MediaDefender si converte al P2P?

Il baluardo delle major contro la pirateria sui sistemi di file sharing ci ripensa. Forse. Un poco almeno

Roma - Miracoli della pubblicità: è proprio la prospettiva di disseminare brani musicali con spot e brand incorporati ciò che sembra stia spingendo persino MediaDefender a "convertirsi" alle piattaforme di file sharing. Il perfino è dovuto: come ben sanno i lettori di Punto Informatico, MediaDefender rappresenta da anni l'avanguardia delle major contro quel genere di sistemi di scambio.

Gli ultimi rumors indicano che l'azienda stia iniziando a sperimentare la distribuzione di mp3 legali e caratterizzati dal marchio su sistemi di sharing come LimeWire. L'idea di fondo sarebbe quella di verificare cosa possa portare in termini di redditività una politica di branding via P2P. Un probabile primo passo verso nuove frontiere del marketing.

Visto il passato burrascoso dei rapporti tra MediaDefender e P2P è senz'altro sorprendente apprendere che a detta dell'azienda la nuova idea rappresenta una vittoria per tutti, perché offre agli inserzionisti "accesso ad appassionati di ogni genere" e agli utenti delle piattaforme di scambio la possibilità di "ottenere cosa vogliono, contenuti gratuiti con offerte notevoli e uniche, che si attagliano ai propri gusti".
Se verrà confermato il nuovo modello di business, MediaDefender, il "campione" dell'antiP2P, diventerà una delle molte company dell'industria statunitense che, vista la mala parata nel contrastare la circolazione incontrollata dalle opere, ora cercano di sfruttare l'onda lunga del P2P che trabocca di fan condivisori.
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