lunedì 28 luglio 2008

Google, un paradossale rinvio a giudizio

Il processo italiano a Google Video fa discutere, porta con sé rischi elevatissimi. La via per combattere comportamenti criminali non è mettere al rogo aggregatori e provider. I commenti di Andrea Rossetti e Paolo De Andreis

Roma - La conclusione delle indagini preliminari del caso Google-Vividown, già agli onori della cronaca all'apertura dell'inchiesta, nel novembre del 2006, porta all'attenzione questa volta dei media mainstream, e di quella piccola parte del grande pubblico che si interessa ai problemi connessi alla diffusione dell'uso delle ICT, la questione della regolamentazione dell'utilizzazione della rete. Per anni si è ritenuto che non fosse in nessun modo possibile regolamentare l'uso di Internet, che tutti potessero produrre e mettere online contenuti senza nessuna forma di controllo. I sostenitori di questa tesi, asserivano che la struttura stessa, diffusa e decentrata, della rete impedisse ogni forma di controllo e che anzi la diffusione delle tecnologie dell'informazione avrebbe inevitabilmente e globalmente diffuso l'idea e la pratica dei diritti universali dell'individuo. La smentita all'universalità di questa teoria si è avuta dalla Cina, in cui un governo fondamentalmente illiberale convive con la controllata diffusione di contenuti attraverso la rete; l'esempio cinese ha anzi dimostrato come un governo possa efficacemente e pervasivamente controllare il comportamento dei suoi cittadini, in una maniera impensabile prima dell'avvento dell'ICT.

D'altra parte, proprio il caso della Cina, mostra che ogni forma di filtraggio preventivo può trasformarsi in una inaccettabile forma di censura. Almeno nelle società occidentali, quindi, si contrappongono due diversi interessi, due diverse libertà individuali alle quali non credo nessuno sia disposto in linea di principio a rinunciare: la libertà di espressione ed il diritto al controllo sulla diffusione di informazioni su di noi.

Nei media tradizionali le due esigenze sono contemperate dall'attribuzione di responsabilità all'autore e all'editore del contenuto: se qualcuno in qualche modo pubblica in un media tradizionale qualcosa che io ritengo diffamatorio non solo io mi posso rivalere sull'autore, ma anche sull'editore. È questo principio semplicemente trasponibile all'enorme mole di UGC (user generated content)?
Per quello che riguarda la responsabilità dell'autore, credo che nessuno metta in dubbio la possibilità di trasposizione, sia di principio sia di fatto: anche se l'utente medio percepisce l'uso di Internet come anonimizzante, e come anomino spesso si comporta, in realtà le tracce digitali che inevitabilmente si lasciano nell'uso della rete, permettono di risalire, se necessario, con ragionevole certezza all'autore di qualsiasi contenuto, anche il breve commento lasciato in un blog, lasciato in Internet. È quello che è avvenuto nel caso in esame: i quattro studenti autori del fatto, della sua ripresa e della sua diffusione sono stati individuati e sono ora affidati a un'associazione torinese che opera nel campo della disabilità (se a ottobre dimostreranno ai giudici di aver compreso la gravità di ciò che hanno fatto, si estinguerà il procedimento penale intentato nei loro confronti).

C'è un qualche genere di entità paragonabile all'editore in questo caso? La responsabilità che la legge, ed il buon senso, attribuiscono all'editore si fonda sull'idea che un editore possa conoscere tutto ciò che decide di pubblicare; è, quindi, la mera possibilità di conoscenza e non la conoscenza effettiva che rende giuridicamente e moralmente responsabile un editore. Ma nel caso di ISP che ospitano un numero di contributi umanamente inconoscibile si può ancora parlare di responsabilità? Ad un ISP si possono davvero attribuire una responsabilità o degli obblighi analoghi a quelli di un editore? O forse si può può dire che la cloud di Google, la nuovola composta dalle centinaia di migliaia di server sparsi per il mondo e connessi tra di coloro che sono Google, "conosca" tutto ciò che contiene nello stesso senso in cui un essere umano conosce ciò che ricorda?

I giudici di Milano che dovranno prendere una decisione hanno un compito, importante, che farebbe tremare i polsi a qualsiasi filosofo, perché la loro decisione presupporrà inevitabilmente una particolare concezione di rete, che potrebbe anche modificare, vista la particolare natura dell'ICT, lo sviluppo degli ISP in tutto il mondo occidentale.

Andrea Rossetti
Professore associato dell'Università di Milano Bicocca
43 Commenti alla Notizia Google, un paradossale rinvio a giudizio
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  • Google non ha diritto a fare quello che gli pare e come gli piace.

    Stimo moltissimo Google per l'innovatività delle sue idee, ma in alcuni ambiti sbaglia (guarda al profitto e non predispone le giuste barriere per cancellare errori del genere).

    Poi si chiude a riccio dicendo che la colpa è di chi usa i suoi account e non di chi li fornisce.

    Mi dispiace ma questo è un clamoroso errore.

    Se uno ha un suo sito web personale "www.odioidown.com" sono cazzi suoi su cosa pubblica su tale sito web.

    Ma il sito web in questo caso che compare nella barra degli indirizzi è GOOGLE.COM o YOUTUBE.COM è il LORO sito, e LORO sono gli unici responsabili delle pubblicazioni.

    In tutto il mondo esiste la MODERAZIONE... però la moderazione costa, così come costa il personale che svolga l'operazione di moderazione.

    Loro pretendono di fare tutto senza costi, pensando solo che tutto si risolverà da solo grazie alla moderazione sociale.... ma non è così.

    Non si fa così, non è corretto.
    Un mucchio di siti web spendono all'anno soldi per la moderazione perchè è giusto tutelare le persone, PUNTO-INFORMATICO.IT ha dei moderatori che controllano i TROLL, HTML.IT ha dei moderatori che controllano i cretini, qualsiasi sito ha dei cazzo di moderatori... pagati o sovvenzionati.

    Google si crede Dio onnipotente e crede di non aver bisogno di controllare i propri contenuti... e si sbaglia.

    1) Tenere online un video che dovrebbe essere proibito per 2 mesi è indecente.

    2) Fornire false prove per cercare di aggirare la normativa locale è indecente.

    3) Fanno dei programmi stupendi e completi e poi non si preoccupano di tutelare le proprie creature (sono dei cretini).

    Mi dispiace per Google, ma ben venga la regolamentazione di cazzate del genere.



    E quanto tempo avremmo dovuto aspettare per chiedere la rimozione di un video PEDOPORNOGRAFICO?

    NON SCHERZIAMO! Quanto fatto da Google è INDECENTE!
    non+autenticato
  • Se non fosse stato per *merito* (ancorchè involontario) di google, e non certo per *colpa* del medesimo, quel ragazzo avrebbe continuato a subire gli abusi di sempre, senza che nessuno potesse o volesse porvi fine, nemmeno quelli di Vividown. Ma si sa, pur di fare un po' di baccano e sperare che questo possa portare qualche "conquibus" in tanti sono pronti ad alzare la voce a sproposito.

    Fra l'altro, in assenza di elementi evidenti di complicità, ritenere che un provider sia responsabile di quanto fanno i propri utenti equivale a ritenere l'autista di un autobus responsabile del trasporto di un ricercato, o le Poste responsabili dello scambio di lettere minatorie.

    Infine, l'equiparazione di quasiasi sito web ad un giornale fa comodo solo alla lobby dei giornalisti appartenenti a un ordine ormai patetico.
    non+autenticato
  • Sono perfettamente d'accordo.
    non+autenticato
  • A parte il fatto che personalmente, come motore di ricerca, preferisco altavista/yahoo a google in quanto trovo una maggiore coerenza e veridictà nei risultati di ricerca, non capisco perchè vi sforziate a difendere i grandi colossi come BigG e Ebay e Apple. Non sono altro che multinazionali al pari della Microsoft e di molte altre che fanno i loro affari in America, in Europa e in oriente. Certo non si può bloccare la rete ma neanche mettere dei video sui propri portali per ricavarne dei guadagni e poi non assumersi nessuna responsabilità. E come se MEDIASET mettesse una rubrica a disposizione degli utenti e lanciasse sull'etere qualsiasi cosa che gli uteneti volessero pubblicare. Guardate che BigG non ci sta regalando proprio niente. A mio avviso deve invece fare molta più attenzione a ciò che permette di pubblicare su un suo spazio, su cui lucra e che non è nient'altro che suo. Certo è che i nostri politici devono cominciare a legiferare (anche se purtroppo noncredo ne siano all'altezza) per una regolamentazione di Internet. Un articolo interessante invece potrebbe essere quello di capire perchè solo in Italia per aprire un .it devo eseguire dei ritual1 kafkiani che alla fine sono completamente insicuri. Oppure perchè per navigare in un internet point devo consegnare undocumento e poi ci sono più Wireless aperte che altro. per il resto ognuno è responsabile di ciò che pubblica sui suoi spazi e questo non credo faccio una piega.
    non+autenticato
  • sono abbastanza d'accordo con te, ma cio' non toglie che bisogna fare dei distinguo:

    - se G. ha ricevuto segnalazioni, e non e' intervenuto (per "indolenza" o volonta' di approfittare in un modo o nell'altro del polverone, e in ogni caso bisogna stabilire qual'e' il termine di intervento del gestore)

    - se G. e' intervenuto appena ha ricevuto segnalazioni

    nel secondo caso direi che non esiste che G. sia ritenuto responsabile, nel primo ovviamente ha una sua responsabilita', da valutare

    che poi G. sia una super-mega-multinazionale o una ditta individuale conta poco, e' il fatto che bisogna stabilire un principio a cui TUTTI si devono attenere..
  • Guarda, io credo che ognuno di noi deve essere rintracciabile quando dice o fa delle cose. Quindi chi diffama, mette in circolazione dei contenuti di un certo tipo o quant'altro deve essere perfettamente rintracciabile. Se su you tube , questo non è possibile, credo che Google debba filtrare a monte i suoi contenuti e se non è in trado di farlo deve rinunciare a lucrare sui suoi portali. perchè abbiamo la presunzione che su Intenet si possa fare tutto e per radio, televisione, carta stampata no? Occorre regolamentazione. Poi sul fatto che a causa della lentezzza della giustizia italiana in Italia non avremmo mai giustizia. Che a causa dei politici (che votiamo noi) difficilmente avremmo leggi che rispondano esattamente alle esigenze ed al "controllo" dei mezzi di comunicazione è un altro paio di maniche. io volevo solo dire a chi ha scritto qiesto articolo che non ci trovo niente di paradossale che si chiede ad un "editore" di controllare i contenuti prima della pubblicazione e che preferirei (giudizio ovviamente da mero lettore) che si parlasse del precariato dell'IT, del NIC, delle lobby delle grandi industrie dell'IT. Insomma mi sembra che anche in rete si stiano perdendo delle direzioni vere e quello che fanno i grandi va tutto bene. Attaccano Microsoft e poi in realtà vedo delle chiusure nel sistema IT molto più forti di quelle di microsoft e elogiate piuttosto che messe in discussione.
    Con questo concludo e vi ringrazio per lo spazio offerto.
    non+autenticato
  • Sappiamo che da una parte c’è il dovere di non favorire degli illeciti, dall’altra il dovere di rispettare la privacy.

    Immaginiamo un postino che recapita un pacco, se questo contiene una lettera minatoria il responsabile non può essere di norma il postino o poste italiane.
    Questo non vuol dire che possano esserci delle responsabilità quando l’illecito è palese, ad esempio il postino che trasporta un pacco a forma di mitra molto pesante senza notificare un potenziale rischio alle autorità.
    In ogni caso nessuno metterebbe sotto sequestro Poste Italiane per una lettera minatoria arrivata a destinazione.

    Per i fornitori di servizi Internet vale lo stesso principio, altri ragionamenti sono assolutamente anacronistici e mettono nel ridicolo la legislazione e la magistratura italiana.
  • secondo me non si può mettere tutto sullo stesso piano. Se sul mio sito qualcuno mette contenuti pedofili, non posso semplicemente dire che non è colpa mia. Tecnicamente e teoricamente lo potrei dire, ma all'atto pratico, bisognerà pure fare in modo che queste cose vengano controllate. è come se un gestore di discoteca dicesse: "non c'entro niente con il fatto che nella mia discoteca la gente consumi droghe".
    Certo google non ha tutte le colpe, ma da qualche parte un filtro per certe cose dovrà pur essere messo, o no?
    non+autenticato
  • Se uno attacca su una parete di casa tua un poster con contenuto pedopornografico e tu te ne accorgi il giorno dopo, quindi, meriteresti multe&galere? Mah
    non+autenticato
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