mafe de baggis
venerdì 1 agosto 2008

NoLogo/ Avvicinarsi ad Internet in cinque passi

di Mafe de Baggis - Per molti l'assenza di paletti nel dialogo in rete è un dato acquisito. Ma per le aziende? Quante imparano a parlare con gli utenti, o persino ad ascoltare cosa hanno da dire?

Roma - Immagina uno strumento di comunicazione che permetta di partecipare a una conversazione in silenzio, di conoscere l'interlocutore a poco a poco, di variare la tipologia della relazione a seconda del tipo di messaggio e di destinatario, di mettere a disposizione quantità enormi di informazioni senza vincoli di spazio e di aggiornarle quando si vuole, senza le forzature della periodicità.

Immagina un ambiente di comunicazione che possa essere usato in modo libero e diverso da chiunque, per curiosare in silenzio, chiacchierare in libertà, chiedere e suggerire. Un ambiente che prende la forma della singola relazione in quel preciso momento, senza necessità di una progettazione strutturata, con pratiche e consuetudini che si diffondono perché naturali e intuitive.

Questo ambiente ovviamente è Internet, che è così da ben prima di diventare 2.0, perché le dinamiche sociali che le permettono di funzionare sono connaturate alla struttura delle reti. Questa è Internet quando chi la abita riesce a utilizzarla così com'è, migliorandola, integrandola, vivendola, senza costruire monadi separate dal resto.Se sei un'azienda e non riesci a sfruttare questa ricchezza di potenzialità, molto probabilmente è perché sei talmente abituato alle necessità, alle rigidità e ai limiti dei media della stampa (cioè riprodotti in copie identiche da una matrice perfetta e originale) che non riesci letteralmente a vedere che si può comunicare in modo diverso, più libero e più facile. I limiti aiutano, la libertà può spaventare. Ecco allora un percorso di buon senso per progettare in modo adeguato allo strumento la presenza in rete di un prodotto, di un'azienda, di un qualunque soggetto che non sia in grado di muoversi naturalmente in un ambiente sociale.

1. Ascolto
In rete le persone parlano di qualunque cosa, quindi anche dei prodotti che usano. Anche dei tuoi. È la prima cosa da capire ed è quella che puntualmente viene ignorata. Puoi permetterti di tacere, ma non puoi permetterti di ignorare quello che viene detto di te. Ascoltare con rispetto e attenzione è difficilissimo, ma la permanenza e la ricercabilità dei contenuti pubblicati in rete aiuta molto. Usa i motori di ricerca per trovare gli ambienti dove si parla di te, individua quelli rilevanti e seguili ogni giorno. Se qualcuno parla male di te, aspetta a intervenire perché è facile che qualcun altro ti difenda; rispondi immediatamente solo se leggi delle informazioni fuorvianti o chiaramente sbagliate, e fai in modo che la risposta sia firmata da un essere umano.

2. Presenza (diffusa)
Pensare in grande in Internet può rivelarsi un grosso errore: a differenza di altri strumenti di comunicazione, come uno spot o una brochure, un sito può e deve evolvere, il che permette di partire molto in piccolo anche se si è una grande azienda con un grandissimo orgoglio. Meglio un sito minimale, con pochissime informazioni (chi sei, cosa fai, come contattarti, dove trovare i tuoi prodotti) che un sito mal progettato e/o non aggiornato.

Se oltre ad ascoltare vuoi parlare, il set minimo che ti permette di fare già molte cose è un sito (con un URL intuitivo) e un indirizzo di posta elettronica controllato da qualcuno. Oggi puoi risparmiare sul sito e curare la tua presenza (umana) nei social network frequentati dai tuoi clienti. È molto più furbo che spendere un sacco di soldi per farli venire da te.

La rete è (ancora) piena di siti aziendali costosissimi e complicatissimi con nessuno dietro che risponda a una mail che magari dice "ehi, come faccio a comprare quello che vendi?".

3. Informazione
Che sia sul sito aziendale, nei vari social network, in un blog curato dai clienti affezionati l'evoluzione della tua presenza online viaggia con la cura, l'approfondimento e l'aggiornamento delle informazioni che dai. Non è vero che in rete i testi devono essere brevi: è vero che devono essere utili e densi di contenuti. Non farla troppo lunga su quanto sei interessante: se qualcuno è lì lo pensa già, tanto è vero che sta cercando informazioni che gli nascondi cercando di sedurlo.

Se ascolti bene i tuoi clienti, sai già cosa vogliono: informazioni approfondite e trasparenti sui tuoi prodotti, idee su come utilizzarli (se ha senso), qualcosa di piacevole da leggere, da imparare, da scoprire.

4. Servizio
Sai cosa si dice di te, hai imparato a farti trovare quando qualcuno ti cerca, sai se e quando parlare e cosa dire e come dirlo. È un buon momento per sfruttare Internet come piattaforma applicativa, che ti permette di fornire un servizio, spesso migliorando l'esperienza del cliente come è successo per esempio con l'home banking.

Se lo fai, cerca di usare piattaforme diffuse e che rispettino gli standard di rete. L'originalità non è molto apprezzata quando si tratta di eseguire delle transazioni.

5. Socialità
Ognuno dei passi precedenti implica un aumento della socialità, tratto completamente assente nella comunicazione offline, dove anzi si fa il possibile per evitare il contatto diretto tra chi lavora in un'azienda e i clienti, se consumer (il business to business è un'altra storia). Questa mediazione online è controproducente ai fini del raggiungimento degli obiettivi di marketing: essere presenti in rete implica una disponibilità personale all'interazione di chi comunica. Se come azienda non sei ancora pronta a lasciar parlare liberamente i tuoi dipendenti con i tuoi clienti, non aspettarti grandi risultati dal digital marketing: anche la semplice risposta a una mail o a un commento, necessaria fin dalle prime fasi, risente dell'eccessiva pianificazione e controllo.

La prima community spontanea intorno a un prodotto è quella di chi ci lavora: se loro non sono liberi di comunicare negli ambienti online che metti a disposizione, difficilmente potranno esserlo i tuoi clienti. Se è così, meglio lasciare che lo facciano altrove (ascoltando).

Questo non è un percorso sequenziale: ogni fase aggiunge qualcosa alla precedente, che rimane da seguire e da curare senza interruzioni. Saltare un passaggio o affrontarli tutti insieme è una pessima idea.

Mafe de Baggis
Maestrini per Caso

Tutti i NoLogo di MdB sono disponibili a questo indirizzo
16 Commenti alla Notizia NoLogo/ Avvicinarsi ad Internet in cinque passi
Ordina
  • Resta il fatto che non ho mai visto (tecnicamente parlando) un sistema di commenti peggiore di questo qui (sì, questo di punto informatico)..scomodo, lento, poco chiaro, e brutto da vedere!
    non+autenticato
  • Mafe, gradirei conoscere la tua opinione in merito al post "LE AZIENDE E INTERNET"...
    Grazie
    non+autenticato
  • sarà andata al mare...Con la lingua fuori
    non+autenticato
  • Complimenti Mafe per l'articolo di oggi, interessante e stimolante come sempre.

    Vorrei aggiungere una osservazione di fondo.

    INTERNET

    Come Mafe ci ha ricordato, l'intrinseca natura costitutiva di Internet ne fa (a meno dei molti tentativi, purtroppo in corso, di violentarne struttura, funzionamento e "anima") uno strumento multi-nodale paritetico, di comunicazione e di partecipazione, dinamico e multi-forma, uno spazio "anarchico" libero ed aperto di relazione e partecipazione, di collaborazione e condivisione spontanea, senza vincoli topologici o piani regolatori, dimensionali e temporali, un ambiente che prende la forma della singola relazione in quel preciso momento [...], con pratiche e consuetudini che si diffondono perché naturali e intuitive.

    Come detto da Eben Moglen in un famoso articolo del 1999 (quando per molti Internet era ancora un terra mitica e lontana, inesplorata e incontaminata): Al centro della rivoluzione digitale, con l'esecuzione di flussi di bit che rende possibile tutto il resto, i regimi basati su regole di proprietà, non solo non migliorano la situazione, ma la rendono drasticamente peggiore. I concetti di proprietà, qualunque altra cosa si voglia loro rimproverare, hanno frenato, e non causato, il progresso.

    LE AZIENDE

    Tutte le aziende -comprese ovviamente quelle che "operano" anche (o esclusivamente) su Internet, come anche quelle di cui ci parla Mafe nel suo articolo-, soprattutto le più grandi e quelle multinazionali, agiscono nell'ambito del cosiddetto libero mercato capitalista (oggi globalizzato e sbilanciato più verso la finanza che verso la produzione) secondo ben precise regole e finalità.
    In sintesi, queste regole e finalità si traducono nello scopo fondamentale di massimizzare i profitti.

    Questa intrinseca natura costitutiva delle aziende le porta a strutturarsi gerarchicamente, a ricreare e ricercare anche all'esterno strutture gerarchiche, le porta ad essere statiche e monolitiche, entità asociali chiuse alla spontaneità nelle relazioni, fredde ed ostili rispetto alla collaborazione ed alla condivisione, prigioniere di rigidi piani di sviluppo e di proiezioni temporali di crescita.

    CONCLUSIONE: INTERNET E AZIENDE...

    Internet e aziende sono dunque agli antipodi fra loro, nella forma, nell'evoluzione, nelle aspirazioni.

    La conclusione che si trae da tutto questo diventa così quasi ovvia tanto appare evidente:
    per loro intrinseca natura costitutiva, aziende e Internet sono cose del tutto incompatibili fra loro!

    E tutta la cura, la passione, l'attenzione di Mafe, che ci propone un percorso di buon senso per progettare in modo adeguato allo strumento la presenza in rete di un prodotto, di un'azienda, di un qualunque soggetto che non sia in grado di muoversi naturalmente in un ambiente sociale, sembrano allora inevitabilmente destinate ad andare, per la gran parte almeno, sprecate.
    Mission impossible!

    Che lavoraccio ti sei scelta...

    Cordiali saluti
    non+autenticato
  • Non sono assolutamente d'accordo, né con la tua replica né con l'articolo. Internet, le aziende, non sono entità a sé, sono nel primo caso uno strumento di comunicazione, e nel secondo un organizzazione di individui con finalità economiche.

    In quanto tali non puoi affermare che aziende e internet siano incompatibili perché gli operatori di entrambe sono i singoli individui, non entità astratte.

    Ogni individuo, ogni gruppo di individui identificabile con un'azienda è libero di usare il tipo di comunicazione che preferisce, questo non lo rende incompatibile con il mezzo. Il mezzo, internet, non è fine a se stesso, è soltanto un veicolo, come può esserlo il telefono o un incontro faccia a faccia.

    Vorrei ricordare che il mercato non è composto soltanto da multinazionali, ma anche da piccole e medie aziende e che quindi tutta questa rigidità e gerarchia non è così presente. Vorrei ricordare che la struttura gerarchica è soltanto una delle possibili configurazioni di gestione del potere all'interno di un'azienda.

    Vorrei ricordare, inoltre, che il mercato ha una natura spontanea come il linguaggio, Internet no, ma è l'uso che se ne fa che è spontaneo. Questo, però, è connesso alle nostre capacità di linguaggio. È il mezzo che più si avvicina alla conversazione, dopo il telefono e ha un vantaggio, ciò che esprimi rimane ed è accessibile potenzialmente a tutti quanti.

    Ora io non riesco a capire in che modo un consumatore si possa ritrovare a conversare sul forum del suo depilatore elettrico preferito. Posso capire che si crei un'identità attorno ad un marchio come Nike o Coca Cola, ma dietro ad un prodotto come il Silk-Epil non riesco proprio a vedercelo. E non riesco a capire in che modo questo possa migliorare la società.

    Spiegatemelo perché evidentemente i miei studi non sono serviti a nulla.
    non+autenticato
  • - Scritto da: ...
    > Non sono assolutamente d'accordo, né con la tua
    > replica né con l'articolo. Internet, le aziende,
    > non sono entità a sé, sono nel primo caso uno
    > strumento di comunicazione,

    in cui operano individui con precise aspirazioni, bisogni, scopi e finalità PERSONALI, anche se spesso spontaneamente condivise, e in modo a volte organizzato

    tra questi ci sono anche le persone che vi operano per conto di aziende: in questo caso però NON lo fanno spontaneamente lo fanno per lavoro

    > e nel secondo un
    > organizzazione di individui con finalità
    > economiche.

    appunto...

    > In quanto tali non puoi affermare che aziende e
    > internet siano incompatibili perché gli operatori
    > di entrambe sono i singoli individui, non entità
    > astratte.

    ovviamente internet e aziende, in sé, sono entità astratte ma, proprio se le consideriamo rispetto alle persone, allora diventano "cose" reali che, per quanto ho detto prima (modello organizzativo, bisogni, finalità, ecc.), sono assolutamente diverse fra loro

    inoltre, l'intrinseca natura costitutiva di Internet deriva anche dalla sua "implementazione" fisica ed è quindi, anche in questo senso, decisamente reale

    analogamente, l'intrinseca natura costitutiva delle aziende, che deriva anche da modelli di organizzazione sociale, ha una sua ben precisa fisicità: i beni materiali delle aziende, gli effetti sul mondo circostante (spesso deleteri: inquinamento, rifiuti, violenze, sopraffazioni, ecc.)

    > Ogni individuo, ogni gruppo di individui
    > identificabile con un'azienda è libero di usare
    > il tipo di comunicazione che preferisce, questo
    > non lo rende incompatibile con il mezzo.

    mah... forse è libero da casa sua, una volta finito l'orario di lavoro... ma sino a che opera per conto dell'azienda NON è assolutamente libero...

    in altre parole:

    quella stessa persona quando è parte dell'azienda la rende soggetto reale e non astratto, con certe caratteristiche e che opera in Internet in un certo modo
    queste caratteristiche e modo (già discussi ampiamente nel post precedente) sono in contrasto con l'intrinseca natura costitutiva di Internet

    quando invece opera da casa, quella persona, recuperando la sua dimensione individuale, agisce con modalità che contribuiscono a mantenere Internet quale soggetto reale con la sua intrinseca natura costitutiva

    non a caso aziende (e stati) tendono a snaturare il mezzo (anche nella sua fisicità), ad assumerne il controllo, a cercare di vietare o imporre certi comportamenti alle persone che lo usano...

    > Il
    > mezzo, internet, non è fine a se stesso, è
    > soltanto un veicolo, come può esserlo il telefono
    > o un incontro faccia a
    > faccia.

    per quanto detto prima non è proprio così...

    e poi se anche fosse solo un veicolo, l'accostamento con telefono e incontro faccia a faccia non regge proprio: sono cose essenzialmente e d enormemente diverse

    anche la radio e la TV sono soltanto veicoli (come dici tu) ma sono diversissimi fra loro (radio = solo canale uditivo e più stimolo alla fantasia, TV = canale uditivi + vista e meno stimolo alla fantasia) e rispetto a Internet (radio e TV sono monodirezionali, Internet è bidirezionale)...

    insomma ridurre tutto a "sono solo veicoli" mi pare proprio un po' troppo banale e semplicistico

    > Vorrei ricordare che il mercato non è composto
    > soltanto da multinazionali, ma anche da piccole e
    > medie aziende e che quindi tutta questa rigidità
    > e gerarchia non è così presente.

    questo è vero, e infatti ho fatto questa distinzione nel post, anche se non credo che cambi poi tantissimo rispetto alla tesi di fondo...

    inoltre, il "peso" che una grande azienda o una multinazionale da sola riesce ad avere in Internet è spesso molto superiore a quello che hanno migliaia di piccole e medie aziende che, più piccole e "familiari" sono più si allontanano dalla definizione di azienda e più si avvicinano a quella di persona...

    dunque questa osservazione non incide sensibilmente sul ragionamento fatto

    > Vorrei ricordare
    > che la struttura gerarchica è soltanto una delle
    > possibili configurazioni di gestione del potere
    > all'interno di
    > un'azienda.

    sino ad un certo punto, e spesso solo in apparenza... configurazioni diverse sono accettate solo e fintantoché non intaccano quella che ho cercato di descrivere come intrinseca natura costitutiva delle aziende...

    > Vorrei ricordare, inoltre, che il mercato ha una
    > natura spontanea come il linguaggio,

    non sono assolutamente d'accordo

    il mercato è tutto tranne che spontaneo: multinazionali e governi ne dettano rigidamente le regole (WTO,ecc.), stabiliscono cosa e in che quantità sia disponibile nel mercato e cosa no, orientano le produzioni ed i consumi, ecc...

    > Internet no,

    come già ampiamente detto, l'intrinseca natura costitutiva di Internet ne fa invece sede di "spontanità"

    > ma è l'uso che se ne fa che è spontaneo.

    l'uso che tendono a farne le persone infatti lo è, ma non è così invece per le aziende

    > Questo,
    > però, è connesso alle nostre capacità di
    > linguaggio.

    concordo... ti faccio osservare che parli delle "nostre" capacità: parli anche tu di noi persone, individui utenti della rete, ... non parli da azienda...

    > È il mezzo che più si avvicina alla
    > conversazione, dopo il telefono e ha un
    > vantaggio, ciò che esprimi rimane ed è
    > accessibile potenzialmente a tutti
    > quanti.

    sì... in generale è così

    > Ora io non riesco a capire in che modo un
    > consumatore si possa ritrovare a conversare sul
    > forum del suo depilatore elettrico preferito.

    neanche io: infatti ritengo che l'Internet fatto dalle persone (i consumatori cui ti riferisci) sia incompatibile con l'Internet che le aziende /quella che vende il depilatore) vorrebbero

    > Posso capire che si crei un'identità attorno ad
    > un marchio come Nike o Coca Cola, ma dietro ad un
    > prodotto come il Silk-Epil non riesco proprio a
    > vedercelo.

    è un discorso molto complesso questo

    considera anche che, a dire il vero, per esempio, sono tante le persone che comprano libri o gadget in internet e poi lasciano commenti sul sito (o sono i dipendenti delle stesse aziende a farlo?)... sono tanti quelli felici di farsi "rubar3e" idee e copyright postando dati e video su siti come yahoo o youtube...

    ripeto la cosa è molto complessa

    di fondo resta, secondo me, l'incompatibilità aziende/Internet

    >E non riesco a capire in che modo
    > questo possa migliorare la
    > società.

    questo proprio non lo riesco a capire neanche io Occhiolino

    > Spiegatemelo perché evidentemente i miei studi
    > non sono serviti a
    > nulla.

    allora forse neanche i miei...
    non+autenticato
  • Il business è persuasione.
    Spesso bisogna far CREDERE qualcosa di non vero (si vedano le linee ADSL con velocità nominali che, invece, sono velocità massime).
    Bisogna convincere il cliente che abbia NECESSITA' del prodotto sia esso un bene o un servizio.
    Spesso tutto si gioca sulla percezione che si vuole trasmettere del prodotto, una sorta di seduzione propriamente detta (nell'accezione esatta di "condurre a se'").
    Nella seduzione entrano in gioco, oltre ai bisogni delle parti, l'inganno e l'illusione non necessariamente nelle loro accezioni negative.

    Come può un'azienda pubblicizzare un prodotto e rivelarne la vera natura senza rinunciare, quindi, al gioco di illusione/seduzione?

    Il bene non è quasi mai quello pubblicizzato ed una comunicazione come quella descritta ne svelerebbe la vera natura.

    Io sarei un buon cliente di un prodotto che dichiara esplicitamente i suoi limiti e difetti, ma centinaia di migliaia di altri no.
    H5N1
    1610
  • Articolo credibile fino ad un certo punto:

    "È un buon momento per sfruttare Internet come piattaforma applicativa, che ti permette di fornire un servizio, spesso migliorando l'esperienza del cliente come è successo per esempio con l'home banking."

    E' una realtà tutta italica l'home banking ha avuto successo ( ma ha successo alla fine ?) perche' il mercato bancario italiano monopolistico non ha eguali in quanto a costi alti e servizi pessimi in relazione al numero di addetti.
    Qui difatto "casca il palco" dell'articolo in quanto il "mercato" internet almeno nel nostro paese non ha una platea numerosa dovuto ai digital divede imposti dalle compagnie telefoniche ne al momento il "Popolo internet" sembra avere il cash per acquistare prodotti al di la di quelli "tecnologici-geek".
    In sostanza puoi seguire tutti i consigli di Mafe ma se poi il tuo social network pubblicitario raggiunge 20-30 clienti di cui solo uno puo' permettersi di comprare fai un buco nell'acqua.
    Investire per cercare di acquistare quote di mercato in questo momento e' pura follia...
CONTINUA A LEGGERE I COMMENTI
Successiva
(pagina 1/2 - 7 discussioni)
 

La soluzione ideale per IBM Performance: Decisioni più intelligenti, migliori risultati.

Applicazioni .NET con C++/CLI

Applicazioni .NET con C++/CLI

Una guida alla programmazione in C++/CLI, il linguaggio che consente ai numerosi programmatori C++ sparsi nel mondo di sviluppare applicazioni per .NET, dalla versione 2.0 a seguire. [...]