Marco Calamari

Cassandra Crossing/ La Rete non č gratis

di Marco Calamari - Quando vedete quei piccoli form paypal, quei numeri di conti correnti o quegli indirizzi che vi richiedono qualche soldo, utilizzateli. Fatevene un punto d'onore, un'abitudine

Roma - No, tranquilli, non si tratta dell'ennesima spiegazione della differenza tra "Free as a beer" and "Free as in Freedom", tanto cara al mai abbastanza lodato RMS ma di alcune considerazioni sugli effetti che la gratuità d'uso della Rete ha avuto e potrà probabilmente avere in futuro sull'evoluzione della Rete stessa.

Ai tempi di Milnet, Arpanet e NsfNet non esisteva il concetto di "uso" o di "accesso" della Rete; o si era dentro o si era fuori. Eri "dentro" se avevi la fortuna di lavorare in un'università o in un'azienda che aveva l'accesso.
Il "costo" della Rete veniva calcolato sulla base del costo dell'infrastruttura backbone, e ci si meravigliava che le aziende fossero disposte a regalare computer e banda a tutti, trovandone giustificazione nella creazione di un circolo virtuoso altrimenti irrealizzabile di cui tutti beneficiavano, e che era possibile solo perché sfuggiva ai controlli budgetari e dirigenziali.

In Italia nei primi anni 80 solo Olivetti, che metteva a disposizione Olivea (uno dei 12 host backbone di NsfNet), aveva un accesso per i suoi dipendenti; per quello che puo' interessare ai miei 4 lettori essere in Rete nell'86 mi ha cambiato la vita molto più di una laurea, di un master o di una importante esperienza lavorativa.
Ma torniamo al tema di oggi. Il concetto di costo per l'accesso o l'uso della Rete inizia a formarsi, almeno in Italia, dagli anni 90, quando i primi venditori di accesso via modem (che poi hanno assunto la più roboante denominazione di Internet Service Provider) iniziarono a vendere costosi ma non troppo kit di accesso via modem e linea commutata. Molti abitanti della piccola Rete di allora (meno di 200.000 persone nel mondo, meno di 10.000 in Italia) si precipitarono a comprarne uno per soddisfare la propria "fame" di accesso privato e liberamente usabile alla Rete senza dover giocare a rimpiattino o comprare la benevolenza e la complicità degli amministratori di sistema. Io ero allora l'utente numero 8 del mitico provider fiorentino Dadanet.

Nasce così la categoria commerciale ed economica di "costo dell'accesso" alla Rete. Fu un momento di transizione che riuniva il meglio di due epoche; l'antica Rete di amici fidati sempre disposti ad aiutarsi uno con l'altro, amici solo per il fatto di essere in Rete, con la disponibilità di accessi privati, liberi da vincoli aziendali od universitari e relativamente economici.
Dopo poco da questa nuova via di accesso alla Rete, sono arrivate orde di troll, criminali, truffatori, psicopatici od ancora peggio semplici idioti, ma questa è un'altra storia... Non esistevano pero' ancora "servizi" erogati tramite la Rete che avessero un valore d'uso identificabile e separabile dal resto; in Rete si cercavano e si scambiavano informazioni, senza il "pons asinorum" rappresentato dagli allora inesistenti motori di ricerca. Le informazioni venivano messe in Rete prevalentemente come attività volontaria, e con le stesse finalità virtuose venivano scambiate.

Poi sono nati i primi servizi commerciali in Rete. Appare la pubblicità che in presenza di un grande numero di utenti (ma forse ormai è meglio chiamarlo pubblico), diventa un business profittevole. Con il concetto di servizio erogato tramite la Rete appare il valore d'uso del servizio, che genera non un semplice e-commerce di beni materiali ma un ciclo economico fatto solo di bit e completamente contenuto e scambiato nella Rete stessa.

Accadono poi contemporaneamente due fatti apparentemente contraddittori. Da una parte la gente comincia ad essere disposta a pagare per avere accesso o per usare un servizio, una parte della Rete. Dall'altra alcuni ISP iniziano a distribuire accessi gratuiti, seppur inizialmente limitati, ed alcuni fornitori di servizi cominciano a regalarli sistematicamente.
Sono tutti impazziti? Ovviamente no. La pubblicità basta a pagare tutto? Non proprio; la faccenda non è così semplice, perché la Rete non è solo una televisione con più pulsanti.

Il motivo vero, noto ai più ma spesso relegato in un angolo della coscienza, è che gli utenti di accessi e servizi gratuiti in realtà usano servizi a pagamento che non richiedono denaro ma un altro tipo di moneta di scambio fatta di informazioni personali.
Informazioni che sono ben più importanti e di valore del semplice "contatto" pubblicitario.
Informazioni che sono ben più importanti e pericolose perché permettono, una volta opportunamente distillate, di rivelare comportamenti ed abitudini ben più profondi ed intimi degli utenti di questo moderno Paese dei Balocchi di Pinocchio.

Pinocchio, come è ben noto, dopo quella esperienza si trasformo' in un asino ed ebbe seri problemi. Questo parallelo puo' essere facilmente esteso alla maggioranza degli attuali utenti della Rete, che in un orgia di gratuiti divertimenti si sono trasformati da attori e creatori di valore in autentici asini capaci solo di ragliare e consumare prodotti commercialmente preconfezionati.

"I soliti discorsi retro' di un vecchio brontolone" dirà certamente qualcuno dei miei affezionati critici sui Forum di PI. È certamente vero, ma questo non impedisce che contengano un'alta percentuale di verità.

C'è un'alternativa? Si, ma è difficile, l'opposto dell'andazzo appena descritto. È fatta ancora di persone che offrono informazioni e servizi a gratis e su base volontaria.
C'è pero' una differenza importante; non ci sono più le aziende e le università che coprano i costi reali di infrastruttura e del tempo delle persone. È pur vero che questi costi si sono molto abbassati, ma continuano ad esistere e sono di ostacolo a chi magari il tempo sarebbe ben disposto a regalarlo ma con i pochi soldi deve "campare la famiglia".

La morale? Semplicissima: la Rete non è gratis. Va pagata.

Si paga molto salata quando lo si fa con informazioni personali. Si paga vendendo la propria ed altrui privacy a prezzi stracciati, come dimostra il valore crescenti di aziende come Google o Acxis.
Si puo' pero' efficacemente pagarla anche sostenendo chi sulla Rete opera alla vecchia e cavalleresca maniera, e si contenta di pochi spiccioli per coprire le spese.
Percio' affilate il vostro senso critico, od almeno i vostri sensi di colpa, e quando vedete quei piccoli form paypal, quei numeri di conti correnti o quegli indirizzi di casella postale che vi richiedono qualche soldo, utilizzateli.
Fatevene un punto d'onore, un'abitudine.
Sentitevi squallide merdacce profittatrici quando non lo fate.

Quando arrivate alla fine di una sessione proficua e soddisfacente di uso della Rete pensate se l'avete pagata, e come.
Sta anche a voi scegliere. Se vi contentate, continuate pure a bazzicare esclusivamente comunità digitali, oroscopi e Sudoku ed a pagare con pezzi del vostro Io digitale più intimo.
Altrimenti, se usate servizi diversi e più specializzati, guardatevi in fondo alle tasche e tirate fuori qualche spicciolo per dare il vostro contributo alla baracca. Possono essere informazioni o servizi se ne avete di valore, possono essere semplicemente i soldi di una suoneria o di una pizza se non siete particolarmente creativi od ispirati.

Non esistono cose come un pranzo gratuito. Non esiste una Fata Turchina che possa redimere gli asinelli anche se pentiti.
Ascoltate per una volta il grillo saggio, invece di prenderlo a martellate.

La Rete non è gratis, ed un un modo o nell'altro l'avete sempre pagata e continuerete a pagarla. Il modo che sceglierete in futuro potrà in parte guidarne l'evoluzione, e farla forse diventare qualcosa di migliore e di diverso rispetto al Paese dei Balocchi elettronico verso cui oggi sembra essere diretta.

Marco Calamari

Tutte le release di Cassandra Crossing sono disponibili a questo indirizzo
104 Commenti alla Notizia Cassandra Crossing/ La Rete non č gratis
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  • Male non fare
    Paura non avere
    non+autenticato
  • facendo un discorso logico, almeno spero, chi mette il quadratino con paypal sul suo blog lo fa per avere qualche spiccio, volete che poi vada a donare quegli stessi spicci ad un altro blog? quindi possiamo togliere dal gruppo dei donatori quello di chi chiede i soldini. togliamo anche gli studenti squattrinati, lavoratori all'estero, disoccupati in patria, gente che non ha un conto paypal, curiosi che non ritengono cosi' importante quel quadratino ...
    alla fine ci sono i genitori, quindi attenti a quello che scrivete sul blog altrimenti non donano piu' neanche loro (e sarebbe pure ora visto che ormai cio' quarant'anni e ancora mi faccio ricaricare da loro) ...

    a me sta corsa all'elemosina ha stufato, se metti la pubblicita' di google si guadagna in due, se doni con paypal ci si rimette in due, io perdo gli spicci e non ci credo che a te risolvano qualcosa i 2 o i 50 (se sei una vera star) euro in piu' a fine mese.
    non+autenticato
  • L'articolo mi è piaciuto ma nutro seri dubbi circa l'efficacia del "rimedio" proposto nel finale. Non è a colpi di Paypal che si inverte IMHO la tendenza attuale. Così come non tutti debbono trasformarsi in hacker per saper usare un computer, analogamente non tutti sentono questa ribellione interiore verso la profilazione commerciale imperante: molti commenti all'articolo lo testimoniano chiaramente.
    Non si svuota il mare a cucchiaiate...
    Secondo me l'unica speranza, per chi ha a cuore la libertà in rete in senso assoluto, è rappresentata da qualche tipo di rete "parallela" svincolata da internet, tipo una rete mesh a libera partecipazione. In una rete siffatta, tutti ovviamente contribuiscono sia fisicamente, in quanto detentori di un nodo "factotum", sia offrendo contenuti.
    Posso sbagliarmi ma non vedo alternative ragionevoli.
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    Modificato dall' autore il 21 giugno 2008 20.39
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  • ...ho fatto il classico, sono laureato in ingegneria, ho una società di informatica, grosso modo dovrei essere della stessa cilindrata di Calamari, ma tuttavia non ho capito bene il senso dell'articolo, forse un po' prolisso lui, forse un po' stanco io!
    Mi pare intenda dire, correggetemi se sbaglio, che in una rete con un taglio sempre più commerciale e ludico, i pochi siti di qualità indipendenti, autofinanziati e basati sul volontariato meritano uno spontaneo contributo finanziario.
    Giusto.
    Cito: "Quando arrivate alla fine di una sessione proficua e soddisfacente di uso della Rete" e inoltre, lo separo volontariamente: "pensate se l'avete pagata, e come".
    Le mie "sessioni proficue e soddisfacenti di uso della Rete" temo si limitino ad aver trovato qualche freeware di buona qualità, oltre naturalmente a PI che leggo con regolarità da anni.
    Sul freeware ha ragione Calamari, penso "bisogna proprio che gli mandi qualcosa" ma poi vermescamente, lo riconosco, rimuovo.
    Altri siti, tolta Wikipedia (e lì vale di nuovo quanto sopra), che provvedano servizi di qualità, con informazioni esaustive o almeno non frammentarie e imprecise, non me ne vengono in mente: è quasi sempre tutto approssimativo e amatoriale, nel secondo caso magari un po' più preciso, ma non mi sovvengono servizi di livello professionale che già non richiedano qualche forma di abbonamento.
    Oppure, come PI, infarciti di pubblicità, che fortunatamente lo stesso nervo ottico autonomamente filtra, ma questo è un altro discorso, se gli sponsor pagano per annunci non letti e PI resta Free, non diciamoglielo, e ben venga!
    Forse il senso dell'articolo era un po' utopistico, "sosteniamo volontariamente il volontariato", ma alla fine varrebbe il concetto "paghiamo tutti per non dover pagare tutti!"
    Ecco, adesso ho capito quello che non ho capito dell'articolo: che relazione c'è tra privacy e supporto del volontariato?
    In che modo il fatto che io paypalli l'ottimo sito www.ippopotamomonamour.org (non cercatelo, è di fantasia!) potrebbe diminuire il rischio di invasione della mia privacy (a basso livello, da parte dei provider, ad esempio)?
    In effetti non mi piace per principio l'idea che qualcuno sappia che siti ho visitato, ma mi sembra un po' un peccato di orgoglio pensare che veramente a qualcuno di umano possa interessare, se non era qualcosa di illegale ovviamente!
    Più probabilmente, i miei dati finiscono in un calderone statistico, da cui si evincerà che pochissime persone sono inetressate agli ippopotami; nella peggiore delle ipotesi mi troverò pubblicità personalizzate e invece di non guardare la pubblicità di una caffettiera wireless che in base all'IP di chi si connette alla rete locale prepara caffè, cappuccino o cioccolata, non guarderò la pubblicità del sito www.eglielefantichisonoifiglidellaserva.org!!!
    non+autenticato
  • Beh, sul fatto che Wikipedia non sia imprecisa ci sarebbe da discuterne! Io stesso ho messo da molto tempo un paio di note errate in un paio di discussioni, ma pur sempre verosimili, per vedere quanto tempo ci avrebbero messo a levarle da lì...... ebbene, sono ancora online Con la lingua fuori
    Bella roba, il primo che passa scrive quello che vuole, veramente un'enciclopedia coi controfiocchi!
    non+autenticato
  • - Scritto da: bubu
    > Beh, sul fatto che Wikipedia non sia imprecisa ci
    > sarebbe da discuterne! Io stesso ho messo da
    > molto tempo un paio di note errate in un paio di
    > discussioni, ma pur sempre verosimili, per vedere
    > quanto tempo ci avrebbero messo a levarle da
    > lì...... ebbene, sono ancora online
    > Con la lingua fuori
    > Bella roba, il primo che passa scrive quello che
    > vuole, veramente un'enciclopedia coi
    > controfiocchi!

    il senso di andare li a fare MALE invece che fare BENE?

    comunque in una discussione è un conto, nell'articolo è un altro conto.

    e a proposito

    vuoi darcene conto?
    di che articoli si tratta? magari ci si fa un giro a correggere
    non+autenticato
  • - Scritto da: virlinzi
    > il senso di andare li a fare MALE invece che fare
    > BENE?
    >
    > comunque in una discussione è un conto,
    > nell'articolo è un altro
    > conto.
    >
    > e a proposito
    >
    > vuoi darcene conto?
    > di che articoli si tratta? magari ci si fa un
    > giro a
    > correggere


    Non è il fatto di "far male" o "far bene", il punto è che chiunque può andare a modificare o inserire voci completamente errate, anche se ad esempio è in completa buona fede...
    Cmq, l'art. è il "Boeing E787", divertitevi pure a correggere... Con la lingua fuori
    non+autenticato
  • - Scritto da: bubu
    > Beh, sul fatto che Wikipedia non sia imprecisa ci
    > sarebbe da discuterne! Io stesso ho messo da
    > molto tempo un paio di note errate in un paio di
    > discussioni, ma pur sempre verosimili, per vedere
    > quanto tempo ci avrebbero messo a levarle da
    > lì...... ebbene, sono ancora online
    > Con la lingua fuori
    > Bella roba, il primo che passa scrive quello che
    > vuole, veramente un'enciclopedia coi
    > controfiocchi!

    No, bisogna che il primo che passa sia uno str0nzo!
    Uno di quelli che rompono i vetri, scrivono sui muri ....
    non+autenticato
  • Oppure uno di quelli che cercano di "aprire gli occhi" a quancun'altro, levandogli le fette di prosciutto dai suddetti
    non+autenticato
  • Certo, però scrivere articoli errati su Wikipedia, anche solo per testare la "velocità di correzione", non è che mi paia proprio una gran cosa...
  • - Scritto da: the_poet
    > Certo, però scrivere articoli errati su
    > Wikipedia, anche solo per testare la "velocità di
    > correzione", non è che mi paia proprio una gran
    > cosa...

    Allora continua a credere che tutti siano bravi e collaborativi a questo mondo, e basati sulla wiki per trarne dati validi.

    Poi si capisce perché i buoni vengono scambiati per fessi e viceversa.....
  • No, non credo affatto che tutti quelli che su internet partecipano ai forum o alla stessa Wikipedia siano collaborativi, tutt'altro! Anzi sono talmente tanti (presenti anche su PI) che per loro è stato coniato un termine apposito: troll!
  • Hai portato come esempio le tue personali abitudini di navigatore, che non soffrirebbero particolari conseguenze in seguito a un'eventuale (diciamo pure: praticamente certa) profilazione.
    Prendiamo ora la mia personale e forse differente esperienza, ma che sicuramente è comune a tanti altri navigatori. Spesso frequento siti a contenuto politico/religioso, di orientamento, diciamo, "spiccato". Stranamente non ricevo pubbicità mirata in questo senso, come mai? Sarà che questo genere di informazione non riveste, su grande scala, nessun interesse? O sarà piuttosto che il flusso di informazioni aggregate riveste un interesse solo per "utenti" che non hanno alcun interesse nel rivelare le proprie indagini?
    Ricevere proposte commerciali mirate, al confronto, è un'attività del tutto innocente. Nessuno, credo, soffre particolari conseguenze se consuma un prodotto della marca X invece che della marca Y. Nessuno è perseguito purché sia un buon consumatore ligio alle regole del mercato.
  • Tu hai perfettamente ragione, ma vedi, nell'articolo di Calamari si parlava di aspetti economici, per siti e portali prettamente commerciali, e di contribuire spontaneamente al finanziamento di siti di tipo "culturale", gestiti gratuitamente su base volontaria.
    Come ho già detto mi pare che le due cose non siano comparabili, sostanzialmente non hanno interazione e tutto sommato possono tranquillamente viaggiare su binari paralleli.
    Concordo con l'invito di Calamari a dare un contributo (giustamente, lui dice, non solo in denaro ma anche in collaborazione), questo non può che far migliorare la rete.
    Sul fatto del commercio dei profili, suggerivo che potesse persino avere una sua utilità, intendendo SE FATTO IN MODO ONESTO E TRASPARENTE!!!
    Se fatto in forma anonimizzata, in particolare, può essere persino uno strumento di miglioramento della parte commerciale della rete, con campagne più contenute e mirate ai siti che le propongono, più efficaci e meno invasive.
    I profili personalizzati, come giustamente sottolinei, sono molto più sensibili, e penso che ci sia una grave carenza normativa in tal senso.
    Sarebbe utile una legge che restringesse la profilazione a precise categorie merceologiche non sensibili, e che garantisse un "rapporto" obbligatoriamente limitato, tra me e un database magari crittografato, non accessibile per legge ad operatori umani.
    Vero è che, come talvolta successe che poliziotti disonesti abbiano venduto dati riservati ad amici investigatori privati, tuttavia temo che vedersi negato il visto per gli USA per essere abituali frequentatori di un certo sito politico prescinda totalmente da qualsivoglia profilatura, legale o illegale, avvenuta in territorio italiano!
    non+autenticato
  • the grumpy old man strikes back!

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    Codesta volta il vecchiaccio ci viene a raccontare che bisogna pagare internet orpolo' ma non pago la mia flat bimestralmente?
    Ah no the grumpy old man si riferiva ai servizi su internet! Orpolo' di nuovo ma quali servizi? Qualsiasi? Insomma per farla breve oltre ad aver, come ben gia' delineato da altri post, sbrodolato da vecchio brontolone se la prende contro non ben delineati giovinastri che riempiono la sua internet di troll e mostri di vario genere. Che il caduco stilita scriva su un vecchio computer con il monitor a fosfori verdi?
    Signor Calamari ha pensato visto che ormai internet e' in mano ad una orda di barbari scrocconi, di levarsi dagli zebedei lasciando scrivere qualcuno con una opinione meno denigrante e/o delirante?
    Le consiglio di mettersi proprio in mezzo ad una train crossing (che sicuramente abbonderanno dove abita) e aspettare il primo pendolino disteso sui binari.
    non+autenticato
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