massimo mantellini

Contrappunti/ Abbagliante Internet

di Massimo Mantellini - O la rete è fantastica oppure è diabolica ed in grado di distruggere le nostre vite in pochi istanti

Roma - C'è una domanda semplice ed importante che i più illuminati fra i commentatori della rete Internet si pongono di tanto in tanto. La domanda è: quanto tempo è giusto ed utile dedicare alla rete? Come riuscire a trovare il giusto equilibrio fra attività svolte seduti davanti ad un terminale collegato al web e le altre altrettanto necessarie attività sociali e fisiche della nostra vita? Quando - come scriveva molti anni fa un mio vecchio amico da dietro un computer in California - alzarsi dalla sedia ed uscire a zappare l'orto?

Non conosco nessuno, fra quanti si occupano per professione o diletto di Internet come del nuovo paradigma della nostra società, che non si sia almeno una volta posto una domanda simile. Quella di una nuova normalità che tenga conto (come ormai è inevitabile) della rete.

Eppure, nella maggioranza dei casi, la declinazione più frequente di questo nuovo equilibrio è quella estrema della sottolineatura urlata dei grandi rischi da eccesso di rete. O della affermazione aprioristica della rete che rende migliore la nostra vita sempre e comunque. I nostri quotidiani ne sono pieni da anni. Internet come malattia e come pericolo, la bottiglia dell'alcolista senza nemmeno il pudore di nasconderla dietro il divano. Ma anche, di contro, Internet mitizzata e incensata dai media per poi essere, sugli stessi media, ancora una volta e dopo poche pagine, ridotta a pericolosa sindrome da dipendenza capace di rovinare le nostre vite.
È interessante notare come nella rappresentazione dello scenario solo gli estremi vengano compresi: la rete o è fantastica, nell'apologia nota che dedichiamo ad ogni nuova innovazione tecnologica, o è diabolica ed in grado di distruggere le nostre vite in pochi istanti.

Quando qualcuno tenta di ristabilire i corretti chiaroscuri della questione, analizzando pro e contro, cambiamenti epocali indotti dall'uso della rete e pericoli ad essa correlati, invece che essere correttamente citato per il proprio importante contributo, viene immediatamente arruolato nella fila di questo o quello schieramento ed il suo pensiero sezionato e ridotto a macchietta pro o anti qualcosa.

L'ultimo in ordine di tempo finito in questa tela estremista e stato Nicholas Carr il cui più recente articolo sull'Atlantic Monthly è stato molto citato anche sui media italiani. Per il contenuto importante dell'articolo dite voi? No, per il suo titolo, che in italiano suona più o meno cosi: "Google ci sta rendendo stupidi?". E ringraziate l'incauto titolista per il punto di domanda finale.

In realtà l'articolo non parla di Google e della sua eventuale propensione a incidere negativamente sulle nostre povere menti, ma tratta ampiamente e con numerose citazioni scientifiche il cambio di approccio intellettuale che l'uso della rete sembrerebbe indurre nelle nostre vite. Una questione importante che Carr tratta opportunamente senza grandi coinvolgimenti ideologici ponendosi (e ponendoci) alcune domande importanti: "Come è cambiata la nostra attenzione dopo un decennio di rete? Quanti libri leggiamo? In che maniera scorriamo le notizie ora che le troviamo in rete e non stampate su un foglio di carta?". Questioni centrali che sarebbe opportuno far uscire dall'ambito asettico degli studi accademici per aumentarne una pubblica consapevolezza.

Mentre gli estremisti della carta stampata scrivono sui grandi quotidiani che Google frigge i nostri cervelli, domande serie ed importanti su cosa succede alle nostre attività intellettuali "dopo Internet" restano senza risposta e non scatenano quella discussione che sarebbe invece assai necessaria.

Quesiti importanti per esempio su quanto tempo sia opportuno dedicare alla rete continuano a non avere risposte autorevoli: navighiamo a vista, certi che qualsiasi informazione al riguardo sarà immediatamente metabolizzata dentro uno dei due estremi dello scenario.

Carr - nel suo recente libro "The Big switch, rewiring the world, from edison to google" - racconta delle analogie fra lo sviluppo della rete internet e quello della corrente elettrica cento anni fa e sottolinea spesso come anche allora la cifra intellettuale che veniva utilizzata per descrivere quella rivoluzione era la medesima di oggi."L'energia elettrica ci avrebbe guarito dalle malattie, avrebbe consentito di influenzare gli eventi atmosferici, permesso di viaggiare nel tempo" scrivevano gli entusiasti commentatori dell'epoca. Con la corrente si sarebbe perfino mantenuta l'armonia familiare e qualcuno nei primi anni del secolo arrivò ad affermare che Dio era "il grande elettricista".

Ed è interessante notare anche come General Electric negli anni 20 del secolo scorso spendesse circa 12 milioni di dollari per attività di marketing dedicate a creare una "coscienza elettrica positiva".

Nulla si crea insomma e gli interessi in campo sono, oggi come allora, considerevoli. Ma la distanza del nostro paese da una utile elaborazione culturale della nuova nascita (per quanti credano a Internet come al sole dell'avvenire) o del lutto (per quanti associano la rete ad ogni sciagura possibile) è ancora assai lontana dall'essere raggiunta.

Massimo Mantellini
Manteblog

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24 Commenti alla Notizia Contrappunti/ Abbagliante Internet
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  • Hikikomori (ひきこもり o 引き篭り, "stare in disparte, isolarsi") è un termine giapponese che sta ad indicare un fenomeno comportamentale riguardante gli adolescenti e i giovani post-adolescenti in cui si rigetta la vita pubblica e si tende ad evitare qualsiasi coinvolgimento sociale. Si tende quindi ad isolarsi chiudendosi nelle proprie case e interrompendo ogni genere di rapporto con gli altri, fuori dalle mura domestiche. L'hikikomori diventa schiavo della propria vita sedentaria, gioca con videogiochi e guarda la televisione durante tutto il proprio tempo libero. L'unico mezzo di comunicazione che usa è internet, con cui si crea un vero e proprio mondo tutto suo, con amici conosciuti online.

    Il termine può essere utilizzato sia per definire il fenomeno in sé, sia i soggetti che ricadono nel gruppo di persone che fanno parte di questo fenomeno (esempio: Quel ragazzo è un hikikomori). Molti casi nascono per via di disavventure scolastiche o lavorative oppure per problemi di carattere psicologico. Secondo una stima del Ministero della sanità giapponese il 20% degli adolescenti maschi giapponesi sarebbero hikikomori. In realtà sembrerebbe che questo "stato" affligga non soltanto i ragazzi, ma anche le ragazze.
    http://psicocafe.blogosfere.it/2006/01/hikikomorii...
    [yt]http://www.youtube.com/watch?v=fuYEZR0k1GI[/yt]
    non+autenticato
  • Se al posto della rete ci mettiamo la lettura, cosa ne esce di tutto questo ragionamento?

    In effetti non è ancora scomparsa l'idea che tutte le scienze (e le energie impiegate nell'interessarsene) che non portino a qualcosa di pratico siano perdite di tempo e l'industria e il mercato del lavoro naturalmente ce lo ricordano nel modo più duro possibile (salvo poi non dare comunque lavoro ai laureati anche in materie tecniche e scientifiche, ma questo è un altro discorso).

    "Mens sana in corpore sano" è ovviamente valido; ma per il resto stiamo ancora a chiederci se sia il caso di stare a leggere tanti libri oppure di correre all'aria aperta?
    Se leggi narrativa o leggi saggistica qualcosa cambia, naturalmente.

    Vai in bicicletta o leggi i libri? Giochi con gli amici o leggi i libri? giochi al piccolo chimico con qualche amico o giochi a calcio fuori all'aria aperta?

    giochi coi lego a casa tua oppure vai a giocare a rimpiattino nel piazzale?

    Le domande sono queste, in fin dei conti.

    Ripeto, come ho già detto l'altra volta, che per me una funzione di ricerca su un materiale di consultazione è un tutt'uno e lo dimostrano le classiche pagine introduttive dei manuali di html quando citano i sistemi di lettura non lineare ricercati dai tanti archivisti...

    Leggere è bello ma chiunque abbia sfogliato uno o più dizionari sa quanto tempo si perda persino se non si ha la curiosità di leggiucchiare nelle pagine che stanno tra quella che si è aperta inizialmente e quella ricercata... il solo tempo di sfogliare è una perdita di tempo, tanto quanto lo è un viaggio per arrivare a destiazione. So quanto sia bello il viaggio in sé, ma se il tuo scopo essenziale è arrivare, il viaggio è una perdita di tempo: ci lamenteremo del mancato viaggio quando avremo a disposizione il teletrasporto?

    Scegliere di fare moto, prendere una boccata d'aria e fare una passeggiata o esercizio fisico è sempre giusto.

    Ma è un discorso un po' ozioso, io credo.

    Ieri ci dicevano che leggevamo troppo poco, oggi se leggiamo su internet ci dicono che leggiamo troppo.

    Forse se scarico un libro da internet, lo stampo e lo leggo in giardino nessuno (salvo chi mi parlerà del piacere della carta vera - che condivido) avrà qualcosa da dirmi.

    Eppure sono circondato da gente che guarda la ruota della fortuna, i reality e le partite di calcio, che non legge un libro, non guarda quasi un film intero e di sicuro non legge su internet. Forse, se è tanto, usa un po' i videogiochi.

    Devo preoccuparmi se mi perdo dentro il mare dell'informazione?

    A questo punto non credo: quanto meno è un ottimo modo di perdere tempo.
    non+autenticato
  • La rete e' un punto importante oramai, tramite internet lavori, studi, ti diverti, comperi cose,prenoti voli,alberghi, ristoranti,viaggi...
    Pretendere di passare poco tempo davanti ad un pc per fare tutte queste cose e' francamente improponibile.
    Semmai la cosa importante e' considerare quali sono le cose piu' importanti da fare nella giornata,quele da cui proprio non ti puoi esimere se vuoi vivere bene.
    Quindi...mangiare,bere,dormire,cac..hemm...insomma liberarsi delle scorie.
    Questo non lo possiamo evitare..direi...
    Poi c'e' il lavoro, le commissioni, i bambini, le code ovunque,la ricerca di un posteggio,il tempo perso a causa di tizio o caio e via dicendo.
    Quindi di tempo per NOI ne rimane proprio poco, da spendere come possiamo.
    Rilassarsi con un film, fare un po di attivita' fisica e poi, farsi un giretto nella grande rete.
    Il problema e' che la gente per lo piu' e' poco incline a FATICARE...quindi le attivita' che meglio aiuterebbero il nostro fisico vengono accantonate e al loro posto si fa faricare un omino digitale sulla nuova console fiammante.
    Il problema non e' internet sono le nostre testaccie.
    Chi vuole veramente, trova il modo di fare attivita' e di mantenersi in forma, gli altri si abbandonano mollemente sul divano o sulla sedia comoda di una postazione pc interernet/gioco/multimedialita'.
    non+autenticato
  • - Scritto da: Ricky
    > La rete e' un punto importante oramai, tramite
    > internet lavori, studi, ti diverti, comperi
    > cose,prenoti voli,alberghi,
    > ristoranti,viaggi..

    Peccato che non ci si può mangiare! Tipo effettuare il download di un panino.

    > Chi vuole veramente, trova il modo di fare
    > attivita' e di mantenersi in forma, gli altri si
    > abbandonano mollemente sul divano o sulla sedia
    > comoda di una postazione pc
    > interernet/gioco/multimedialita'.

    E' giusto che sia così, si chiama selezione naturale. Solo i migliori ce la faranno.
    non+autenticato
  • non capisco cosa c'entri l'attività fisica e la selezione naturale con le attività che si fanno al pc.

    Se uno ottimizza il proprio tempo riesce a far tutto.

    Sia una adeguata e necessaria attività motoria senza inutili eccessi da palestrati (che definirlo come il miglior modello mi fa davvero pensare) sia l'allenamento per il cervello e saziare la fame del proprio (giusto) voler sapere.
    non+autenticato
  • > Peccato che non ci si può mangiare! Tipo
    > effettuare il download di un
    > panino.

    mah, direttamente no. Ma non e` che Brin e Page abbiano problemi a comprarsene uno...

    > E' giusto che sia così, si chiama selezione
    > naturale. Solo i migliori ce la
    > faranno.

    Piu` adatti, non necessariamente migliori. L'evoluzione e` una questione di adattamento. E in effetti direi che e` parte dello stesso fenomeno.

    Clicca per vedere le dimensioni originali
  • il problema è che l'adattarsi a questo mondo, o meglio, a questa società moderna, l'esserne plasmati e omologati a loro uso, ai loro ritmi, morale e consumi voluttuari non è certo una cosa di cui andare fieri..
    non+autenticato
  • La cosa che mi fa sorridere è il considerare il computer (in primis) e internet come singole attività che generano "curiosità" prima e "sconcerto" poi se si dedica un tot di tempo. Direi che è assurdo chiedersi "quanto" tempo si passa davanti a questo strumento fisico (il computer) e mentale quale è la rete.
    E' indiscusso che il computer ha cambiato, plasmato e modificato tantissime nostre attività, concentrandole su questo strumento. Se prima dovevo recarmi in bibblioteca per informarmi su qualcosa o farmi un biglietto del treno, perdendoci tot ore, ora lo faccio col computer. Se devo informarmi su qualche notizia scientifica, potrei leggere tomi vecchi e stravecchi, oppure comprare riviste mensili in edicola o ancora, informarmi sulla rete, magari proprio su punto informatico o siti più specializzati, quindi, la rete. Voglio giocare? posso andare a qualche circolo, oppure, giocare online con i miei amici.

    Letture di piacere,gioco, ascolto di musica, informarmi, CREARE,gestire le proprie foto e i propri ricordi, vedere un film. Il computer semplicemente gestisce (a volte meglio) tante nostre attività che vengono considerate "reali" a differenza di quanto fatte al pc che sembrano "aliene" e da "matti".

    Se si passano tante ore al pc è semplicemente per il fatto che tale strumento assorbe e concentra tantissime nostre attività REALI che semplicemente si sono spostate su questo strumento.

    Leggere meno libri vuol forse dire che leggiamo in assoluto di meno? O che ci informiamo di meno?
    Mi fa ridere. Mi fa ridere come ancora oggi facciamo indagini per vedere quanti "libri" fisici leggiamo.
    Forse la gente non sà quante PAROLE e quanti TESTI ci sono in rete? Quanti pdf, di libri, tutorial, e informazioni e notizie leggiamo?

    Se mi leggo un romanzo in pdf o su un libro (a parte l'intrinseca bellezza mentale dello sfogliare pagine.. è innegabile ma stiamo parlando di cultura, quindi del contenuto) .. fa differenza? Se leggo per 20 ore un libro o lo leggo per 20 ore al pc fa differenza?
    Nel primo sono "acculturato" e nel secondo un "pazzo, malato di computer e internet?"

    La rete assorbe molto del nostro tempo e vi è indubbio che lo usiamo per gli usi più disparati e diversi da persona a persona. Anche qui trovo retrò dare la colpa allo strumento e non all'uso che ne facciamo.
    Potrei cercare informazioni scientifiche importanti e studiarle e apprendere per 8 ore, oppure guardare video cretini su youtube. Per entrambe dall'esterno risulterà che sono stato 8 ore al pc o "in rete". Punto. Ma direi che la differenza è fondamentale.

    Quindi basta farsi queste pare su "quante ore passi a.." ma.. piuttosto.. "come impieghi il tuo tempo nelle varie attività?" non facendo l'errore di considerare il pc e la rete come una entità precisa e ben definita, come singola attività "alienante".
    non+autenticato
  • Vorrei aggiungere che la rete estende e crea attività altrimenti impossibili e che sono di una bellezza e importanza tale che non vedo alcuna differenza "morale" fra virtuale e reale. Anzi.

    Grazie al web condivido i miei pensieri, i mie "pasticci" digitali, le mie foto,disegni,testi, costruzioni architettoniche 3d e vestiarie (grazie a SL) e quant'altro.
    Visibili da chiunque in qualsiasi parte del mondo. E grazie a queste, scoprire persone meravigliose che purtroppo sono lontane migliaia di chilometri da me, col quale scambiare commenti o pensieri più evoluti.

    Non solo assorbire cultura, ma farla.

    E se voglio cimentarmi a fare qualcosa di più leggero.. la rete offre infinite possibilità.

    ;)

    +Montex+
    non+autenticato
  • Straquoto... il paragone col libro fisico e` OVVIO e per quanto mi riguarda non riesco neanche a farlo notare proprio in quanto assolutamente ovvio; forse anche perche` mi fa PENA sparare sui tradizionalisti della carta stampata. Sono argomenti penosi, insulsi, generati presumibilmente da un'abissale, scostante, auto-imposta, ignoranza.
  • errata corige: Nella fretta ho scritto Bibbliteca (orrore!) al posto di biblioteca.. chiedo venia.
    non+autenticato
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