Gianluca Masina

Studenti motore dell'innovazione?

C'erano anche gli italiani all'evento parigino della Imagine Cup. Hanno presentato un sistema di feedback sociale utile, ad esempio, per la riqualificazione urbanistica. Chi investe nei giovani italiani? Inizia per M, finisce per soft

Parigi - Un inizio di luglio indimenticabile per i circa 400 giovani di oltre 60 paesi che sono accorsi a Parigi per partecipare alle finali internazionali di Imagine Cup, la competizione di sviluppo software che Microsoft organizza ormai da qualche anno. Il tema dell'edizione 2008 richiedeva la presentazione di soluzioni in grado di migliorare la qualità della vita e al tempo stesso rispettare l'ambiente. Ogni gruppo vincitore a livello nazionale ha potuto prendere parte all'evento conclusivo nella capitale francese con la possibilità di presentare alla platea il progetto in lingua inglese.

la chiusura dell'eventoIl blog imaginecupfinalparis, aggiornato in continuazione, contiene numerose foto e informazioni riguardanti le diverse attività giornaliere dei ragazzi, con tanto di interviste alle squadre. Alcuni testimoni ammettono che il livello qualitativo dei progetti in gara è piuttosto elevato.

Gli studenti indiani, ad esempio, hanno presentato un sistema informatico che, mediante l'installazione di sensori, permette di monitorare lo stato dei campi coltivabili in modo da agire sulle zone che hanno bisogno di manutenzione.
"La maggior parte dei programmi in concorso merita il primo premio - racconta a Punto Informatico nel corso di un colloquio telefonico Emanuele Arpini, Academic Marketing Manager di Microsoft e accompagnatore del team italiano - Un gruppo di ragazzi irlandesi è arrivato guidando un prototipo di automobile biodiesel".

L'onore di rappresentare l'Italia è toccato a Denis Roman Fulin, Marco Petrucco, Andrea Calligaris e Mauro De Biasio, provenienti dall'Università di Udine. I ragazzi hanno illustrato Shining Bits, un sistema che permette agli utenti di rilasciare feedback riguardanti un caso pratico, come ad esempio la riqualificazione di un'area urbana. Il software, inoltre, elabora in modo automatizzato le parole inserite nei vari interventi generando così rappresentazione in 3D.

Per dovere di cronaca bisogna comunicare che i ragazzi purtroppo non sono riusciti ad accedere al turno successivo nella kermesse parigina, tuttavia sono rimasti piacevolmente colpiti dall'impeccabile organizzazione: "L'atmosfera tra i partecipanti è molto amichevole - ha dichiarato Petrucco a Punto Informatico - Lo spirito di collaborazione e stima prevale su quello prettamente competitivo. Un'occasione per ampliare nuovi contatti con studenti di altri atenei".

Marco prosegue dichiarando che alcuni progetti in gara avrebbero le carte in regola per essere inseriti in un contesto di business, altri contengono caratteristiche innovative che meritano attenzione. Già, l'attenzione. Trovare investitori in grado di credere e finanziare un progetto non è mai semplice, soprattutto in Italia. Sono tanti, troppi, i cervelli che emigrano all'estero in cerca di un posto di lavoro nel campo della ricerca, attratti anche da migliori retribuzioni.

Microsoft, tuttavia, non era a Parigi solo per guardare e farsi pubblicità. Il ruolo del colosso di Redmond non è, infatti, soltanto quello di concedere un momento di gloria ai ragazzi limitato al concorso Imagine Cup. I più meritevoli hanno l'opportunità di fare colloqui e trovare un impiego presso aziende IT oppure all'interno della stessa Microsoft: "Siamo inoltre in contatto con alcuni incubatori finanziari che si interessano di trovare fondi che permetteranno di inserire in un contesto lavorativo alcuni progetti. L'ottica futura è quella di premiare anche la migliore start up italiana", conclude Arpini.

Gianluca Masina
30 Commenti alla Notizia Studenti motore dell'innovazione?
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  • > Forse sono stato fortunato io, ma il "metodo di
    > studio", perchè di questo stai parlando, l'ho
    > imparato ben prima dell'università. L'università
    > ha il dovere di dare delle conoscenze, non di
    > formare le menti.

    Mi sa che mi sono spiegato malissimo... Infatti non hai capito nulla di quello che volevo dire Triste

    Quando parlavo di "forma mentis" non parlavo di metodo di studio. Se l'università dovesse insegnare solo il metodo di studio, allora ne basterebbe una per qualsiasi specialità (sia essa medicina, matematica, giurisprudenza, informatica, ecc...).
    Io intendevo la forma mentis di uno scienziato informatico. Non è importante insegnare il C++ piuttosto che il Java piuttosto che un linguaggio funzionale, ecc... L'importante è insegnare a come approcciarsi al problema da risolvere (sempre in modo informatico naturalmente). Sapendo, alla fine, tra le altre cose valutare anche quale sia il miglior linguaggio di programmazione da utilizzare.

    Io pure ho fatto l'itis. Lì ho imparato a programmare. All'università ho imparato a modellare i problemi e scegliere l'ambiente migliore per risolvere quel problema.

    All'università si pretendeva che si sapessero già i linguaggi di programmazione principali. Tanto che alla fine di corsi dove si insegnava a programmare ce n'erano solo 3: Programmazione 1 (C), Programmazione 2 (C++/Java), Programmazione Funzionale (OCaml). Corsi che chi veniva come m'è dall'itis ha passato senza nemmeno studiare. Corsi che, secondo me, sono stati inseriti per tutti quelli studenti che non arrivavano da un diploma in informatica.

    > Guarda, ho fatto l'itis con indirizzo informatico
    > ed insegnavano (se si studiava, perchè in tutti
    > gli ambienti si trova chi non fa nulla)
    > esattamente queste due cose. Per quale motivo
    > allora fare l'università? Alle superiori i
    > programmi si facevano su carta, venivano valutati
    > e poi si andava davanti ad un computer. Se
    > l'università deve, come sostieni tu, formare la
    > mente, perchè fa fare i laboratori? Io, per
    > esempio. Ne avevo uno accoppiato ad ogni corso di
    > teoria... Che senso ha avere anche i laboratori
    > di informatica?

    Io pure ho fatto l'itis. Mi sono diplomato nel 1991. Mi sono iscritto all'università nel 2004. Dal 1991 al 2004 ho lavorato ufficialmente in altro ambito. La mia passione, l'informatica, la coltivavo privatamente. Imparando nuovi linguaggi, nuovi framework, ecc... La mia passione la rendevo remunerativa attraverso collaborazioni (sviluppo di progetti o docenze per corsi di formazioni mirati su di un determinato argomento). Collaborazioni che alla fine mi hanno fatto decidere di iscrivermi all'università.
    Qui non ho appreso nulla che già non sapevo per quanto riguarda i linguaggi di programmazione. Ho cambiato completamente il modo di risolvere i problemi. Di approcciarli e di modellarli. E sono felicissimo di essermi iscritto all'università a 32 anni.

    I laboratori servono per mettere in realtà ciò che si è appreso in teoria. L'importante di quei laboratori non era il linguaggio utilizzato. Certe facoltà scelgono java, altre c++, ecc... L'importante era l'algoritmo implementato. Non serve che mi insegnino il PHP o ad usare Gimp. A me serve che mi insegnino come realizzare il miglior algoritmo per risolvere un problema. E per questo non serve un linguaggio specifico.

    > Pagando profumantamente chi fa i corsi...Proprio
    > l'informatica alla portata di tutti
    > indipendentemente dalla posizione economica...
    > Tenendo conto che l'università dura dai 3 ai 5
    > anni se un giovane deve farsi pure i corsi di
    > specializzazione inizia a lavorare a 27-28
    > anni(considerando che c'è che lavora per
    > mantenersi l'università)... Beh non tutti possono
    > permettersi
    > questo.

    Infatti... Io piuttosto me lo studio per conto mio. Tanto, ormai, una volta che ho ben chiari i fondamenti della programmazione ad oggetti, per sapere il PHP mi basta un po' di esercizio, e tutti i manuali free che trovo in rete.
    Per quanto riguarda la grafica web o mi faccio un corso per i cavoli miei (a pagamento) o scelgo un altra facoltà (non certo informatica).
    Nell'azienda per cui lavoro il PHP è usato veramente poco. Il giorno che servisse so che ci metterei pochissimo a passare tutto quello che conosco sulle web-application fatte i java in web-application scritte in PHP.

    > L'unica cosa che si può capire da una risposta
    > simile è che la persona in questione era
    > presuntuosa..Prima di parlare almeno aspetti a
    > confrontarsi con il mondo che sta fuori...

    Lo conosci? Sai chi è? Quando gli feci quella domanda, era già nel mondo del lavoro. Stava sviluppando in C++ per le autostrade italiane quello che era il riconoscimento via telecamera delle targhe automobilistiche... Mi sembra che un po' di esperienza ce l'avesse...
    Forse risulterò presuntuoso pure io, ma condivido in pieno quella sua risposta. Se quindici anni fa mi chiedevi: che linguaggio conosci ti avrei risposto: Delphi (lo adoravo!!!). Ora ti rispondo. Nessuno, tutti.

    > L'università non è filosofia e l'essere ridotta
    > ai soli concetti è una restrizione paurosa che da
    > qualche anno a questa parte, con scarsi risultati
    > per la verità, si è cercato di correggere
    > inserendo, per esempio stage obbligatori. Poi ci
    > si lamenta del fatto che la scuola italiana è
    > lontana dal mondo del lavoro e che i giovani
    > faticano ad
    > inserirsi...

    Sarò stato molto fortunato io, ma Trento è l'esatto contrario di quello che descrivi tu. I professori qui sono quasi tutti inseriti in grossi progetti reali. E portano questa loro peculiarità nelle materie d'insegnamento.

    > Sinceramente trovo ridicolo che tanta gente se la
    > prenda a male perchè ho portato l'esempio un paio
    > di pogrammi di grafica solo perchè non sa
    > rispondere all'unica cosiderazione che volevo
    > fare: le facoltà informatiche dell'università
    > italiana hanno una visione ristretta del panorama
    > che offre il mondo del lavoro.

    Io trovo ridicolo il fatto che ad una facoltà di informatica si chieda di insegnare ad utilizzare un prodotto grafico... Per quanto riguarda il PHP, da noi hanno deciso di utilizzare, nell'ambito di corsi sulle applicazioni enterprise (sia client-server che puramente web: web-application o web-services), Java. A parte che lo trovo mille volte più azzeccato del PHP (Nel mondo del lavoro, i web-services, o le applicazioni enterprise utilizzano soprattutto Java). Se poi alla fine finisco a lavorare per un'azienda che fa siti web, faccio prestissimo a portare tutto quello che so delle web-application scritte in Java a quelle scritte in PHP...

    <to be continued>
    Prozac
    5076
  • > Per chiudere: il grafico lo lascierei fare
    > volentieri ai grafici, ma nel mondo reale capita
    > di dover fare sia l'analista che il programmatore
    > che il
    > grafico.

    Dove lavoro io, invece, ci sono i grafici che fanno i grafici. E sono bravi!!! Noi facciamo gli sviluppatori. E collaboriamo benissimo.

    Un'azienda che chiede ad un programmatore di fare anche il grafico penso che alla fine offrirà prodotti mediocri...
    Prozac
    5076
  • - Scritto da: Prozac
    > Un'azienda che chiede ad un programmatore di fare
    > anche il grafico penso che alla fine offrirà
    > prodotti
    > mediocri...

    Se essere leader di un settore è essere mediocri...
    non+autenticato
  • - Scritto da: Prozac
    > Io intendevo la forma mentis di uno scienziato
    > informatico. Non è importante insegnare il C++
    > piuttosto che il Java piuttosto che un linguaggio
    > funzionale, ecc... L'importante è insegnare a
    > come approcciarsi al problema da risolvere
    > (sempre in modo informatico naturalmente).

    IMHO è importante comunque. Ti chiedo allora: perchè si insegna Java anzichè modula2 o modula3? A livello di principio non cambia assolutamente nulla. Java si insegna perchè è considerata una tecnologia "attuale". Peccato che ad oggi non venga utilizzato senza un minimo di framework... Se poi mi parli della metodologia nell'affrontare i problemi, ad essere sincero, me ne hanno data molta di + i corsi di matematica.

    > Sapendo, alla fine, tra le altre cose valutare
    > anche quale sia il miglior linguaggio di
    > programmazione da
    > utilizzare.

    Scusa ma questo è spesso inutile visto che l'utilizzo di una tecnologia nel mondo del lavoro è quasi sempre una scelta aziendale. Conosco grandi aziende che hanno scelto di sviluppare in .NET ed altre in Java e da li non si scappa. Se tu, appena uscito dall'università vai a dire "secondo me, dopo il mio studio, è meglio usare php" è facile che ti rispondano "per noi puoi anche usarlo, ma da un'altra parte".

    > All'università si pretendeva che si sapessero già
    > i linguaggi di programmazione principali. Tanto
    > che alla fine di corsi dove si insegnava a
    > programmare ce n'erano solo 3: Programmazione 1
    > (C), Programmazione 2 (C++/Java), Programmazione
    > Funzionale (OCaml). Corsi che chi veniva come m'è
    > dall'itis ha passato senza nemmeno studiare.
    > Corsi che, secondo me, sono stati inseriti per
    > tutti quelli studenti che non arrivavano da un
    > diploma in
    > informatica.

    Scusa ma leggi quanto scritto... è una contraddizione... prima dici che si pretendeva la conoscienza dei linguaggi di programmazione; poi dici che quegli esami erano fatti per chi doveva imparare.

    > Ho
    > cambiato completamente il modo di risolvere i
    > problemi. Di approcciarli e di modellarli. E sono
    > felicissimo di essermi iscritto all'università a
    > 32
    > anni.

    Probabilmente non hai campito che cosa intendevo dire. Tu ti eri giò confrontato con il mondo del lavoro quando ti sei iscritto. La maggior parte degli studenti però non ha questa fortuna. Che cosa significa? Che tu ti sei migliorato negli ambiti da te esposti; ma per chi deve ancora entrare nel mondo del lavoro, quegli esami pratici su tecnologie lontane dal mondo del lavoro, sono una perdita di tempo rispetto a gli stessi esami presentati su tecnologie attuali.

    > A
    > me serve che mi insegnino come realizzare il
    > miglior algoritmo per risolvere un problema. E
    > per questo non serve un linguaggio
    > specifico.

    Si ma poi si scopre che chi esce dall'università ci mette mesi (che i datori di lavoro non sempre sono disposti a concedere) ad entrare nel mercato del lavoro..

    > Infatti... Io piuttosto me lo studio per conto
    > mio. Tanto, ormai, una volta che ho ben chiari i
    > fondamenti della programmazione ad oggetti, per
    > sapere il PHP mi basta un po' di esercizio, e
    > tutti i manuali free che trovo in
    > rete.

    Esattametne come faccio io. Quello che dico è che quello "studio per conto mio" è spesso accresciuto dal fatto che l'università mi ha insegnato ma su tecnologie sorpassate.

    > Nell'azienda per cui lavoro il PHP è usato
    > veramente poco. Il giorno che servisse so che ci
    > metterei pochissimo a passare tutto quello che
    > conosco sulle web-application fatte i java in
    > web-application scritte in
    > PHP.

    Guarda ti cito un mio professore dell'università: "imparare un linguaggio di programmazione non è nulla (i costrutti sono tutti uguali ed i principi sono gli stessi) ma imparare ad utilizzare le librerie è tutta un'altra cosa".
    A livello teorico è come dici tu; a livello pratico la perdita di tempo è enorme.

    > Forse risulterò presuntuoso pure io

    Non commento per decenza... personalmente preferisco passare per ignorante e poi smentire gli altri che pavoneggiarmi come genio e far brutte figure.

    > Sarò stato molto fortunato io, ma Trento è
    > l'esatto contrario di quello che descrivi tu.

    Non metto in dubbio la tua parola, ma dal primo post che hai scritto non mi sembrava fosse proprio così..

    > Se poi alla fine finisco a lavorare per
    > un'azienda che fa siti web, faccio prestissimo a
    > portare tutto quello che so delle web-application
    > scritte in Java a quelle scritte in
    > PHP...

    Una domanda: in quanto tempo se non hai mai usato php? Il mercato non aspetta molto.
    non+autenticato
  • > Una domanda: in quanto tempo se non hai mai usato
    > php? Il mercato non aspetta
    > molto.

    Poco tempo. E parlo per esperienza personale. Più di una volta ho accettato un lavoro basato su framework che non avevo mai utilizzato, e tutte le volte ho consegnato un lavoro che poi ha portato a nuove collaborazioni.
    Io condivido moltissimo il pensiero di quel tuo professore. L'importante è conoscere a fondo i costrutti ed i principi. Le librerie si impara ad usarle.

    Io ultimamente lavoro moltissimo con Java. Nell'ambito della persistenza dei dati ho utilizzato (ed ancora utilizzo) librerie quali Hibernate, iBatis, OpenJPA, ecc...
    Tutti framework che si occupano (con filosofie diverse) della stessa cosa. L'università avrebbe dovuto insegnarmeli tutti? Uno solo? quale? E se l'azienda non utilizza quello che mi hanno insegnato in università?

    Il ruolo dell'ingegnere informatico è anche quello di scegliere il framework adatto al progetto che si andrà a svolgere. L'università di dare i metodi per fare la scelta giusta. Il tempo (nel mondo reale) ti darà gli automatismi per scegliere velocemente quello corretto. Mai sentito parlare di ruoli junior e senior?

    Per quanto riguarda le piattaforme, sono parzialmente d'accordo con te. Ogni azienda ha scelto la sua preferita (come dicevo, da noi si usa molto Java). Ma poi capitano clienti (come Microsoft, ad esempio) che preferiscono un'altra piattaforma (.NET ad esempio) e l'azienda, se non vuole perdere il cliente, deve essere in grado di diventare produttiva subito anche in quell'ambiente.

    Per quanto riguarda i siti web, io rimango della mia idea. Un grafico, che ha fatto studi in questa direzione, offrirà sempre dei prodotti migliori di uno sviluppatore (che ha fatto, giustamente, un altro percorso di studi) improvvisato grafico. Naturalmente esistono le eccezioni (sviluppatori con il pallino della grafica che con gli anni si sono costruiti un bagaglio professionale pari a quello di un grafico professionista, e grafici con il pallino della programmazione che si sono costruiti un bagaglio notevole in questo campo).
    Quale sarebbe quest'azienda leader nel mercato che affida lo studio grafico di un sito ai programmatori?
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    Modificato dall' autore il 20 luglio 2008 15.02
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    Prozac
    5076
  • Come studente dell'Università di Udine non può che farmi piacere che qualche mio collega si sia messo positivamente in mostra.
    Conosco di vista Marco e son contento per lui.
    Però...e c'è sempre un però...
    tralasciando il discorso sulla preparazione al mondo lavorativo informatico che hai una volta laureato (non è zero,ma oltre l'uno sicuramente non và. Non ho mai aperto una volta photoshop in tutta la mia vita e non ho mai scritto una riga di php per esempio...)
    non capisco come noi studenti di Udine riusciamo a metterci in evidenza in competizioni internazionali e poi l'università stessa si accorda con altri atenei indiani per sviluppare software interni!
    E noi chi siamo???
    O forse non abbiamo le conoscenze adatte per farlo? strano visto che ti paghiamo proprio per insegnarcele....
    non+autenticato
  • - Scritto da: Dada82
    > non capisco come noi studenti di Udine riusciamo
    > a metterci in evidenza in competizioni
    > internazionali e poi l'università stessa si
    > accorda con altri atenei indiani per sviluppare
    > software
    > interni!
    > E noi chi siamo???
    > O forse non abbiamo le conoscenze adatte per
    > farlo? strano visto che ti paghiamo proprio per
    > insegnarcele....

    E' una questione di mentalita'. Pensa che a BN abbiamo la facolta' di Ingegneria Informatica. A settembre abbiamo dovuto riconsegnare il modello ISEE per il calcolo delle tasse. Tutti gli iscritti all'ateneo: centinaia di persone. Per gestire al meglio l'emergenza, hanno pensato di usare "la tecnologia".
    1) Vai sul sito e scarica il pdf del modello da compilare
    2) Lo compili
    3) Lo consegni in segreteria

    Morale della favola? Una cosa che si poteva risolvere sfruttando le qualita' interne all'ateneo e per dare gratificazione alla facolta' di Informatica e/o a qualche studente tirocinante e' stato gestito come 50 anni fa: "Consegna il modulo in segreteria". File interminabili per giorni...
    Bastava un DB e un form in PHP...
    Vaglielo a spiegare...
    Ivan
  • > E noi chi siamo???
    > O forse non abbiamo le conoscenze adatte per
    > farlo? strano visto che ti paghiamo proprio per
    > insegnarcele....

    Prova a frequentare il corso di ingegneria gestionale e capirai poi come ragionano quelli che saranno destinati a prendere le decisioni.
    non+autenticato
  • > tralasciando il discorso sulla preparazione al
    > mondo lavorativo informatico che hai una volta
    > laureato (non è zero,ma oltre l'uno sicuramente
    > non và. Non ho mai aperto una volta photoshop in
    > tutta la mia vita e non ho mai scritto una riga
    > di php per

    Se frequenti informatica ti accorgerai che non dovresti essere destinato a scrivere codice ma "solo" a progettare architetture software, il codice lascialo scrivere ai periti.

    Pochi di quelli che insegnano informatica alle università hanno mai lavorato, pardon, hanno mai partecipato a grossi progetti informatici o scritto una riga di codice, molti sono stati riciclati dalle facoltà di matematica che ben pochi frequentano e quindi non sanno più dove metterli.
    non+autenticato
  • Verissimo, e' terribilmente, disgustosamente vero.

    Professori che copiano da progetti di Informatici stranieri, scrivendo specifiche da ridere e codice da bambino tredicenne.

    E parlo della Sapienza, non dell'univattelappescaDeluso

    Di ottimi professori ce ne sono, bisogna "solo" cercarli, spulciarli tra il ciarpame inutile. Se il piano di studi lo permette, ovviamente.
  • - Scritto da: Legge del mercato
    > > tralasciando il discorso sulla preparazione al
    > > mondo lavorativo informatico che hai una volta
    > > laureato (non è zero,ma oltre l'uno sicuramente
    > > non và. Non ho mai aperto una volta photoshop in
    > > tutta la mia vita e non ho mai scritto una riga
    > > di php per
    >
    > Se frequenti informatica ti accorgerai che non
    > dovresti essere destinato a scrivere codice ma
    > "solo" a progettare architetture software, il
    > codice lascialo scrivere ai
    > periti.
    >
    > Pochi di quelli che insegnano informatica alle
    > università hanno mai lavorato, pardon, hanno mai
    > partecipato a grossi progetti informatici o
    > scritto una riga di codice, molti sono stati
    > riciclati dalle facoltà di matematica che ben
    > pochi frequentano e quindi non sanno più dove
    > metterli.

    Pochi di quelli che insegnano alle università che avrai frequentato tu forse...
    Io ho frequentato 2 atenei e in entrambi ho trovato ottimi prof, alcuni erano dei veri e propri geni.

    Poi ci sono anche quelli scarsi, ma sono una ristretta minoranza.
    non+autenticato
  • > Se frequenti informatica ti accorgerai che non
    > dovresti essere destinato a scrivere codice ma
    > "solo" a progettare architetture software, il
    > codice lascialo scrivere ai
    > periti.

    Sì, che grandi architetture software che fai in Italia! Come se l'ingegnere non abbia studiato per anni programmazione.
    Mi sa che tu non sei mai stato in un'azienda informatica, forse sei ancora uno studentello all'università, che ha grandi speranze e che crede alla leggenda che narrano i professori (che non hanno mai lavorato in aziende in vita loro) che l'ingegnere fa l' UML e i programmatori lo implementano, tipico della metodologia a cascata che, da anni, è considerata deprecata, un errore di valutazione iniziale sull'ingegneria informatica, disciplina molto recente. Errore che i programmi universitari forse cominceranno a recepire tra 10 anni.

    Finora, dopo tanti anni di lavoro, non ho MAI visto un ingegnere che non programma. MAI, e di aziende ne ho girate tante. Appena entrerai in un'azienda, caro mio, specialmente ora col nuovo ordinamento in cui si laureano tutti, ho timore che avrai qualche brutta sorpresa...
    non+autenticato
  • > Sì, che grandi architetture software che fai in
    > Italia! Come se l'ingegnere non abbia studiato
    > per anni programmazione.
    >
    > Mi sa che tu non sei mai stato in un'azienda
    > informatica, forse sei ancora uno studentello
    > all'università, che ha grandi speranze e che
    > crede alla leggenda che narrano i professori (che
    > non hanno mai lavorato in aziende in vita loro)
    > che l'ingegnere fa l' UML e i programmatori lo
    > implementano, tipico della metodologia a cascata
    > che, da anni, è considerata deprecata, un errore
    > di valutazione iniziale sull'ingegneria
    > informatica, disciplina molto recente. Errore che
    > i programmi universitari forse cominceranno a
    > recepire tra 10
    > anni.
    >
    > Finora, dopo tanti anni di lavoro, non ho MAI
    > visto un ingegnere che non programma. MAI, e di
    > aziende ne ho girate tante. Appena entrerai in
    > un'azienda, caro mio, specialmente ora col nuovo
    > ordinamento in cui si laureano tutti, ho timore
    > che avrai qualche brutta
    > sorpresa...

    Certo che ci sono gli ingegneri (o i dottori) in informatica che programmano. Un informatico all'interno di un'azienda fa proprio quello. Programma. Magari accanto ci sono anche semplici periti. La differenza tra i due è che il primo avrà la direzione del progetto, il secondo, farà esclusivamente implementazione.

    In Italia ci sono grandi realtà dove la realizzazione di un progetto ha un approccio diverso da quello di code & fix.
    Allo stesso tempo ci sono professori universitari che sono a capo di progetti (reali e concreti) di grosse dimensioni. Professori che non solo teorizzano l'informatica, ma la applicano pure!

    Io ho avuto la fortuna di aver fatto l'esame di tecniche avanzate di programmazione con uno di loro... Un porfessore che alla fine dell'esame, a me ed i compagni del mio gruppo (eravamo 3) ha chiesto: "Vi va bene un 30 e lode? Ed un lavoro?". Un professore che dopo averci fatto un colloquio in azienda (lui è il responsabile IT di un'azienda italiana da 250 dipendenti) ci ha assunti ed inseriti nel gruppo di sviluppo dell'azienda.
    Un'azienda che realizza sia progetti semplici dove la velocità di produzione è la cosa fondamentale. Progetti dove la maturità delle soluzioni è ormai consolidata e che quindi non ha molto senso realizzare tutto il percorso teorico che si studia all'università: raccolta dei requisiti, modellazione (UML, ecc...), realizzazione, testing, ecc... e quindi gli ingegneri (i dottori) e i periti (p.s.: in questa azienda di periti non ce ne sonoCon la lingua fuori) lavorano direttamente al codice in un modello code & fix .
    Un azienda che realizza anche progetti molto complessi. Progetti che pretendono uno studio approfondito dei requisiti. Una modellazione accurata. Progetti della durata di anni (anche 5 o 6 anni). In questo caso i periti non servono più. Qui ci vogliono solo gli ingegneri e i dottori che, per fortuna, hanno imparato qualcos altro oltre ad uno specifico linguaggio informatico...
    Prozac
    5076
  • > Certo che ci sono gli ingegneri (o i dottori) in
    > informatica che programmano. Un informatico
    > all'interno di un'azienda fa proprio quello.
    > Programma. Magari accanto ci sono anche semplici
    > periti. La differenza tra i due è che il primo
    > avrà la direzione del progetto, il secondo, farà
    > esclusivamente
    > implementazione.

    Confermo anche io che dovunque ho lavorato gli ingegneri programmavano, insieme ai periti. Sul discorso della direzione del progetto, sono d'accordo, in teoria dovrebbe essere così, ma ci sono molte eccezioni. Quello che è stato il mio responsabile per 3 anni era un perito come me, anzi neanche informatico se è per questo, era un elettronico, ma aveva 15 anni di esperienza e il suo bello stipendietto da quadro se lo prendeva, molto più alto di tutti gli altri sviluppatori, quasi tutti laureati.

    > Allo stesso tempo ci sono professori universitari
    > che sono a capo di progetti (reali e concreti) di
    > grosse dimensioni. Professori che non solo
    > teorizzano l'informatica, ma la applicano
    > pure!

    Purtroppo la realtà nelle università è fin troppo varia, ho visto professori di informatica che, a lezione, non facevano altro che leggere ad alta voce da un libro di java e copiare i codici alla lavagna e che poi alla prima domanda li vedevi sbiancare in volto, ma ci sono anche professori bravissimi con cui ho avuto anche il piacere di fare esami.

    Tutto ciò per dire che nell'informatica la realtà è molto meno aderente a quello che dovrebbe essere la teoria dell'ingegneria, le situazioni sono molto più "sfumate" rispetto all'approccio tradizionale "progettista->esecutore" e in moltissime realtà una laurea in ingegneria, seppur richiesta, è assolutamente sprecata. Al punto che spesso, specialmente quando esco da un esame massacrante, mi chiedo se ne valga davvero la pena, sorvolando ovviamente sul puro piacere della cultura personale e della passione per molti degli argomenti studiati. E sai bene che per uno studente lavoratore (mi pare di capire dagli altri tuoi messaggi che anche tu lo sei Sorride ) l'impegno e lo stress sono quintuplicati.

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    Modificato dall' autore il 20 luglio 2008 16.04
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  • > Confermo anche io che dovunque ho lavorato gli
    > ingegneri programmavano, insieme ai periti. Sul
    > discorso della direzione del progetto, sono
    > d'accordo, in teoria dovrebbe essere così, ma ci
    > sono molte eccezioni. Quello che è stato il mio
    > responsabile per 3 anni era un perito come me,
    > anzi neanche informatico se è per questo, era un
    > elettronico, ma aveva 15 anni di esperienza e il
    > suo bello stipendietto da quadro se lo prendeva,
    > molto più alto di tutti gli altri sviluppatori,
    > quasi tutti
    > laureati.
    >

    Su questo sono d'accordissimo con te!
    In questo campo non esiste il ruolo del laureato in informatica. Quindi è facilissimo trovare come manager IT periti o anche semplici appassionati. Il mio manager, ad esempio, rientra in questa categoria (è laureato, ma non in materie informatiche). Ha semplicemente tradotto una sua passione in lavoro. (Quando si è laureato lui, mi sa che le facoltà di informatica manco c'eranoCon la lingua fuori).

    > Purtroppo la realtà nelle università è fin troppo
    > varia, ho visto professori di informatica che, a
    > lezione, non facevano altro che leggere ad alta
    > voce da un libro di java e copiare i codici alla
    > lavagna e che poi alla prima domanda li vedevi
    > sbiancare in volto, ma ci sono anche professori
    > bravissimi con cui ho avuto anche il piacere di
    > fare
    > esami.

    Anche su questo sono d'accordo con te. Più che altro, per sentito dire... Ho avuto diverse conferme di realtà universitarie italiane messe così. Per quanto riguarda il mio percorso, invece, mi sento fortunato. Ho trovato sempre docenti in gamba (a parte quelli di materie matematiche che a noi informatici ci odiavano proprio!!! Ci trattavano come dei caproni stupidiCon la lingua fuori).

    > Al punto che spesso, specialmente quando esco da un
    > esame massacrante, mi chiedo se ne valga davvero
    > la pena, sorvolando ovviamente sul puro piacere
    > della cultura personale e della passione per
    > molti degli argomenti
    > studiati.
    >
    > TAD

    Ti capisco!!! Io personalmente, però, sono cresciuto moltissimo professionalmente grazie ai miei studi universitari e se tornassi indietro, mi iscriverei moooolto prima... (tipo 12 anni primaCon la lingua fuori).
    Prozac
    5076
  • > Ti capisco!!! Io personalmente, però, sono
    > cresciuto moltissimo professionalmente grazie ai
    > miei studi universitari e se tornassi indietro,
    > mi iscriverei moooolto prima... (tipo 12 anni
    > prima
    >Con la lingua fuori).

    Anche io e ti faccio un esempio. Quando ho dato Basi di Dati, erano già anni che lavoravo coi DB ed ero abbastanza esperto di SQL, ma l'SQL è solo uno dei capitoli del libro assegnatoci (l'Atzeni) e devo dire che, dopo averla studiata bene e averla data con un buon voto, ora i db li guardo con "occhi diversi". E lo stesso dicasi anche per altre materie. E' questo che mi da la volontà di studiare di notte e nei week end. Purtroppo non ho potuto seguire il percorso "classico" università->lavoro perchè, per ragioni familiari che non sto qui a spiegare, se volevo andare all'università, non potevo farmi campare dai miei ma ho dovuto pagarmi tutto da solo. Non avevo scelta, o così o niente. Grazie a Dio ho lavorato sempre e, cosa più importante, nel settore dei miei studi! Ovviamente i tempi si dilatano però...

    Mi congratulo con te per il coraggio di iscriverti a 32 anni all'università lavorando, comprendo benissimo la forza di volontà, l'impegno e la tenacia necessari per affrontare una simile impresa. In bocca al lupo! Occhiolino

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