mafe de baggis

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La forma del web condiziona la user experience. Cambiare siti e interfacce per cambiare l'immagine dell'azienda. La semplicitÓ? Paga

Milano - 1. Ricevi una bella mail da VolareWeb che ti dice "ehi, se prenoti entro domani sera hai il 50% di sconto". Ci pensi un po', vai sul sito, provi a vedere quanto costa un volo per Bari e non ti sembra che ci sia una gran convenienza. Guardi meglio e in home page c'è un enorme banner rotante che hai ovviamente ignorato. Se clicchi sul banner e provi a prenotare da lì, ecco che hai il tuo sconto.

2. Prenoti un treno sul sito Ferrovie dello Stato e non hai un prezzo finché non scegli una tariffa da un menu a tendina dove l'unica voce comprensibile è "Standard" (quella scontata è "Amica", ci si può arrivare, ma acquistare un biglietto con Amica non è facilissimo).

3. Compri online un volo Ryanair e se proprio non dedichi al form tutta la tua attenzione ti ritrovi ad aver comprato l'assicurazione medica e di viaggio (utilità molto vicino allo zero) e ad aver pagato il supplemento per imbarcare il bagaglio anche se viaggi solo con uno zaino. Lo spiegano bene Luca Conti e Claudio Vaccaro con il post Ryanair: low cost a danno dei clienti.
Esperienze di questo tipo sono abbastanza comuni in rete: troppo spesso acquistare qualcosa online è inutilmente complicato, sempre più spesso le complicazioni vanno a vantaggio di chi vende. Ma si tratta di dolo o di semplice disinteresse per la qualità della user experience? In una situazione in cui il web design è ancora un'arte padroneggiata da pochi, non si può escludere a priori che errori come quello di VolareWeb dipendano più dalle rigidità del sistema di prenotazione che da una precisa volontà di fregare il cliente attirato da una promozione.

Il punto diventa quindi un altro: quando si vende online, l'usabilità di un form non è più una "semplice" questione di qualità del servizio e di trasparenza del processo di vendita. I danni di immagine di interfacce di questo tipo, come della difficoltà di trovare le informazioni sui siti, possono essere letali e in alcuni casi arrivare a configurare problemi legali.

Abbassare i costi (e i prezzi di conseguenza) è una buona strategia di vendita, ma bisogna fare attenzione a non abbassare la qualità del servizio oltre la soglia di sopportazione anche del cliente interessato solo a spendere il meno possibile, a partire dal sito che fa da biglietteria. Altrimenti si rischia di finire come MyAir, che ha pecche un po' più gravi di un form poco usabile, al punto di guadagnarsi il badge "my air, my più".

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40 Commenti alla Notizia NoLogo/ MyPi¨
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  • E' dai tempi della prima bolla (1999/2001) che si parla di usabilità delle form di prenotazione / adesione / pagamento online e degli impatti sul buiness dei vari siti che li ofrrono.

    E' un tema ben sviscerato e discusso dagli specialisti, per il quale esistono esperienze, raccomandazioni e linee guida più o meno consolidate e perfino una letteratura (!). Anche in Italia vi sono stati e vi sono ancora buoni esempi sul tema.

    Non capisco bene dove voglia andare questo articolo. Parla di un tema 'caldo' a cui sono dedicati interi siti, ma cita solo dei blog che non hanno nulla a che fare con l'argomento (l'autoreferenzialità di molti blogger italiani è davvero noiosa), e le solite note cose sul sistema di prenotazione di Trenitalia.

    Peraltro mette insieme in modo un po' superficiale processi che hanno 'problemi' o 'caratteristiche' molto diverse tra loro: da una parte ci sono problemi di 'usabilità' pura e semplice, dall'altra ci sono volute e ben pensate modalità di up-selling durante il processo di prenotazione di un volo. Sono due cose completamente diverse.

    In ogni caso form poco usabili o no, sono tutti casi di successo, che crescono molto bene e aumentano le conversioni, compreso il tanto criticato Trenitalia.
  • Anche Dell fa così, e a quanto è stato scritto tempo fa su PI risultava che la cosa fosse voluta...
  • Quei simpaticoni (che ricordo sono già falliti una volta) avevano aperto a settembre finalmente una tratta low cost fra Helsinki (dove vivo) e Milano.
    Tutto contento ho prenotato un volo per tornare in Italia per Natale pagandolo una sciocchezza considerando che era sotto le feste.
    Anche se Milano è scomoda per me, almeno risparmiavo parecchio. Mi sono detto, d'ora in poi prenderò solo quello.
    Iniziando a parlarne in giro coi miei amici italiani quassù, scopro che quasi nessuno aveva sentito parlare della nuova tratta low cost. Eppure è gente che viaggia spesso in aereo. Anche i locali non ne avevano sentito parlare (e si che fanno la fila per andare a fare le vacanze in Italia)
    Morale della favola? Hanno cancellato la tratta dopo solo 4 mesi dall'apertura!!!! "Poco produttiva..."
    Ma grazie al ca**o! Se aprite una tratta nuova e non fate NESSUNA pubblicità nel paese dove andrete nonostante le potenzialità, come potete sperare di riempirli i voli?
    E così grazie a questi geni del marketing mi tocca di nuovo spendere un casino per l'aereo.
    Arrabbiato
    non+autenticato
  • Di Ryan e di MyAir se ne parla da anni su zingarate.com dove viene spiegato, anche come evitare le freguature di Ryan durante la prenotazione del volo.

    La campagna "my più my air" è partita da lì, dove c'è un tracker sulle malefatte della compagnia.

    Ovviamente, non sono blogger fighetti che nessuno conosce, e si danno le pacche sulle spalle tra di loro. Sono un portale 2.0 fatto dagli utenti che parla a milioni di utenti.

    Curioso il fatto che chi riempie di fuffa "2.0" le pagine di punto informatico, poi non conosce chi davvero fa social netowrking in Italia.
    non+autenticato
  • beh ma MAFE parla appunto di marketing... se zingarate non fa marketing... che senso ha parlarne in questo contesto?
    MeX
    16897
  • Il marketing non c'entra. La conoscenza delle fonti si.
    Nell'articolo si citano e si linkano come fonti dei blog dove si parla dei trabocchetti di Ryanair e si linka in modo anonimo una delle tante tag nate dal "My Più My Air".

    Ebbene tutte quelle informazioni sono da tempo disponibili e discusse dalla comunità degli utenti di zingarate.com.
    Anche il "my più my air" usato nel titolo dell'articolo, è partito da lì, ed è partito proprio nel 2006 dagli utenti incazzati nel forum di zingarate, fino a diventare un piccolo movimento che gira per il web nostrano.

    http://www.zingarate.com/forum/viewtopic.php?t=240...

    L'autrice cita altre fonti, come sempre i soliti blogger del quartierino, ma non l'originale e soprattutto la community che ha fatto nascere e che ancora porta avanti quell'iniziativa.
    non+autenticato
  • - Scritto da: viaggiatore lowcost

    > Ebbene tutte quelle informazioni sono da tempo
    > disponibili e discusse dalla comunità degli
    > utenti di
    > zingarate.com.

    Grazie per la dritta, hai ragione.
    non+autenticato
  • non mi era chiaro ti riferissi alle fonti, pensavo lamentassi semplicemente ceh mafe non citasse zingarate, come ha detto anche lei... hai ragioneOcchiolino
    MeX
    16897
  • un bell'articolo...

    solo una precisazione:
    Abbassare i costi (e i prezzi di conseguenza) è una buona strategia di vendita

    da quando in qua nel mercato liberista/capitalista il prezzo ha un qualche legame consequenziale rispetto ai costi?

    in genere si abbassano i costi non per abbassare i prezzi ma per massimizzare il profitto (non è forse questa l'essenza del capitalismo?)...

    poi ci sono le cosiddette vendite a prezzi sottocosto...

    e le politiche di prezzo per penetrare in un mercato...

    ecc. ecc. gli esempi si sprecano...

    saluti
    non+autenticato
  • > in genere si abbassano i costi non per abbassare
    > i prezzi ma per massimizzare il profitto (non è
    > forse questa l'essenza del
    > capitalismo?)...

    se il mio prodotto costa di meno posso fare un prezzo più basso e vendo di più, quindi incasso di più.
    Inoltre se taglio i costi del 30% e riduco il prezzo del 20% ecco che prendo 2 piccioni con una favaOcchiolino
    MeX
    16897
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