Alfonso Maruccia

P2P non autorizzato? Un quiz e passa la paura

L'industria si lamenta querula, il Missouri risponde pretendendo dai propri studenti la presa d'atto delle leggi sul copyright prima di andare in rete. L'industria, così, si lamenta di meno

Roma - In certe università statunitensi le pensano tutte pur di non dover finire nelle infami liste di prescrizione di RIAA nella sua perdurante guerra al file sharing dei contenuti sui network degli atenei. Alla University of Science and Technology, situata non lontano dalla regione montuosa degli Ozarks, Missouri, il contentino alle major prende la forma di un quiz a premi, dove il premio è il diritto alla connessione e le domande vertono su DMCA, leggi sul copyright e argomenti correlati.

Sei quesiti costituiscono l'ostacolo imprescindibile che gli studenti devono superare per avere garantite sei ore d'accesso ai software peer-to-peer installati sui computer. In pratica ogni domanda vale un'ora, ma il test va superato per intero pena l'impossibilità di fruire di P2P.

L'introduzione del quiz va vista come una conseguenza della crescente pressione dei discografici sugli istituti educativi, considerati una ideale prima linea nella lotta alla distribuzione digitale non autorizzata: se i futuri cittadini americani scaricano già all'università, questa l'idea forte propagandata dall'industria, a maggior ragione continueranno a farlo una volta divenuti parte attiva della società e a quel punto si potrà dire addio all'intero business musicale statunitense.
I risultati pratici del quiz sulle effettive abitudini di download degli studenti non sono ad oggi noti, ma il personale della UST assicura di aver sperimentato quantomeno una drastica riduzione delle pretese legali delle major: Tim Doty, membro dello staff che si occupa dei sistemi di sicurezza dell'istituto, sostiene di aver visto scendere le famose "letterine" di RIAA per l'infrazione di copyright dalle 200 dell'anno accademico 2006/07 alle 8 dell'anno in corso.

"Permettiamo ancora l'accesso al P2P" dice Doty, "ma in maniera controllata. Offriamo agli studenti le informazioni necessarie per prendere una decisione con cognizione di causa". L'università ha insomma trovato un modo elegante e formalmente ineccepibile per lavarsi le mani della faccenda e rendere edotti i condivisori sul fatto che la responsabilità della condotta di rete è esclusivamente di loro pertinenza.

Per chi, una volta superato il test ed effettuato l'accesso ai software di sharing risultasse impenitente nell'opera di condivisione, le pene prevedono la perdita del diritto alla connessione, multe pecuniarie, obbligo di servizio civile a favore della comunità o addirittura la sospensione dai corsi di studio. Senza considerare, naturalmente, il pericolo di vedersi convocare da RIAA per l'ennesima denuncia.

A essere particolarmente compiaciuti degli sforzi della UST, naturalmente, sono gli uomini dell'industria: Jonathan Lamy, portavoce di RIAA, apprezza la volontà dell'università tesa nell'insegnare agli studenti i principi della legge sul copyright. "Quello che abbiamo scoperto - continua Lamy - è che la strada più efficace è un approccio completo che preveda una combinazione di strumenti: l'innovazione dei programmi educativi, modi legali per fruire dei contenuti musicali e tool tecnologici per prevenire un uso improprio dei network dei campus in prima istanza".

Alfonso Maruccia
12 Commenti alla Notizia P2P non autorizzato? Un quiz e passa la paura
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  • Quello che vogliono è la registrazione di tutti quelli che , coglioni che non sono altro, accettano certe richieste.
    Ma se vogliamo fare i pignoli, nessuno è tenuto a dare i propri dati, infatti non esiste alcuna legislazione in tal senso.

    america = branco di pazzi
  • Interessante misura, per 2 motivi:
    1. Para il sedere alle università, che possono scaricare tutta la colpa sugli utenti.
    2. Para anche il sedere agli studenti, in quanto questo "test" viene percepito come una legalizzazione ed ufficializzazione dell'utilizzo del mezzo p2p. Quindi, una volta passato l'esame( del cui, come diceva un utente poco sopra, si sapranno le risposte poche ore dopo la sua messa in atto) lo studente si sentirà libero di scaricare quello che vuole.

    Insomma, alla fine ci guadagnano tutti tranne la RIAA.A bocca aperta
    Gliel'hanno messo nel sedere senza che neppure se ne accorgesse. Rotola dal ridere
  • già, quello è il mio pensiero...

    e per quelli che dicono che questa mossa dell'università non è un bene, e che quindi le università fanno schifo, vorrei vedere se qualcuno chiedesse ad una università italiana di recapitare una lettera da parte della RIAA agli studenti si tira indietro o viene fuori con una genialata come quella del test qui sopra...
    ho qualche dubbio...
    non+autenticato
  • ammazza che zozzeria
    non+autenticato
  • Che bello!
    Finalmente.
    Ci voleva.

    Finchè si portano a scuola armi automatiche e droghe pesanti, è ancora tollerabile.
    Ma se si scarica Harry Potter senza pagare la donna più ricca del Regno Unito, allora si tratta veramente di una piaga sociale da estirpare con tutta la forza.

    Che bello il capitalismo degenerato!
    Che bella l'Economia del Mercato degli schiavi!

    Voglio andare in America!!!!!!!!!!!!

    Occhiolino
    non+autenticato
  • ma sono ridicoli. stanno facendo una guerra a colpi di qualsiasi mezzo però con poche facili domandine mi concedono (a cranio) 6 ore di p2p: in 6 ore di p2p faccio già centinaia di euro di "danni" all'industria discografica. questo dimostra quanto il danno creato dal p2p sia irrilevante e quanto sono perfettamente coscienti che non lo fermeranno MAI.
    non+autenticato
  • Tieni conto che buona parte degli americani è ignorante come pecore e quei test li passeranno solo il 10% degli studenti, quindi hai 90% in meno di danni.. sempre "per loro"
    Che poi sta roba funzioni o sia come "quanti anni hai" nella home page dei siti porno è da vedere
    Wolf01
    3342
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