venerdì 1 agosto 2008

La tecnofobia clicca sempre due volte

di Guido Scorza - Blogger condannati per stampa clandestina senza che nessuno abbia mai loro imposto alcuna registrazione, blog sequestrati per aver riprodotto articoli di giornali e portali indagati per il video postato da un ragazzino

Roma - Io la chiamo tecno-fobia o schizofrenia legislativa ma forse è "solo" scarsa conoscenza. Il Garante per la tutela della privacy e della riservatezza nelle scorse settimane ha avvertito che fisserà regole chiare e piuttosto restrittive per lo sbarco in Italia del servizio Google Street View: oscuramento del volto delle persone, mascheramento delle targhe, non identificabilità dei comportamenti umani e, infine, adeguata informazione circa le riprese in corso attraverso le Google Car.

Sto facendo un po' di zapping in TV: un servizio sulle prime code ai caselli autostradali per l'esodo estivo e un altro sulle "domeniche ecologiche" nelle principali città italiane con immagini di repertorio, un programma di viaggi e turismo alla scoperta di strade, piazze e monumenti delle nostre città d'arte. Migliaia e migliaia di fotogrammi di targhe, volti di persone ben visibili, frammenti di vita comune: coppie e famiglie in partenza per questa o quella località, anziani rimasti in città e cittadini e stranieri a passeggio per le vie delle nostre città per mano, da soli o piuttosto abbracciati.

Eppure io non ho mai visto la troupe di un'emittente televisiva preceduta da un gobbo con la gigantografia di un'informativa sulla privacy o, piuttosto, le immagini di viaggiatori e passanti rese irriconoscibili attraverso accorgimenti digitali o, magari, i numeri delle targhe dei veicoli in coda al casello mascherati elettronicamente.Perché in TV tutto va bene e nel web bisogna prestare tanta attenzione?

Sul web certi "fotogrammi" diventano "eterni" mi si dirà e, dunque, è più facile che un utente di Google Street View riconosca in un'immagine il suo vicino di casa a passeggio con la moglie di quanto non lo sia in un servizio televisivo da pochi minuti.
Ma basta una differenza "quantitativa" di questo genere per giustificare una risposta giuridica tanto diversa nei due casi?

Il Governo propone di stampigliare le impronte digitali di tutti i cittadini italiani sulle carte d'identità mettendo così in circolazione su un supporto fisico un dato biometrico e, dunque, un frammento unico ed irripetibile dell'identità di ogni individuo e, i più, rimangono a guardare non rendendosi conto o, più probabilmente, fingendo di non rendersi conto che così facendo si espone ad un rischio incontrollabile la titolarità di uno dei dati personali più preziosi per ciascuno di noi e si corre il rischio di condannare qualcuno - per il fatto solo di aver perso la propria carta d'identità - a fare i conti vita natural durante con "un altro se stesso" in giro per il mondo.

Ad un tempo, però, preoccupazioni legate alla necessaria tutela della privacy e dell'identità personale hanno precluso di utilizzare i dati biometrici per l'attivazione dei dispositivi di firma digitale.
La biometria, infatti, avrebbe consentito di "attaccare" il dispositivo di firma al braccio dell'individuo e di ricreare così nel mutato contesto tecnologico la medesima situazione fattuale caratteristica della sottoscrizione autografa.
L'aver accantonato tale eventualità ha fatto sì che, oggi, ci si debba accontentare di una semplice presunzione legale: quella secondo cui il dispositivo deve ritenersi utilizzato, salvo prova contraria, dal suo titolare.

Difficile, ancora una volta, resistere dal domandarsi il perché di tante preoccupazioni - probabilmente corrette - quando si parla di bit e di tanta "leggerezza" quando si tratta del mondo degli atomi.

Qualche mese fa, come ricorderanno i lettori di Punto Informatico, ha fatto scalpore la decisione dell'Agenzia delle entrate di pubblicare on-line i dati relativi ai redditi dei contribuenti italiani.
L'Agenzia, come tempestivamente accertò il Garante per la privacy, aveva sbagliato e violato la disciplina vigente a tutela, appunto, della privacy e della riservatezza.
D'accordo, ma quei dati erano pubblici ed avrebbero dovuto essere resi accessibili - magari con modalità tecniche diverse e meno "generaliste" - anche attraverso gli strumenti telematici.

È bastato paventare l'eventualità che in futuro ciò avrebbe potuto accadere perché il Palazzo - dopo aver lasciato la disciplina di riferimento eguale a se stessa per oltre un trentennio - si determinasse ad agire d'urgenza modificando radicalmente - attraverso l'art. 42 del Decreto Legge n. 112/2008 (avente ad oggetto "Disposizioni urgenti per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività, la stabilizzazione della finanza pubblica e la perequazione Tributaria") - il regime di pubblicità di quei dati e precludendone in modo pressoché assoluto la comunicazione e diffusione.

Il legislatore, dunque, non ha dettato così come sarebbe stato lecito attendersi nuove modalità per l'accesso attraverso i nuovi strumenti telematici di quei dati da parte dei cittadini ma ha, piuttosto, preferito sottrarli quanto più possibile dal mondo dei bit.

Ancora un esempio prima di trarre qualche conclusione.

La dichiarazione universale dei diritti dell'uomo e del cittadino, la nostra costituzione e quella di centinaia di altri Paesi, Leggi, Giudici e sentenze - sebbene con intensità e determinazione diversa a seconda di regimi ed epoche storiche - ricordano da decenni che la libertà di manifestazione del pensiero costituisce una pietra angolare di ogni ordinamento democratico e che il suo esercizio deve essere garantito ad ogni cittadino, tra l'altro, quale insopprimibile strumento di affermazione ed estrinsecazione della propria personalità.

La limitatezza dei canali di accesso ai media ha, tuttavia, sino a ieri inesorabilmente compresso il pieno esercizio di tale libertà da parte dei più consegnando l'informazione nelle mani di pochi.
Oggi, finalmente, esiste un media ontologicamente diverso da tutti quelli che l'hanno preceduto e, per questo, in grado di offrire a chiunque - o almeno a quanti hanno la fortuna di appartenere alla c.d società dei 2/3 ovvero degli "intrerconnessi" - la possibilità di esercitare tale libertà.

In tale contesto dalle leggi, dai politici e dai giudici ci si sarebbe attesi una convinta difesa dei nuovi canali di esercizio della libertà di manifestazione del pensiero: nessuna deroga ai principi generali secondo cui l'esercizio di ogni libertà deve finire laddove rischia di ledere quella altrui e chiunque deve rispondere delle conseguenze delle proprie condotte ma, ad un tempo, nessuna limitazione all'esercizio di tale libertà in nome di regole vecchie e superate dalla tecnologia.
Ma il mondo dei bit, ancora una volta ha dato vita ad una reazione difficilmente spiegabile.

Blogger condannati per stampa clandestina senza che nessuno abbia mai loro imposto alcuna registrazione, Blog sequestrati per aver ospitato quello che era già stato scritto su quotidiani senza che nulla del genere accadesse e, per finire, il più grande UGC del mondo sul banco degli imputati per non aver impedito - senza che nessuna norma glielo imponesse ed in una condizione di oggettiva impossibilità tecnologica - che qualche ragazzino postasse, tra milioni di video, anche un filmatino realizzato con un videofonino che non avrebbe mai dovuto essere diffuso perché racconta una scena di vita triste ma drammaticamente autentica consumatasi in un'aula scolastica.

C'è un filo comune che corre lungo questi episodi e c'è un analogo preoccupante modo di guardare al futuro che li collega.
Non so dire cosa sia ma, a me sembra, possa parlarsi di tecno-fobia o schizofrenia legislativa o, forse, più semplicemente scarsa consapevolezza del nuovo mondo che, questa volta, non è dall'altra parte dell'oceano ma lontano solo pochi click dai nostri Parlamenti e dalle aule di giustizia.

Guido Scorza
www.guidoscorza.it
24 Commenti alla Notizia La tecnofobia clicca sempre due volte
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  • Quella delle impronte sulle carte d'identità è ormai un pò passatella come notzia!

    Sulle carte d'Identità Digitali, per intendersi quelle fatte come una carta di credito con tanto di microchip e banda magnetica sul retro, le impronte digitali (e scusate il gioco di parole) sono già inserite da tempo e, nel momento del rilascio del documento, le stesse vengono in automatico inviate ai servizi di Interpol.
    Le carte sono rilasciate da almeno 5 anni da molti comuni italiani ed in tanti ormai se la portano a giro nel portafogli.

    Che poi qualche deputato/ministro abbia usato questa storia strumentalmente per correggere gaffes politiche ignorando che già da tempo le impronte dei cittadini circolano per via telematica, dimostra ancora una volta l'Ignoranza della casta... ops... classe politica italiana.

    Comunque, da parte mia, non posso dire se nel frattempo qualcuno sia stato arrestato ingiustamente qualora il furto digitale delle sue impronte abbia causato guai paragonabili a quelli del furto di identità scatenato dai Social Security Numbers (SSN) americani.
    non+autenticato
  • ...per il semplice fatto che in street view ho a disposizione una API che mi permette di controllare (permette a me user non a me archivista di google) una mole di immagini tremendamente alta (e + o - aggiornata).
    e se volessi tracciare una persona? e se usassi un software di riconscimento facciale? (ok ok io comune mortale non ho un software di riconoscimento così valido ma posso sempre fare il lavoro a manina)
    mica posso farlo con le immagini del tg, ma potrei farlo con quelle di google street view.

    punto molto + importante è che stiamo consegnando le immagini in chiaro (e sono tante) ad una società con sede in USA soggetta quindi alle leggi USA. cosa succede alle immagini una volta che arrivano in chiaro negli states prima di essere ripulite?
    la CIA od FBI possono prendere accesso "per cercare terroristi" all'archivio delle immagini in chiaro? e l'antiterrorismo europeo?
    no sapete a me fanno paura loro esattamente come i dinamitardi
    non+autenticato
  • > e se volessi tracciare una persona? e se usassi
    > un software di riconscimento facciale? (ok ok io
    > comune mortale non ho un software di
    > riconoscimento così valido ma posso sempre fare
    > il lavoro a
    > manina)
    > mica posso farlo con le immagini del tg, ma
    > potrei farlo con quelle di google street
    > view.
    >
    > punto molto + importante è che stiamo consegnando
    > le immagini in chiaro (e sono tante) ad una
    > società con sede in USA soggetta quindi alle
    > leggi USA. cosa succede alle immagini una volta
    > che arrivano in chiaro negli states prima di
    > essere ripulite?
    > la CIA od FBI possono prendere accesso "per
    > cercare terroristi" all'archivio delle immagini
    > in chiaro? e l'antiterrorismo europeo?
    > no sapete a me fanno paura loro esattamente come
    > i dinamitardi

    Mai fatto un giro per le strade di Londra? Telecamere ovunque... eppure non hanno potuto fermare gli assassini bombaroli dell'Underground! Certo, dopo avevano le registrazioni, che però non son servite a salvare la vita delle vittime.
    Avere accesso ad una mole così grande di dati non serve a nulla se non sai cosa cercare. Cosa diversa, e qui ti do ragione, se stai cercando una precisa persona. Mi aspetterei però che questa persona abbia commesso qualcosa di male, se dall'altra parte del mondo c'è gente che spende soldi e tempo a cercarla tra milioni di facce!

    Fortuna che il GF è solo una c....a di reality show ed Echelon esiste solo ne libri di Robert Ludlum.... !?!
    ....UHM... e le intercettazioni telefoniche che spuntano ad ogni indagine??? Deluso
    non+autenticato
  • La TV controlla la nazione e il suo popolo.
    L'accesso a fare la TV è controllato.

    Internet è libero.
    Tutti possono fare internet.

    Se non puoi controllare internet allora lo limiti.
    non+autenticato
  • perchè tu puoi controllare google?
    non+autenticato
  • Adesso la carta d'identità la chiedono per qualsiasi cosa: in copia via fax per cambiare l'informativa della privacy Sorride), in prestito per prendere un'audioguida al museo, nelle grandi società solo per entrare...
    Una volta che sulla carta ci sarà un'impronta, il riconoscimento si dovrà fare con il DNA, almeno fino a quando non lo metteranno in chiaro nelle carte d'identità elettroniche.
    non+autenticato
  • pure io sto inczz nero perche il giorno che la macchina di google e' passata mi ha fotografato mentre avevo un calzini blu e un bianco...voglio il rispetto del mio calzino che non fa pendant con l altro.....ma quelli che si sperticavano a salutare dietro al giornalista di turno di novantesimo minuto ste kazzate della privacy non le hanno mai pensate...ma andate a lavurar.
    non+autenticato
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