La ricetta, comunque, non deve passare attraverso una specifica
scelta tecnologica: "La politica approva e supporta le soluzioni competitive e d'interesse generale - prosegue - non interferendo nella competizione commerciale ed industriale dove le autorità hanno compiti che auspico più incisivi per assicurare meno distorsioni ed errori".
Spazio dunque ad una
revisione dei poteri delle authority, senza dimenticare un approccio che definisce "multicanale" alla risorsa banda larga affinché i servizi "siano fruibili da tutti i cittadini, anziani compresi, e da chi ha il televisore o il telefono e non il computer".
Massima attenzione, quindi, a
non privilegiare un medium rispetto ad un altro per gli investimenti: "Ogni preferenza di media potrebbe essere datata" spiega, chiarendo inoltre che "forse ogni medium avrà funzioni di servizi base simili", ma "visto che siamo alle prime fasi della nuova comunicazione digitale integrata" non ci si può dimenticare che servirà "anche una nuova industria di contenuti, soprattutto nella pubblica amministrazione e nella cultura audiovisiva".
È dunque necessario un
riassetto del comparto delle telecomunicazioni nel suo complesso? "Il matrimonio tecnologico tra le telecomunicazioni e la televisione - chiarisce Pezzotta - tra il fisso ed il mobile, ha di fatto già fatto mettere in agenda, come urgenti, la riformulazione delle competenze parlamentari delle Commissioni, del Governo, delle Autorità nazionali e regionali, le formule di finanza di progetto". Occorre anche affrontare quello che definisce "il corso industriale
post privatizzazione Telecom", per "ridare all'Italia una rete di nuova generazione come già altri paesi del G8 hanno fatto": ciò significa "abbandonare gli schemi ideologici e passare a schemi profittevoli, democratici ed efficaci". Secondo Pezzotta "Abbiamo idee, uomini e progetti, in proposito, molto seri".
"L'Italia - prosegue - è più avanti (di altri paesi, ndr) con il Codice delle Comunicazioni Elettroniche ed il Codice dell'Amministrazione Digitale, con il potenziale di ricerca e di produzione. Certo è che l'Autorità delle Comunicazioni deve avere più potere, mentre i Comitati Regionali per le Comunicazioni vanno seriamente e rapidamente azzerati e ricostituiti nell'autonomia, nelle competenze, nella missione".
Per
evitare gli sprechi, continua il presidente, occorre "evitare
reti fai da te e non sicure: certo si è capito che posare fibra ottica che rimane spenta e ridondante è inutile, quindi spacciare per banda larga una rete che già non supporta i servizi esistenti e non ne migliora la qualità è grave". Occorre inoltre, secondo Pezzotta, "evitare
un digital divide nel nostro sistema di sicurezza nazionale nelle telecomunicazioni usate dalle forze dell'ordine, dai servizi di sicurezza, dalla difesa, dalla Protezione Civile, per scarsa integrazione e sicurezza delle reti".
"Le soluzioni tecniche - precisa - riguardano i tecnici". Sui
contenuti che dovranno transitare sulle reti, invece, Pezzotta solleva una serie di questioni: "I giovani preferiscono la multimedialità: ce ne vogliamo occupare a tutela della dignità della persona?". E poi c'è anche la questione della comunicazione, che va verso la personalizzazione di pari passo con la pubblicità: "Nel 2007 per la prima volta la raccolta pubblicitaria in televisione è scesa sotto il 50%. Cresce il valore della comunicazione e dei media territoriali. Vogliamo occuparcene non solo per la campagna elettorale?". Per Pezzotta, la risposta è "sì, e siamo pronti al dialogo con idee, progetti, competenze".
"Perché - si domanda infine l'onorevole - una parte dei cittadini per telefonare paga il canone e una parte, pur pagando le stesse tasse, già non lo paga più?". Le
cifre in ballo per l'innovazione in questo settore sono
le solite: "In Giappone è previsto un investimento di 50 miliardi di dollari che sarà leva economica per sviluppare una crescita del PIL di 1500 miliardi. Questo fatto - conclude - dovrebbe farci pensare quando parliamo di disoccupazione e povertà".
a cura di Luca Annunziata(fonte immagine)