Gaia Bottà

Tutela dei minori, l'Australia cerca aruspici

Dovranno prevedere l'evolvere delle situazioni e stabilire in anticipo i target d'età. Ogni produttore di contenuti che trasmetta in diretta streaming dovrà assoldarne uno

Roma - L'imprevedibilità dello streaming non deve cogliere di sorpresa i genitori, i contenuti che vengono offerti attraverso i servizi telefonici non possono raggelare i minori con contenuti inadatti a loro. Per questo motivo le autorità australiane hanno messo in campo l'ennesimo codice di condotta: i fornitori di contenuti dovranno dotarsi di un esperto moralizzatore interno, dovranno stabilire in anticipo quali contenuti possano sconvolgere un 15enne e lasciare impassibile un 16enne.

Tutto è iniziato con delle immagini troppo piccanti trasmesse in diretta dalla casa locale nel quale erano rinchiusi i concorrenti del Big Brother. Contenuti troppo bollenti per non infiammare i salotti delle famiglie riunite davanti al televisore, contenuti che erano così stati trasmessi in streaming sul sito dell'emittente che ospitava il format. Ma gli australiani hanno l'occhio vigile: la sollevazione popolare era divampata fra genitori indignati e agguerrite associazioni dei consumatori, le autorità locali avevano promesso che si sarebbe approntata una regolamentazione che tutelasse la sensibilità dei cittadini più giovani e vigilasse sui anche su quei contenuti non depositati sui server ma trasmessi in diretta.

La Internet Industry Association (IIA) ci ha lavorato, la Australian Communications and Media Authority (ACMA) lo ha approvato: ai fornitori di contenuti che operano online e con telefonini di nuova generazione non resta che memorizzare il Content Services Code e attrezzarsi per implementarne le richieste.
Perché la sicurezza dei più giovani non resti in balìa delle contingenze, oltre a dover vigilare sui servizi di chat con filtri antiminore e operatori umani che si assicurino che tutto proceda per il meglio, oltre a fornire degli online safety button che i netizen possano pigiare per inoltrare segnalazioni riguardo a contenuti poco appropriati, dovranno assoldare degli "esperti valutatori di contenuti". Si occuperanno dell'autocensura preventiva. Dovranno dimostrare di essere dotati di un'acuta sensibilità: spetterà loro valutare i contenuti prima che vengano prodotti, prima che i personaggi diano sfogo ai propri istinti davanti alle telecamere.

Lo spiccato intuito dei censori dovrà essere affiancato da una fine comprensione della psicologia adolescenziale: dovranno valutare a priori quali contenuti rischiano di offendere la categoria di australiani che non possono assistere ad audiovisivi valutati MA15+ dal severissimo Office of Film and Literature Classification. Qualora l'esperto valutasse che il contenuto possa diventare potenzialmente inadatto ai minori di 15 anni, il pericolo dovrà essere opportunamente segnalato, dovranno essere messe in campo delle restrizioni all'accesso affinché le famiglie possano dormire sonni tranquilli.

I giovani australiani possono considerarsi al sicuro, anche ora che i filtri statali hanno rovinosamente fallito? Il provvedimento investirà solamente i contenuti prodotti in Australia: il resto del mondo rimane una minaccia.

Gaia Bottà
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