
Roma - Paura di essere sorvegliati, paura di essere catalogati, paura di essere se stessi. C'è chi non intende sprofondare in una spirale del silenzio, c'è chi rivendica il proprio diritto a formare e manifestare spontaneamente il proprio pensiero e la propria creatività: è una chiamata alle armi diramata da
Vorratsdatenspeicherung, il gruppo di lavoro che in Germania si oppone alla data retention. Invitano i cittadini di tutto il mondo ad organizzare
Freedom Not Fear 2008,
Libertà, non paura, una manifestazione globale e decentrata che l'11 ottobre possa scuotere le piazze di tutto il mondo.

Stato e mercato si insinuano nella vita del cittadino: è una sorveglianza pervasiva, è una possibilità connaturata alle tecnologie che permeano la quotidianità. C'è chi impugna i mezzi di comunicazione in maniera acritica e chi resta atterrito dalla possibilità che rappresentino dei tasselli di un panopticon digitale. C'è invece chi reagisce: non intendono rinunciare agli strumenti per comunicare ed informarsi, non intendono abdicare al
diritto ad una vita privata e spontanea, chiedono che stato e mercato vengano frenati da
leggi che arginino il tecnocontrollo di default.
Animato da questo proposito, il gruppo di lavoro tedesco ha lanciato una call modulare, ha invitato alla mobilitazione associazioni e cittadini affinché si organizzino per chiedere trasparenza, per instillare la consapevolezza nella società civile, per scuotere le istituzioni affinché tornino a
bilanciare l'equilibrio tra sicurezza e diritto alla riservatezza, tra esigenze del mercato e diritto alla spontaneità. Sono numerose le associazioni che
iniziano a punteggiare le pagine del wiki dedicate, si inizia a fare la conta di coloro che sono disposti a investire tempo e impegno per dare fiato alle proprie preoccupazioni e manifestare il proprio diritto a non vivere sotto una lente.
Anche in Italia qualcosa inizia a muoversi. Hanno aderito a
Libertà, non paura 2008 Progetto Winston Smith,
Partito Pirata,
Collettivo Libero Sapere,
ush.it - a beautiful place,
Free Hardware Foundation,
PopoloBue.tv,
telematicsfreedom.org,
Computerlaw 2.0 - Informatica e Diritto, organizzazioni che
rilanciano a tutti i cittadini l'invito a partecipare e a mobilitarsi perché non si sia costretti a sfuggire o a subire la sorveglianza, perché le istituzioni tutelino i diritti del cittadino dagli abusi ai quali può invitare la tecnologia.
Libertà, non paura affonda le proprie rivendicazioni nella quotidianità: una sempre più estensiva accumulazione di dati
di ogni genere e una sempre più intensiva collaborazione tra le forze dell'ordine rischiano di alimentare
database sconfinati e centralizzati e
poco sicuri; le aziende
dimostrano di essere sempre più interessate a scolpire profili del consumatore. Ci sono coloro che sbandierano di non avere
nulla da nascondere,
spiegano i primi partecipanti italiani, c'è il "gregge di acritici consumatori". Ma sono molti i cittadini che si dimostrano sensibili ad una sorveglianza che permea le routine: molti si atrofizzano nel silenzio e abdicano al proprio diritto ad esprimersi, schiacciati dal terrore di essere costantemente osservati o discriminati, terrorizzati dall'idea di essere un target pubblicitario.
Si rivolge a loro l'invito ad agire, a non cedere alla paura. Le istanze ora in gioco sono numerose: si chiede
trasparenza da parte di aziende e istituzioni, si chiede di
ridimensionare la sorveglianza indiscriminata e il più sregolato monitoraggio affinché non inficino la maturazione e le libertà della società civile. In tempi di
carte d'identità con impronte digitali e di identificativi biometrici stipati in
database centralizzati si propone di retrocedere per offrire più garanzie al cittadino; in tempi in cui fermentano idee di
prelievi coatti di DNA si chiede che misure che dovrebbero tutelare la sicurezza dei cittadini non involvano in una
schedatura genetica di massa. Ci si opporrà ai
controlli pervasivi e alla registrazione dei dati dei
passeggeri che varcano le frontiere e ci si schiererà contro il
fluire incontrollato delle informazioni verso paesi che non aderiscono agli standard europei di tutela della privacy. Ci sarà spazio per opporsi alle
perquisizioni e alla
sorveglianza occulte dei sistemi informatici e telematici.
Nel contesto di
Libertà, non paura si potrà esercitare una pressione sulle istituzioni affinché rivolgano il loro sguardo al
comportamento dei soggetti privati: fra la mappa dei propositi da perseguire e da animare figurano la richiesta alle autorità di impedire che gli ISP si trasformino in vigilantes e in segugi del mercato. L'obiettivo è scongiurare l'
eventualità che i provider
dettino legge sui
contenuti che circolano in rete e si limitino ad attenersi agli ordini della magistratura nel rimuovere in maniera puntuale i contenuti criminali. Se il ruolo di poliziotto non è mai stato ben recepito dai fornitori di connettività, i provider tendono a far fruttare la propria posizione di raccordo per mettersi
al servizio del mercato: la manifestazione dell'11 ottobre potrebbe essere un'occasione per levare la propria voce e opporsi a questo fenomeno di
rastrellamento di informazioni sulle abitudini dei netizen.
Sullo sfondo, la
libertà di esprimersi e di informarsi, il diritto ad impugnare degli strumenti che consentano alla società civile di confrontarsi e di consolidarsi e agli individui e alle reti di individui di stratificare cultura dando sfogo alla propria creatività. Una società della sorveglianza non può che
svilire la spontaneità del cittadino già
caricato di responsabilità di cui
ha diritto a non sobbarcarsi l'onere.