CitizenNews inciamperÓ sulle leggi italiane?

di Giovanni Maria Riccio e Guido Scorza - Il progetto rivoluzionario di Googletube potrebbe dar vita ad una nuova era dell'informazione globale. Ma la normativa italiana non sembra proprio fatta per certe innovazioni

Roma - Gli innovatori seriali di Big G hanno messo a segno un altro colpo rivoluzionario: Citizen news, un canale di informazione globale su YouTube che potrà contare su una redazione diffusa di milioni di giornalisti o aspiranti tali.
Informazioni da tutto il mondo, confezionate in casa attraverso una telecamera digitale, una webcam o piuttosto un videofonino e fatte rimbalzare, in tempo reale, in ogni più remoto angolo del mondo interconnesso grazie alla forza amplificatrice di YouTube, il più grande UGC del mondo.

Citizen News promette di rivoluzionare e sconvolgere il sistema dell'informazione tradizionale più di quanto internet non abbia fatto sin qui: da oggi - anzi ormai da qualche giorno - chiunque ha la possibilità concreta di raccontare ciò che gli accade attorno rivolgendosi ad un pubblico migliaia di volte più ampio di quello cui, sino a ieri, potevano rivolgersi i media mainstream.

Una connessione a internet, un occhio digitale, pochi click e, come per incanto, tutto il mondo conoscerà un'altra verità sulla strage dei monaci tibetani, sugli eccidi in Iraq o, piuttosto, sulle condizioni di vita a Cuba.
Per la prima volta nella storia dell'uomo, la libertà di manifestazione del pensiero sancita dalla Carta fondamentale dei diritti dell'uomo e del cittadino e - per guardare alle cose di casa nostra - dall'art. 21 della Costituzione, diviene concreta e cessa di soffrire dei vincoli e degli ostacoli legati alla limitatezza delle risorse di comunicazione.
In una famosa sentenza del 6 luglio 1960, n. 59, nel difendere la legittimità della disciplina nazionale sul servizio pubblico radiotelevisivo, i giudici della Corte Costituzionale scrivevano "che il diritto di libertà di diffusione del pensiero con qualsiasi mezzo, garantito dal primo comma dell'art. 21 Cost., non significa anche diritto di disporre di qualsiasi mezzo di diffusione del pensiero, ma soltanto diritto di diffondere il pensiero con i mezzi disponibili e in quanto disponibili (alla stessa maniera, ad es., che la libertà di domicilio non implica anche il diritto ad avere senz'altro un domicilio)." ed aggiungevano "Il diritto garantito a tutti dall'art. 21 in ordine ai mezzi importa soltanto, da un lato, che lo Stato "non impedisca, con norme, provvedimenti, misure discriminatrici e odiose, l'accesso e il godimento dei mezzi disponibili per la diffusione del pensiero, secondo il regime stabilito dalla legge (ordinaria)"; dall'altro, che lo Stato "provveda, invece, positivamente, ad adottare le norme necessarie perché la possibilità di godimento della televisione sia effettivamente uguale per tutti, senza particolari ingiustificati vantaggi a favore di questa o quella categoria, vantaggi che si riflettono in situazioni impeditive e restrittive per tutte le altre categorie"

Oggi, nell'era di Citizen News e non solo, nessun ordinamento di un Paese civile può più permettersi il lusso di individuare nella limitatezza delle risorse di comunicazione un ostacolo al dovere di garantire a tutti i cittadini la piena attuazione della libertà di manifestazione del pensiero.
Nessun dubbio, pertanto, che Citizen News vada sostenuto.

Il nuovo canale di YouTube, tuttavia, come ogni novità rivoluzionaria che si affaccia sull'universo telematico, solleva delicate ed importanti questioni giuridiche che appare urgente affrontare e risolvere proprio per garantire a questa iniziativa - ed alle tante analoghe che ci si deve augurare vedranno la luce nei prossimi mesi - lunga vita e prosperità.
Su tali questioni è necessaria una riflessione cauta, scevra da manicheismi e idee preconcette sulla quale, con questo contributo, vorremmo solo aprire un dibattito.

Questi i dubbi.

1. La nuova - ormai vecchia - disciplina sull'editoria varata, tra molte polemiche e ripensamenti, con la legge 7 marzo 2001, n. 62 definisce prodotto editoriale "il prodotto realizzato su supporto cartaceo, ivi compreso il libro, o su supporto informatico, destinato alla pubblicazione o, comunque, alla diffusione di informazioni presso il pubblico con ogni mezzo, anche elettronico, o attraverso la radiodiffusione sonora o televisiva, con esclusione dei prodotti discografici o cinematografici".
A prima vista, sembra difficile sottrarre CitizenNews a tale ampia definizione.
La nuova disciplina, d'altro canto, stabilisce per i soggetti esercenti un'attività editoriale l'obbligo di iscriversi nel ROC - Registro degli Operatori della Comunicazione tenuto dall'Autorità Garante delle Comunicazioni - e prevede che ai prodotti editoriali si applichino le disposizioni di cui all'art. 2 e - qualora ne ricorrano i presupposti - 5 della Legge sulla stampa (la "vecchia" legge 8 febbraio 1948, n. 47).
YouTube - o meglio Google che lo possiede e gestisce - è, dunque, tenuto all'iscrizione nel ROC?

Per rispondere alla domanda occorre, tra l'altro, ricordare che la materia - successivamente al varo della citata legge n. 62 del 7 marzo 2001 - ha formato oggetto di un intervento equivoco ed ambiguo in occasione del varo della disciplina italiana in materia di commercio elettronico.

Al comma 3 dell'art. 7 del d. lgs. 70 del 9 aprile 2003 è stato, infatti, previsto che "La registrazione della testata editoriale telematica è obbligatoria esclusivamente per le attività per le quali i prestatori del servizio intendano avvalersi delle provvidenze previste dalla legge 7 marzo 2001, n. 62".
La previsione non convinceva allora e non convince neppure oggi, apparendo inidonea a fare chiarezza e, anzi, suscettibile di accrescere la confusione.

Al riguardo basti pensare che una cosa è il Registro degli operatori della comunicazione oggi tenuto dall'AGCOM ed una cosa sono i registri delle testate da sempre tenuti presso le sezioni sulla stampa dei Tribunali. Il primo è un registro di imprenditori per finalità di finanziamento e di controllo dei "tetti" antitrust, mentre il secondo è un registro di testate istituito con la vecchia legge sulla stampa per finalità completamente diverse di controllo e responsabilità.

Allo stesso modo, proprio con riguardo al ROC, non possono essere taciute le forti polemiche suscitate dalla prima versione del disegno di legge Levi-Prodi, che obbligava all'iscrizione al Registro tutti i gestori di siti internet, blogger inclusi.

2. Chi risponderà dei contenuti trasmessi da Citizen News?
Se si guarda alla direttiva sul commercio elettronico, la responsabilità dovrebbe essere di coloro che forniscono i contenuti. Ma siamo davvero sicuri che nessun giudice sia di altro avviso e ritenga che la questione debba essere regolata dalla disciplina sulla stampa il cui ambito di applicazione ha, ormai, abbracciato anche l'informazione televisiva?

La risposta alla perplessità sollevata al punto precedente a proposito dell'applicabilità a CitizenNews della nuova disciplina sull'editoria e, conseguentemente, di quella sulla stampa condiziona, ovviamente, in modo importante anche la risposta a tale ulteriore dubbio.

Sempre dalla scelta di ritenere o meno applicabile al nuovo canale di informazione di Youtube la disciplina sulla stampa deriva, poi, un'ulteriore perplessità: Citizen News è tenuto all'obbligo di rettifica?
Francamente la rettifica appare uno strumento anacronistico nell'era telematica, ma considerato quanto di recente avvenuto nei tribunali francesi e quali sono state le oscillazioni delle corti sulla rettifica relativa ai contenuti pubblicati in rete, c'è poco da stare sereni.

3. Oggi YouTube - per porsi al riparo dalle contestazioni dei titolari dei diritti - adotta in relazione ai contenuti protetti da diritti d'autore tecnologie di watermark che sebbene all'inizio fossero state accolte con un po' di scetticismo, sembra stiano dando degli ottimi risultati.
Accertare una violazione di altrui diritti di proprietà intellettuale è, tuttavia, assai più semplice che valutare l'effettiva sussistenza di una diffamazione.
Come si comporterà YouTube dinanzi alla notifica di chi assumesse di essere diffamato da un servizio in onda su CitizenNews?
Rimuoverà senza ritardo i contenuti oggetto di contestazione o, per farlo, attenderà un ordine dell'autorità giudiziaria?
Nel primo caso il rischio è che Big G si ritroverebbe presto a mettere il bavaglio alla sua stessa creatura: chiunque, infatti, non voglia che certe verità vadano in giro per il mondo non dovrà far altro che scrivere ai gestori del canale chiedendone la rimozione.
Nel secondo caso, invece, difficile credere che CitizenNews non sarà ben presto destinatario di richieste risarcitorie milionarie da parte di chi sosterrà di esser stato diffamato - a livello planetario - da questa o quella notizia apparsa sul nuovo canale di YouTube e non esser neppure riuscito ad ottenerne la rimozione.

╚ questo, probabilmente, il nodo più complicato da sciogliere su Citizen News e sulla possibilità che, attraverso esso, venga, finalmente, a crearsi un'informazione "dal basso".
Voi che ne pensate? Il dibattito è aperto.

Giovanni Maria Riccio e Guido Scorza
22 Commenti alla Notizia CitizenNews inciamperÓ sulle leggi italiane?
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  • Se il dibattito è aperto, dibattiamo, dico che ne penso, pur entusiasta della iniziativa in sé.

    A parte tutto l'hype sul fatto che blog, web 2.0, youtube e soci siano innovazione... che lascio perdere; lascio perdere anche il fatto che un tutto a tutti, nel mondo, possa essere un errore di targeting (forse in tibet non interesserà un caso di mobbing a San Vendemmiano e viceversa)...

    In effetti tutto forse gira attorno alla qualifica professionale: tutti devono poter fare quel che deve poter fare un giornalista. Tutti però devono poter avere le protezioni, assieme ai doveri di rigore che deve possedere un giornalista.

    Su questo ultimo punto, oltre a mettere in discussione la professione tradizionale (in quanti sono i giornalisti e i giornali che si comportano correttamente? che sono coraggiosi nella ricerca, rigorosi nella citazione delle fonti ecc) direi che l'articolo ovviamente punta tutto sull'erompere della libertà di chi attualmente non ce l'ha, e questo è bello, ma ignorare del tutto che la natura umana è meschina e che al posto della verità ognuno potrebbe dire il falso, denigrare, infangare... o quando va davvero bene in buona fede dire "la propria verità" (ignorando del tutto un metodo documentale corretto e che ci si attenderebbe come tipico di un professionista dell'informazione) ... mi pare quanto meno ingenuo.

    Ad esempio quando "tutto il mondo conoscerà un'altra verità sulla strage dei monaci tibetani, sugli eccidi in Iraq o, piuttosto, sulle condizioni di vita a Cuba." ... cosa impedisce a chi ha tempo, denaro e potere, di fare lo stesso e al contrario? O addirittura di prevenire, di fare disinformazione e propaganda, denigrazione preventiva dove prima si limitava a tacere? Cosa impedisce al mio vicino di alludere (perché questo sicuramente l'ha imparato tanta gente dai giornali... condizionale e allusione) a dei miei "passatempi non proprio innoqui" oppure "poco puliti" (qualunque cosa questo significhi). Disonestà e potere si possono permettere di generare video più che convincenti, tanto come foto o altri generi di documentazione e "riproduzione meccanica della realtà" ... testimonianze, ogni cosa. E allora quando siamo noi ad essere oggetto della diffamazione, non vogliamo forse che ci sia qualcosa che la impedisca?

    Poco mi importa dell'esistenza di un ordine dei giornalisti, di un albo professionale et similia. Mi importa che nessuno possa dire il falso contando sull'impunità che gli deriva dall'essere nel mare caotico della ridondanza. Come sempre la libertà si ferma dove inizia quella di un altro. Affermare il falso e aspettare la smentita lascia tantissimo spazio per la maldicenza, la calunnia, l'allusione non smentita e la popolazione, la massa, si fa presto influenzare da alcune questioni, verificate o meno che siano, come più volte anche su questo giornale è stato verificato (bufale con tanto di postilla che diceva di verificare le fonti e non farsi abbindolare, ricordate?) ... Conosco personalmente gente che sta subendo con calma stoica questo calvario, ma ha delle perdite in attività professionali e di certo serve una scorza dura per non buttarsi giù anche psicologicamente.

    Parlare di leggi "vecchie" tra l'altro corrisponde proprio al genere di corbelleria che la gente si beve volentieri: che diavolo significa "vecchio" ? Vecchio in relazione a cosa? Vecchio non significa obsoleto: il miglioramento si costruisce su una base valida e questa non invecchia ma resta valida se è davvero buona. E allo stesso modo porre la questione della responsabilità (e quindi dell'obbligo di rettrifica, già ora trattato in modo completamente iniquo) come improbabile rende automaticamente un inattendibile guazzabuglio di gossip e acredine ciò che potrebbe essere un contenitore potenzialmente foriero di verità dirompenti ed equilibratrici: se nessuno deve rispondere, che valore ha? Zero! Può postare il dittatore come il vessato (che mi suona assai bene, ma se hanno la stessa credibilità...) ... e addirittura talvolta l'invidioso per far credere che il dittatore esiste dove non esiste (la volpe, l'uva ... e la vendetta dell'invidioso).

    Non basta affermare che una cosa sia vecchia e anacronistica, quando è di fronte a tutti l'evidenza che il meccanismo è sempre lo stesso: che si tratti di due persone che parlano, di un oratore che arringa la folla (ostile o ben disposta), della televisione, del giornale, di un ambiente telematico... una falsità resta una falsità a prescindere da quante persone ci credano. E "c'è poco da stare sereni" solo quando l'obbligo di rettifica non c'è, e non il contrario!

    Il mestiere del giornalista, immagino, è difficile anceh perché si accerta della effettiva sussistenza di un fatto o del suo contrario. Non mi importa niente del fatto che abbia un foglietto che gli permette di esercitare, anzi, depreco questa pratica. Quello che invece elogio è l'ontologia, la correttezza di chi ha l'atteggiamento che si conviene a chi esercita questa attività per professione, vocazione, necessità, attivismo.

    Parlare di bavaglio dice già molto: non va forse imbavagliato chi continua a gridare al lupo quando questo è estinto da secoli? E' vero che imbavagliare chi porta la verità è censura, ma lo stesso bavaglio chiude anche la bocca a chi spara balle fottendosene in toto della Verità, che alla fine di tutto è la sola cosa che qui ci importa (altrimenti che stiamo a discutere di informazione a fare?). Se una Verità è supportata da prove, le richieste di risarcimento non possono che rimbalzare.

    Inoltre ricordavo (e qui non l'ho vista citata) l'obbligatorietà di depositare copia cartacea delle pubblicazioni... ovvio che questo non valga per i video... ma per il resto? Non è stato citato perché è sparito?

    Non vorrei apparire un censore (basti leggere i miei post passati, ultimamente un po' più rari) ... ma proprio per amore dell'informazione e della Verità, lasciare che dei mentitori siano equiparati a persone integre e corrette, mi spaventa: si rischia di sentire azzittite quelle voci di verità da altre voci di falsità che gridano di più, forti del fatto che non sono tenute a smentire.
  • Cosa ti fa presumere che un giornalista sia un baluardo della verita' e non sia asservito a questo o quel potere?

    Cosa ti fa pensare che un giornalista abbia maggiore capacita' di discernimento di un idraulico e maggiore obiettivita'.

    La parzialita' si ha gia' in quali notizie scegliere, per non parlare delle inevitabili chiose su queste notizie che sono, ovviamente parziali, un giornalista non puo' astrarsi da se' stesso, magari ha fatto tutta la vita in un oratorio, e' un cattolico convinto, ha fatto le scuole private di tipo confessionale, come commentera' la notizia che una ragazza di 15 anni ha abortito? La intervistera' e gli chiedera' il brillante, che cosa prova in questo momento? E poi modello BBC chiedera' il parere del medico, dei genitori e poi quello di Ferrara?

    Nelle classifiche liberta' di stampa fatta da organi internazionali e terzi non siamo messi troppo bene vd

    http://www.freedomhouse.org/template.cfm?page=389&...

    potrai notare che siamo poco prima dei semi-free.

    Nessuno ha la verita' in tasca e chi la racconta ha spesso altri fini che non la verita' (come fa un giornale a dire che il cellulare, per ipotesi, fa male se e' pieno della sua pubblicita'?, e dire che le merendine xy sono piene di m...., per lo stesso motivo? Forse i media tranne rare eccezioni si occupano di cavolate proprio perche' non possono suicidarsi nel fare un certo tipo di servizi), l'unico mezzo imperfetto e' quello democratico e del consenso, se tutti ci crediamo anche una balla finisce per essere vera (dirai, una balla e' una balla, sembra evidente ma non e' un sofismo dire cosi', una balla se tutti ci credono e' la verita' di quel momento). Quindi io mi accontento che molti possano esprimere quello che pensano, pretendo tuttavia che ne rispondano. Non sono per le censure preventive. Se uno a dire cavolate paga e caro, la categoria dei cazzari va in fallimento e si estingue quasi.
    non+autenticato
  • - Scritto da: ManyChoices
    > Cosa ti fa presumere che un giornalista sia un
    > baluardo della verita' e non sia asservito a
    > questo o quel
    > potere?

    Nulla e mi dispiace che in tutto quello che ho scritto questo sia quello che hai tratto.
    Non è il giornalista che mi importa, ma il pericolo della diffamazione, che venga da un giornalista o meno, e che si consideri "anacronistico" considerarlo un problema.

    > Cosa ti fa pensare che un giornalista abbia
    > maggiore capacita' di discernimento di un
    > idraulico e maggiore
    > obiettivita'.

    Nulla e mi pare di averlo detto chiaramente: da un giornalista mi aspetto maggior capacità di discernimento ed obiettività, ma non do per scontato che ce le abbia: più che altro dall'idraulico non le pretendo (a meno che non stia stilando una perizia!) ma dal giornalista siSorride
    Ma la mia pretesa non conferisce questa caratteristica al giornalsita, e l'ho detto.

    > La parzialita' si ha gia' in quali notizie
    > scegliere, per non parlare delle inevitabili
    > chiose su queste notizie che sono, ovviamente
    > parziali, un giornalista non puo' astrarsi da se'
    > stesso, magari ha fatto tutta la vita in un
    > oratorio, e' un cattolico convinto, ha fatto le
    > scuole private di tipo confessionale, come
    > commentera' la notizia che una ragazza di 15 anni
    > ha abortito?

    Vorrei che fosse chiaro che in questione non è il giornalista, che ripeto ancora, non mi interessa. Mi interessa che quando uno "fa" il giornalista, sia consapevole che non può diffamare passandola liscia.

    Naturalmente a nulla vale tutto il mio discorso se non può diffamare in italia ma in un altro stato si.

    >La intervistera' e gli chiedera' il
    > brillante, che cosa prova in questo momento? E
    > poi modello BBC chiedera' il parere del medico,
    > dei genitori e poi quello di
    > Ferrara?

    sono pareri e lo stesso può fare un attivista di Indymedia.
    resta il fatto che se c'è una diffamazione che viene riconosciuta come tale, che sia da una parte o dall'altra, non deve passarla liscia.

    spero sia chiaro che per nulla al mondo voglio difendere la categoria.
    Per uno che ci tiene, dico solo: a maggior ragione voi dovreste essere duri e puri

    > Nelle classifiche liberta' di stampa fatta da
    > organi internazionali e terzi non siamo messi
    > troppo bene
    > vd

    lo so

    > Nessuno ha la verita' in tasca e chi la racconta
    > ha spesso altri fini che non la verita' (come fa
    > un giornale a dire che il cellulare, per ipotesi,
    > fa male se e' pieno della sua pubblicita'?

    con dei fatti, delle prove, delle ricerche, altrimenti sta tacendo e capisco che una omissione per alcuni è una menzogna.

    ma un conto è una omissione, un conto una affermazione falsa che rimane impunita alla stregua della verità, quella vera, provata, testimoniata.

    e
    > dire che le merendine xy sono piene di m...., per
    > lo stesso motivo?

    io non sarei autorevole.
    ma se riesco a produrre un documentario come un professionista, a poco importa se non lo sono.
    importa invece se racconto balle, eccome!

    è questo che mi preme, non la categoria, anzi, sono per l'abolizione.

    >Forse i media tranne rare
    > eccezioni si occupano di cavolate proprio perche'
    > non possono suicidarsi nel fare un certo tipo di
    > servizi),

    questo è uno schifo e concordo.
    resta il fatto che cedere sulla diffamazione peggiorerebbe le cose

    >l'unico mezzo imperfetto e' quello
    > democratico e del consenso, se tutti ci crediamo
    > anche una balla finisce per essere vera (dirai,
    > una balla e' una balla, sembra evidente ma non e'
    > un sofismo dire cosi', una balla se tutti ci
    > credono e' la verita' di quel momento).

    mi dispiace, non sono di questa scuola, ma per niente proprio. Una balla è e resta una balla se non viene DIMOSTRATO il contrario (così come un fatto, del resto).

    Dico, non sono della scuola che se l'albero cade nella foresta e non c'è nessuno a vederlo allora non è mai caduto.
    E' caduto eccome, anche se un secondo dopo essere caduto si è polverizzato.

    >Quindi io
    > mi accontento che molti possano esprimere quello
    > che pensano, pretendo tuttavia che ne rispondano.

    e quindi siamo d'accordo quasi del tutto, tenendo soprattutto conto del fatto che in nessun caso ho sostenuto la superiorità del professionista sul non professionista (anzi, odio questa parola e l'abuso che se ne fa, soprattutto di "professionale"...)

    Ciò che rende pericoloso il tutto è che se non è chiaro che diffamare resta molto grave per chi deve rispondere, si rischia un "intanto io dico, poi vedremo se ce la fai a smentire", a prescindere dalla verità del fatto.

    > Non sono per le censure preventive. Se uno a dire
    > cavolate paga e caro, la categoria dei cazzari va
    > in fallimento e si estingue
    > quasi.

    D'accordo, purché paghino davvero, altrimenti resta in piedi - e di brutto.
  • - Nulla e mi dispiace che in tutto quello che ho
    > scritto questo sia quello che hai
    > tratto.

    Ok, chiaro che secondo te non e' solo un iscritto all'albo che puo' parlare. Mi sta benone.

    > >l'unico mezzo imperfetto e' quello
    > > democratico e del consenso, se tutti ci crediamo
    > > anche una balla finisce per essere vera

    > mi dispiace, non sono di questa scuola, ma per
    > niente proprio. Una balla è e resta una balla se
    > non viene DIMOSTRATO il contrario (così come un
    > fatto, del
    > resto).

    Esattamente come previsto (ovvero che avresti detto che una balla e' una balla), ma non ci si puo' fare niente in mancanza di meglio. Ora ci sono cose oggettive, tipo un albero e' caduto nella foresta, se qualcuno dice che non e' vero una balla e' una balla. Ma se io dico che tizio e' una pessima persona? A te a cui ha fregato il portafoglio magari va bene, alla sua mamma che pensa che sia un bravo fiol per niente sono tutte falsita', al suo migliore amico nemmen dato che gli ha fatto un sacco di piaceri ecc. ecc. Insomma non tutto si presta al vero o falso. E poi chi decide che e' vero o falso in via preventiva? Non ne usciamo, mi dispiace. Lasciamo alla democrazia decidere dopo. Quello che dicevo prima sul giornalista si puo' estendere un po' di piu' precisando che attualmente molte notizie verissime non passano, Internet oltre a diffamazione gratuita da' anche una possibilita' in piu' alle verita', o forse meglio a punti di vista diversi, di circolare. E magari sapremmo che avere la fabbrica x vicino non e' una manna dal cielo e che meglio stare attenti perche' e' la stessa che da un'altra parte ha inquinato il territorio e poi se l'e' filata, che comprare un certo tipo di titoli e azioni magari non conviene dato che i conti non tornano ecc ...

    Piu' di tutto torniamo ai sistemi formativi, quello che e' fondamentale e' che tutti sappiano distinguere una buona notizia, ben corredata di fonti dalla fuffa (e magari anche prendersi la briga di incrociarla con altre fonti). Certe catene di Sant'Antonio che ti arrivano e fate circolare imperterrite da secoli sul bambino colla malattia gravissima o altre varie amenita' sono un sintomo di capacita' critica malata e forse incurabile per molti.

    > >Quindi io
    > > mi accontento che molti possano esprimere quello
    > > che pensano, pretendo tuttavia che ne
    > rispondano.
    >
    > e quindi siamo d'accordo quasi del tutto,

    Il punto e' qui, non possiamo minimamente pensare di sequestrare preventivamente tutto quello che puo' costituire corpo contundente o atto ad offendere (cacciaviti, coltelli, catene fai tu). Possiamo solo dire, occhio a quello che fai, se ti becco ti massacro.

    Quindi in un mio post precedente la mia proposta era, ciascuno sia rintracciabile, i tribunali funzionino veramente e poi se diffami, dici menzogne o roba del genere ti pelo, quindi stai bene attento!!! Per il resto siete liberi, ma liberi non deve voler dire irresponsabili. E' l'unica soluzione. Solo che al momento, la rintracciabilita' e' una chimera e i tribunali in Italia funzionano malissimo, senza parlare delle implicazioni trasnazionali, Internet richiede sempre di piu' dei trattati che permettano alle regole di funzionare. Un lavoraccio e per intanto e' ... conquista del west, pistole alla mano e niente sceriffi in giro che possano fare veramente il loro lavoro.
    non+autenticato
  • Caro amico, ti avevo risposto, e non era male.
    ma il forum di PI mi ha fatto scomparire tutta la risposta.

    non pensavo di dover scrivere tutto in un notepad per salvarmi le chiappe... ora mi sono incazzEt Occhiolino e quindi non ho più voglia di riscrivere per benino ^_____^

    il succo del discorso è che siamo sostanzialmente d'accordo solo che tu pesi il pericolo della diffamazione meno di quanto non pesi il potenziale beneficio apportato da una probabile quantità di utilissime fonti mentre io che non nego affatto questa possiblità (anche se ne dubito: oggi in molti potrebbero fare lo stesso come fonti, anche se di poche testate - e non lo fanno per paura) temo la diffamazione molto di più, perché a mia memoria quando la gente si può comportare in modo irresponsabile, lo fa, specialmente se può dare fiato alla bocca per parlar male di qualcuno.

    Scusa il sunto molto terra terra... ma dopo aver scritto tutto a puntino e aver visto che solo per il javascript dei caratteri disponibili mi veniva segato tutto... mi sono girati i cosini...
  • La tua e' una prospettazione accettabile anche se, come correttamente dici, io propendo per i benefici del pluralismo informativo anche perche', come dicevo, credo che non ci sia una maniera utile per scremare preventivamente quello che puo' essere detto o meno senza lasciare troppe zone d'ombra.

    Un esempio: l'accesso al video e' contingentato, quindi c'e' una qualche forma di controllo, bene sentivo un giornale radio stamattina e parlavano di un articolo di Travaglio il quale evidenziava come ieri ci fosse la storia del pestaggio alla Sapienza, delle vicende Rete4 e alcune notizie (che manco mi ricordo piu') che avevano una rilevanza certamente superiore al servizio di apertura sul TG1, quale, sembra i pirati questa piaga sociale italiana dei naviganti in moscone sulle coste dell'Adriatico ...(non ho verificato spero non sia una bufala, ma un giornale radio che cita un articolo di Travaglio che dice di aver visto questo tg di ieri mi sembra abbastanza plausibile e veritiero anche perche' rischia di essere sbugiardato pesantemente).

    Insomma non funziona, si presta troppo al gioco sporco delle censure non per l'amore della verita' ma piuttosto il contrario. Detto questo non funziona, al momento, il meccanismo della responsabilita' di cui parlavo io. Almeno non bene come vorrei.
    non+autenticato
  • Intanto c'è l'annoso problema della differenza di adempimenti tra testate on-line e cartacee.Secondo me bisognerebbe adeguare la normativa creando un sistema unico per entrambe, che faciliti i controlli e gli adempimenti.
    Questo già di per sè è un'utopia, se si vanno a leggere gli ultimi "Codici" realizzati dal legislatore per unificare e semplificare si può morire di narcolessia, sono incomprensibili e non semplificano un bel niente, e questo non solo per l'assenza di consulenti informatici, che comunque sarebbero più che utili, ma per la totale ignoranza giuridica di chi li scrive.
    Quanto al caso specifico mi sento di sollevare anche io un problema, ed è quello della riservatezza delle persone eventualmente coinvolte nelle notizie. Voglio dire, una cosa è vedere giustamente denunciate le violenze contro i monaci tibetani, un'altra è essere coinvolti personalmente, per superficialità o incapacità di chi fa il servizio, in un caso di cronaca, magari venendo additati come mostri o violentatori, anche se poi si dovesse scoprire che non è vero nulla, che cosa ne sarebbe della dignità della persona coinvolta? Non so.. secondo voi è giusto deregolamentare tutto in nome dell'informazione?
  • Direi che il rapporto tecnologia/legge risulta per molti profili problematico e in genere quello uomo/tecnologia. E lo e' cosi' tanto che i commenti, pur invocati nell'articolo, latitano.

    Stiamo inventando delle cose che culturalmente non siamo abbastanza recettivi per gestire alla stessa velocita'.

    I legislatori ancora peggio. Anzitutto sono "nazionali", da molte parti sono lenti e spesso sono anagraficamente vecchi (non automaticamente anche dal punto di vista delle competenze tecnologiche ma, nel nostro parlamento ci sono medici, notai, avvocati, pregiudicati ... di tutto ma a informatici siamo scarsi ...).

    Insomma certi aprocci normativi possono essere solo trasnazionali e servirebbe che chi decide si avvalga delle menti migliori e piu' fresche. Putroppo le decisioni vengono spesso prese secondo un banale calcolo: "gli amici ci guadagnano o ci perdono"? E anche le "menti" che devono dare supporto sono arruolate con lo stesso metro, per cui un tizio che ha un pc a casa e la sua informatica e' tutta qui puo' essere tranquillamente arruolato come esperto se e' a spasso e ha le amicizie giuste.

    Nel caso di specie forse l'unica vera proposta da fare e' che l'autore sia rintracciabile, quindi metodi di registrazione certi (e altrettanto certi sistemi per evitare ritorsioni sui dissidenti, ovvero eccezioni che permettano a chi pubblica di restare nell'anonimato se si ha una richiesta di ritrovare l'autore X o Y e questo ne possa pregiudicare ingiustamente la incolumita' e liberta' personale per puro reato d'opinione di tipo politico). Il modello potrebbe essere quello per cui si registrano i siti con certificati pubblici e con una organizzazione tipo quella DNS dove ci sono vari registrar, uno si presenta li' una volta per tutte con tanto di carta d'identita o comunque qualcosa che lo qualifichi senza dubbio. Quindi no a burocrazia e censure preventive che non hanno piu' senso, troppo faticoso processare le intenzioni e dare via libera a una eventuale responsabilita' successiva (e' appena il caso di dire pero' con una giustizia che funziona, 10 anni per avere ragione in un processo per diffamazione sono tanti ...).

    Del resto come ha osservato qualcuno ormai la rete e' un mezzo grandemente paritario, quindi l'eventuale diffamato ha diritto di replica con evidenza identica a quella del diffamatore.
    non+autenticato
  • Se il politico di turno viene sputtanato davanti a milioni di persone, ha paura.
    Se si scopre che il petrolio aumenta sempre più per motivi strani, le compagnie petrolifere perdono soldi.
    Se si scopre che il ponte sullo stretto e solo una fantasia del nano, così quando muore verrà ricordato per il ponte sullo stretto, fa ridere.
    Se si scopre che la spazztura a Napoli è stata una mossa per fottere gli Çuri all'europa fa schifo.
    potrei continuare per ore ma devo lavorare.
    non+autenticato
  • Per fortuna che siete spariti dal governo... Occhiolino
    non+autenticato
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