Gaia Bottà

USA, le telco spione sono al sicuro

Il Senato ha approvato a proposta di legge che erode le garanzie dei cittadini intercettati. Telco e ISP che hanno collaborato con il governo non verranno indagate

Roma - Le compagnie telefoniche, gli operatori della rete che hanno contribuito a sorvegliare gli americani per conto del governo non dovranno dare spiegazioni. Anche il Senato ha dato il via libera alle modifiche al cosiddetto FISA bill: agli operatori delle TCL è stata garantita l'immunità retroattiva, non verranno indagati eventuali abusi di potere condotti dalle istituzioni USA con la loro mediazione.

28 i voti contrari, 69 i voti a favore della proposta di legge, fra cui quello di Barack Obama, subissato dalle critiche. Il FISA Act, pensato per vigilare sulle minacce che vengono dall'estero, risale agli anni 70 ed è stato pesantemente modificato dal PATRIOT ACT, che ha esteso i poteri delle istituzioni, ha ridimensionato le garanzie per i cittadini in nome della sicurezza. A vigilare sulle procedure di spionaggio commissionate dallo Stato, dai tempi della prima approvazione della legge, c'è la la Foreign Intelligence Surveillance Court, tribunale istituito per valutare la possibilità di concedere all'intelligence USA dei mandati per monitorare i sospetti. Con l'emendamento al FISA Act, questa responsabilità sarà annacquata, il tribunale si limiterà a valutare le procedure generali di intercettazione e non sarà incaricato di dare il via libera alle operazioni di sorveglianza sui singoli cittadini.

Ma non è tutto: la proposta di legge, alla quale manca solo il sigillo del Presidente Bush, prevede che le telco coinvolte nelle procedure di intercettazione telefonica e di sorveglianza Internet non debbano dare conto delle proprie attività. La precedente versione della proposta di legge prevedeva che venissero presentate con regolarità all'Inspector General del Dipartimento di Giustizia delle relazioni dettagliate riguardo alle procedure di spionaggio statale, rapporti preceduti da un documento esaustivo nel quale fossero contenuti i dettagli di tutte le operazioni di spionaggio. Sono operazioni che hanno coinvolto le comunicazioni internazionali di migliaia di cittadini statunitensi, procedure che dall'avvento del PATRIOT Act il presidente Bush ha ammesso di aver commissionato a NSA, senza che passassero dal tribunale istituito dal FISA Act. Non verrà però indagato sulla regolarità di questa sorveglianza, le aziende non verranno punite: possono tirare un sospiro di sollievo gli ISP e le telco che, spiegava a suo tempo il presidente Bush, si sono sporcate le mani per il nobile intento di servire il paese.
Il presidente Bush, che in altre occasioni aveva minacciato di opporre il proprio veto alla proposta di legge qualora non avesse previsto la immunità retroattiva per le telco, si è dichiarato soddisfatto. "Questa proposta di legge aiuterà i nostri professionisti dell'intelligence a capire con chi parlano i terroristi - ha annunciato Bush - a capire cosa dicono i terroristi e cosa stanno pianificando". I cittadini della rete, candidati ad essere sorvegliati con ancor più disinvoltura, insorgono.

Esistono le prove che le procedure di intercettazione siano state approvate con passaggi troppo agili rispetto a quelli previste dalla legge: EFF si è impegnata in prima linea per denunciare AT&T e questo tipo di pratiche e per chiedere giustizia a favore dei cittadini sottoposti a controlli indiscriminati sulla propria vita di relazione mediata dalla tecnologia. È proprio EFF a parlare dell'approvazione da parte del Senato come di una "tragedia di enormi proporzioni" e a descrivere la proposta di legge come un bill che "tradisce lo spirito del 1776, estendendo radicalmente i poteri di spionaggio del presidente e garantendo l'immunità alle aziende colluse con il suo illegale programma di sorveglianza".

Gaia Bottà
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