Alfonso Maruccia

A qualcuno i torrent dei libri non piacciono

Sono ancora pochi, e gli editori non sembrano dargli un'importanza capitale. Ma il fenomeno della condivisione dei libri di testo negli USA ha ampi margini di crescita. E sta per esplodere

Roma - Parli di BitTorrent nelle università e subito viene alla mente il download di brani in formato MP3, immagini ISO di videogame con crack incorporato e il rip in alta definizione dell'ultima novità uscita su Blu-ray Disc. Ma la condivisione su torrent significa anche contenuti testuali, libri, manuali, testi di studio e quant'altro possa essere digitalizzato con un (bel) po' di pazienza e uno scanner veloce a propria disposizione.

Una realtà finora di secondo piano nell'ambito della condivisione via P2P di contenuti e opere d'ingegno negli States come altrove, ma che emerge grazie all'operato di portali come Textbook Torrents, che fa appunto dello sharing di cultura e manualistica il suo interesse privilegiato, invitando tutti ad acquistare un testo non presente in archivio e a metterlo online.

Uno sforzo non indifferente, che infatti tende a non rappresentare una minaccia particolarmente sentita da parte dei detentori del copyright sui testi disponibili per il download: nel peggiore dei casi, come successo appunto a Textbook Torrents nel caso dei libri dell'editore accademico Pearson Education, il sito riceve una richiesta di "takedown" dei contenuti la cui accettazione fa contento il publisher e mette al riparo da attacchi legali in tribunale.
Ma la cultura dello sharing negli States non viaggia solo su torrent, come dimostra l'altrettanto importante esempio di Scribd: un'ampia scelta di testi di ogni genere e provenienza, milioni di opere visualizzate al mese e una capacità di storage definita "illimitata" in homepage con tanto di supporto ai formati di documenti più diffusi come Word, Excel e PDF ne fanno una fonte ideale di cultura condivisa difficile da controllare in ogni sua maglia.

La policy di Scribd descrive un comportamento molto più duro di quello di Textbook Torrents nei confronti dell'infrazione di copyright, con la promessa di cancellare i testi potenzialmente riprodotti "illegalmente", senza nemmeno la necessità di una richiesta specifica da parte degli aventi diritto e il ban permanente di quegli utenti recidivi nella pratica di condivisione non autorizzata.

Non che, a conti fatti, una policy del genere serva a qualcosa: come dimostra una veloce ricerca delle opere fumettare targate Marvel tanto care alla cultura americana, quei contenuti che non dovrebbero esserci in effetti ci sono e proliferano in varie forme e dimensioni.

La disponibilità crescente di contenuti testuali o comunque tipici della carta stampata in forme digitali potrebbe infine aumentare la sensibilità dei detentori del copyright nei confronti del problema. E a quel punto, oltre che di accesso garantito alla cultura si aprirebbe la via a un nuovo fronte dello scontro infinito tra industria e utenti.

Alfonso Maruccia
20 Commenti alla Notizia A qualcuno i torrent dei libri non piacciono
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  • Ho usato una parola calda: "il governo" ma evitiamo ogni polemica di tipo squisitamente politico.

    Anche in Italia ci sono gia' siti da cui si puo' scaricare il PDF scannato di alcuni libri universitari ma, oltre alle questioni legali, c'e' il grosso problema che questi sono inusabili in forma elettronica ma vengono stampati causando uno spreco di carta e inchiostro.

    Il governo, forse con abile mossa populistica,. recentemente ha scritto:

    "1. A partire dall'anno scolastico 2008 - 2009, nell'adozione dei libri di testo, in ogni scuola d'ordine e grado nonché nelle Università, a parità di valutazione, si dà la preferenza ai testi che vengono resi disponibili tramite internet, gratuitamente o dietro pagamento dei diritti d'autore.

    Al fine di ampliare la disponibilità e fruibilità, a costi contenuti, di testi, documenti e strumenti didattici, (...) i libri di testo scolastici sono prodotti (...) nella doppia versione, a stampa, e "on line" scaricabile da
    internet da parte delle scuole con la modalità prevista dal presente comma."

    Cosi' dice la bozza del decreto-legge pubblicata il 18/6/08 dal Governo
    http://www.cittadinolex.kataweb.it/article_view.js...


    Sarebbe una cosa fantastica per chi

    - fatica a manipolare libri ed evidenziatori
       in seguito a problemi motori

    - fatica a leggere la carta stampata
       in seguito a problemi visivi

    - fatica a ritrovare concetti precedentemente studiati
       in seguito a problemi cognitivi (memoria e attenzione)

    - fatica a trasportare chili di carta sulle spalle
       in seguito al peso di cartelle e zaini
       ovvero tutti gli studenti

    - fatica ad acquistare ogni anno decine di costosi testi
       in seguito a reali difficolta' economiche
       ovvero la maggior parte delle giovani coppie

    - fatica a scrivere concetti che possono evolvere
       in seguito all'evoluzione del sapere umano,
       ovvero i docenti di discipline innovative
       (informatica, storia contemporanea, geografia politica)

    Probabilmente, nella pratica, il numero di testi on-line e con licenza CC qualitativamente paragonabili e quelli cartacei sara' prossimo allo zero. Pero' e' interessante e importante che il problema della digitalizzazione del sapere e del relativo uso venga preso in considerazione.

    Roberto "Fox"

    Per maggiori info:
    http://itlists.org/pipermail/webaccessibile/2008-J...
  • Anche per i libri vale quello che è per il software.
    Un pricipio è che la cultura è un bene per tutti, quindi va condivisa.
    L'altro principio è quello che il lavoro e lo studio vanno pagati.
    Quindi occorre trovare un equilibrio tra i due diritti.
    Per prima cosa (se non erro) i diritti di un Editore si protraggono per 50 anni, che si rinnovano ogni volta che fa una ristampa. Ma se pubblica un'opera e poi non la ristampa, chi la vuole leggere la deve cercare tra le bancarelle dei vecchi libri...e chissà se la trova.
    Per gli autori valgono i diritti per 70 anni, se muore l'autore i diritti passano agli eredi.
    ...Domanda: ma non sono un pò tanti 50 anni per gli editori e 70 per gli autori?
    Spesso i libri per gli universitari NON si trovano, e gli studenti ricorrono alle fotocopie (ritenute anch'esse illegali!).
    Se un Editore non stampa, perchè non gli conviene o perchè ha altro da fare, perchè non chiedere il decadimento dei diritti, ed ovviamente per legge ottenerlo se l'Editore si rifuita di stampare?
    E in ultima analisi, se l'Editore non rientra nei costi con la stampa tradizionale, perchè non lo si potrebbe indurre a digitalizzare il testo e metterlo on-line con un pagamento di un tiket equo?
  • Sarebbe logico affrontare la situazione seguendo le tue proposte.

    Ma le leggi sul diritto d'autore sono vetuste ed illogiche.

    Qualche anno fa (attorno al 94-95) venne proposto a livello europeo che l'editore che non pubblica l'opera di cui detiene i diritti, li perde: o pubblica o lascia.

    La proposta rimase una mera proposta...

    Oggi esistono editori che da lustri non pubblicano le opere (ormai introvabili sul mercato) di cui detengono i diritti e sono pronti a trascinare in tribunale chiunque ne diffonda (gratuitamente) una copia digitale.

    Questo discorso vale per musica/film/fumetti/ecc...

    Votate Partito Pirata Sorride
    non+autenticato
  • Bravo, e adesso voglio una ristampa di "Recuperate il Titanic!" di Clive Cussler, sono 15 anni che non la ristampano ed è introvabile, la libreria (l'unica fornita) dove vado ad acculturarmi non riesce a trovarlo neanche su ebay!!!
    Ebbene, lo scarico, che ne dite? (non l'ho neanche cercato ancora, quindi non so neanche se ci sia)
    Piuttosto vado a trovare Cussler, mi faccio vendere una copia in lingua originale, me la faccio autografare e mi scarico quella in Italiano
    Wolf01
    3342
  • ciao wolf..ot ot ma io quel libro lo sto cercando da un millenio, l'ho trovato poi solo in inglese, se vuoi provare (ma comprato in italia..), il titolo é raise the titanic..tra parentesi anche a me il libro di matematica all'universitá m'é costato un settecento e passa euro (poi a dicembre ho cambiato facoltá, quindi la seconda parte della tassa non la conto..)

    saluti
    non+autenticato
  • Te lo dico io perche': perche si vogliono tenere aperte tutte le porte per i produttori - editori - commercianti e nessuno pensa a che fruisce dell'opera che deve solo essere uan gallina da spennare senza farla gridare troppo.
    non+autenticato
  • Scusa eh ma...spesso i libri universitari vengono fotocopiati indipendentemente che il libro si trovi o meno!
    E non mi venite a parlare del caro libri che qui fotocopiano pagando 5/6 euro anche libri che costano 15/18 euro.
    Perchè? Perchè lo studente medio non ha un soldo e risparmia dove può. E' un impoverimento generale ormai
    non+autenticato
  • Ho comprato 1 solo libro per l'università, quello di matematica di base, 1148€, si 1100€ di tasse universitarie, il libro veniva 56€ altrimenti, ma c'erano 8€ di sconto con la tessera studente, non potevo perdermelo...
    Usato mai perchè l'insegnate faceva per i cazzi suoi
    Studiato per conto mio e basta
    Non ho neanche perso tempo a fare le fotocopie di altri testi, ho mollato alla fine del primo anno perchè appunto in matematica non ci arrivavo

    comunque 56€ per un testo tecnico mi sembrano una ladrata, contando che c'erano scritte le stesse cose in quello delle superiori pagato 26€ nuovo
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    Modificato dall' autore il 04 luglio 2008 13.08
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    Wolf01
    3342
  • - Scritto da: Alessandro
    > Scusa eh ma...spesso i libri universitari vengono
    > fotocopiati indipendentemente che il libro si
    > trovi o
    > meno!
    > E non mi venite a parlare del caro libri che qui
    > fotocopiano pagando 5/6 euro anche libri che
    > costano 15/18
    > euro.
    > Perchè? Perchè lo studente medio non ha un soldo
    > e risparmia dove può. E' un impoverimento
    > generale
    > ormai
    Giustamente se tanti testi fossero fruibili in fomato digitale (ovviamente non solo esclusivamente in pdf...) sarebbero fruibili in modo molto più economico per via dell'abbattimento costi carta e stampa tradizionale.
    Quindi a prezzi inferiori delle fotocopie.
    Conclusione, la "pirateria" fotocopia non sarebbe più conveniente, a meno di stampare "legalmente" le copie scaricate legalmente da internet.
    Ma gli Editori, spesso l'avvento di nuove tecnologie "da fastidio" mentre non si infastidiscono o si infastidiscono meno a perseguire chi viola i loro tradizionali diritti.
  • A volte capita che un semisconosciuto sito venga preso come oggetto da un blogger che deve sempre e comunque scrivere qualcosa su qualcosa...se no che blogger sarebbe. Ma tante' che i detentori del copyright ( che orrenda parola ) scoprono questo semisconosciuto sito proprio leggendo il post del blogger e dali parte la richiesta di cancellazione dall indice dei titoli che loro pubblicano e scommettiamo che altri editori faranno la loro richiesta e cosi finisce quella splendida risorsa che era quel ormai non piu semisconosciuto sito.
    Colpa degli editori o del blogger...?
    non+autenticato
  • Qundo scarichiamo contenuti da internet spesso ci giustifichiamo affermando che si tratta di circolazione di cultura, mentre altri (evidentemente interessati) ci tacciano di essere dei volgari ladri (senza pensare che i ladri sottraggono materiale con effrazione e/o con violenza fisica, privandone del possesso la vittima, e non duplicano il virtuale senza nulla asportare).

    Almeno in questo caso la giustificazione addotta (diffusione della cultura) regge pienamente
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    Modificato dall' autore il 03 luglio 2008 04.24
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  • Diffusione della cultura?
    La solita scusa...al cinema lo paghi il biglietto? Al Museo lo paghi il biglietto? Ai concerti lo paghi il biglietto? All'Uni paghi la retta? In libreria paghi i libri che compri? ecc ecc ecc ecc
    non+autenticato
  • Forse è anche colpa di chi non vuole capire che, chi si appropria di una qualsiasi cosa, che sia un libro, un film, un brano musicale o un pacco di caramelle senza pagare, solo perchè ritiene giusto così sta comunque commettendo un reato.
    Io non so se lavori e che lavora fai eventualmente, però sono certo che se un giorno vengono da te, ti dicono che ti licenziano perchè il tuo prodotto è ormai facilmente reperibile senza sborsare un centesimo, forse riusciresti a capire che non è poi così bello vedere il proprio lavoro distribuito a gratis.

    Buona Giornata.
  • E' un po' diverso: io devo guadagnarmi da vivere tutti i giorni e non e' perche' un giorno di 65 anni fa ho lavorato una volta che adesso devo far pagare agli altri il privilegio di vivere.
    Hanno fatto un test in USA, dove la cultura della proprieta' intellettuale e' molto forte: dei burloni sono riuciti a far brevettare il cerchio, descivendolo con parole difficili e concetti tortuosi: quindi , volendo potevano farsi pagare le royalties sulle ruote delle macchine (4+1 di scorta per ogni automobile). Questo dimostra che il meccanismo e' fatto per i saccheggiatori di cultura. La cosa richiede anche tanta ignoranza negli enti che devono riconoscere i brevetti.
    Puoi pensare che brevettare un doppio click del mouse e' come brevettare l'acqua calda.
    Se poi pensi che nel campo dei libri, La Divina Commedia o I Promessi Sposi sono stati scritti centinaia di anni fa eppure oggi con nuove edizioni che escono ogni anno li si fa pagare come una novita' editoriali, allora non puoi fare a meno di pensare che dietro alla proprieta' intellettuale si nasconda una vera e propria PIRATERIA CULTURALE e sfruttamento dell'ignoranza.
    A proposito, il PI GRECO (3.14) non e' ancora stato brevettato: chi arriva primo e' suo, e fara' pagare per ogni calcolo che lo coinvolge.
    non+autenticato
  • Di fatto sta che l'utente medio non si scarica solo la "Divina Commedia" o comunque opere storiche della cultura internazionale.
    Dietro il libro, che tu denunci il fatto che ti facciano pagare, c'è da mettere in conto il lavoro dello scrittore, l'editore, il trasportatore, il negoziante ecc ecc. Comunque tutta gente che non fa quello che fa per niente. Il non pagare un opera culturale è di per sè un freno alla cultura stessa. Non conosco molti scrittori che scrivono solo per il gusto di scrivere, o molti registi che fanno film solo per il gusto di farli, quindi automaticamente, il giorno che tutta la "cultura" sarà divulgata gratuitamente, saranno ben pochi quelli che metteranno a disposizione di tutte le opere del proprio ingegno solo per il gusto di farlo.

    Ancora Buona Giornata
  • D'accordo,
    ma dato che Dante e' vissuto 750 anni or sono, io posso pagare la Divina Commedia cartacea anche molto, se e' ben fatta, con stampe, disegni, carta pregiata, rilegatura...
    Ma se la trovo sulla rete, dove i bit li pago al provider, posso anche leggerla e stamparmaela a mie spese, dato che sarei io stesso editore e libraio e gli eredi dell'autore sicuramente non si presenteranno a casa mia dopo tanto tempo.
    Per cui ci vuole un equilibrio di tempo e di percentuale per remunerare gli autori e gi artisti.
    A me pare che 75 anni faccciano comodo solo ai costruttori dei supporti fisici (carta per i libri e plastica metalizzata per musica e film), mentre, di solito, l'artista dopo tanto tempo e' gia' morto e sepolto ed in vita ha ricavato percentualmente poco dalla sua opera.
    L'editore guadagna molto sia sui grandi numeri di vendita che percentualmente su ogni copia venduta.
    Un grande musicista americano ( mi pare trombettista jazz Charlie Parker, ma potrebbe essere un altro , non ricordo) appena era diventato famoso, era stato scritturato da una casa editrice che, nel contratto aveva messo una clausola ambigua e inchiappettatoria per l'artista, il quale, appena accortosi della fregatura ha smesso di comporre ed ha fatto uscire tutte le altre sue opere col nome del suo batterista che non aveva firmato quel contratto.....
    Poi, l'allungamento della durata dei diritti anche dopo la morte dell'autore oltre ad essere ridicola, e' stata proposta in USA per salvare i diritti della Walt Disney che avrebbe visto scadere i suoi vari Cenerentola e Biancaneve ( che la Disney non aveva certo ideato, ma aveva "preso a prestito" dagli autori di queste fiabe che gia' la nonna di mia nonna raccontava) nati come cartoni animati negli anni 40 e 50 del secolo scorso.
    Non dimenticare che la stessa Disney ha rubato Pinocchio e non ha pagato niente a nessuno per questo........
    Sono pirati che meritano di essere piratati
    non+autenticato
  • - Scritto da: Andonio
    > Se poi pensi che nel campo dei libri, La Divina
    > Commedia o I Promessi Sposi sono stati scritti
    > centinaia di anni fa eppure oggi con nuove
    > edizioni che escono ogni anno li si fa pagare
    > come una novita' editoriali, allora non puoi fare
    > a meno di pensare che dietro alla proprieta'
    > intellettuale si nasconda una vera e propria
    > PIRATERIA CULTURALE e sfruttamento
    > dell'ignoranza.

    Dimentichi che quei libri sono pieni di note a margine. La divina commedia senza le note non è che sia molto comprensibile per l'essere umano medio. Quelle note sono frutto di lavoro di ricerca che è durato anni ed anni da parte di chi le ha scritte.
    non+autenticato
  • L'apparato critico della Divina commedia costituisce un'opera autonoma, protetta indipendentemente dalla Divina Commedia stessa. Questo significa che l'autore dei commenti dispone dei relativi diritti per 70 anni dopo la morte, diritti acquistati automaticamente dall'editore grazie al contratto con l'autore. Naturalmente la Divina Commedia senza commenti è liberamente distribuibile e riproducibile
  • Io penso che abbiano fatto copia e incolla anche loro: i commenti e le note a margine alla divina commedia vanno avanti da tre secoli e penso che ormai abbiano detto tutto in proposito.
    Comunque io non sostengo che i letterati, artisti, autori ecc non debbano essere pagati; io sono contrario al saccheggio commerciale fatto dalle aziende editrici/distributrici. E sono favorevolissimo a cercare forme di compensazione che incentivino il lavoro creativo. Sono dell'idea che l'attuale sistema serva solo a soffcarlo.
    non+autenticato
  • Secondo me bisogna distinguere;Il primo problema è giuridico:nn ne capisco molto in materia ma credo che nn possiamo mettere sullo stesso piano il "rubare" (nel senso tradizionale del termine) con lo scaricare contenuti protetti:chi ruba si appropria di qualcosa di materiale e a scapito del proprietario(poveraccio);nel caso del file sharing penso che magari abbiamo il diritto di fare quello che vogliamo dei nostri bit,quindi anche di condividerli.
    Altro punto,valutiamo il problema al contrario:se compro un'auto ho la possibilità di provarla,so cosa compro e a cosa vado incontro;compro un cd,lo pago 16,90euro(se va bene e già è vergognoso) e poi mi ritrovo con 10 tracce di cui 8 tarocche...Chi lucra di più?noi a condividere o le grandi aziende che ci rifilano prodotti a bassa qualità e altissssssimo prezzo(il mio è un discorso generale ovviamente)

    E poi:come mai finchè la rete serviva alle multinazionali per farsi pubblicità o per vendere prodotti online tutto era perfetto ed invece da quando è nato un servizio dal basso come il p2p è diventata il nemico pubblico numero 1?
    Meditate gente meditate