i non addetti.
    Ho un sitarello, non sono esperto in programmazione, ma sono riuscito a farlo col metodo grafico un pò leggendo qua e là sulle righe del sorgente che si veniva a creare ed alcuni testi specifici, ho inserito alcune piccole modifiche e soluzioni, che la grafica non dava in automatico.
    A volte però apro qualche sito più professionale. Haimè si apre la pagina bianca perchè il browser che uso di solito non ha macromedia. Apro allora Firefox che però non apre un accidente perchè ho di default bloccato gli script. Allora dò il consenso agli script (fidandomi). Finalmente vedo qualcosa, navigo un pò, vi sono dei pdf da scaricare: clicco...niente. Vi sono foto, pare siano ingrandibili poichè si attiva il cursore, ma non succede niente anche se faccio clik.
    Oppure apro un altro sito sicuramete professionale con i soliti script. Ho la ADSL non molto veloce e impiego un sacco di tempo prima di veder qualcosa.
    Io non so programmare in Java, ma il mio sito si apre velocemente, metto un file di musica (licenza libera segnalata) apro la musica e la sento, metto file pdf e li scarico, qualche filmato che ho fatto io e non vi sono problemi: uso solo html.
    Domanda: i siti che mi impastano il sitema sono professionali, sicuramente perchè per fare script occorre conoscere linguaggi...
    Ma... poi occorre ADSL veloce, e magari impostazioni ultra moderne... A che pro?
    Tenendo presente che non tutti hanno computer aggiornatissimi e ADSL extra, impostazioni ottimizzate, spesso si devono accontentare di 56 K o meno...
    Preciso, non sono un tecnico informatico, le mie domande sono quelle di un non esperto, quindi sono perplesso.
    Forse certi programmatori vogliono fare i grandiosi?
    O vi sono incongruenze con gli standard?
  • se il tre per cento delle (sole) homepage della PA e' riconosciuto accessibile perche' negare l'evidenza che i requisiti tecnici della legge stanca sono stati un'arma sbagliata per diffondere la cultura dell'accessibilita' nella PA?

    perche' non utilizzare una legge molto piu' snella ed efficace come la Legge n. 67 del marzo 2006 e puntare sulla comunicazione e l'interazione diretta con l'utenza finale?

    vedi per approfondimenti:

    http://scaccoalweb.vnunet.it/2008/05/lettera-apert...

    enrico scevro di polemica
    non+autenticato
  • - Scritto da: enrico bisenzi
    > se il tre per cento delle (sole) homepage della
    > PA e' riconosciuto accessibile perche' negare
    > l'evidenza che i requisiti tecnici della legge
    > stanca sono stati un'arma sbagliata per
    > diffondere la cultura dell'accessibilita' nella
    > PA?

    piuttosto porrei l'accento sul fatto che NESSUNO controlla l'applicazione della legge, come sempre succede in Italia.
    La legge Stanca sarebbe un ottima legge, SE fosse applicata e controllata. Provate a interagire con dirigenti pubblici e vedrete come si approcciano a queste tematiche...
    non+autenticato
  • > piuttosto porrei l'accento sul fatto che NESSUNO
    > controlla l'applicazione della legge, come sempre
    > succede in
    > Italia.

    Esatto, proprio quel che dice De Vanna...
    non+autenticato
  • - Scritto da: pollicino
    > > piuttosto porrei l'accento sul fatto che NESSUNO
    > > controlla l'applicazione della legge, come
    > sempre
    > > succede in
    > > Italia.
    >
    > Esatto, proprio quel che dice De Vanna...

    Appunto.
  • - Scritto da: enrico bisenzi
    > se il tre per cento delle (sole) homepage della
    > PA e' riconosciuto accessibile perche' negare
    > l'evidenza che i requisiti tecnici della legge
    > stanca sono stati un'arma sbagliata per
    > diffondere la cultura dell'accessibilita' nella
    > PA?

    Assolutamente no. Per la prima volta c'è una legge seria che pone dei requisiti chiari. Se i dirigenti della P.A. non la applicano, non è certo colpa della legge.

    > perche' non utilizzare una legge molto piu'
    > snella ed efficace come la Legge n. 67 del marzo
    > 2006 e puntare sulla comunicazione e
    > l'interazione diretta con l'utenza finale?

    La 67/2006 la conosco bene (se cerchi su google, forse sono stato il primo a dedicarne articoli e riferimenti a convegni pubblici), ma il punto è che il cittadino non si mette a fare causa alla PA, e neppure le associazioni di disabili.
  • Pongo una domandina...SE fai una legge,per quanto buona, sapendo a priori che nessuno la osservera',cosa la fai a fare?
    Per dimostrare che ne sai?Che sei li e lavori?
    La cosa da fare era produrre,come e' stato fatto, una legge per quanto possibile ben fatta,viste le loro capacita' a volte davvero limitate di conoscere la materia per cui legiferano,poi assicurarsi che VENGA ATTUATA!
    Che senso ha fare leggi che sai non attueranno mai?Che senso ha lasciare che sia...sempre...ben sapendo che le PA devono essere prese a calci nel culo per muoversi?
    Tutto questo ha il sapore di una presa per il culo..."visto? le legge c'e'! L'ho fatta!Visto che bravo? e Tu piantala di spakkare le palle...ora la legge c'e' e quindi finiscila di rompere".
    E rimaniamo come prima...al solito...e la colpa e' di tutti e di nessuno, come sempre.
    non+autenticato
  • - Scritto da: Ricky
    > Pongo una domandina...SE fai una legge,per quanto
    > buona, sapendo a priori che nessuno la
    > osservera',cosa la fai a
    > fare?

    Come fai a sapere a priori che non verrà applicata?
    Nel primo PDL erano previsti dei richiami:
    http://www.senato.it/leg/14/BGT/Schede/Ddliter/188...

    > Per dimostrare che ne sai?Che sei li e lavori?
    > La cosa da fare era produrre,come e' stato fatto,
    > una legge per quanto possibile ben fatta,viste le
    > loro capacita' a volte davvero limitate di
    > conoscere la materia per cui legiferano,poi
    > assicurarsi che VENGA
    > ATTUATA!

    Il problema è che abbiamo una costituzione in cui all'art. 117 comma 2 assegna allo Stato il solo compito di dare principi generali, mentre lascia agli enti locali la possibilità di autocontrollarsi/autonormarsi. In questo caso ad esempio una struttura come il CNIPA può vigilare sulle PA centrali ma non su regioni, province e comuni che devono vigilarsi da soli (non solo per questa legge ma anche per altri argomenti eh).

    > Che senso ha fare leggi che sai non attueranno
    > mai?Che senso ha lasciare che sia...sempre...ben
    > sapendo che le PA devono essere prese a calci nel
    > culo per
    > muoversi?

    Per questo il nuovo min. Funzione Pubblica ha promesso i calci... non è compito del tecnico, ma del politico adattare la norma per renderla applicabile.

    > Tutto questo ha il sapore di una presa per il
    > culo..."visto? le legge c'e'! L'ho fatta!Visto
    > che bravo? e Tu piantala di spakkare le
    > palle...ora la legge c'e' e quindi finiscila di
    > rompere".
    > E rimaniamo come prima...al solito...e la colpa
    > e' di tutti e di nessuno, come
    > sempre.

    La colpa è di chi non la applica, ovvero di chi non ha il buon senso (come PA) di garantire a tutti gli utenti la possibilità di accesso ai servizi. L'ignoranza o la non volontà di fare le cose non è normabile, così come non possiamo normare il buon senso.
  • - Scritto da: enrico bisenzi
    > se il tre per cento delle (sole) homepage della
    > PA e' riconosciuto accessibile perche' negare
    > l'evidenza che i requisiti tecnici della legge
    > stanca sono stati un'arma sbagliata per
    > diffondere la cultura dell'accessibilita' nella
    > PA?

    se tutte le città superano i limiti di inquinanti in aria perche' negare l'evidenza che le soglie fissate dalle leggi sull'inquinamento sono sbagliate?

    > perche' non utilizzare una legge molto piu'
    > snella ed efficace come la Legge n. 67 del marzo
    > 2006 e puntare sulla comunicazione e
    > l'interazione diretta con l'utenza finale?

    perche' non abbassare le soglie e puntare a respirare aria inquinata ma non troppo rispettando pero' la soglia abbassata?
    non+autenticato
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