Luca Annunziata

Eugene Kaspersky: viaggio in Italia

Inaugurata la sede italiana del noto marchio russo. Punto Informatico ha fatto quattro chiacchiere con il suo patron Eugene, per scoprire la sua visione del web e del problema sicurezza. Parola d'ordine? Meno anonimato in rete

Roma - In un pomeriggio assolato di Trastevere, Eugene Kaspersky non è certo tipo da approcci formali: ci viene ad accogliere alla porta di persona, sorridente e orgoglioso della nuova sede italiana della sua Kaspersky Lab. Una sede che, ci tiene a precisare, non sarà soltanto un avamposto commerciale: la sua, dice, è un'azienda che si occupa di sicurezza e non di marketing. E la sicurezza, spiega, oggi più che mai è un argomento di primo piano nel mondo ICT.

Eugene KasperskySeduti attorno ad un tavolo, tra una battuta e un sorriso Eugene racconta il suo punto di vista sul mondo e su Internet. Dalla nascita dei virus, avvenuta quasi per gioco negli anni in cui non esistevano neppure i personal computer, quando il malware altro non era che subroutine finite non si sa bene come nel codice di programmi finanziari, che finiva per arricchire i programmatori all'insaputa delle banche. E poi c'è stata l'epoca di quelli che definisce hoolingan, i cracker che si divertivano a mettere a soqquadro un computer solo per il gusto di farlo.

"Era un altro mondo, non c'erano soldi in ballo, non c'era Internet: i virus circolavano esclusivamente via floppy disk" ricorda. Poi arrivò Internet, e con la rete arrivarono le email: i virus che circolavano erano ancora degli innocui vermicelli, non c'erano interessi commerciali dietro. "Nei siti web delle aziende non c'era nulla da rubare - spiega - scrivere malware non era ancora un'attività criminale: era più che altro un divertimento".
Poi però i soldi hanno cominciato a circolare davvero: con l'introduzione dei sistemi di trasferimento di denaro e di pagamento online, i malintenzionati hanno visto l'occasione di guadagnare: "Oggi tutto il malware è scritto da criminali professionisti - sentenzia netto - Ci sono ancora hoolingan in circolazione, ma sono talmente pochi rispetto ai malviventi da risultare pressoché invisibili". Chi scrive virus oggi lo fa esclusivamente per profitto.

Il problema, continua Kaspersky, è che oggi il lavoro di chi produce protezioni anti-malware si è fatto complicato: i cattivoni pagano bene, riescono ad assoldare menti brillanti che mettono le proprie competenze al loro servizio. E ci sono persino dei casi, spiega, in cui le varie crew di cracker e virus-writer collaborano tra di loro: quando qualcuno non riesce a scavalcare una protezione, si rivolge agli altri per scoprire che soluzione hanno adottato, in un continuo scambio di favori che non può certo definirsi un circolo virtuoso.

Le centrali di produzione indicate sono sempre le stesse: Stati Uniti, Cina, Russia e Sudamerica. Per ora il grosso della produzione si continua a concentrare sull'ambiente Windows, ma presto - molto presto, assicura - se altri sistemi e device aumenteranno la loro presenza nella vita dei navigatori, ci saranno virus scritti appositamente per ciascuna piattaforma: "Non c'è poi tanta differenza tra scrivere software per uno smartphone o un computer, con qualunque sistema operativo - chiarisce - Ma i delinquenti sono pigri, non hanno voglia di apprendere nuove skill per scrivere virus che potenzialmente sono in grado di colpire pochi sistemi".

Quanti sono i possessori di uno smartphone? Pochi, molti pochi, soprattutto nei paesi dove si scrive la maggioranza del malware. Ma quando si dovessero diffondere, ad esempio in Cina, chi ha interesse nel produrli non tarderà a farlo. Nel mirino, secondo Eugene, molto presto finiranno anche i sistemi di domotica: "Potrebbero diventare un grande problema - avverte - anche se oggi come oggi non sappiamo ancora quale strada prenderanno per l'evoluzione del software". I proprietari di auto, invece, possono dormire sonni relativamente sicuri: "Nella maggior parte dei casi si stratta di sistemi chiusi e realizzati appositamente, e le informazioni sul software non sono di pubblico dominio: in questo modo, le possibilità che qualcuno sfrutti qualche vulnerabilità si riducono al minimo, anche se si tratta di una evenienza che non può essere esclusa del tutto".
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