Luca Spinelli
venerdì 1 agosto 2008

La Rete di Veltroni

A tre mesi dalle elezioni, un viaggio-intervista di Punto Informatico dietro le quinte del Web dei due principali leader politici italiani. Quali sono le tecnologie? Le strategie? E i costi? Le risposte dai diretti responsabili

Roma - Walter Veltroni. Segretario del Partito Democratico. Politico, romanziere, padre di due figlie. Questo, asetticamente, l'identikit del leader dell'opposizione e del centro sinistra italiano. Ma qual è l'immagine filtrata attraverso l'occhio elettronico dei suoi siti web istituzionali? Quali sono le strategie di comunicazione online del secondo partito italiano?
Per scoprirlo e conoscere anche gli aspetti tecnici, dopo il precedente speciale sul Presidente del consiglio Silvio Berlusconi, Punto Informatico ha ora incontrato Emanuele Fini, presidente di DOL, azienda responsabile dei principali progetti web del centro sinistra italiano. Fini è un giovane imprenditore, fondatore con Stefano Peppucci della stessa DOL, della piattaforma Il Cannocchiale e di altri progetti.

Punto Informatico: Fini, una domanda sulla strategia di comunicazione. Walter Veltroni, così come Silvio Berlusconi ma a differenza di quasi tutti gli esponenti politici internazionali, non ha un sito personale. I domini personali (walterveltroni.it...) non sono neppure utilizzati come redirect. Perché?
Emanuele Fini: Potrà sembrar curioso, ma il sito personale è solo una delle forme possibili per essere presenti in rete. Walter Veltroni, interessandosi del web e delle sue evoluzioni, ha preferito utilizzare il web in senso davvero personale. Dato che tutte le informazioni biografiche e gli interventi pubblici sono già facilmente reperibili ovunque, invece di realizzare un ulteriore sito vetrina, Veltroni utilizza personalmente alcuni sistemi di social network, come Facebook, su cui ha un fertile e informale rapporto diretto con amici e sostenitori.

PI: Cosa intende con "personalmente"? Il suo profilo su Facebook è gestito da lui? Intendo: fisicamente?
EF: Assolutamente sì. Ovviamente lo gestisce nei ritagli di tempo, a notte fonda o nelle pause occasionali ma con grande passione e interesse. Del resto sarebbe impossibile per dei collaboratori rispondere a vecchi compagni di scuola o ad amici. È previsto comunque un aiuto per le attività più ordinarie: moderazione in bacheca, segnalazioni, problemi, richieste più generali.PI: Parliamo della presenza online del partito nel suo complesso. Il fulcro è www.partitodemocratico.it? Qual è la sua struttura tecnica e progettuale?
EF: Il progetto di comunicazione online del Partito Democratico, denominato "Partito Democratico 2.0", è stato elaborato a ottobre 2007. Consiste prima di tutto nella definizione di una visione di medio termine sulla presenza online. Il cosiddetto "Web 2.0" è alla base della visione di questo piano: sono parte integrante del progetto tutti i principali sistemi di social network e aggregatori online. L'obiettivo è quello di costruire un ambiente aperto, partecipativo, in cui sia possibile cooperare e accorciare le distanze fra le persone e i luoghi in cui vengono elaborate e prese le decisioni che riguardano ognuno di noi.

PI: Sembrerebbe una bozza di e-democracy... E quali sono, sostanzialmente, i nodi centrali?
EF: Il progetto è molto articolato. È costituito da una mappa logica in cui ogni iniziativa online è legata a rete alle altre. Non c'è un centro di accesso unico, anche se per comodità molti utenti digitano l'indirizzo del sito. Fra gli altri nodi cruciali del progetto c'è l'esperimento Democratica TV: il primo progetto europeo strutturato di Internet Television di un partito politico, con palinsesto proprio, produzioni quotidiane e partecipazione degli utenti. Altro elemento centrale è il PDNetwork, una piattaforma di social networking con circa 30.000 iscritti. Basata sulla infrastruttura del Cannocchiale, è dedicata alla valorizzazione delle relazioni e dei contenuti generati dagli utenti, che arricchiscono quelli principali diventando parte integrante del piano editoriale. Inoltre, nel PDNetwork si può aprire in pochi passi un "blog PD" personalizzabile dall'utente. Completano il progetto alcuni blog ufficiali dedicati ai volontari e mediattivisti, ed iniziative speciali dedicate ai giovani e al giro dell'"Italia nuova".

PI: Perdoni il cinismo, ma di tutta questa grande partecipazione "dal basso" agli alti vertici quanto arriva realmente? Quanto influenza, insomma, al di là delle parole e delle strategie di comunicazione?
EF: Basta citare l'esempio di Veltroni stesso che presidia il suo Facebook tutti i giorni per far capire che un cambiamento culturale è iniziato. Fassino legge tutti i giorni il suo blog. Se lo immaginerebbe?

PI: Sinceramente non troppo...
EF: È così. E chiede sovente consigli per gestire al meglio questi strumenti. Almeno per altri venti deputati seguiamo lo sviluppo e l'evoluzione del loro blog dal punto di vista consulenziale, ferma restando la loro autonomia nella gestione quotidiana. Questa vicinanza è certamente in grado di influenzare, come qualunque scambio diretto di opinioni e riflessioni, ma sarebbe del tutto prematuro e fuorviante parlare di Democrazia partecipata.

PI: Per capire la reale incisività di un progetto sono in ogni caso fondamentali i numeri. Ci indichi i dati statistici sul traffico. Ci sono variazioni significative in campagna elettorale?
EF: Il progetto integrato in tutte le sue componenti (sito, blog e social network), ha un pubblico complessivo di circa 80/100.000 utenti al giorno. Nei periodi caldi, come durante la campagna elettorale, il pubblico ha raggiunto punte di 280.000 utenti al giorno. Le pagine visitate sono in media 170.000/200.000 al giorno, con punte di 800.000 al giorno in campagna elettorale. Ma il dato che più ha sorpreso positivamente è quello di Democratica TV: negli ultimi giorni di campagna elettorale è stata seguita da quasi 100.000 persone al giorno con più di 160.000 video consultati quotidianamente, praticamente come un canale Sky di fascia media.

PI: Di quante persone a tempo pieno avete bisogno per portare avanti questi progetti?
EF: Il progetto ha un parte redazionale strutturata con 5 persone che nel corso dei prossimi mesi verrà consolidata con altre risorse. Il gruppo di lavoro è in realtà molto più vasto e ne coinvolge altre 10 almeno e l'intero team aziendale. Si tratta di un progetto che prevede molte professionalità e competenze, oltre a quelle imprescindibili di tipo redazionale.

PI: E la redazione con quale modalità e frequenza effettua gli aggiornamenti?
EF: Praticamente oraria. Segue sul campo tutti i principali temi dell'attualità politica, anticipando spesso quotidiani online ed altre testate giornalistiche. Una troupe dedicata produce quotidianamente servizi video che vanno ad arricchire le pubblicazioni. Gli articoli sono redatti secondo i criteri della scrittura per il Web e prevedono inoltre l'arricchimento con articoli correlati, video da Democratica TV e, soprattutto, la segnalazione di contributi prodotti dagli utenti nel PDNetwork.

PI: A questo proposito, chi si occupa della moderazione dei vari spazi aperti agli utenti? Quali sono i criteri di esclusione e cancellazione dei commenti?
EF: La gestione di centinaia di contributi al giorno comporta un notevole lavoro di moderazione. Non si tratta di semplici commenti, ma di veri e propri articoli sollecitati su specifici temi o redatti spontaneamente dagli utenti. Il sito non ha l'obiettivo di venire considerato una sfogatoio, piuttosto un laboratorio di pensiero positivo e propositivo. Per questo esiste una moderazione, a cura della redazione, che cerca di mantenere un timone delle conversazioni, dando ampio risalto ai dibattiti, anche aspri, che abbiano comunque attinenza coi temi trattati e il massimo rispetto degli interlocutori.

PI: Proprio alcuni degli utenti hanno criticato il sito web per il non rispetto delle direttive del W3C sul codice e della Legge Stanca sull'accessibilità. Cosa risponde in proposito?
EF: Il primo restyling del sito, il cui rilascio è previsto nei prossimi giorni, accoglie molti suggerimenti degli utenti e non ultimo corregge aspetti relativi all'accessibilità. Le direttive W3C erano in realtà già rispettate in larga misura, ma ci rendiamo conto che ogni miglioramento va comunque perseguito e può agevolare l'accesso ad altre fasce di utenti con difficoltà.

PI: Com'è coordinata la fase di stesura e pubblicazione dei contenuti rispetto alle direttive e alla linea politica del partito?
EF: Le attività di comunicazione online del Partito Democratico hanno un responsabile politico, Francesco Verducci, che svolge anche una funzione equivalente a quella del direttore di testata, con tutte le similitudini nelle attività quotidiane: riunioni di redazione, contatto costante con i dirigenti politici, scelta della linea editoriale e supervisione generale sulle attività redazionali. Il settore fa parte dell'area Comunicazione del PD guidata da Paolo Gentiloni, che ha una vivace conoscenza del settore e segue la pianificazione strategica delle attività. Dal nostro punto di vista, come azienda, il coordinamento del progetto è affidato al prezioso Marco Laudonio.

PI: Torniamo alla questione tecnica che prima abbiamo tralasciato. Qual è la tecnologia utilizzata per le piattaforme del progetto?
Varia. Prevalentemente dot Net, SQL Server e Macromedia Flash Server, con alcune applicazioni open source di supporto, tutto residente su web farm con sistemi storage HP e cluster server IBM. Non siamo comunque religiosamente legati a scelte tecnologiche, le consideriamo piuttosto un mezzo, meno importanti della visione strategica della presenza online.

PI: E quali sono stati, complessivamente, gli investimenti necessari per avviare questa presenza online? Può definirci anche i vari capitoli di spesa (CMS, blog, marketing...)?
EF: Quando si affronta la comunicazione online con un progetto così strutturato ci si pone nella condizione mentale di affrontare un miglioramento organizzativo, piuttosto che un'attività di propaganda. I costi di investimento, nell'ordine di circa 50 mila euro, sono relativi a progettazione e sviluppo dei cinque strumenti principali del network PD. Altrettante risorse sono state dedicate alla promozione online durante la campagna elettorale.

PI: Annualmente come sono ripartiti i costi?
EF: I costi annuali sono proporzionati alle molte risorse necessarie a curare il progetto giorno dopo giorno, circa 15 persone ad oggi fra redazione e sviluppo. Conoscendo il costo del lavoro, è facile tirar le somme. Sono però cifre destinate prevalentemente alle risorse umane, ovvero: professionalità, competenze redazionali, organizzative e specialistiche. Se intesi come investimenti in propaganda, sembrano cifre importanti. Se li si considera per quello che davvero comportano come impatto nelle attività del Partito, sono invece un proficuo modo di migliorare l'organizzazione stessa e la circolazione delle informazioni. Ad esempio, col progetto PDnetwork 300 sedi territoriali hanno già attivato in pochi mesi una presenza online a costo zero. Il pubblico complessivo, a detta di osservatori terzi, è stato inoltre del 300% più alto dell'area politica concorrente. Questo ha garantito anche un discreto ritorno in termini di raccolta fondi.

PI: Immagino comunque, soprattutto per questioni culturali, distante dalle cifre raccolte nelle campagne statunitensi...
EF: Ovviamente. Intanto l'attività di sostegno dei partiti in Italia è attenuata dall'opinione pubblica che ritiene il finanziamento pubblico ai partiti un sostegno già sufficiente. Come dice, inoltre, si tratta di realtà differenti per dimensioni e cultura.

PI: E per il futuro? Quali sono le novità e i progetti online del PD e del suo leader?
EF: Per l'autunno è previsto un consolidamento importante dei progetti di comunicazione online, per un partito che affronta una fase di costruzione importante dal punto di vista organizzativo, culturale, territoriale. Una rete extranet e strumenti di comunicazione integrati saranno i nodi della prossima fase.

PI: Veniamo al suo ruolo. Qual è il percorso che ha portato un'azienda ad occuparsi dei progetti di Veltroni e del principale partito del centro sinistra italiano?
EF: DOL è un'azienda privata, nata nel 1990. Seguiamo dal 1998 la comunicazione politica e istituzionale online, perché iniziava allora un forte interesse di questi settori per forme di comunicazione innovative che altrove, Stati Uniti in particolare, erano già note e utilizzate da tempo. Abbiamo scelto un settore di nicchia e lo abbiamo curato impostando l'azienda come un partner di comunicazione e innovazione online. Abbiamo seguito negli anni progetti per il governo italiano, ministeri, pubbliche amministrazioni e partiti politici, maturando una esperienza apprezzata da molti leader e figure pubbliche. Per questo Walter Veltroni, già conosciuto ai tempi in cui era segretario dei DS, appena eletto segretario PD si è rivolto a noi per impostare un progetto innovativo per un partito, appunto, nuovo.

PI: Un'ultima domanda di prospettiva. Secondo l'Istat, l'Italia ha una delle popolazioni europee più arretrate per quanto riguarda la penetrazione di internet. Realisticamente, quanta influenza crede abbia oggi il web e in particolare il tanto citato web 2.0 sulle campagne elettorali e sulla comunicazione politica italiana?
EF: Le campagne elettorali sono una palestra di sperimentazione che vede affannarsi tutti i soggetti politici alla strenua ricerca di consenso in un mondo che ha effettivamente regole molto diverse da quelle dell'informazione tradizionale. Prima di quest'anno, il Web è stato utilizzato come un mega manifesto elettronico: una corsa a gridare più forte possibile avendo cura di tenere le orecchie ben chiuse. Non so quanta influenza potranno avere invece le regole del Web partecipato sulla politica. Certo è che vi sono timidi approcci, che segnalano gli sforzi della politica per imparare ad ascoltare. Non mancano casi di successo e positiva assuefazione. Esperienze in ogni caso utili, in cui i temi e i contrappunti degli utenti costringono a parlare dello specifico e non sempre per massimi sistemi. Credo che questa apertura alla partecipazione sia la strada giusta: un contrappeso alle devianze della comunicazione di massa, per definizione finalizzata alla generica semplificazione dei messaggi.

A cura di Luca Spinelli
129 Commenti alla Notizia La Rete di Veltroni
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  • 100.000 utenti sono lo 0,5% dell'elettorato e sono persone che molto probabilmente sono già schierate politicamente. Lo stesso dicasi per i lettori di ForzaItalia.it o come si chiama.
    Un "porta a porta" fatto bene sotto elezioni smuove probabilmente il 5-10% dell'elettorato di qua o di là.

    Forse tra 20 anni i candidati si combatteranno a colpi di web34.0, ma al momento contano solo i giornali e la TV purtroppo. Anche ai tempi della campagna Prodi vs Berlusconi di 3 anni fa, quando Prodi vinse di uno sputo, Prodi fece fare un sito in cui sono state inserite per mesi ottime idee dagli utenti. "La fabbrica del programma" si chiamava. Risultato:
    1. venne fuori un programma di 300 pagine (condiviso, si, ma preso per il sedere dai media dalla mattina alla sera)
    2. Berl se ne uscì qualche mese prima delle elezioni cambiando le regole elettorali e quindi vanificando tutto il lavoro fatto da Prodi. Infatti a quel tempo contava la faccia del presidente del consiglio e di tutte le persone candidate nei collegi uninominali, oltre a avere una coalizione solida. Prodi aveva fatto le primarie stravincendole e mettendo d'accordo (sulla carta) tutta la sua coalizione. Dall'altra parte Berl non aveva il coraggio di fare le primarie perchè avrebbe forse perso contro altri candidati (vedi Casini) e la sua coalizione era tutt'altro che solida. Invece con un rapido colpo di mano tutto è stato azzerato, con buona pace del web 2.0, della fabbrica del programma e della partecipazione popolare.
    Poi un po' di rissa mediatica nei salotti di casa sotto elezioni, due promesse qua e là e il divario che c'era tra i due è stato spazzato via in un attimo.
    3. Tutto il resto è storia.

    P.S. Non voglio esprimere pareri politici, ma far vedere come nel recente passato la TV si sia dimostrata molto più efficace come canale di comunicazione (leggasi: imbonimento)
  • Se non fosse contrario alla netiquette lancerei una scarica di insulti a quei fighetti di DOL e a chi gli ha dato tutti questi soldi per un sito che fa onestamente pena.
    Lo dico da dentro, sono del PD, ho sinceramente tentato di relazionarmi con questo sito e i suoi estensori, dal primo giorno del suo lancio - con quel rutto gigante che è Silverlight - e con una struttura evidentemente non beta, alfa.
    Il responsabile di dol vende aria fritta il sito non è maturo per un bel niente e il PD sta facendo pressioni perché i suoi blog vadano tutti a finire sul cannocchiale (ultimo esempio www.giannicuperlo.it che ERA un bel sito)

    insomma una mostra di pressapochismo, stupidità e malafede nella quale chi vorrebbe partecipare è stato/a sostiutito da utenti utonti nella migliore tradizione dell'imbonimento in salsa italiota.

    Per me www.partitodemocratico.it è dev-null
    non+autenticato
  • - Scritto da: nuovamente
    >
    > Per me www.partitodemocratico.it è dev-null

    ehm... intendi forse /dev/null ?

    comunque siamo d'accordo, tutta materia per il garbage collector! Geek
    non+autenticato
  • si /dev/null sono talmente incazzato che ho dimenticato la sintassiOcchiolino
    non+autenticato
  • veltroni buttati a mare e speriamo che non ti recuperino con la rete....io ancora mi ricordo al funerale di alberto sordi, veltroni che fece un comizio elettorale...e gigi proietti che lo guardo' skifato...non c hanno rispetto per nulla.

    ti prevedo la stessa fine di bertinotti veltroncino...fischiato nelle aule mentre tenti di fare lezioni universitarie titotlo esempi di rolex polsino sinistro o destro? questo il dilemma.
    non+autenticato
  • D'accordo.

    Che i figli di papà e fannulloni vadano a casa!

    Saluti
    non+autenticato
  • Dante Saltamarea, padre di un figlo ed una figlia, ha studiato ed ancora studia. Lavora onestamente e paga le tasse. Non è figlio di papà come altre persone che indegnamente pensano di rappresentarci.Si chiede quali siano le tecnologie e le strategie ed anche i costi di uno che ha perso le elezioni. Quanto ci costa il suo governo ombra che non ha voce in capitolo visto che non fa mai opposizione vera e che ha una netta minoranza alle camere.

    Vi prego signori miei aiutiamo questa Italia a rinascere.
    non+autenticato
  • - Scritto da: Dante Saltamarea
    > Dante Saltamarea, padre di un figlo ed una
    > figlia, ha studiato ed ancora studia. Lavora
    > onestamente e paga le tasse. Non è figlio di papà
    > come altre persone che indegnamente pensano di
    > rappresentarci.Si chiede quali siano le
    > tecnologie e le strategie ed anche i costi di uno
    > che ha perso le elezioni. Quanto ci costa il suo
    > governo ombra che non ha voce in capitolo visto
    > che non fa mai opposizione vera e che ha una
    > netta minoranza alle camere.
    >
    >
    > Vi prego signori miei aiutiamo questa Italia a
    > rinascere.

    quoto!
    non+autenticato
  • Le tecnologie migliori sono quelle Open Source... Garantiscono oltre un abbattimento totale dei costi relativo al prodotto (OpenOffice e' gratis M$ Office costa un botto), la presenza continua e costante di migliaia di sviluppatori che gratuitamente (per la sola passione di fare quella cosa) mettono su Software a dir poco eccezionali. Esempio ne sono il 99% dei CMS (content management system) come ad esempio Wordpress o Joomla o Drupal... Ma anche sistema operativi veri (no dei task grafici avviati dal dos) rimasugli di copia e incolla fatti male!

    Detto questo.... Quanti computer ha la pubblica amministrazione? Quanti sono Open? Quanti accessibili?
    Saranno migliaia solo i siti istituzionali... vogliamo spendere 1000 euro per ogni sito per Windows Server quando abbiamo Apache che e' il *must* ed e' gratis?

    Se il sig. Veltroni vuole sollecitare l'entrata dell'Open Source dovrebbe dare per primo lui l'esempio.

    Penso questo, non e' una questione politica. E' solo strategia di cosa e' meglio e di cosa durera' nel tempo...
    non+autenticato
  • > Garantiscono oltre un abbattimento totale dei
    > costi relativo al prodotto


    Non è detto, anzi può essere il contrario.
    Il costo delle licenze è solo una frazione del costo sostenuto dall'azienda in software. Quello che dici può valere in ambito casalingo, tutt'al più.


    > (OpenOffice e' gratis
    > M$ Office costa un botto),


    E quanto ti costa riscrivere 10 anni di macro già esistenti e funzioannti in azienda? e i software che integrano Office con il Lotus Notes, li fai riscrivere gratis?



    >la presenza continua e
    > costante di migliaia di sviluppatori che
    > gratuitamente (per la sola passione di fare
    > quella cosa)


    Stronzata. RedHat è quotata in borsa, guadagna dall'open source. Google produce open source. Sorurceforge assume ingegneri. Alla TomTom lavorano in PHP e finanziano attivamente il team PHP. Dietro PHP ci sono aziende super blasonate come Zend.

    Quella dell'open source portato avanti da amabili appassionati è una stronzata che dovreste togliervi dalla testa. e lo dico da sostenitore dell'open source: ma, davvero, basta con questa palla colossale. E' controproducente, perché mette nel ridicolo i fautori dell'open source. Davvero, smettetela.


    > Saranno migliaia solo i siti istituzionali...
    > vogliamo spendere 1000 euro per ogni sito per
    > Windows Server quando abbiamo Apache che e' il
    > *must* ed e'
    > gratis?

    Apache è un bloat. Buongiorno, nel mondo open source ci sono web server ben più quotati del dinosauro apache.
    non+autenticato
  • - Scritto da: Fao
    > > Garantiscono oltre un abbattimento totale dei
    > > costi relativo al prodotto
    >
    >
    > Non è detto, anzi può essere il contrario.
    > Il costo delle licenze è solo una frazione del
    > costo sostenuto dall'azienda in software. Quello
    > che dici può valere in ambito casalingo, tutt'al
    > più.
    >

    Non è assolutamente vero, su molti PC della PA ad esempio è installato office solo per usare il Word (e non certo con sofisticate macro ad Hoc) o il Power Point.
    Da circa 1 anno ho potuto constatare con piacere che almeno la ASL presso cui lavoro ha pensato bene di eliminare Office e passare ad Open Office, più che adeguato agli scopi e guarda caso proprio quando microsoft con l'ultima versione di Office ne rivoluzionava l'interfaccia!

    >
    > > (OpenOffice e' gratis
    > > M$ Office costa un botto),
    >
    >
    > E quanto ti costa riscrivere 10 anni di macro già
    > esistenti e funzioannti in azienda? e i software
    > che integrano Office con il Lotus Notes, li fai
    > riscrivere
    > gratis?
    >
    >

    Ma non conviene a questo punto usare prodotti open ed affidarne lo sviluppo/verticalizzazione direttamente alle risorse umane disponibili? Qui si parla della più grande azienda Italiana la PA è mai possibile che non possa utilizzare i vari programmatori alle sue dipendenze per sviluppare alla bisogna il software open e svincolarsi così dalle soluzioni proprietarie che poi vanno prima acquistate e poi comunque aggiornate (a caro prezzo) costantemente?

    >
    > >la presenza continua e
    > > costante di migliaia di sviluppatori che
    > > gratuitamente (per la sola passione di fare
    > > quella cosa)
    >
    >
    > Stronzata. RedHat è quotata in borsa, guadagna
    > dall'open source. Google produce open source.
    > Sorurceforge assume ingegneri. Alla TomTom
    > lavorano in PHP e finanziano attivamente il team
    > PHP. Dietro PHP ci sono aziende super blasonate
    > come
    > Zend.
    >

    Cosa c'entra è chiaro che Red Hat si fa pagare la sua consulenza, come qualsiasi altra azienda, la differenza è che la soluzione messa in piedi con strumenti Open non dipenderà poi da questo o quel consulente (che magari fallisce) o non presenterà vincoli hardware stringenti che obbligano ad aggiornare a caro prezzo la soluzione (penso ad esempio all'incompatibilità delle chiavi hardware nel passaggio da porta seriale/parallela a USB)


    > Quella dell'open source portato avanti da amabili
    > appassionati è una stronzata che dovreste
    > togliervi dalla testa. e lo dico da sostenitore
    > dell'open source: ma, davvero, basta con questa
    > palla colossale. E' controproducente, perché
    > mette nel ridicolo i fautori dell'open source.
    > Davvero,
    > smettetela.
    >
    >

    Hai ragione Open non significa gratis, ma sicurezza di poter continuare ad utilizzare una determinata soluzione anche affidandosi ad altri consulenti, essendoci i sorgenti, non essendoci chiavi hardware ecc...

    > > Saranno migliaia solo i siti istituzionali...
    > > vogliamo spendere 1000 euro per ogni sito per
    > > Windows Server quando abbiamo Apache che e' il
    > > *must* ed e'
    > > gratis?
    >
    > Apache è un bloat. Buongiorno, nel mondo open
    > source ci sono web server ben più quotati del
    > dinosauro
    > apache.

    Appunto quindi perchè usare soluzioni proprietarie, specie in questo momento di transizione in cui il futuro degli standard microsoft è tutt'altro che certo!
  • > Vi prego signori miei aiutiamo questa Italia a
    > rinascere.

    Quoto!
    Ma non è col la politica del piaceri personali o con i giochi sporchi di palazzo che riusciremo a salvarci, abbiamo bisogno di sfruttare l'unica risorsa di cui noi Italiani siamo sempre stati dotati (il cervello) e fare in modo che gli affari dei soliti magnaccia siano eliminati:

    Clicca per vedere le dimensioni originali
    http://en.wikipedia.org/wiki/Technocracy_(bureaucr...)
    non+autenticato
  • Tuttavia, almeno a parole Veltroni sembra illuminato

    http://www.corriere.it/politica/08_agosto_01/veltr...
  • > http://www.corriere.it/politica/08_agosto_01/veltr

    Quoto.
    Purtroppo ci saranno sempre personaggi come La Fatina Buona Del Cazzo a tirare conclusioni senza prendersi la briga di informarsi.
    non+autenticato
  • - Scritto da: emmeesse
    > Tuttavia, almeno a parole Veltroni sembra
    > illuminato
    >
    > http://www.corriere.it/politica/08_agosto_01/veltr


    purtroppo mi sembra di leggere le solite cose... la tv che nn va... interettiva e blah blah blah... e poi i fatti? naaaaaaaaaaa c'era un film nn ricordo il nome ma una battuta diceva: << solo chiacchiere e distintivo >> beh qui nemmeno il distintivo rimangono solo le chiacchiere....
    non+autenticato
  • > distintivo rimangono solo le
    > chiacchiere....


    Non ci hai ancora fatto caso che il PD non è al governo?
    Dov'eri nel frattempo, su Marte?

    Se mancano i fatti lamentati con chi ti sta facendo tagli da miliardi di euro sotto il culo.

    http://www.repubblica.it/2008/06/sezioni/economia/...
    http://www.repubblica.it/2008/05/sezioni/economia/...
    non+autenticato
  • Perdonami mio caro sinistroide,

    ma in due anni di governo non so no riuscit a fare un bel niente. Che siano incapaci ? Oppure che non abbiano voglia di rpendersi delle responsabilità ? Oppure che magari sono solo dei figli di papà. Che i sogno di Veltroni sia quello di avere una telivisione e non quello di governare il paese è evidente.

    Saluti
    non+autenticato
  • capisco che è difficile staccarsi dalla propria fede politica (per fortuna non ne ho una), ma vedete, flash NON è uno standard,standard non può essere una cosa che si paga! E poi .net "genera HTML standard"... avete mai passato al validatore del w3c il sito del PD ?
    fatelo...
    Fortunatamente hanno smesso da un pezzo di usare silverlight (un clone di flash by microsoft).
    Ora, invece di aggredirmi accecati dalla rabbia, mi spiegate come faccio io, non usando software proprietario ad accedere al sito ?
    Ok ok, il plugin di flash per firefox su linux c'è, ma ogni volta che ne esce una versione nuova c'è da aspettare un secolo prima di vederla sul pinguino...Pensate un po, che per silverlight io dovei usare per FORZA windows.
    Se poi siete pure fan accaniti di Windows, allora avrò solo sprecato parole.
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