UE, i Garanti chiedono la Privacy 2.0

Più potere ai gestori delle reti, più trasparenza su RFID e sicurezza informatica. Più chiarezza nella lotta allo spam, anche quello wireless. Ecco come Articolo 29 spera che cambi la direttiva e-privacy. Gli utenti incrociano le dita

UE, i Garanti chiedono la Privacy 2.0Roma - In un'Unione Europea che sembra aver ormai ceduto tutti i fondamentali della privacy dei cittadini dinanzi alle necessità della sorveglianza e dell'antiterrorismo, risuona alto il richiamo dei Garanti europei per la privacy: le nuove normative europee devono dare più potere di azione e difesa al cittadino, garantire maggiore trasparenza ed estendersi verso fronti, come il wireless, che sono ancora affrontati senza la sufficiente chiarezza.

privacyI Garanti, riuniti nel gruppo Articolo 29, considerato un organismo europeo indipendente, devono far breccia nel muro antiprivacy che è stato edificato in ambito UE a colpi di data retention: la conservazione dei dati di traffico e telefonica è epidemica in Europa. Eppure proprio i Garanti europei della privacy, spiegando che si tratta di una forma di intercettazione, avevano chiesto che venisse considerata del tutto eccezionale. Non sono stati ascoltati ma non demordono, e provano ad effettuare ritocchi mirati sulle normative in vigore.

Articolo 29 si è espresso su un pacchetto di proposte della Commissione Europea per l'aggiornamento delle normative: i Garanti condividono con la Commissione l'idea che l'aggiornamento delle normative debba guardare alle reti informatiche e telematiche "in una prospettiva più ampia". Ciò significa andare a garantire settori come quello degli RFID, i chippetti a radiofrequenza che vanno dilagando nel mondo industriale. L'esempio è di interesse, perché gli RFID, considerati etichette elettroniche, sono citati in quanto utilizzano "reti di comunicazione elettronica disponibili al pubblico" per la veicolazione dei segnali di trasmissione.
Ma i Garanti non si fermano a questo. Chiedono più tutele per la comunicazione, cercando nuove e ulteriori possibilità per i gestori dei network. In particolare si chiede che possano intraprendere azioni legali contro la violazione delle normative nazionali, e l'esempio è quello dello spam, anche quei soggetti che non siano "direttamente colpiti, ma comunque direttamente interessati, quali i provider di servizi Internet". Come noto le leggi antispam europee, proprio come quelle statunitensi, si sono fin qui rivelate del tutto inefficaci nel ridurre la quantità di spam circolante nelle mailbox degli utenti UE. Possono però rivelarsi decisive per portare sotto processo eventuali spammer che venissero individuati, e far sì che chi è stato colpito dalla loro attività possa almeno sperare in una qualche forma di risarcimento. Tra i soggetti che più investono per tenere a bada lo spam sono considerati naturalmente anche i provider, i primi a doversi dotare di strumenti che limitino il più possibile la circolazione di email immondizia sulle proprie reti e verso le mailbox dei propri utenti.

Proprio ai provider, inoltre, i garanti chiedono più trasparenza sulla sicurezza. In particolare si chiede che la normativa emendata includa l'obbligo per i provider di servizi di comunicazione di notificare violazioni e/o rischi per la sicurezza delle reti a tutti gli "utenti" dei servizi di comunicazione elettronica (anziché ai soli "abbonati" a tali servizi). Si tratta di un passo notevole che potrebbe avere effetti importanti sul modo in cui determinati operatori di rete affrontano la questione sicurezza, spesso tralasciata per questioni di costo con effetti a cascata sul buon funzionamento della connettività di tutti.

spamQuesta misura, in sé quasi rivoluzionaria considerando la riservatezza che cala su questo fronte, è però mitigata dal fatto che Articolo 29 chiede che la trasparenza sia associata ad un "approccio equilibrato che tenga conto dei costi e dell'impatto che tali notifiche possono esplicare sull'attività dei provider (ad esempio, in termini di danno di immagine)". Una specifica che dovrà essere messa alla prova, per comprendere quanto possa garantire trasparenza e quanto impattare realmente sulle attività di fornitori "pigri" sul fronte della sicurezza.

Tra le altre cose segnalate da Articolo 29, l'opportunità di integrare la definizione di "sistemi di chiamata" della direttiva 2002/58, affinché siano compresi i sistemi di "comunicazione". Una necessità pensata, spiegano i Garanti, "per tenere conto degli sviluppi tecnologici legati, ad esempio, alla tecnologia Bluetooth, il cui funzionamento è difficilmente assimilabile ad una chiamata sul terminale dell'utente". Un simile ampliamento, a detta di Articolo 29, fornirebbe una "protezione più efficace" nei confronti delle comunicazioni indesiderate, ossia dello spam wireless. "Per lo stesso motivo - concludono i Garanti - l'estensione del "diritto di intraprendere azioni legali" dovrebbe comprendere anche le violazioni dell'articolo 5.3 della direttiva, ossia l'uso e l'installazione, per esempio, di spyware".

(fonte immagini qui e qui)
12 Commenti alla Notizia UE, i Garanti chiedono la Privacy 2.0
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  • Non credo a nulla di tutto ciò che dicono o che vogliono farci credere, non è della sicurezza che l'unione europea, i governi, i politici, le banche e quant'altro, si preoccupano.
    Loro vogliono solo tenerci sotto controllo in tutto e per tutto, a me questo non va bene e non credo esista un modo legale per far si che ciò non avvenga.
    L'unico modo è quello di ribellarsi facendo la voce grossa ( e non solo la voce ).
    Nella legge non credo più,le istituzioni hanno perso tutto il mio rispetto e credo di molti altri cittadini.
    Italiani, europei: SVEGLIAMOCI
    non+autenticato
  • Di per sé, tutto questo polverone che viene sollevato ogni giorno di più potrebbe (credo) essere ridotto drasticamente già da oggi, con le tecnologie di cui disponiamo.

    La soluzione si chiama crittografia, e se vogliamo possiamo anche aggiungerci l'anonimizzazione.

    Personalmente non ho niente da nascondere, come la maggior parte dei cittadini, ma la cosa che mi disturba (come credo tutti) è il fatto che non abbiamo il controllo sull'utilizzo che viene fatto dei nostri dati, e questo se può essere uno stress psicologico per il singolo, è sicuramente un danno economico nell'ambito commerciale.

    Basterebbe che ciascuno di noi si dotasse di una chiave GPG/PGP per proteggere le nostre comunicazioni.
    Per il VOIP e per le chat esistono protocolli crittografici basati sui medesimi e su altri algoritmi.
    Ed in questo modo vengono protetti i contenuti.

    Per proteggere l'identità (anonimizzazione) occorre ricorrere a Tor e similari, ma per questo occorre anche mettere a disposizione un po' di risorse: l'infrastruttura dei (pochi) server esistenti non sarebbe in grado di reggere il carico di un utilizzo così pervasivo.

    La contropartita? Molto probabilmente, per il solo fatto di utilizzare la crittografia finiremmo nel mirino di chi controlla, che assocerebbe il nostro voler proteggere i nostri contenuti all'illegalità dei contenuti stessi.

    D'altra parte non è vietato criptare le proprie comunicazioni, ed anzi la costituzione stessa sancisce l'inviolabilità della corrispondenza e delle comunicazioni.
    Ci proteggeremmo almeno dall'utilizzo dei nostri dati da parte di soggetti non autorizzati.

    Sono convinto che la maggior parte di noi non avrebbe problemi a dimostrare la liceità delle proprie comunicazioni, ma a fronte di un mandato che espliciti per quali motivi le nostre comunicazioni devono essere sottoposte a controllo.

    Insomma, alla fine dipende soprattutto da noi.
  • Pero' chi va a spiegare questi concetti a chi parla di cose come "imeil" e "gugol" (ed ora non ricordo quali altri termini dello stesso tenore ho letto su un foglietto di appunti di un cliente) ?Triste
    non+autenticato
  • Augh,

    illudersi che esista una cosa chiamata "privacy" su Internet è come cercare di passare inosservati NUDI in un Centro Commerciale di Sabato.

    Ho Parlato

    Nilok
    Nilok
    1925
  • Bhe, nudi no, ma con un costume da pagliaccio (con su scritto il nome del negozio) si.
    A prima vista non ti possono riconoscere, ma se vogliono possono tranquillamente risalire a chi ti ha affittato o venduto il costume e quindi a te.
    Questo perchè il più delle volte ci presentiamo nel web pensando di essere nascosti dietro ad un nick o ad un avatar (il costume), ma in realtà quello che più è evidente, a meno che di non essere ossessionati, è che ognuno ha un IP grazie al quale si può risalire a chi lo ha usato
    Wolf01
    3342
  • Tutto parte da chi ti fornisce il servizio! Se lui ti obbliga ad identificarti, e lo fanno anche i concorrenti, allora siamo a cavallo.
    Per me è giustissimo, troppe truffe, troppo spam, troppi bimbiminkia e siti/blog anonimi.
    Anche la legge sull'editoria è una stupidaggine, ma creare delle leggi simili però apportate ai blog secondo me serve.
    non+autenticato
  • NESSUNO dovrebbe arrogarsi il diritto di gestire l'altrui privacy come meglio crede.
    Si puo' capire solo quando hai elementi concreti di dubbio sulla onesta della persona, non a priori!
    Certo, sotto alcuni aspetti controllare tutto e tutti offre vantaggi sulla sicurezza...ma la sicurezza di chi?E chi controlla che gli strumenti cosi' invasivi non vengano usati per interessi privati?
    E poi che impatto ha sulla psiche umana la consapevolezza di non avere piu' un solo istante di SOLITUDINE staccati da tutto e tutti, liberi da controlli.
    Non siamo fatti come dei robot, non possiamo subire simili pressioni, l'unica sicurezza che avremo grazie ai controlli totali e' di sclerare...perdere l'unico bene primario per cui miliardi di persone sino ad ora hanno per so la vita, LA LIBERTA'...
    A questo punto CHI e' il TERRORISTA?da CHI ci dobbiamo difendere?
    non+autenticato
  • Quoto due volte.
  • Quotate quel che volete, alla fine ha ragione chi comanda. E chi comanda veramente non rende certo conto a voi, semmai il contrario.
    non+autenticato
  • - Scritto da: Get Real
    > Quotate quel che volete, alla fine ha ragione chi
    > comanda. E chi comanda veramente non rende certo
    > conto a voi, semmai il
    > contrario.

    Qui siamo in forum,in un forum si discute,si scambiano idee ed opinioni,non conta ne chi ha ragione ne chi alla fine prende le decisioni sugli argomenti di discussione.

    Coinvolgere piu persone possibili in un argomento che si ritiene importante non è futile come potrebbe sembrare,perché forse anche su questi forum ci sono giovani che un giorno forse saranno quel qualcuno che comandaa.
  • - Scritto da: Hiei3600
    > Quoto due volte.
    e tre
  • Un goccia nel mare, è vero.
    Ma sempre meglio di niente...
    non+autenticato