Luca Annunziata
mercoledė 4 giugno 2008

Se l'Italia fosse fibra e fosse wireless

Cosa serve al Paese? Punto Informatico ne parla con due esponenti del mondo accademico e dell'impresa

Roma - WiFi, WiMax, 3G, fibra ottica: sono almeno quattro i fronti di sviluppo possibili per le telecomunicazioni, ma non è detto che insieme possano garantire lo sviluppo delle reti, anzi, qualcosa potrebbe, e forse dovrebbe, perdersi per strada. Puntare su una singola risorsa avrebbe il vantaggio di far convergere gli investimenti, ma non è detto che la soluzione passi soltanto per la connettività senza fili o la fibra.

Se diversi tipi di clienti e diverse aree del paese potrebbero avere diverse esigenze, quel che è ormai condiviso da più parti è che nell'attuale quadro economico sia impossibile pensare ancora ad una concorrenza infrastrutturale sul mercato: "Avrebbe senso, per esempio, che anche in aree ad alta densità come Milano ci siano due reti in fibra ottica concorrenti? - si domanda il professor Alfonso Fuggetta, CEO del CEFRIEL - Ha senso duplicare gli investimenti per una stessa tecnologia sullo stesso territorio?".

Forse è giunto il momento che il mercato cambi, per fare spazio a quello che da più parti è auspicato come "un nuovo monopolio". Detta così potrebbe suonare male, ma la realtà è che probabilmente una concorrenza infrastrutturale sul mercato italiano è diventata impossibile: "Il modello di competizione attuale ha condotto alla situazione attuale - chiarisce a Punto Informatico Stefano Quintarelli, imprenditore e celebre esperto telco - Divora troppe risorse per il reale mercato disponibile".
"La rete fissa sta subendo una sorta di malattia degenerativa - continua Quintarelli - Comincia a morire l'ultimo pezzo, le linee fisse vengono disdette e mancano i ricavi: per ogni abbonato perso Telecom perde il doppio, perché oltre al guadagno che scompare deve anche continuare a provvedere alla manutenzione della rete".

La marcia trionfale della telefonia mobile, unita a tutta la tecnologia introdotta nel campo delle telecomunicazioni negli ultimi anni, genera una emorragia quasi inarrestabile: "Lo stesso discorso vale per il VoIP - spiega Quintarelli - Tutto quello che porta valore verso il cliente è un sorta di problema; la tecnologia in generale tende a trasferire valore all'utente al di fuori del perimetro dell'operatore, mentre a quest'ultimo restano i costi".

Sono diverse le soluzioni per questo problema che si profilano all'orizzonte: è indubbio che all'incumbent, o a chiunque gestisca le reti, andranno trasferiti in qualche modo una parte dei ricavi dei servizi per garantire la manutenzione. Fuggetta, tuttavia, mette in guardia dalla soluzione più ovvia, sovvenzionare l'operatore che gestisce la maggior parte della rete: "Il metodo tedesco non può funzionare, gli incentivi ad un unico operatore sarebbero una distorsione: la rete deve diventare una struttura aperta, e lo stato deve intervenire nella maniera più appropriata per garantire la corretta competizione sul mercato".
CONDIVIDI: