Vincenzo Gentile

C'è un medico dentro quel robot

Già al lavoro in Nuova Scozia la macchina comandata a distanza dai medici, per un contatto da remoto con i pazienti lontani. Il connubio tra medicina e robotica rischia di trasformarsi in idillio

Roma - Riscuote sempre più interesse l'uso di robot in campo medico. L'ultimo arrivato, chiamato I see U ("Io ti vedo"), lavora già con successo in Canada, permettendo ai pazienti di essere aggiornati sulle loro condizioni cliniche senza dover percorrere tanti chilometri. Il robot, connesso via internet alla scrivania del dottore può sostituire degnamente la sua presenza fisica, di fatto portando in loco il medico remoto, e azzerando così la distanza fisica.

Il programma, attuato in Nuova Scozia vede I see U impiegato al pronto soccorso dell'ospedale di Cape Breton, presidio sprovvisto di staff medico esperto in neurochirurgia. Munito di un ampio display, il robot rende possibile la comunicazione in tempo reale con il medico, il tutto da remoto: ciò permette al neurochirurgo Ivar Mendez, ideatore del progetto, di controllare lo stato di salute dei propri pazienti dal suo studio di Halifax. I see U ha infatti piena autonomia, girando tranquillamente tra le camere dell'ospedale di Cape Breton, distante cinque ore d'auto dallo studio del dottore. Notevoli i vantaggi che ne derivano: la presenza virtuale del medico evita il lungo viaggio e la visita può svolgersi normalmente in streaming web. Non solo: tramite il robot il dottor Mendez può avere uno screening completo delle condizioni del paziente, esaminando test clinici come lastre, analisi del sangue o addirittura seguirne i test motori. La completa mobilità del robot permette anche di raggiungere i pazienti costretti a letto nelle stanze dell'ospedale.

il robot a lavoroI pazienti, non più costretti ad impiegare tempo ed energie per raggiungere Halifax, sembrano aver accettato di buon grado l'ausilio del nuovo device medico. Entro breve si spera di rendere operativi almeno altri due robot: se i risultati saranno soddisfacenti si ipotizzano già un esercito di roboassistenti.
Quello in Canada non è peraltro il primo progetto di dottore virtuale: già dal 2005 presso l'ospedale di Saint Mary di Londra è presente Sister Mary, uno tra i primi RPR (real presence robot) sperimentati in ambito medico. Il futuro delle cure e delle terapie mediche sembra sempre più legato a quello dell'evoluzione della robotica: le nuove tecnologie un giorno potrebbero permettere non solo di collegare medico e paziente, ma anche di sostituire il medico, garantendo magari un primo soccorso d'emergenza in zone in cui è difficile muoversi o agire.

l'orsetto DilusMa non è solo all'efficienza medica che si punta: la tecnologia potrebbe essere la chiave di lettura per rendere la permanenza in ospedale meno traumatica possibile, soprattutto per i bambini degenti. Molti ospedali dispongono di veri e propri team di esperti impiegati per alleviare la quotidianità dei piccoli ammalati. A tal proposito fa parlare di sé il concept ideato dal designer brasiliano Bruno Oro. Ha la forma di un orsacchiotto ed il suo nome è Dilus: si propone di essere una guida in grado di facilitare attività di socializzazione, intrattenimento, comunicazione ed anche istruzione fra i pazienti più giovani.

Dotato di tecnologia olografica, un dispositivo di questo genere potrebbe permettere ai bambini di seguire dall'ospedale le lezioni della propria classe, mantenendo, seppur in maniera virtuale, il contatto con i propri compagni di scuola. Inoltre il device permetterebbe di guardare canali TV di educazione e consentirebbe l'interazione con gli altri possessori del technorsetto, instaurando un social network dedicato. Un gadget utile, il cui impiego potrebbe rappresentare una piccola svolta nelle operazioni di ospedalizzazione, alleviando un po' il dolore e lo stress cui i bambini sono sottoposti.

Vincenzo Gentile

(fonte immagini qui e qui)
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