Luca Annunziata
venerdì 27 giugno 2008

Il futuro di Bill, 33 anni dopo

William H. Gates III lascia Microsoft per la sua Foundation. Non mancherà di tenere d'occhio i suoi progetti preferiti e resterà proprietario di una fetta importante dell'azienda che ha fondato. E che non ha mancato di frustare quando necessario

Il futuro di Bill, 33 anni dopoRoma - Era il 1975 quando un giovane Bill Gates abbandonava l'Università di Harvard per fondare Microsoft ad Albuquerque assieme al suo compagno di studi Paul Allen. Ci sarebbero voluti soltanto tre anni per arrivare al primo milione di dollari di guadagni, quindici per il primo miliardo. Oggi, 33 anni dopo, Bill Gates è pronto a lasciare anche Microsoft. Un addio che si consuma oggi, ma che per molti aspetti sarà un addio solo a metà.

È vero, Bill lascerà il suo impegno quotidiano in quel di Redmond. Ufficialmente, lo fa per dedicarsi con più attenzione all'attività di beneficenza messa in campo dalla sua fondazione, diretta assieme alla moglie, che punta tra l'altro a migliorare le condizioni di vita nei paesi africani meno sviluppati. Gates, tuttavia, conserverà sia la poltrona di presidente, sia la più grande fetta di azioni Microsoft detenute da un singolo investitore: senza contare il suo impegno nello sviluppo di una branca potenzialmente dirompente della ricerca targata BigM, le interfacce naturali.

Da sempre, il pallino di Gates sono stati i metodi alternativi di input per i personal computer. Non che Bill voglia mandare in soffitta tastiera e mouse: per questi due, per molti anni ancora, ci sarà senz'altro moltissimo spazio sulle scrivanie di mezzo mondo, senza contare che - come sottolineano gli esperti - restano senz'altro due dei metodi più rapidi per inserire informazioni all'interno della memoria di un calcolatore. Quello a cui punta Gates è piuttosto il rilancio della sua visione, che passa attraverso tablet PC e tavolini avveniristici.
Il nuovo impiego di BillDietro i laptop dotati di pennino prodotti da molti marchi di prima grandezza, c'è senza senza dubbio lo zampino di Gates: lui stesso racconta di essere un utente affezionato di un tablet PC, che utilizza per tutto il suo lavoro e grazie al quale ha detto addio alla carta e all'inchiostro. Solo qualche mese fa, durante una conferenza a Berlino, spiegava che anche la figlia ne utilizza uno a scuola, così come tutti i suoi compagni, a dimostrazione di come un computer siffatto possa anche rendere obsoleti i libri di testo.

Poi ci sono le interfacce touch, come quella messa in campo da Apple con il suo iPhone e replicata in grande anche da Microsoft prima con Surface e poi con il muro-lavagna per i businessman. Anche questa è una idea affascinante dal punto di vista tecnologico, e anche in questo caso il contributo di Gates nel suo sviluppo è più che probabile. Bill resterà senz'altro coinvolto in qualche modo nelle attività di questi gruppi di ricerca, anche se il suo ruolo effettivo, al momento, resta un'incognita.
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