
Quanto deciso dal giudice, di fatto ricalca l'accordo che Microsoft aveva già raggiunto con il Dipartimento di Giustizia e nove stati federali, aggiungendovi alcune novità senza peraltro stravolgerne il senso. Sul piano legale ora queste novità verranno integrate nell'accordo e nei prossimi giorni la versione "riscritta" verrà definitivamente approvata dalla Corte.
Al primo punto dell'intesa c'è il divieto per Microsoft di imporre o fare pressioni sui costruttori di computer affinché privilegino il software dell'azienda a quello dei suoi competitor. In altre parole, Microsoft non potrà modificare gli accordi di licenza per Windows con questi soggetti per dare un ruolo centrale ai propri altri software. In questo senso Microsoft dovrà attenersi ad un accordo di licenza uniforme valido per tutti i costruttori e che non potrà essere modificato per ottenere indebiti vantaggi di mercato.
All'azienda si richiede anche un nuovo livello di trasparenza. D'ora in poi, infatti, Microsoft dovrà rilasciare ad alcuni soggetti autorizzati, come i costruttori, la documentazione e le API necessari a consentire alle softwarehouse rivali di costruire middleware che possa integrarsi con Windows esattamente come avviene per quello Microsoft.
Microsoft dovrà anche consentire ai soggetti riconosciuti dal tribunale come aventi diritto, tutte le informazioni necessarie a garantire interoperabilità e capacità di comunicazione con Windows affinché sia possibile realizzare software che giri in modo nativo nel sistema operativo Microsoft.
L'azienda inoltre non potrà stringere alcun accordo che possa ostacolare la possibilità per i soggetti aventi diritto di sviluppare, utilizzare, distribuire o promuovere qualsiasi software che competa con la piattaforma Microsoft.
Agli utenti finali Microsoft dovrà garantire la possibilità di rimuovere qualsiasi prodotto Microsoft residente su Windows nonché di eliminare qualsiasi funzionalità automatica legata al funzionamento di prodotti Microsoft in Windows. Agli utenti, Microsoft dovrà anche garantire la possibilità di utilizzare come "predefinito" software prodotto da terzi in sostituzione di quello proposto da Microsoft.
Tutto questo, secondo la sentenza, dovrà essere garantito anche dall'attenta supervisione sulle operazioni Microsoft che sarà svolta dai rappresentanti dell'accusa.