massimo mantellini
venerdì 1 agosto 2008

Contrappunti/ Mediaset e le occasioni perdute

di Massimo Mantellini - Di fronte all'abbagliante capacità di sintesi espressa dagli utenti Youtube nell'estrarre da migliaia di ore di programmazione TV le poche perle lì contenute, le aziende televisive reagiscono come giganti accecati

Roma - Sapete qual è il punto? Il punto di tutta la questione della richiesta di risarcimento di Mediaset nei confronti di Youtube per le migliaia di ore di filmati disponibili sul sito di sharing video non riguarda le normative sul copyright, né la più generica tutela della proprietà intellettuale (sempre sia lodata) e nemmeno l'annosa questione del considerare i fornitori di servizi di rete come responsabili per i contenuti che gli utenti decidono di condividere. Niente di tutto questo, il punto prescinde dalla complessità di queste questioni a cavallo fra legge, business dei contenuti e comportamenti degli utenti, e riguarda invece una sola e semplice attitudine: partecipare o non partecipare al mondo che cambia.

Citare per "almeno" 500 milioni di euro Google, considerandola responsabile per i contenuti che i suoi utenti hanno riversato in rete, è un apprezzabile esercizio di miopia contemporanea. Sembra quella cosa antipatica secondo la quale, visto che non riusciamo a intravedere bene i contorni del mondo attorno a noi, finiamo per sbattere la testa contro il primo palo disponibile.

Oppure si tratta di teatrale simulazione. Nel caso specifico le ragioni potrebbero essere molteplici. Ragioni di business (soldi nelle casse della società), ragioni di marketing (all'annuncio del contenzioso i titoli Mediaset hanno guadagnato oltre il 4%) ragioni competitive (Google sta diventando un serio concorrente per qualsiasi attore del mercato pubblicitario). Ci si appoggia alle leggi (si tenta di farlo in effetti) non per riparare tanto un torto subito ma per fare la propria mossa sulla scacchiera complessa del mercato dei contenuti. In nessun caso si tratta di reale riparazione ad un torto subito e percepito come tale.Mediaset non è in questo caso l'unico cavaliere all'assalto dei mulini a vento. Viacom negli Stati Uniti e Telecinco in Spagna hanno avviato procedimenti analoghi contro Youtube e sebbene il Financial Times di ieri consideri la richiesta di 500 milioni di euro come "assai ottimistica", in molti hanno giustamente sottolineato l'inedita analisi presente nel comunicato stampa di Mediaset sulle "giornate di visione televisiva", per la precisione 315.672, che Youtube avrebbe contribuito a far perdere al gigante televisivo di Silvio Berlusconi.

Anche qui nulla di nuovo e occorre forse chiarire una volta per tutte l'ambiguità dell'industria multimediale quando porta simili argomenti a difesa delle proprie tesi. Si tratta di posizioni già note: sono più di 10 anni che gli industriali del software calcolano il mancato guadagno derivante dalla distribuzione digitale illegale. Per gli azzeccagarbugli della industria multimediale la palese assurdità dell'equiparare una copia di software copiata e scaricata dal P2P ad una copia del medesimo programma che non è stata acquistata da quello stesso "pirata" informatico non crea alcun imbarazzo ed è da sempre una bugia utile alla causa: riempie i comunicati stampa e colpisce l'ampia massa di "incolti digitali" esattamente come la improbabile affermazione delle ore di visione televisive perse da Mediaset per colpa di Youtube.

Come se gli spezzoni televisivi presenti su Youtube potessero essere in qualche modo ricuciti assieme e ricondotti ad una sana e ordinaria sessione di riposante ascolto televisivo dal fondo di un divano.

Ora, astenendosi un momento dal contesto specifico della querelle Mediaset-Youtube, vale forse la pena di riaffermare un paio di questioni note e pacifiche.

Fino a quando Internet manterrà un briciolo di neutralità, non ci sarà modo di impedire ai suoi utenti di condividere contenuti digitali in rete. Si potrà avere l'illusione di vincere qualche battaglia, un Napster qualsiasi potrà essere forzato alla chiusura o ridotto a più miti consigli da leggi spesso fatte ad hoc, ma come sanno bene gli industriali della musica che hanno intrapreso il medesimo percorso con qualche anno di anticipo rispetto ai broadcaster televisivi, l'unica prospettiva di business concreta di respiro medio-lungo è quella di iniziare a "leggere" la rete, immaginando spazi nuovi di presentazione dei propri contenuti e nuove forme di remunerazione degli stessi.

Per esempio, iniziando a valorizzare il grande lavoro di riedizione e mashup che gli utenti di programmi televisivi fanno ogni giorno su Youtube, un ambito oggi senza pari come capacità di filtro contenutistico, dove la TV esce riproposta in una nuova versione inedita e affascinante, fatta di citazioni, copia-incolla, selezioni e rivisitazioni digitali. Dove i singoli contenuti escono filtrati e scelti dagli utenti che ne decidono la pertinenza e il valore, ne dichiarano l'interesse, applicandolo a nuovi formati temporali brevi e concisi.

Il taglia-incolla digitale scardina certamente una lunga serie di presupposti economici che oggi rendono potenti e ricche aziende come Mediaset (che a differenza delle major musicali non può nell'occasione nemmeno piangere la propria crisi aziendale causata dalla cattiva Internet dei pirati, visto che i suoi conti sono in ottima salute) e rende urgente non tanto una grande rivalutazione del modello televisivo che, per una serie di ragioni, a differenza di quello musicale, si mantiene vivo e vegeto nonostante la rete, quanto semmai la comprensione che la parte "migliore" (economicamente parlando) dei propri clienti, quella che interessa maggiormente gli inserzionisti anche della TV commerciale, sta rapidamente migrando in rete.

Di fronte ad una simile abbagliante capacità di sintesi espressa da Youtube e dagli utenti, abili ad estrarre dal cilindro indistinto di migliaia di ore di programmazione TV le poche perle lì contenute, salvandole dall'oblìo inevitabile e riconsegnandole alla fruizione di chiunque, le aziende televisive reagiscono come giganti accecati, stimolano il contenzioso e perdono di vista il valore, rendono ridicoli loro stessi e offrono contemporaneamente un utile servizio all'interesse generale. Quello di sottolineare, una volta di più, non solo la precarietà delle normative vigenti in termini di copyright, ma anche la modesta, modestissima attitudine dell'industria multimediale a far parte dello scenario dei nuovi contenuti digitali in rete.

Massimo Mantellini
Manteblog

Tutti gli editoriali di M.M. sono disponibili a questo indirizzo
420 Commenti alla Notizia Contrappunti/ Mediaset e le occasioni perdute
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  • Massimo rispetto. Un'analisi inedita e assolutamente calzante.
    Peccato che non la considererà nessuna delle persone che ha il potere decisionale in questi ambiti...
    non+autenticato
  • Notizia di Luglio:
    http://forum.surfthechannel.com//index.php?showtop... pid=127995&st=0&#entry127995

    Surf the channel (enorme sito raccoglitore di link a show televisivi sparsi sui vari siti di videosharing) ha una partnership ufficiale con discovery channel.

    Alzi la mano chi non ha mai visto in streaming PER INTERO un documentario di discovery channel (esclusi quelli che non capiscono l'inglese visto che il 99% dei video, pardon: contenuti, sono in EN)

    fate vobis.
    non+autenticato
  • http://labaia.org/blog/123

    Fascist state censors Pirate Bay

    We're quite used to fascist countries not allowing freedom of speech. A lot of smaller nations that have dictators decide to block our site since we can help spread information that could be harmful to the dictators.

    This time it's Italy. They suffer from a really bad background as one of the IFPIs was formed in Italy during the fascist years and now they have a fascist leader in the country, Silvio Berlusconi. Berlusconi is also the most powerful person in Italian media owning a lot of companies that compete with The Pirate Bay and he would like to stay that way - so one of his lackeys, Giancarlo Mancusi, ordered a shutdown of our domain name and IP in Italy to make it hard to not support Berlusconis empire.

    We have had fights previously in Italy, recently with our successful art installation where we had to storm Fortezza in order to get our art done. And as usual, we won. We will also win this time.

    We have already changed IP for the website - that makes it work for half the ISPs again. And we want you all to inform your italian friends to switch their DNS to OpenDNS so they can bypass their ISPs filters. This will also let them bypass the other filters installed by the Italian government, as a bonus. And for the meanwhile - http://labaia.org works (La Baia means The Bay in Italian).

    And please, everybody should also contact their ISP and tell them that this is not OK and that the ISPs should appeal. We don't want a censored internet! And the war starts here...
    Posted Today 00:25 da s23m
    non+autenticato
  • come mai la notizia e stata tolta dalla prima pagina di PI?
    Ci sono delle novita' di cui non siamo a conoscenza.
    non+autenticato
  • correggo

    Ci sono delle novita' di cui non siamo a conoscenza??
    non+autenticato
  • sì. funziona tutto di nuovo...da un bel pò di giorni eh
    non+autenticato
  • In questo tread si legge persino che retequattro non è abusiva e che non ci sono multe da pagare in questo video il buon Ronchi si arrampica sugli specchi ma non convince.

    non+autenticato
  • Ho letto molte obiezioni su chi ha o no ragione su questa faccenda, e tutti in un verso o nell'altro hanno ragione.

    La mia opinione è che tutto il mondo della TV sta andando verso il "pay per view": la TV Digitale sarà tutta a pagamento, Sky è tv a pagamento, il canone RAI è diventata una "tassa di possesso" di un apparecchio televisivo.

    La conseguenza sarà che tutte le TV sapranno quello che preferiamo vedere perchè violeranno spudoratamente la nostra privacy per cui forse scopriremo che ci hanno propinato programmi televisivi veramente poveri di contenuto e di qualità - ed aggiungo: non posso pensare che milioni di italiani guardano i "tronisti" o le litigate pilotate di Domenica In o Buona Domenica, o le orribili fiction proposte recitate malissimo da attori che hanno una sola espressione (vedi la Arcuri) ma sono considerati dei "belli" o il Grande Fratello tutto pilotato e scontato -

    D'accordo che le tv sono il miglior veicolo pubblicitario per le aziende che vendono beni di consumo, e capisco il punto di vista di Mediaset.

    Ma da quando è nata, internet è sempre stata una forma di libera anarchia: ci puoi trovare di tutto, dall'informazione al porno, dallo sketch del comico al dramma dei profughi,... ed il bello è che certi siti (YouTube) ti permettono di "fare" la TUA internet, inserendo i contenuti che ti piacciono e che pensi possano piacere ad altri.

    Io come molti di noi, "surfisti" del web, uso internet per guardare quello che voglio guardare in quel momento, non aspetto l'ora del TG per sentire le notizie, non vengo assillato dalla pubblicità che mi interrompe la scena più bella del film che sto guardando (e mediaset e la rai sono maestre in questo !!!).

    Quindi: o la Rai e Mediaset si mettono a pubblicare gratuitamente le loro produzioni e programmazioni sul web - e quindi creiamo la vera WEB TV o la Free TV on Demand - oppure dovranno accettare i milioni di utenti di YouTube e Google si facciano la LORO Web TV.

    Ma questa so che resterà solo un'utopia...

    Grazie per aver letto.
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