Marco Calamari

Cassandra Crossing/ Privacy, meme e il sonno della ragione

di Marco Calamari - Una decodifica ragionata del dibattito mediatico sulla privacy: etichette strappate e categorie svuotate con orpelli retorici per manipolare e parlarsi addosso

Roma - Il dibattito sulle intercettazioni e sulla "privacy" fatto a colpi di prime pagine e disegni di legge ad hoc, si è ormai esaurito; l'agitazione delle norme pro premier ed anti premier, pro processi ed anti processi, pro falsificatori di bilanci ed anti falsificatori di bilanci è ormai rientrata più o meno silenziosamente nell'alveo degli iter legislativi. Quel che succederà è oggi ancora in parte incerto ma, forse con sorpresa di qualcuno, non sarà nemmeno oggi l'argomento di Cassandra Crossing.

La buriana mediatica che ha accompagnato questo dibattito mi ha infatti un po' sommerso. Come una sensibile telecamera notturna viene completamente abbagliata dai riflettori, così sono stato sia sorpreso che paralizzato dal vedere le prime tre pagine di un quotidiano nazionale completamente dedicate alla "privacy", e seguire intere puntate dei più popolari contenitori televisivi in cui illustri contendenti ne facevano materia di risse verbali.

Questo effetto disabilitante, se da una parte mi ha magari impedito di portare un contributo, dall'altra mi ha permesso di osservare con più distacco l'acceso dibattito, e di notare con maggior chiarezza alcuni fatti più o meno oscuramente intuiti in precedenza.
Intendiamoci, si parlerà di ovvietà di cui qualunque massmediologo o filosofo moderno potrebbe solo sorridere; paragonato invece al livello di approfondimento dei dibattiti visti in televisione, sulle reti sociali o semplicemente durante cene tra amici, sembreranno invece argomenti profondi e concettosi.

Ma prima dobbiamo richiamare alcune nozioni utili...

Parole come etichette: Fred Hoyle, nel suo romanzo "La nuvola nera" fa dire al protagonista Nuvola, che comunica telepaticamente coi suoi simili, una frase che ben riassume il problema di fondo della comunicazione umana: "... voi (umani) comunicate con etichette a cui associate esperienze e stati d'animo; questo è possibile solo tra esseri praticamente identici..." (cito a memoria)

Linguaggio come manipolazione di etichette: Lisp, un linguaggio di programmazione nato insieme alle prime ricerche sull'intelligenza artificiale, realizza operazioni non con numeri o valori logici, ma tramite la manipolazione di liste di oggetti. Questo tipo di elaborazione risulta molto efficace anche nelle ricerche sul linguaggio. Non è un "linguaggio" nel senso comune del termine, ma solo una tecnica di elaborazione di simboli.

Significato come processo condiviso: se le parole sono etichette, il loro significato dove risiede? La risposta classica è che il significato viene formato con l'apprendimento delle nozioni proprie di una cultura, a scuola insomma. Ma descrivere il significato come processo condiviso non deve far perdere di vista che questo processo è dinamico e mutevole, e che è legato al consenso, volontario o condizionato, della maggioranza.

Manipolazione del pensiero tramite il linguaggio: come il buon Orwell aveva esaustivamente e tecnicamente spiegato in "1984" e nella sua appendice dedicata alla Neolingua, il pensiero razionale si forma attraverso il linguaggio, usa le sue categorie per descrivere la realtà. Modificare il linguaggio sopprimendo, alterando o creando nuove categorie o semplicemente modificando il "significato" delle parole, modifica la realtà come percepita ed interpretata dalle persone. Pensiamo al significato della parola "autonomo" prima e dopo gli anni '70. Pensiamo al significato del nome "hacker" in questo e nel precedente millennio.

Meme: "un meme - spiegano i contributor di Wikipedia - è una entità di informazione della cultura umana replicabile da una mente o da un supporto simbolico di memoria - per esempio un libro - ad un'altra mente o supporto. In termini più specifici, un meme è "un'unità auto-propagantesi" di evoluzione culturale, analoga a ciò che il gene è per la genetica. Come l'evoluzione genetica, anche l'evoluzione memetica non può avvenire senza mutazioni".

Manipolazione della realtà tramite l'uso dei media: le tecniche pubblicitarie si sono evolute nella direzione della massima efficacia della manipolazione dei consumatori. Poiché devono convincere esseri mediamente ragionevoli ad agire in contrasto con la logica e la realtà, comprando cose non necessarie e valutando secondo categorie artificiali la soddisfazione di bisogni indotti, devono agire in profondità nel pensiero e nel comportamento cercando di essere sia efficaci che impercettibili, anzi percepite con piacere.
L'amplificazione di notizie lontane ed irrilevanti tramite la ripetizione ed il rinforzo tra un media e l'altro fa sì che si parli non dell'economia reale ma delle condizioni climatiche delle isole Fiji, non dei problemi reali quotidiani ma di quelli inventati e discussi nei salotti televisivi. Anche con questo (ho sentito qualcuno dire "principalmente"?) si costruisce e si cavalca il consenso.

Usando questi strumenti vi propongo la seguente decodifica ragionata (dire "razionale" sarebbe forse pretendere troppo) del dibattito sulla "privacy".

Privacy ed intercettazioni: la querelle si è giocata tra sostenitori dell'uso positivo e motivato delle intercettazioni e difensori della privacy.
Prima di tutto è necessaria la correzione di una falsificazione semantica: non "difensori della privacy" ma semmai "oppositori all'uso delle intercettazioni".
Cosa c'entra la difesa della privacy quando i "difensori" non spendono nemmeno una parola sul decreto Pisanu che continua a far accumulare dati telefonici ed Internet su tutti gli italiani senza che si sappia se, quando e come saranno cancellati?
Che senso ha parlare di difesa della privacy di chi è intercettato (nel 2005 un pur inconcepibile 0,7 per mille degli italiani) e poi tacere che il 100% degli italiani viene sempre intercettato in una maniera così subdola ed efficace che nemmeno Orwell era riuscito ad immaginare?

La parola privacy ha risuonato a lungo nei bar e nelle riunioni intellettuali e salottiere, sui giornali ed in televisione, sulla bocca di politici, magistrati, semplici cittadini.
Ma quale era il suo significato? Di che cosa parlavano? Suonava vuota, come gli oggetti finti in un negozio di mobili, era un codice a barre, un'etichetta staccata e sospinta in giro dal fiato sprecato di discorsi privi di senso o peggio ancora artatamente costruiti.
Era una allegoria dei simboli di un mondo digitale manipolato non col Lisp ma con antichi strumenti propagandistici e dialettici già cari a Cicerone.
La "privacy" che ha imperversato in questi giorni è un meme mutante malefico, prodotto artificialmente per inquinare le menti ed il ragionamento.

Ora la quiete è tornata, e siamo messi come prima. Verso Natale saremo messi anche peggio.

A dicembre avremo un altro decreto "milleproroghe", e gli stessi dotti e convinti difensori della privacy di ieri e di oggi troveranno il modo di infilarci nuovamente una proroga del decreto Pisanu, condita da recepimenti assortiti di direttive e trattati internazionali.
Possibile che anche persone colte e ragionevoli non si accorgano di essere manipolate?
Cecità di massa indotta?
O solo il vecchio ma sempre temibilissimo sonno della ragione?

Marco Calamari

Tutte le release di Cassandra Crossing sono disponibili a questo indirizzo
31 Commenti alla Notizia Cassandra Crossing/ Privacy, meme e il sonno della ragione
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  • prima cosa: complimenti per il bellissimo articolo, a tratti "illuminante" e del tutto condivisibile

    seconda cosa: una possibile "risposta" alle domande conclusive...
    Possibile che anche persone colte e ragionevoli non si accorgano di essere manipolate?
    Cecità di massa indotta?
    O solo il vecchio ma sempre temibilissimo sonno della ragione?


    potrebbe essere anche che gli italiani, oggi, risentano ancora di un male antico ed oscuro, di un archetipo culturale che la nostra coscienza collettiva si trascina dentro da secoli e secoli... il SERVILISMO

    come pecore che seguono il pastore, abbiamo bisogno di qualcuno o qualcosa -sempre peggiore di noi stessi- che ci "comandi", che ci "guidi", a cui poterci sottomettere, che ci dica cosa fare, cosa va bene e cosa va male... re, fascismo, clericalismo, "rappresentanti" politici, ..., fino ai giorni nostri...

    fino a chi, appunto, ci viene a parlare di privacy ma si dimentica del decreto Pisanu e di tante altre cose...
    non+autenticato
  • - Scritto da: CCC
    > prima cosa: complimenti per il bellissimo
    > articolo, a tratti "illuminante" e del tutto
    > condivisibile
    >
    > seconda cosa: una possibile "risposta" alle
    > domande
    > conclusive...
    > Possibile che anche persone colte e
    > ragionevoli non si accorgano di essere
    > manipolate?
    > Cecità di massa indotta?
    > O solo il vecchio ma sempre temibilissimo sonno
    > della
    > ragione?

    >
    > potrebbe essere anche che gli italiani, oggi,
    > risentano ancora di un male antico ed oscuro, di
    > un archetipo culturale che la nostra coscienza
    > collettiva si trascina dentro da secoli e
    > secoli... il
    > SERVILISMO
    >
    > come pecore che seguono il pastore, abbiamo
    > bisogno di qualcuno o qualcosa -sempre peggiore
    > di noi stessi- che ci "comandi", che ci "guidi",
    > a cui poterci sottomettere, che ci dica cosa
    > fare, cosa va bene e cosa va male... re,
    > fascismo, clericalismo, "rappresentanti"
    > politici, ..., fino ai giorni
    > nostri...
    >
    > fino a chi, appunto, ci viene a parlare di
    > privacy ma si dimentica del decreto Pisanu e di
    > tante altre
    > cose...


    Che forse gli italiani siano malati di protagonismo non lo metto in dubbio.
    Ma che questo articolo spari nel mucchio presentando citazioni fini a se stesse e' altramente indubbio.
    Citare sonni della ragione, ricordi di orwelliana natura e telepatici, non mette l'accento su un problema serio, che oggi basta che dici qualcosa di non conveniente ti censurano.
    Detto questo sai c'e' anche parecchio servilismo anche in chi plaude articoli francamente inutili come questi.
    visto che al signor calamari piacciono le citazioni culturali cito a memoria anche io: non esistono padroni ma solo servi che trovano allettante essere cio' difronte ai padroni"
    non+autenticato
  • - Scritto da: Spectator
    > - Scritto da: CCC
    > > prima cosa: complimenti per il bellissimo
    > > articolo, a tratti "illuminante" e del tutto
    > > condivisibile
    > >
    > > seconda cosa: una possibile "risposta" alle
    > > domande
    > > conclusive...
    > > Possibile che anche persone colte e
    > > ragionevoli non si accorgano di essere
    > > manipolate?
    > > Cecità di massa indotta?
    > > O solo il vecchio ma sempre temibilissimo sonno
    > > della
    > > ragione?

    > >
    > > potrebbe essere anche che gli italiani, oggi,
    > > risentano ancora di un male antico ed oscuro, di
    > > un archetipo culturale che la nostra coscienza
    > > collettiva si trascina dentro da secoli e
    > > secoli... il
    > > SERVILISMO
    > >
    > > come pecore che seguono il pastore, abbiamo
    > > bisogno di qualcuno o qualcosa -sempre peggiore
    > > di noi stessi- che ci "comandi", che ci "guidi",
    > > a cui poterci sottomettere, che ci dica cosa
    > > fare, cosa va bene e cosa va male... re,
    > > fascismo, clericalismo, "rappresentanti"
    > > politici, ..., fino ai giorni
    > > nostri...
    > >
    > > fino a chi, appunto, ci viene a parlare di
    > > privacy ma si dimentica del decreto Pisanu e di
    > > tante altre
    > > cose...
    >
    >
    > Che forse gli italiani siano malati di
    > protagonismo non lo metto in dubbio.

    neanche io... mi fa piacere che me lo stai confermando...

    > Ma che questo articolo spari nel mucchio
    > presentando citazioni fini a se stesse e'
    > altramente
    > indubbio.

    su questo ti ho già risposto in altro post...

    > Citare sonni della ragione, ricordi di orwelliana
    > natura e telepatici, non mette l'accento su un
    > problema serio, che oggi basta che dici qualcosa
    > di non conveniente ti
    > censurano.

    ma sei sicuro che lo hai letto l'articolo?

    > Detto questo sai c'e' anche parecchio servilismo
    > anche in chi plaude articoli francamente inutili
    > come
    > questi.

    mah... questa è davvero bella...

    "plaudere" ad un articolo controcorrente dell'egregio calamari, letto da pochi e criticato da tanti, in cui si dicono cose "contro" un certo potere ed un certo modo di esercitarlo, in cui si dicono cose che il 99% degli italiani non condivide (o se se sbatte)...
    questo sarebbe servilismo???

    guarda... di sicuro è molto più un facile servilismo mettersi a criticare questo articolo...

    > visto che al signor calamari piacciono le
    > citazioni culturali cito a memoria anche io: non
    > esistono padroni ma solo servi che trovano
    > allettante essere cio' difronte ai
    > padroni"

    solo che calamari, a differenza di altri, cita a proposito, in un preciso contesto e come pare della sua argomentazione...
    non+autenticato
  • ho consumato la rotellina del mouse e mi ha preso lo scoramento... nel weekend leggerò l'articolo e forse farò un post meno scemo di questoSorride))
    non+autenticato
  • Finalmente si legge qualcosa di utile.
    Grazie
    non+autenticato
  • Articolo francamente noioso, interessante forse dal punto di vista stilistico, del logos e della sua idea.
    Ma sinceramente totalmente inutile.
    Studiare la parola e' un esercizio di stile e piu' leggo questo tristo personaggio e che scriva esclusivamente per leggere quello che scrive ed autocompiacersi.
    Che tristezza trasformare tutta la questione della privacy in un mero esercizio stilistico, facendo vedere che si conosce qualche citazione di qualche romanzo.
    non+autenticato
  • Ok, la trollata la hai fatta.
  • - Scritto da: spectator
    > Articolo francamente noioso, interessante forse
    > dal punto di vista stilistico, del logos e della
    > sua
    > idea.
    > Ma sinceramente totalmente inutile.
    > Studiare la parola e' un esercizio di stile e
    > piu' leggo questo tristo personaggio e che scriva
    > esclusivamente per leggere quello che scrive ed
    > autocompiacersi.
    > Che tristezza trasformare tutta la questione
    > della privacy in un mero esercizio stilistico,
    > facendo vedere che si conosce qualche citazione
    > di qualche
    > romanzo.

    spectator...

    adesso capisco...

    ti chiami così perché passi la vita a far da spettatore guardando la a TV...

    e da buon spectator non stupisce che scrivi le caxxate che scrivi...

    dai torna davanti alla TV... e magari restaci...
    non+autenticato
  • - Scritto da: CCC
    > - Scritto da: spectator
    > > Articolo francamente noioso, interessante forse
    > > dal punto di vista stilistico, del logos e della
    > > sua
    > > idea.
    > > Ma sinceramente totalmente inutile.
    > > Studiare la parola e' un esercizio di stile e
    > > piu' leggo questo tristo personaggio e che
    > scriva
    > > esclusivamente per leggere quello che scrive ed
    > > autocompiacersi.
    > > Che tristezza trasformare tutta la questione
    > > della privacy in un mero esercizio stilistico,
    > > facendo vedere che si conosce qualche citazione
    > > di qualche
    > > romanzo.
    >
    > spectator...
    >
    > adesso capisco...
    >
    > ti chiami così perché passi la vita a far da
    > spettatore guardando la a TV...
    >
    >
    > e da buon spectator non stupisce che scrivi le
    > caxxate che
    > scrivi...
    >
    > dai torna davanti alla TV... e magari restaci...


    offendendomi fai la stessa figura di questo tristo figuro che continua a riempire articoli con citazioni inutili per rendere interessante il nulla sotto forma di vocaboli
    non+autenticato
  • - Scritto da: Spectator
    > - Scritto da: CCC
    > > - Scritto da: spectator
    > > > Articolo francamente noioso, interessante
    > forse
    > > > dal punto di vista stilistico, del logos e
    > della
    > > > sua
    > > > idea.
    > > > Ma sinceramente totalmente inutile.
    > > > Studiare la parola e' un esercizio di stile e
    > > > piu' leggo questo tristo personaggio e che
    > > scriva
    > > > esclusivamente per leggere quello che scrive
    > ed
    > > > autocompiacersi.
    > > > Che tristezza trasformare tutta la questione
    > > > della privacy in un mero esercizio stilistico,
    > > > facendo vedere che si conosce qualche
    > citazione
    > > > di qualche
    > > > romanzo.
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    > > spectator...
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    > > adesso capisco...
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    > > ti chiami così perché passi la vita a far da
    > > spettatore guardando la a TV...
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    > >
    > > e da buon spectator non stupisce che scrivi le
    > > caxxate che
    > > scrivi...
    > >
    > > dai torna davanti alla TV... e magari restaci...
    >
    >
    > offendendomi fai la stessa figura di questo
    > tristo figuro che continua a riempire articoli
    > con citazioni inutili per rendere interessante il
    > nulla sotto forma di
    > vocaboli

    sperando che potessi capire, non ho fatto altro che risponderti usando il tuo stesso linguaggio...
    non+autenticato
  • - Scritto da: CCC
    > - Scritto da: Spectator
    > > - Scritto da: CCC
    > > > - Scritto da: spectator
    > > > > Articolo francamente noioso, interessante
    > > forse
    > > > > dal punto di vista stilistico, del logos e
    > > della
    > > > > sua
    > > > > idea.
    > > > > Ma sinceramente totalmente inutile.
    > > > > Studiare la parola e' un esercizio di
    > stile
    > e
    > > > > piu' leggo questo tristo personaggio e che
    > > > scriva
    > > > > esclusivamente per leggere quello che scrive
    > > ed
    > > > > autocompiacersi.
    > > > > Che tristezza trasformare tutta la questione
    > > > > della privacy in un mero esercizio
    > stilistico,
    > > > > facendo vedere che si conosce qualche
    > > citazione
    > > > > di qualche
    > > > > romanzo.
    > > >
    > > > spectator...
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    > > > adesso capisco...
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    > > > ti chiami così perché passi la vita a far da
    > > > spettatore guardando la a TV...
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    > > > e da buon spectator non stupisce che scrivi le
    > > > caxxate che
    > > > scrivi...
    > > >
    > > > dai torna davanti alla TV... e magari
    > restaci...
    > >
    > >
    > > offendendomi fai la stessa figura di questo
    > > tristo figuro che continua a riempire articoli
    > > con citazioni inutili per rendere interessante
    > il
    > > nulla sotto forma di
    > > vocaboli
    >
    > sperando che potessi capire, non ho fatto altro
    > che risponderti usando il tuo stesso
    > linguaggio...

    non mi pare la mia e' una personale considerazione su un articolo francamente stilistico che non apporta nulla a quanto gia' detto citare orwell o altri autori, non rende interessante la cosa ma solo ridondante e noiosa.
    Che io parlo di metalinguaggio o di problematiche della telepatia di nuvola nera, cosa fa guadagnare a tutto il discorso? NULLA.
    Difendendo a priori questo articolo fai come le galline di maria de filippi...
    cerca di essere costruttivo almeno nella mia critica.
    non+autenticato
  • - Scritto da: Spectator
    > - Scritto da: CCC
    > > - Scritto da: Spectator
    > > > - Scritto da: CCC
    > > > > - Scritto da: spectator
    [...]
    > non mi pare la mia e' una personale
    > considerazione su un articolo francamente
    > stilistico che non apporta nulla a quanto gia'
    > detto citare orwell o altri autori, non rende
    > interessante la cosa ma solo ridondante e
    > noiosa.

    questo è semplicemente il tuo personalissimo punto di vista

    > Che io parlo di metalinguaggio o di problematiche
    > della telepatia di nuvola nera, cosa fa
    > guadagnare a tutto il discorso?
    > NULLA.

    dipende da chi ne parla, come ne parla e in che contesto...
    anche questo è un tuo personalissimo punto di vista, secondo me le citazioni nell'articolo sono pertinenti ed esplicative...
    usare bene (come nell'articolo) citazioni e riferimenti è una tecnica di comunicazione, un ottimo modo di arricchire e rafforzare l'esposizione di una tesi

    > Difendendo a priori questo articolo fai come le
    > galline di maria de
    > filippi...

    toh... a proposito di citazioni... vedo che calamari non è il solo...

    > cerca di essere costruttivo almeno nella mia
    > critica.

    quale critica?
    parli di noia, stile, logos, ... non una parola, nulla di nulla, sui contenuti...
    guardi il dito, parli e "critichi" il dito, ma neanche ti accorgi che sta indicando la luna...
    non+autenticato
  • Spettacolare articolo!
    Da leggere con la cannuccia, succhiandone tutta l'essenza!

    Ma...Marco come si sveglia chi dorme&ragiona generando mostri terribili, gli zombie di sempre(!), che legiferano&producono i milleDL e/o altra(sic!) 'mmonnezza?

    Certo, con articoli come questo, ma...Basta?(erà?)

    'Che te vojo di'!'. Eq.Rif.:
    "1 persona colta e ragionevole + 1 persona colta e ragionevole + ... + 1 persona colta e ragionevole + ... = massaIncolta&Irragionevole"

    Ba'scia'mo le ma'no'
    non+autenticato
  • Dimmi chi ti passa la roba perchè deve essere davvero buona!
    Sorpresa
    non+autenticato
  • Voleva scrivere in maniera originale che il singolo individuo è sempre una persona anche colta e ragionevole, ma quando si unisce in masse socialmente (dis)organizzate diventa un "mostro" irrazionale.
    non+autenticato
  • ci voleva tanto a scriverlo così?A bocca aperta
    non+autenticato
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