Gaia Bottà

Australia contro l'autolesionismo auricolare

Le autorità invitano ad abbassare il volume dei player musicali e a non abusare delle cuffie: fischiano le orecchie ai giovani australiani

Roma - Percepiscono suoni che altri non avvertono, odono fruscii o ronzii, soffrono di disturbi dell'udito: le istituzioni australiane puntano il dito contro le abitudini scorrette di ascolto della musica, contro l'autolesionismo auricolare dei cittadini.

Entro il 2050, questa la poco incoraggiante previsione dello studio Is Australia Listening? condotto da Australia Hearing, un quarto della popolazione sarà afflitta da disturbi uditivi causati da un abuso di decibel. Un abuso che si concretizza, in primo luogo, nello scorretto utilizzo dei player musicali che, lo dimostrano innumerevoli ricerche, bombardando l'apparato uditivo con note che fanno vibrare le membrane degli australiani e inficiano il funzionamento del senso dell'udito.

Sono mille gli australiani intervistati: più di due terzi di loro ha ammesso di assumere la propria dose di musica attraverso cuffie o auricolari. Il 60 per cento apprezza lo scuotimento che la musica garantisce quando il volume è al di sopra del livello di guardia. Sono soprattutto i più giovani, gli intervistati tra i 18 e i 34 anni, a nutrirsi di musica con regolarità, almeno una volta alla settimana, affollandosi in locali rumorosi o inforcando cuffie o auricolari.
È proprio il gruppo dei più giovani a soffrire di incipienti disturbi all'apparato uditivo: iniziano con gli acufeni, percezione di suoni quali trilli o ronzii, riscontrati dal 60 per cento degli intervistati appartenenti alle fascia d'età dei più giovani, il 16 per cento dei quali ne soffre almeno una volta alla settimana. Può rappresentare il primo campanello d'allarme offerto dall'apparato uditivo, avverte Harvey Dillon, autore dello studio e ricercatore presso i National Acoustic Laboratories, una segnalazione del fatto che qualcosa non quadra nelle abitudini uditive di un individuo.

Sono in pochi a rendersi conto della gravità di queste prime manifestazioni di disagio, sono in pochi a sapere che il senso dell'udito, una volta compromesso, non può più essere recuperato. Per questo motivo gli autori della ricerca e lo stato australiano meditano di mettere in campo delle strategie per sensibilizzare i cittadini e guidarli a stabilire un più salubre rapporto con i player musicali. Non si condurranno campagne aggressive né si colpevolizzerà l'industria dei dispositivi, già disposta a porre sui player dei limitatori di volume, ma si tenterà di agire sul senso di responsabilità dei cittadini, dispensando raccomandazioni: "Se una persona deve alzare la voce o gridare per farsi capire mentre state ascoltando la musica in cuffia - avverte Dillon - significa che il volume è abbastanza alto da poter creare dei danni".

Gaia Bottà
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