Redditi online, spazio all'Operazione Chiarezza

di Ernesto Belisario e Guido Scorza - E' giusto pubblicare online i dati dei dirigenti pubblici come prevede l'Operazione Trasparenza del ministro Brunetta? Significa rispettare le regole? E quei dati sono davvero significativi?

Roma - Nei giorni scorsi si è fatto un gran parlare dell'Operazione Trasparenza lanciata dal Ministro Brunetta, anche se nessuno ne conosce con esattezza i termini in mancanza della pubblicazione del provvedimento con il quale la stessa è stata disposta.
Da quanto è dato comprendere dalle dichiarazioni rese dal Ministro nella conferenza stampa del 24 maggio, tuttavia, l'Operazione dovrebbe consistere nella pubblicazione sul sito internet del Ministero per la Pubblica Amministrazione e l'Innovazione dei dati del personale, organigrammi, numero dei dirigenti, retribuzioni lorde, telefono, email e curriculum vitae dei dirigenti nonché dei tassi di assenza per ufficio.
Con una lettera dello scorso 30 maggio, inoltre, il Ministro Brunetta ha invitato i suoi colleghi di Governo a seguire l'esempio.

L'idea è buona ma le modalità con cui è stata attuata lasciano perplessi, soprattutto perché l'iniziativa cade a poche settimane di distanza dal gran baccano sollevato dalla pubblicazione on-line dei redditi dei contribuenti italiani e dalla decisione con la quale il Garante per la Privacy ha accertato l'illegittimità del provvedimento con il quale il Direttore Generale dell'Agenzia aveva disposto la pubblicazione degli elenchi.
In quell'occasione - lo ricorderanno i lettori di Punto Informatico - si disse che il fatto che i dati dei redditi dei contribuenti italiani fossero pubblici non ne legittimava, comunque, la pubblicazione online.

Oggi, il Ministro Brunetta, nel lanciare la sua "Operazione Trasparenza" dichiara di agire nel rispetto della disciplina vigente e delle indicazioni del Garante per la protezione dei dati personali.
Difficile contraddirlo in assenza di un provvedimento che chiarisca quali dati esattamente formeranno oggetto di pubblicazione e con quali modalità e, soprattutto, in mancanza di una richiesta di parere formale al Garante che, sin qui, sembra essersi limitato ad "annuire tacitamente con il capo".
Proviamo a vederci chiaro lanciando - ci sia consentito un gioco di parole - una "Operazione Chiarezza".
La disciplina sulla privacy stabilisce - lo ha ricordato il Garante nel citato provvedimento nel Caso redditi online -che le pubbliche amministrazioni possano procedere alla comunicazione e diffusione di dati personali solo ed esclusivamente quando previsto da una norma di legge e con le modalità e nei termini da essa dettati.
In tale contesto è evidente che in assenza di un'adeguata copertura normativa l'iniziativa del Ministro Brunetta - per quanto giusta e meritevole di approvazione - non potrebbe aver seguito ponendosi, altrimenti, in contrasto con la vigente disciplina in materia di Privacy ed imponendo al Garante - così come accaduto nel Caso Redditi on-line - di intervenire per porvi fine.

Vediamo, dunque, cosa dice la legge.
L'art. 54 del Codice dell'Amministrazione Digitale (D. Lgs. n. 82/2005) obbliga - e non già semplicemente permette - le Pubbliche Amministrazioni a pubblicare sul proprio sito internet "l'organigramma, l'articolazione degli uffici, le attribuzioni e l'organizzazione di ciascun ufficio" ma anche "i nomi dei dirigenti responsabili dei singoli uffici" e "l'elenco completo delle caselle di posta elettronica istituzionali attive, specificando anche se si tratta di una casella di posta elettronica certificata".

Nessun dubbio, quindi, sul fatto che la pubblicazione di tali dati, cui il Ministro Brunetta ha annunciato di voler procedere nell'ambito dell'Operazione Trasparenza, sia lecita.
Occorre, tuttavia, chiarire - nell'ambito della nostra piccola Operazione Chiarezza - che, in questo caso, non si tratta di scelte politiche discrezionali ma, più semplicemente, di necessaria applicazione di prescrizioni di legge vigenti.

Tanto per intenderci, non pubblicare questi dati sul sito di ogni Ministero (e, più in generale, di ogni altra PA) costituirebbe un'aperta violazione del Codice dell'Amministrazione Digitale che, per quanto dimenticata, è una legge - peraltro ormai anagraficamente matura - di questo Paese.
In questo senso è difficile comprendere - da un punto di vista giuridico s'intende - il senso dell'invito rivolto dal Ministro Brunetta ai suoi colleghi di Governo affinché seguano il suo esempio e pubblichino tali dati online.
L'invito è fuori posto. Al riguardo, al massimo, si sarebbe potuto comprendere un richiamo al rispetto della normativa vigente. Non bisogna più convincere nessuno sui benefici che cittadini e PA ricaverebbero dall'attuazione del CAD e non è più tempo di discorsi autoreferenziali.
Le norme ci sono ormai: bisogna soltanto farle applicare e, se non danno buona prova di sé, modificarle.

Discorso diverso merita, invece, la questione della pubblicazione delle retribuzioni (lorde) dei dirigenti del Ministero della Pubblica Amministrazione e Innovazione e, nella misura in cui gli altri Ministri raccoglieranno l'invito del collega Brunetta, quelli dei dirigenti di tutti gli altri Ministeri e delle relative strutture collegate.

Al riguardo l'art. 1, comma 593, della Legge Finanziaria 2007 (Legge n. 296/2006) dispone la necessaria e preventiva pubblicazione via web della retribuzione dei dirigenti delle pubbliche amministrazioni il cui incarico sia stato conferito ai sensi dell'art. 19, comma 6, D. Lgs. n. 165/2001 nonché dei consulenti, dei membri di commissioni e di collegi e dei titolari di qualsivoglia incarico corrisposto dallo Stato, da enti pubblici o da società a prevalente partecipazione pubblica non quotate in borsa.

Ancora una volta la legge non permette la pubblicazione on-line delle retribuzioni dei soggetti individuati nella norma ma la impone e, ancora una volta, pertanto, l'Operazione Trasparenza - ammesso che tutti i dirigenti di cui si discute siano stati nominati ai sensi del richiamato comma 6, art. 19, D. Lgs. n. 165/2001 - costituirebbe semplicemente un'Operazione di applicazione della disciplina vigente.

Se, invece, uno o più dei dirigenti cui si riferiscono i redditi già pubblicati o quelli che verranno pubblicati nelle prossime settimane non fosse stato nominato alla stregua della richiamata disposizione, mancherebbe una norma di copertura per l'iniziativa del Ministro Brunetta che, di conseguenza, dovrebbe astenersi dal provvedervi in assenza di esplicito e libero consenso da parte di tutti i dirigenti rilasciato dopo prestazione di adeguata informativa sui termini e le modalità di pubblicazione dei propri redditi.
Il Ministro Brunetta, in effetti, nella sua conferenza stampa ha dichiarato - quasi a mettere le mani avanti - di aver agito con il consenso dei suoi dirigenti, consenso acquisito dopo qualche iniziale "resistenza".
Il consenso prestato da un dirigente nelle mani del suo Ministro, tuttavia, fa sorgere qualche perplessità sotto il profilo della sua effettiva "libertà".

L'Operazione Trasparenza, a regime, dovrebbe vedere la pubblicazione anche dei curricula dei dirigenti e dei dati relativi al raggiungimento degli obiettivi; anche in questo caso l'unica strada praticabile e legittima dal punto di vista giuridico è quella che prevede che l'Amministrazione richieda agli interessati il necessario consenso, così come prescritto dal Codice Privacy.

A voler seguire la strada indicata dal Ministro Brunetta, quindi, appare opportuno dettare regole nuove che chiariscano i rapporti tra il regime di pubblicità e conoscibilità dei dati e la disciplina sulla privacy.

In mancanza, è prevedibile che le iniziative avviate da politici e dirigenti illuminati saranno destinate a fallire perché bloccate dalle difficoltà nell'acquisizione di tutti i consensi necessari e dal contenzioso che potrebbe derivarne.
Frattanto spetta al Garante per la protezione dei dati personali verificare che tutto, nell'ambito dell'Operazione Trasparenza si stia svolgendo effettivamente nel rispetto della disciplina vigente e ciò a tutela della certezza del diritto che non può e non deve essere posta nel dubbio attraverso l'assunzione di posizioni o orientamenti ondivaghi e difficilmente giustificabili in assenza di motivazioni puntuali, rigorose e, soprattutto, trasparenti.

Se la regola dettata dal Codice Privacy è - come il Garante ha insegnato nel Caso Redditi online - che la Pubblica Amministrazione può comunicare o diffondere dati personali solo in presenza di una norma di legge che a ciò la autorizzi e con le modalità previste da detta norma, l'Autorità non può oggi lasciare che in assenza di adeguata copertura normativa - nel solo nome di un generico obiettivo trasparenza - i redditi di migliaia di dirigenti pubblici finiscano on-line in file pdf destinati ad appartenere per sempre alla Rete globale.

Non si tratta di chiedersi se è giusto o ingiusto o, piuttosto, di interrogarsi sull'opportunità politica del gesto ma, semplicemente, di chiarire, una volta di più, che le regole sono regole e che vanno rispettate in ogni contesto e stagione politica.

Ci sia consentita un'ultima annotazione: la pubblicazione delle retribuzioni lorde dei dirigenti dei ministeri italiani riveste ben poca utilità e rischia anzi di risultare fuorviante in assenza della pubblicazione di adeguati indici di misurazione del complesso dei fringe benefits di cui ciascuno di tali soggetti può effettivamente disporre (auto, telefonini, pc, connessione ad internet ecc..).
Operazione Chiarezza appunto.

Ernesto Belisario
Guido Scorza
34 Commenti alla Notizia Redditi online, spazio all'Operazione Chiarezza
Ordina
  • MALGOVERNO NELLA P:A:in quel di Castelraimondo serve maggiore vigilanza e controllo sul territorio(consiglio comunale 12/13-1-2008).Dal febbraio 2002 l’amministrazione comunale tiene,illegittimamente demansionato,estromesso,eliminato dall’ufficio il comandante dei vv.uu;(uno dei quattro dipendenti comunali laureati,di ottima condotta morale e civile,incensurato,senza alcun procedimento penale o giudiziario a carico),sostanzialmente senza fare quasi niente,a spese del contribuente.(Vedere sentenza di condanna del comune, immediatamente esecutiva ex art 282 cpc,in internet,alla voce DEMANSIONAMENTO CAMERINO)
    non+autenticato
  • Una buona notizia, il responsabile della diffusione incontrollata dei redditi degli italiani su internet si è dimesso. Peccato che non mandino in galera Lui e quell'altra ignobile persona di Visco.

    Brava gente questa qui, prima pretende di essere democratica e trasparente con gli altri, poi non applica le direttivedi trasparenza previste per Loro!
  • Ok, i dirigenti sono "esseri ameni" che dirigono (spesso senza competenze vere) persone che producono (spesso schivando gli ordini assurdi dei dirigenti) e beccano un sacco di soldi CON O SENZA un appropiato controllo sulla RESA del loro lavoro.
    E' interessante comunque sapere quanto LORO guadagnano a fronte del NOSTRO LAVORO sottopagato...e' bene avere sempre un certo controllo perche' se qualcuno LIMITA il mio stipendio ma poi si alza di brutto il suo bhe...almeno cosi' lo posso maledire come merita e pensare di cambiare posto di lavoro SE possibile...o piu' verosimilmente magari far valere i miei diritti e quelli di tutti gli altri.
    Ah, dimenticavo...in Italia i lavoratori NON hanno diritti ma solo doveri...
    non+autenticato
  • Invece che saltare da un eccesso all'altro (da una gestione pubblica totalmente fuori controllo, ad una in cui uno non può più neppure rompersi una gamba sciando senza essere sospettato di assenteismo), si può adottare un approccio intermedio.

    L'obiettivo finale non è quello di sapere quanti soldi si mette in tasca Tizio o Caio, e le relative ore effettivamente lavorate; c'è tanta gente nel settore privato che guadagna più dei nostri politici.

    Ai fini pubblici interessa sapere che esiste un ruolo (quello di cui è investito Tizio - che so, ad esempio il Direttore dell'Ufficio XXX), e di tale ruolo:
    - gli obiettivi assegnati e conseguiti;
    - il costo del responsabile;
    - il numero di dipendenti ed il relativo costo complessivo;
    - il numero di collaboratori esterni ed il relativo costo complessivo;
    - il costo delle spese di gestione
    - aggiungerei anche, in qualche forma, il numero ed il grado delle relazioni di parentela rispetto a colleghi e collaboratori nella PA.
    - e di più, aggiungerei anche il numero di cariche ricoperte ed il numero (non il valore) degli stipendi / emolumenti percepiti.

    Qualcuno potrebbe obiettare che in questo modo ci si nasconde dietro ad un dito, in quanto ci vuole poco a scoprire chi ricopra ogni specifico ruolo.

    Ma in realtà alla gente non interessa tanto quanto guadagna il ministro tale o talaltro, ma quanto ci costa in relazione a quanto produce.

    Ovviamente tali dati devono essere pubblicati in modo che sia possibile e facile per chiunque sia interessato lo scaricarli ed analizzarli autonomamente.

    In questo modo diviene possibile confrontare tra loro dirigenti ed uffici più o meno virtuosi.

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    Resta ovviamente il fatto che essendo il cittadino socio della società chiamata Stato, deve avere piena possibilità di accedere ad ogni informazione relativa ai conti della propria azienda, soprattutto per il fatto che questa viene finanziata ogni anno con i suoi soldi.

    Oneri ed onori: le cariche pubbliche sono (o purtroppo occorre dire dovrebbero essere) un riconoscimento all'integrità ed alle capacità delle persone, che in cambio di tale onore devono accettare l'onere della totale trasparenza sul proprio operato (questo include, tra l'altro, tutte le informazioni che possono evidenziare conflitti di interessi e clientelismi).
  • tutti o nessuno, che e' questa storia che solo i pubblici dovrebbero vedersi tali dati pubblicati?
    per i redditi non c''e dubbio: i redditi di tutti o di nessuno. sospetto ci sia incostituzionalita nell'impedire la pubblicazione dei privati se si pubblicano i pubblici.
    tralascio di commentare la campagna stampa attuale che ha aspetti offensivi verso i moltissimi che lavorano con impegno nel pubblico, senza coperture dei politici: guarda caso proprio nelle amministrazioni piu vicine ai politi (ministri) ci sono i casi piu eclatanti di malamministrazione delle risorse.
    per il resto dei dati che si vuole pubblicare (assenteismo, che comprende anche le ferie!!!) anche qui, o tutti o nessuno.
    i privati vogliono leggi agevolate, e poi pensano di pagare quanto vogliono chi volgliono? bene allora trasparenza anche per loro , o niente agevolazioni.
    tutti o nessuno.
    non+autenticato
  • Ma che dici?
    Un privato è un privato. Fa quello che gli pare e non deve rendere di conto a nessuno.
    Un dipendente pubblico no. Il suo stipendio sono i soldi miei e delle mie tasse! E quindi voglio vedere come sono spesi!
    Deluso
    non+autenticato
  • Quindi dal tuo ragionamento i lavoratori pubblici sarebbero tuoi sottoposti.. ma va va...

    Questi sono i discorsi che fanno i commercianti, liberi professionisti ecc.. che evadono le tasse, poi quando gli chiedi i motivi ti rispondono "mi faccio il mazzo e poi devo dare i soldi a loro? Tanto se li mangerebbero e le cose non cambierebbero comunque". Però sono sempre pronti a reclamare i servizi, ad andare al pronto soccorso e pretendere una sanità come si deve ecc... Questa per loro sarebbe la libertà.

    Non sto dicendo che tutti i privati si comportano così, ma questi casi ci sono e finchè in Italia esisteranno persone del genere il Paese andrà sempre peggio.
    non+autenticato
  • - Scritto da: roberto
    > tutti o nessuno, che e' questa storia che solo i
    > pubblici dovrebbero vedersi tali dati
    > pubblicati?
    > per i redditi non c''e dubbio: i redditi di tutti
    > o di nessuno. sospetto ci sia incostituzionalita
    > nell'impedire la pubblicazione dei privati se si
    > pubblicano i
    > pubblici.
    Fesserie. I dipendenti pubblici li pago io, e' giusto che sappia se si fanno 64 giorni di assenze (oltre le ferie) all'anno - come nel ministero di Brunetta - oppure no. Mi sono stufato di pagare le tasse per tutti gli impiegati del ministero delle finanze che fanno gli elettricisti e gli idraulici. A proposito, fatti una passeggiata nei pressi del Ministero, vedrai le impiegate che fanno la spesa al mercatino, gli impiegati che si leggono il giornale al bar, ecc. ecc.


    Le assenze dei dipendenti privati sono solo affari dell'azienda che li ha come dipendenti.

    Per i redditi: altra fesseria. Quello che tu guadagni vendendoti l'argenteria di mamma' o praticando l'antico mestiere di notte non deve interessare a nessuno: quello che interessa e' quanto lo Stato (cioe' io) paghiamo quali persone e perche', a fronte di quale lavoro. Se poi un grand commis ha oltre allo stipendio statale anche la rendita che gli ha lasciato nonno non mi deve interessare.
    non+autenticato
  • i privati ricevono ampie sovvenzioni che paghiamo coi soldi pubblici (nostri, di chi paga le tasse). seguite bene le richieste delle loro organizzazioni (confindustria ecc).
    sarebbe interessante vedere quanti raccomandati, ammanicati politici o dirigenti vari strapagati parassitano i privati, a spese di quelli che invece ci lavorano sotto pressione, e poi in definitiva a spese nostre. in che mondo vivete? questi beccano soldi, non investono, si giocano i soldi in speculazioni, usano sovvenzioni per svilupparsi all'estero coi nostri soldi, sfruttano tutto e poi quando la situazione diventa insostenibile via a chiedere ammortizzatori sociali, sovvenzioni, agevolazioni.
    avete una visione romantica dei privati ben distante da una bella fetta della realta italiana.
    trasparenza anche per loro seno niente sovvenzioni di nessun tipo.

    credete che il rilancio della fiat non ci sia costato? lo sapete che gli hanno permesso discutibili oprazioni di borsa (cioe' di nuovo a spese nostre) per ilancire il oro capitale? e le sovvenzioni in tasse, sconti sui contributi (e noi a pagere coi nostri contributi versati le pensioni per tutti) varie agevolazioni alla rottamazione, irap (cioe' usare a gratis le strutture che il pubblico coi nostri soldi costruisce), ecc. Per non parlare di tutte le esternalizzazioni di costi (inquinamento, trasporti, costi sociali ) che non pagano e ricadono sulla societa'.

    sui redditi stai sbagliando discorso.
    la legge impone la trasparenza per tutti i redditi, sono dati pubblici. perche ciascuno deve poter controllare che non si rubino risorse di tutti evadendo le tasse.
    evadere le tasse e' rubare i soldi di tutti. quindi e' cosa che interessa tutti. questa ovvieta' e' ribadita dalla legge.
    infatti in discussione e' solo la modalita di pubblicazione dei dati dei redditi, che sono comunque da anni visibili sui tabulati nei comuni.
    non+autenticato
  • Ma che cacchio dite! Anche un dipendente di banca viene pagato e da dove credete che vengano quei soldi? Da me, che sono cliente di quella banca! E così x tutti i privati anche loro sono pagati dai soldi MIEI, NOSTRI, non diversamente dai dipendenti pubblici!

    o tutti o nessuno.
    non+autenticato
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