Gaia Bottà
mercoledì 30 luglio 2008

Australia, testati i filtri di stato

Le autorità sbandierano risultati ma netizen e provider dissentono: i setacci imposti dal governo rischiano di instaurare un inefficace regime censorio

Roma - Il sequestro del traffico a favore dei netizen australiani si fa più vicino: presto i provider potrebbero dover implementare dei filtri imposti dallo stato per tutelare i cittadini della rete dal materiale inappropriato che si annida online. I test procedono a spron battuto, il governo annuncia risultati soddisfacenti: l'urgenza di proteggere i cittadini può far sorvolare su falle e perplessità connaturate all'uso delle tecnologie centralizzate di filtering.

Non sono evidentemente bastati i filtri da decine di milioni di euro che i cittadini potevano scegliere di implementare per schivare i contenuti pruriginosi, bucati rovinosamente da un imberbe smanettone. L'Australia, ferocemente schierata accanto alle famiglie contro le immoralità della rete, è tornata a mettere alla prova in laboratorio le tecnologie di filtering da implementare a livello ISP: la Australian Communications & Media Authority (ACMA), l'authority per comunicazioni locale, ha dato annuncio dei risultati con corposo report.

Le autorità hanno chiesto ad ACMA di verificare l'efficacia di filtri che possano non solo bloccare i contenuti annoverati nella lista nera di stato delle URL, come avviene in Italia, ma anche discernere fra contenuti innocui e contenuti inappropriati, così vengono considerati quelli destinati ad un solo pubblico adulto. Lo scopo del gioco? Valutare lo stato dell'arte del filtering e l'efficacia dei prodotti in circolazione, verificare che queste procedure di sequestro del traffico non ingolfino la rete, stimare come i setacci della rete si possano declinare a seconda delle esigenze degli utenti.I risultati annunciati dal ministro Conroy sembrano incoraggianti: "L'industria ha fatto significativi progressi con i prodotti di filtering a livello ISP e siamo rincuorati dal fatto che molti fra i prodotti testati siano disponibili sul mercato - ha annunciato Conroy - il report sarà utile al governo per indirizzarlo nel suo impegno a creare un ambiente online più sicuro". Sono affermazioni che lasciano presagire una pronta imposizione di uno schema di filtering di stato a provider e cittadini. Non prima però di aver testato sul campo i setacci più avanzati.

Il ministro festeggia l'avanzamento delle tecnologie, ma c'è chi suggerisce che il report non riveli nulla di cui festeggiare. La sola installazione dei setacci messi alla prova, rivelano i dati ACMA, incide sulle velocità delle connessioni in maniera abbastanza consistente: tutti i prodotti analizzati riducono le prestazioni di meno del 30 per cento. Ma con i filtri in funzione la situazione precipita: solo uno dei prodotti riduce le performance del 2 per cento, mentre due dei filtri testati ingolfano la rete ridimensionando le performance di oltre il 75 per cento.

Per quanto riguarda l'efficacia, metà dei prodotti sottoposti alla prova sanno imbrigliare i contenuti con un'accuratezza decisamente migliore rispetto ai test messi in campo in precedenza: i falsi positivi oscillano tra l'1 e l'8 per cento. Tra l'1 e l'8 per cento dei siti web rischierebbe di sparire ingiustificatamente dai browser dei cittadini australiani per un eccesso di zelo dei filtri statali.

Ma non è tutto: i filtri valutati da ACMA agiscono sui soli contenuti Web. Strategie per arginare la circolazione di contenuti illegali sulle reti P2P o con la complicità di instant messaging e email devono ancora essere approntati: le autorità australiane rischierebbero altrimenti di deviare il flusso dell'illegalità verso questo tipo di protocolli.

Ma le perplessità non si esauriscono agli aspetti tecnici: ACMA non ha considerato i costi di implementazione dei filtri imposti agli ISP. I provider rumoreggiano: quello di vigilantes delle rete è un ruolo che non gli si addice, soprattutto se i filtri non saranno i benvenuti fra gli utenti, soprattutto se sarà necessario investire in tecnologie poco efficaci.

Il report dell'authority australiana ha inoltre rinfocolato le apprensioni di coloro che temono che in Australia possa instaurarsi un regime censorio che, oltre a dispiegarsi sui contenuti illegali, investa anche le pagine perfettamente legali. "Il governo deve fornire maggiori informazioni sui contenuti ai quali intendono bloccare l'accesso perché i test sono stati effettuati su contenuti legali e contenuti illegali" ha denunciato Dale Clapperton, rappresentante di Electronic Frontiers Australia (EFA). ACMA non ha però stimato la capacità dei filtri di scoraggiare coloro che volessero aggirarli: per coloro che intendono difendere il proprio diritto a fruire appieno della rete non tutto sembra ancora perduto.

Gaia Bottà
32 Commenti alla Notizia Australia, testati i filtri di stato
Ordina
  • Costa miliardi di dollari agli addetti e costa fette di bandwidth agli utenti: solita fuffa che poi viene miseramente aggirata, pure da smanettoni e teenagers...
    non+autenticato
  • Mi tocca trasferirmi in Nuova Zelanda....
    Tanto è vicina.
    non+autenticato
  • - Scritto da: Morgoth
    > Mi tocca trasferirmi in Nuova Zelanda....
    > Tanto è vicina.

    Fino a quando non arriverà anche lì
    Poi si vedrà
    non+autenticato
  • >presto i provider potrebbero dover implementare dei filtri >imposti dallo stato per tutelare i cittadini della rete dal >materiale inappropriato che si annida online


    <Frase spiritosa>
    Un persona maggiorenne e vaccinata in Australia non è capace di discernere il contenuto di informazioni acquisite online ?
    </Frase spiritosa>
    non+autenticato
  • i nostri politici vorranno sicuramente proteggerci dai cattiviSorride:):)

    Anonimo
  • -"Scusi lei, qui non può parcheggiare..."
    -"E perchè?"
    -"Ma è davanti al Parlamento!!!"
    -"Embè?!?"
    -"Ma tra un po' arrivano Prodi, Berlusconi, Bossi..."
    -"E che me frega! Tanto c'ho l'antifurto!"
    H5N1
    1610
  • Già me lo vedo Berlusconi Deluso Fantasma non mi ci fare pensare
  • Le Costituzioni di molti stati sono delle vere prese per i fondelli.
    Si pensi, ad esempio, al caso del sequestro del FORUM di ADUC che è stato effettuato in completa violazione dell'articolo 21 della Costituzione Italiana.

    Per quanto mi riguarda chi viola le leggi è un criminale.
    Lo Stato è un criminale.

    T1000: non ho offeso nessuno stavolta e se vuoi eliminarmi perchè dò "fastidio" almeno mettilo nelle regole di condotta. O anche tu sei un criminale?Sorride
    H5N1
    1610
  • > Per quanto mi riguarda chi viola le leggi è un
    > criminale.
    > Lo Stato è un criminale.
    >
    > T1000: non ho offeso nessuno stavolta e se vuoi
    > eliminarmi perchè dò "fastidio" almeno mettilo
    > nelle regole di condotta. O anche tu sei un
    > criminale?
    >Sorride

    Devi dire SCORRETTO: fa fine e non impegna Rotola dal ridere
  • No, un momento...
    Umberto Bossi (nessuno mi costringerà mai ad utilizzare l'appellativo Onorevole per siffatto individuo) ha bruciato dinanzi a migliaia di manifestanti la bandiera italiana a suo tempo.
    Secondo le leggi italiane (l'attuale Costituzione) tale atto costituisce Alto Tradimento o, meglio, Vilipendio Alla Bandiera (per il quale, se non erro, fino al 1995 era, almeno sulla carta, prevista la fucilazione in tempo di guerra).
    Si è trattato di un reato costituzionale al quale non è seguita alcuna denuncia.

    Ma se io bruciassi la bandiera dello Stato Vaticano (a caso?) vicino Piazza S. Pietro credo che avrei dei problemi seri.

    Io sarei un criminale.
    Umberto Bossi no?
    -----------------------------------------------------------
    Modificato dall' autore il 30 luglio 2008 13.15
    -----------------------------------------------------------
    H5N1
    1610
  • la legge non è uguale per tutti, finchè non ci convinciamo di questo, tutto ci sembrerà strano
  • Questo lo so ed ecco perchè sono in vantaggio su di loro.
    Perchè loro non sanno che li reputo terroristi...
    H5N1
    1610
  • ma forse neanche gliene fregaSorride
  • - Scritto da: H5N1
    > No, un momento...
    > Umberto Bossi (nessuno mi costringerà mai ad
    > utilizzare l'appellativo Onorevole per siffatto
    > individuo) ha bruciato dinanzi a migliaia di
    > manifestanti la bandiera italiana a suo
    > tempo.
    > Secondo le leggi italiane (l'attuale
    > Costituzione) tale atto costituisce Alto
    > Tradimento o, meglio, Vilipendio Alla Bandiera
    > (per il quale, se non erro, fino al 1995 era,
    > almeno sulla carta, prevista la fucilazione in
    > tempo di
    > guerra).
    > Si è trattato di un reato costituzionale al quale
    > non è seguita alcuna
    > denuncia.
    >
    > Ma se io bruciassi la bandiera dello Stato
    > Vaticano (a caso?) vicino Piazza S. Pietro credo
    > che avrei dei problemi
    > seri.
    >
    > Io sarei un criminale.
    > Umberto Bossi no?

    Ovviamente la prima differenza è che tu sei un "pesce piccolo" e Bossi no.
    Poi gli "onorevoli" sarebbero tali se non prendessero lo stipendio di stato per il fatto di essere parlamentari, come d'uso nel primo parlamento del Regno di Sardegna e poi d'Italia.
    Infine l'atto su citato potrebbe essere reato per gli Italiani (in generale) Ma non per chi non si riconosce come italiano. Ovviamente la quesione è discutibile se si tratta di un parlamentare che aderisce al parlamento italiano.... Ma faremo notte a disquisire su questo argomento.
    La bandiera del Vaticano meglio lascirla stare: è di fatto uno stato straniero. A volte fatti simili succedono anche in Italia ove qualcuno (non tanto tempo fa) ha briciato bandiere degli USA.
    Fatto riprovevole poichè questo stato è un nostro alleato, che piaccia o no, inoltre i tizi non sono stati perseguiti. Li vuoi vedere come criminali? Ma...fai tu.
    Di solito i "criminali" non si limitano a bruciare bandiere.
  • > Di solito i "criminali" non si limitano a
    > bruciare
    > bandiere.
    Ma neanche a scaricare MP3 da eMule...
    H5N1
    1610
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