Luca Annunziata

Cerf: giù le mani dalla rete

Lo scienziato torna a parlare di net-neutrality. La soluzione auspicata è l'infrastruttura condivisa. E poi, con tutto quel video online...

Roma - Non ha dubbi Vint Cerf, padre del protocollo TCP/IP e tra gli ideatori delle specifiche di Arpanet: la soluzione per una rete neutrale e con acceso garantito a tutti è la separazione tra infrastruttura e servizi. Proprio come accade nel Regno Unito, proprio come in molti auspicano possa accadere presto anche in Italia.

Vint CerfA margine del suo intervento durante il Personal Democracy Forum svoltosi a New York, Cerf torna a parlare della sua visione del futuro della Rete, sia in qualità di evangelist per Internet di Google, sia come personaggio di spicco in grado di tracciare il destino del web: "Non sono convinto che la deregolamentazione sia la giusta soluzione - ha spiegato ai microfoni di BetaNews - Credo invece che una regolamentazione che imponga alle TELCO di condividere la loro infrastruttura, proprio come accaduto con British Telecom nel Regno Unito, potrebbe rivelarsi una soluzione migliore".

In ballo, secondo Cerf, c'è l'accesso stesso ad Internet, che va reso più democratico e più pervasivo che mai per garantire a tutti l'acceso, ma soprattutto per costituire un volano per l'economia. In questa direzione navigano i progetti come Internet For Everyone, di cui è un fervente sostenitore, e in questo senso andrebbe la sua proposta di regolamentazione. Secondo lo scienziato, inoltre, non c'è spazio per soluzioni come il QoS, vale a dire i servizi in grado di modellare il traffico in base alle esigenze dei provider, resi famosi dalla vicenda Comcast.
"QoS non è in grado di garantire quei supposti benefici che i suoi sostenitori suggeriscono - chiarisce Cerf - Perché i servizi di prioritizzazione abbiano un reale impatto sul flusso di traffico di Internet, dovrebbero essere attivi su tutto il tragitto: dal fornitore dei contenuti, attraverso le reti di backbone e infine per l'utente finale". Nessun provider è oggi in grado di garantire questo tipo di controllo, se non stringendo complessi accordi con tutti gli altri provider coinvolti: una impresa non certo semplice.

British Telecom, ricorda poi Cerf, non prevede di stringere alcun patto di questo tipo con chicchessia, e non intende applicare questo tipo di strumenti di regolazione della qualità del servizio sulle sue reti. Una posizione che Cerf esprime a titolo personale e anche a nome di Google, che evidentemente guarda con particolare attenzione alla prospettiva di una Internet a due velocità destinata a diverse categorie di utenti.

Cerf resta dunque sulle sue posizioni storiche riguardo la net-neutrality, che in passato ha già esposto anche dinanzi alle autorità statunitensi. Ma poi torna anche su un altro punto di vista più recente, quello che riguarda la fruizione dei contenuti multimediali attraverso Internet: in particolare i video, che sempre più vanno affermandosi come strumento di comunicazione anche online, potrebbero presto veder mutare il modo in cui gli utenti accedono al servizio.

Niente più streaming, ma download: l'aumento della velocità di accesso presto potrebbe consentire di scaricare ore di filmati in pochi secondi, e dunque il consumatore potrebbe presto preferire un file da riversare sul proprio lettore multimediale personale - portatile o casalingo - dal quale poter accedere in ogni momento al materiale da lui precedentemente selezionato.

Su Internet, inoltre, ci potrebbe anche essere spazio per il broadcasting dei filmati, proprio come accade con la TV tradizionale: un modo "efficiente ed efficace" per trasferire le informazioni da un singolo fornitore ad una moltitudine di riceventi. Un mezzo cioè per alleggerire il carico della Rete, già messo a dura prova dalla sua crescita e dal ritardo con cui il protocollo IPv6 viene introdotto.



Infine, Cerf suggerisce che anche il paradigma della pubblicità sia destinato a mutare. Con i video che si fanno sempre più interattivi, grazie a tecnologie sempre più sofisticate, l'advertising potrebbe non essere più uno strumento calato dall'alto senza distinzione del consumatore che ci si trova davanti. Saranno invece, predice lo scienziato, gli stessi utenti finali a decidere quali pubblicità visualizzare: qualcosa che Google è già in parte in grado di fare oggi sul web, e che qualcuno dunque farà molto presto anche altrove.

Luca Annunziata
6 Commenti alla Notizia Cerf: giù le mani dalla rete
Ordina
  • Augh,

    nonostante ci sia solo da inchinarsi di fronte al "fondatore" di Internet ed il suo costante sostegno a quanto di "buono" potrebbe esserci nel NET, resto BASITO nel constatare la TOTALE assenza di accenni ad una SVOLTa epocale nel campo della "pubblicità".

    Anzi, lui prospetta un futuro sulla stessa "onda" di quanto fino ad ora avvenuto:

    COMUNICAZIONI IMPOSTE

    Le Aziende PAGANO pur di IMPORRE la loro comunicazione.

    Quanto poco desiderata è la lro "pubblicità"?

    Quanto INVASIVA è la loro "comunicazione"?

    Sarà MAI possibile LIBERARCI da questa IMPOSIZIONE?

    Ho parlato

    Nilok
    Nilok
    1925
  • - Scritto da: Nilok
    > Sarà MAI possibile LIBERARCI da questa
    > IMPOSIZIONE?

    Firefox + AdBlock Plus, ora, subito, anzi... almeno ieri!

    > Ho parlato

    Ho risposto

    > Nilok

    Longinous

    Occhiolino
  • Dovremmo spesso ascoltare le parole di persone come lui.

    Peccato che molti nostri stipendiati al governo manco sanno chi e'...
  • - Scritto da: emmeesse
    > Dovremmo spesso ascoltare le parole di persone
    > come
    > lui.
    >
    > Peccato che molti nostri stipendiati al governo
    > manco sanno chi
    > e'...

    Ma anche se lo sapessero, o uno glielo dicesse...che cambierebbe?
    Un Anonimo parlando a un Politico:
    Anonimo: "Vint Cerf è uno degli inventori del TCP/IP!"
    Politico: "Ah, davvero?! l'inventore del TCP/IP... e su che canale lo trasmettono?"

    .... -____-*
    non+autenticato
  • - Scritto da: emmeesse
    > Dovremmo spesso ascoltare le parole di persone
    > come
    > lui.
    >
    > Peccato che molti nostri stipendiati al governo
    > manco sanno chi
    > e'...

    Che dire se non: hai ragione.
    Però nemmeno io lo conoscevo, non son degno di governare il Paese.
    Ancora...
    non+autenticato
  • Il problema che sta alle fondamenta della questione non risiede esclusivamente nella conoscenza del settore IT.
    Ormai abbiamo visto anche a più riprese quanto i nostri politici abbiano dismetichezza con i vari strumenti informatici: Al massimo hanno la segretaria che gli invia le e-mail.
    Di sicuro non mi aspetto che il ministro dell'economia abbia una ferrata esperienza in tal senso, ma da uno che invece se ne dovrebbe occupare per favorire un progresso infrastrutturale italiano, SI ... imprescendibilmente.

    Del resto quando vai a lavorare ti vengono chieste delle competenze no ? Non puoi sperare, se hai fatto il macellaio tutta la vita, di poter essere assunto, senza alcuna esperienza, come direttore di una società che produce circuiti integrati.
    Così come forse è impossibile l'esatto contrario, no ?

    In definitiva fa ridere vedere come spesso i vari ministri italiani siano in realtà buttati li a caso se non in sporadici casi. E questo sarebbe un'esempio da dare alle generazioni future ? Mah ...

    Internet viene vista solo come problema da gestire, non come risorsa da valorizzare.
    Per i politici italiani internet è il mezzo attraverso il quale si esprime la libertà che spesso ha contribuito a sollevare scandali che coinvolgevano i salotti illustri. Rappresenta lo strumento che puo' favorire un confronto discorsivo e quindi, col tempo, la formazione di gruppi di persone con pensiero e sentimenti comuni.
    Alla base di questi gruppi ci sono spesso denunce, esperienze vissute in prima persona, risultati di un governo che ha una vita lunga ormai diversi decenni e che si e' macchiata di noncuranza, nepotismo sfrenato, indifferenza ai bisogni del cittadino. Tutti elementi che ci hanno portato alla situazione stagnante di oggi.

    Internet dovrebbe rappresentare una possibilità di riscatto. L'informazione può viaggiare veloce e riuscire a giungere chiunque senza che essa subisca imbavagliamenti.
    Certo il rischio è quello di incappare in informazioni fasulle, ma se abbiamo la buona abitudine di controllare cio' che leggiamo, il rischio si assottiglia.

    Ma ai nostri politici di 70 anni cosa volete che interessi della rete ? Non se ne sono mai interessati in 10 anni. Perche' dovrebbero cominciare ora ?
    Sono troppo impegnati a tenere in piedi aziende italiane che colano a picco. Oppure a difendersi dalle varie cause intentate e dai magistrati faziosi (dicono loro) oppure, oppure, oppure.
    E così si passa il tempo a tappare le falle di un sistema ormai in decadenza, basato su infrastrutture vecchie e che non vengono rinnovate o che non ottengono nessun finanziamento.
    I soldi dei finanziamenti finiscono chissa' dove. Forse ad Alitalia, forse ad altri ... chissà. Voi lo sapete ?
    Dubito che molti si interessino (me compreso, mea culpa).

    In definitiva e per concludere Internet in Italia non è uno strumento di progresso per chi al progresso dovrebbe pensare. Inutilmente aspettiamo da anni che lo stato si informi e agisca in modo proattivo nei confronti di ciò che e' stato il passato, è il presente , e ha AMPI margini di progresso per il futuro.
    L'unica cosa che si pensa di fare è creare uno strumento di imbavagliamento della rete in modo che sia difficile, se non impossibile, portare alla luce e alle orecchie di tutti le porcate che i nostri rappresentanti hanno fatto in passato o stanno facendo oggi sotto i nostri occhi.
    -----------------------------------------------------------
    Modificato dall' autore il 26 giugno 2008 09.26
    -----------------------------------------------------------