Paolo De Andreis
venerdì 1 agosto 2008

I domini italiani e la liberalizzazione ICANN

Punto Informatico intervista Domenico Laforenza, neodirettore di IIT-Cnr e responsabile del Registro italiano: al centro la crescita delle registrazioni dei domini italiani, le aperture decise da ICANN e la Internet del Futuro

Roma - È un momento incandescente per il sistema dei domini: in Italia il Registro dei domini Internet.it ha da poco annunciato una ulteriore importante crescita delle registrazioni, proprio nelle settimane in cui ICANN annunciava l'avvio della cosiddetta "liberalizzazione" del sistema. Per comprendere quale sia l'impatto di queste novità sul sistema dei domini italiano e cosa è lecito attendersi per il futuro sulla base delle evoluzioni internazionali, Punto Informatico ha incontrato Domenico Laforenza, che dal primo luglio ha assunto l'incarico di direttore dell'Istituto di Informatica e Telematica del Cnr di Pisa (IIT-Cnr) e, con esso, la responsabilità del Registro dei domini Internet.it (Registro del ccTLD.it).

Classe 1952, Laforenza è laureato in Scienza dell'Informazione e raccoglie il testimone che è stato prima di Franco Denoth (uno dei padri dell'informatica italiana, scomparso due anni orsono) e, nelle ultime stagioni, di Enrico Gregori. Laforenza, assunto nel 1972 all'istituto Cnuce di Pisa (il Centro nazionale di calcolo universitario dal quale, nel 1986, è partito il primo collegamento italiano alla rete Internet), ha focalizzato le sue attività sulle ricerche nei settori del grid e del calcolo parallelo.

Punto Informatico: Per lo spazio dei domini Internet italiani è stato annunciato come un grosso passo avanti: 1,5 milioni di registrazioni. Questi domini sono tra i più ambiti d'Europa. A cosa si deve quella che appare come una accelerazione nelle registrazioni? E cosa significano?
Domenico Laforenza: Le statistiche testimoniano la vivacità del mercato dei domini italiani. Al di là del valore assoluto, che pone l'Italia al quinto posto tra i country code top level domain europei e al settimo nel mondo, sono particolarmente significativi i dati sull'andamento mensile delle operazioni: nel primo semestre dell'anno abbiamo assistito a un'impennata di nuove registrazioni (da un minimo di 23mila a un massimo di 30.243 a maggio, record degli ultimi otto anni), accompagnata da un incremento nel volume delle cancellazioni (da 10mila a 17mila al mese). È il segnale che il mercato si sta muovendo e, anche in un momento di congiuntura economica sfavorevole, dà prova di un elevato dinamismo. PI: Cosa significa un .it di grande richiamo?
DL: Internet e i domini sono sempre più parte della nostra vita quotidiana: nel corso degli anni, attorno al Registro, si è sviluppato un indotto importante, alimentato da migliaia di grandi e piccole società che offrono servizi Ict sempre più variegati e che hanno saputo affrontare le sfide del mercato.

PI: E per il Registro?
DL: Il Registro sa esprimere punti di forza: nonostante alcune critiche (a volte legittime, spesso ingenerose), il sistema di registrazione italiano garantisce la tutela dei diritti degli utenti e genera un numero di contestazioni tra i più bassi del mondo.
Anche i costi di registrazione sono tra i più contenuti nel panorama europeo (4,91 euro, prezzo fissato nel gennaio del 2001), e potrebbero ulteriormente diminuire nel prossimo futuro con l'automazione delle procedure di registrazione e mantenimento dei domini.

PI: Quanto incide la presenza di registranti stranieri nei .it?
DL: Oggi ciascun cittadino maggiorenne dell'Unione Europea può registrare un numero illimitato di domini.it: nonostante la credenza comune, però, i soggetti stranieri titolari di almeno un dominio italiano sono in larga minoranza (erano, al 31 dicembre 2007, poco meno di 24mila). Lo snellimento delle procedure e la registrazione dei domini in tempo reale potranno contribuire a invertire questa tendenza.

PI: Proprio in questo quadro, ormai ci si avvicina al momento del lancio del sistema sincrono di registrazione sul quale, com'è noto, si è focalizzato il dibattito anche tra gli operatori in questi anni. Cosa cambierà rispetto a quello attuale? Cambierà solo per gli operatori o cambierà per tutti?
DL: Crediamo che l'avvento del sistema sincrono possa rappresentare un'evoluzione positiva sia per gli operatori che per gli utenti finali. I primi - da noi coinvolti fin dall'inizio nel processo di elaborazione delle norme e delle procedure tecniche che regoleranno il nuovo sistema di registrazione - non potranno che beneficiare delle economie di scala garantite da una procedura basata sul protocollo EPP e dunque allineata in larga misura a quelle già in uso nei principali ccTLD e gTLD mondiali. Gli utenti finali, a loro volta, avranno la percezione dello svolgimento delle operazioni in tempo reale attraverso un servizio ampiamente automatizzato.

PI: Quando sarà attivo?
DL: Prevediamo che il nuovo sistema vada a regime il prossimo anno. Il Registro sta lavorando per garantire una transizione soft, grazie anche al contributo dei due gruppi di lavoro (che sommano le competenze del personale del Registro a quelle dei maintainer) e della Commissione regole.

PI: In che senso "soft"?
DL: Il sistema di registrazione sincrono non sostituirà immediatamente il vecchio asincrono: i due sistemi continueranno a coesistere in parallelo per un paio di anni per dare modo a operatori e utenti di adeguarsi.
Il punto centrale è e resta la tutela degli utenti finali: il nuovo sistema di registrazione, pur automatico, non dovrà annullare le garanzie a tutela degli assegnatari che sono un fiore all'occhiello della struttura italiana.

PI: È già stato detto che l'avvio del nuovo sistema sincrono sarà accompagnato da una campagna di comunicazione specifica, che punterà in realtà a sensibilizzare verso Internet anche chi oggi stenta ad avvicinarsi alla rete. Quali sono gli strumenti e gli obiettivi della campagna?
DL: Il progetto nasce proprio nell'ottica di avvicinare il grande pubblico al mondo dei domini e, di conseguenza, a Internet. Recenti statistiche ci dicono che l'Italia è il fanalino di coda in Europa per diffusione della cultura informatica (il 56% della popolazione attiva non usa o non sa usare la rete). Ci interessa offrire un contributo alla crescita del Paese là dove possiamo: ovvero, favorendo la diffusione di quelle tecnologie che sono nate e cresciute proprio al Cnr di Pisa: in questo senso, l'eredità del primo collegamento italiano alla rete Internet e del primo dominio italiano (cnr.it), nato all'ombra della torre pendente, ci riempie di orgoglio ma ci impone anche degli oneri.

PI: Su cosa punterà la campagna?
DL: La campagna di comunicazione è soprattutto un momento di promozione della cultura di Internet, contestuale al varo delle registrazioni "sincrone". In queste settimane si sta svolgendo la gara europea per l'assegnazione dell'appalto: il vincitore sarà chiamato a valorizzare i domini.it come espressione del made in Italy e garanzia di affidabilità e tutela dell'assegnatario: una scelta naturale, dunque, per tutti gli italiani che intendano promuovere la propria identità digitale in rete. Contestualmente, puntiamo ad aumentare la consapevolezza nell'uso della rete tra i nostri concittadini, sottolineando i vantaggi di avere un dominio italiano.
La campagna si rivolge a un target molto allargato: giovani, innanzitutto, ma anche professionisti, imprese e i partner istituzionali del Registro. Lo strumento principe sarà, ovviamente, Internet: ma prevediamo di utilizzare anche i mezzi di comunicazione più tradizionali (stampa, radio, cinema, affissioni) e specifici eventi promossi dal Registro.

PI: Andando sul fronte internazionale, di recente ICANN ha avviato quella che molti hanno definito "liberalizzazione" nel settore dei domini. Cosa cambierà? Ci saranno ripercussioni sugli operatori del settore? E sulle imprese, sugli utenti?
DL: La strategia di "liberalizzazione" dei domini Internet proposta da ICANN era sul tavolo da circa due anni, anche se nelle ultime settimane ha subito un'importante accelerazione. Il progetto è sicuramente di ampia portata e, se ben controllato, potrebbe portare a una diffusione ancor più massiccia dei domini in strati della popolazione mondiale che al momento - anche per una mera questione linguistica - sono di fatto esclusi. Certo, la svolta, anche sul piano puramente tecnico, è significativa.
ICANN ha comunque manifestato il proposito di governare con rigore la "liberalizzazione", impedendo la nascita di targhe Internet che violino diritti di proprietà intellettuale (marchi, nomi geografici), la morale o l'ordine pubblico. Tali propositi, uniti all'importo del contributo a fondo perduto da erogare comunque a ICANN e le garanzie di solidità finanziaria richieste, fanno pensare che candidarsi alla gestione di un nuovo registro non sarà un'operazione alla portata di tutti.

PI: In questo quadro qual è la priorità per il Registro italiano?
DL: Ciò che più ci preme è la salvaguardia della stabilità e dell'equilibro della rete. Dovrà pertanto essere garantita la competenze tecnica e la solidità finanziaria di tutti i soggetti che ambiscono a ricoprire il ruolo di Registro Internet. Continueremo a offrire il nostro contributo ai lavori di tutti gli enti internazionali regolatori di Internet per garantire uno sviluppo equo ed equilibrato della rete.

PI: Le novità introdotte da ICANN in che modo impatteranno sul sistema dei domini italiano? Molte attività italiane finiranno per girare su domini diversi dal.it?
DL: A mio giudizio è estremamente improbabile che chi ha già un'attività consolidata sotto un dominio italiano decida di abbandonarlo: è assai più realistico pensare che a questo ne vengano affiancati altri sotto nuove estensioni.
Non solo:.it identifica nel sentire comune il nostro Paese e il forte vincolo di appartenenza geografica difficilmente potrà essere indebolito da suffissi "concorrenti".
In ogni caso, credo che un movimento "sano" intorno al mercato dei domini non possa che giovare a tutto il sistema Internet: ne beneficeranno i registri tradizionali, gli operatori del settore e, soprattutto, gli utenti finali.

PI: Le attività sulla rete e per la rete del CNR vanno naturalmente ben oltre la sola gestione dei domini.it, si lavora molto su quella che avete definito la Internet del Futuro. Quale sarà il ruolo del CNR? Quali sono le direzioni che si intendono intraprendere? In tutto questo quale ruolo giocheranno i domini?
DL: Il Dipartimento delle tecnologie dell'informazione e delle comunicazioni del CNR, diretto dal professor Francesco Beltrame e cui l'Istituto di Informatica e Telematica afferisce, ha individuato nell'"Internet del Futuro" uno dei settori nevralgici della propria attività. Le ricerche guardano a una rete di nuova generazione: un'infrastruttura di telecomunicazioni dove convivono reti wireless ad alta velocità e reti cablate, finalmente in grado di accogliere servizi e applicazioni avanzate senza più limiti di mobilità, potenza di calcolo, memoria o flessibilità.
In questo contesto, l'Istituto può vantare competenze di altissimo livello: penso all'Ubiquitous Internet (ovvero, la possibilità di accedere alla rete in qualsiasi momento, luogo e con qualsiasi dispositivo), alla sicurezza dell'informazione (con particolare riferimento ai dispositivi mobili), allo sviluppo dei modelli e degli algoritmi per la risoluzione di problemi complessi, al Grid computing.
Il Registro, che nasce e si sviluppa all'interno di un ambiente di ricerca, eredita per via diretta tali competenze: e il sistema dei domini italiani ne sarà sempre il primo beneficiario.

a cura di Paolo De Andreis
11 Commenti alla Notizia I domini italiani e la liberalizzazione ICANN
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  • Bene dopo aver dato una letta a queste belle parole vi racconto per sommi capi e senza nominare la società coinvolta cosa ha combinato il NIC di PISA e i suoi degni compari di ARUBA (o almeno sembra dall'accaduto cosi' !!!)
    Un amico mi dice di fare un sito internet per la sua societa' (chiamiamola cosi') pero' mi avverte che lo gestiva una persona che ora è andata via da quella società quindi al rinnovo dobbiamo cambiare tutto !!
    Cliente di aruba da svariati anni, faccio le richieste all'uopo quando l'altro manteiner scade e qui comincia la tiritera il sito web è registrata personalmente al vecchio webmaster e non alla società !! Dopo due mesi e mezzo di fax (38 fax !!!!) con LAR, fotocopie di documenti di identità, visure camerali e quant'altro tra ARUBA e il NIC mi fanno andare il dominio in retention (non so se lo sapete l'unico che puoi togliere un dominio da questa situazione e il vecchio intestatario del dominio !!! appunto causa di tutto sto "casino" opto per una scelta piu' veloce e cambio il dominio da .it a .com ripromettendomi di rinnovare anche il .it alla scadenza del retention (scadenza che ne il NIC ne aruba mi sanno dare con precisione CHISSA' PERCHE' ????) avvio il tutto per pubblicare quanto prima il sito in questione dato che tra "mpicci & mbrogli detto alla ciociara" sono passati ormai due mesi e mezzo.
    Faccio il sito lo pubblico tutti contenti pero' mi chiedono e il dominio punto it che fine ha fatto ????
    Bene la cosa bella e che vado per registrare il punto IT e qualcuno gia l'ha preso ???????!!!!!????
    Chi mai sarebbe interessato penso io ?
    Scopro questo fantomatico LINK : http://www.ndparking.com/nomemiasocietà.it
    a sto' punto faccio una query sul whois.Net
    e mi esce fuori una fantomatica società Lussemburghese
    EuroDNS S.A. (guarda un po' suona quasi come l'omonima italiana NIC per la Svezia ma non è lei ovviamente !!!!)
    (chissa' perchè ste società stanno sempre in posti dove la giustizia amministrativa e i controlli tributari sono scarsi o inesistenti !!!! strano che non sta alle Cayman penso almeno sta in Europa !!!)
    Morale della favola dopo una breve ricerca scopro che il retention scadeva il 14/10/2008 alle 11 di mattina e alle 11 e 39 minuti la suddetta società era già registrata in mia vece !!!!
    Allora mi faccio una domanda ???
    NON E CHE QUALCUNO CHE LAVORA AL NIC O IN ARUBA PASSA A STI FURBACCHIONI I DOMINI CHE STANNO IN SCADENZA ????
    Perchè dopo ulteriori indagini scopro che la EuroDNS S.A.li vende a cari prezzi questi domini acquistati chissa' imbeccati da chi (NIC, ARUBA, semplice ricerca di mercato, vecchi webmaster silurati e vendicativi che fanno la spia ????)sono riusciti a vendere nomididominio a circa 3000 volte il prezzo da loro pagato !!!
    Non contento continuo le ricerche in rete e scopro che ci sono svariate sentenze che danno torto a questa società (la EuroDNS S.A.) e ad altre che usano gli stessi trucchetti !!! Il problema e che una causa del genre costa intorno ai 2000 euro se la vinci e se la perdi non oso pensare quanto !!!!???
    Allora vi chiedo ma è possibile che una cosa cosi' bella come è internet democratica libera potente e veloce debba sottostare alla burocrazie del NIC (che come tutte le strutture statali gode di tutti i loro requisiti di lentezza, inaffidabilità, gestione assurda doive devo per forza mandare un FAX ??? ma che significa nell'era dei computer grandi come orologi da polso e di connessioni veloci come la luce si deve ancora mandare i fax ???
    Avete capito bene ho spedito 38 fax e mi hanno sempre trovato qualcosa che non andava e alla fine il mio dominio lo ha registrato una società che non è italiana coem è possibile ????
    Bene io questo post lo spedisco anche al NIC e ad Aruba (a loro mettero' il nome della società per cui ho fatto il sito !!! ovviamente per dover di cronaca e possiblità di contenzioso !!) ma di certo non mi imbarchero in una causa che serve solo per far mangiare gli avvocati !!! e dimostrare come anche le cose belle (INTERNET) possano essere ROVINATE da persone e comportamenti quantomeno disdicevoli (per non dire altro !!!).
    Pero' stavolta mi ci metto io ad aspettare la scadenza con l'orologio e voglio veder in quanto tempo mi sapranno dare una risposta alle mie domande !!
    Un saluto Fernando Boccia
    non+autenticato
  • i dati whois sono comunque sballati, malgrado le LAR e la gestione rigida dei dati inseriti nel DBNA.
    Morale: quando hai un problema, un problema veramente serio con un altro ISP ,non riesci a parlare tempestivamente con nessuno che sia in grado di risolvere il tuo problema.
    I contatti Admin-C e Tech-C sono sballati.
    Indirizzi fasulli, numeri di centralini di call center che non servono a nulla.
    Il database WHOIS del NIC contiene spazzatura, malgrado la LAR e gli impegni che l'assegnatario si assume per mantere i dati consisenti.
    Ma se chiedo al NIC la disassegnazione di ufficio dei domini tiscali.it e tiscalinet.it perchè i dati pubblicati nel DBNA non servono a nulla, secondo voi, procedono d'ufficio come dovrebbero?
    O per il NIC, come per tutti, vale la regola 'forti con i deboli e deboli con i forti' ?

    Senza parlare degli indirizzi 'abuse' dove gli ISP mettono personale di call center pure lì che non sa capire la gravità del problema e non sa riconoscere uno spammer da un ISP... con gravi problemi di comunicazione con loro.
    Morale della favola 300 clienti che non possono mandare mail a contatti sotto Tiscali.

    ---
    Distinto Collega di Tiscali spa,

    abbiamo rilevato per uno dei nostri server smtp, m-node-2.comi.it (194.185.119.244, 194.185.119.253) che le connessioni alla porta 25 dei vostri MTA designati come mail exchanger per il vostro dominio tiscali.it, tiscalinet.it vengono bloccate.

    Non avendo ricevuto alcuna comunicazione in merito a questo vostro provvedimento sui nostri indirizzi email amministrativi, mi vedo costretto a chiedere delle spiegazioni ufficiali per questa policy da voi applicata.

    Questa policy ci provoca l'accumulo anormale di mail in stato 'Deferred' nelle code smtp dei nostri server.
    Causa altresì l'impossibilità ai nostri clienti business di inviare posta ai loro corrispondenti che possiedono caselle sotto i vostri domini @tiscali.it, tiscalinet.it.

    Il blocco della porta smtp 25 non è una condotta corretta a livello di gestione della posta in quanto non viene generato alcun responso di errore smtp di codice 5xx REJECT. Questo causa, lo ripeto, accumulo della posta sui nostri server per 5-7 giorni, senza che il cliente abbia consapevolezza, in tutto questo tempo, che la posta si stata consegnata o meno.

    Vi prego gentilmente di contattarmi in modo da risolvere assieme il sopradetto problema.


    ===========================================================
    # telnet mail-mx-5.tiscali.it 25
    Trying 213.205.33.32...
    telnet: connect to address 213.205.33.32: Connection refused
    telnet: connect to address 213.205.33.33: Connection refused
    telnet: connect to address 213.205.33.34: Connection refused
    telnet: connect to address 213.205.33.35: Connection refused
    telnet: connect to address 213.205.33.50: Connection refused
    telnet: Unable to connect to remote host: Connection refused

    # nmap 213.205.33.32

    Starting nmap 3.30 ( http://www.insecure.org/nmap/ ) at 2008-08-08 12:10 CEST Interesting ports on mail-mx-2.tiscali.it (213.205.33.32):
    (The 1631 ports scanned but not shown below are in state: filtered)
    Port       State       Service
    25/tcp     closed     smtp
    1720/tcp   open        H.323/Q.931
    6000/tcp   closed     X11
    6001/tcp   closed     X11:1
    6002/tcp   closed     X11:2
    6003/tcp   closed     X11:3
    6004/tcp   closed     X11:4
    6005/tcp   closed     X11:5
    6006/tcp   closed     X11:6
    6007/tcp   closed     X11:7
    6008/tcp   closed     X11:8
    6009/tcp   closed     X11:9
    6050/tcp   closed     arcserve
    ============================================================
    ---
    non+autenticato
  • e grazie che gli stranieri non registrano i domini .it!!! perchè dato che siamo in cina e c'e' il comunismo devi mandare la lettera con i dati dei tuoi documenti! e dato che la maggioranza delle persone che registrano un sito non sanno neanche cosa è il whois ecco che si ritrovano i dati a leggere a tutto il pianeta..

    in america mica uno solo è stato licenziato perchè parlava male della ditta nel suo sito e robe del genere..

    il fatto che i .it passeranno in mano al cnr a mio parere è un peggioramento in quanto saranno detenuti direttamente dallo stato, proprio stile la cina...
    non+autenticato
  • ... sed cerebrum non habet...
    A volte qualche esempio è come una lampadina che accende la luce sulla verità...
    Tempi di registrazione di un dominio . cn (quelli della Cina): 10 minuti.
    Tempi medi di registrazione di un dominio .it : 3 giorni.
    Numero di domini registrati: dal numero bisognerebbe sottrarre (ma si tratta di una stima per difetto) 50.000 domini .it che fanno capo ad Interbusiness (alias telecom) e che la stessa dovrebbe cancellare, ma per inefficienza varie - stiamo parlando di Telecom - non riesce a fare... e continua a pagare... anche perché, per quei furbacchioni del NIC, il rinnovo del dominio è SEMPRE automatico !
    Ed infine un ultimo accenno alla FOLLE burocrazia del NIC: gli esempi qui potrebbero essere migliaia (la richiesta della firma leggibile sulle lettere aveva fatto il giro del mondo per la sua FOLLE stupidità)... ma ne basta uno: cambio di Provider di un dominio negato perché nella registrazione originaria del dominio al nome della Società registrante mancava la ragione sociale "Snc" (ma come mai la registrazione originaria andava bene senza !) ! Altri due moduli da compilare, far firmare e da inviare... via Fax Rotola dal ridere Rotola dal ridere Rotola dal ridere
    non+autenticato
  • > Numero di domini registrati: dal numero
    > bisognerebbe sottrarre (ma si tratta di una stima
    > per difetto) 50.000 domini .it che fanno capo ad
    > Interbusiness (alias telecom) e che la stessa
    > dovrebbe cancellare, ma per inefficienza varie -
    > stiamo parlando di Telecom - non riesce a fare...
    > e continua a pagare... anche perché, per quei
    > furbacchioni del NIC, il rinnovo del dominio è
    > SEMPRE automatico
    > !

    interessante! dove posso approfondire?
    non+autenticato
  • I domini .it faranno successo per un motivo molto semplice, lo stesso che ha portato al successo i domini di Tuvalu (ovvero .tv): in inglese, IT è l'informatica!
    non+autenticato
  • - Scritto da: Bruttobacar ospo
    > I domini .it faranno successo per un motivo molto
    > semplice, lo stesso che ha portato al successo i
    > domini di Tuvalu (ovvero .tv): in inglese, IT è
    > l'informatica!

    considerando che lo stesso omino del cnr dice "i soggetti stranieri titolari di almeno un dominio italiano sono in larga minoranza (erano, al 31 dicembre 2007, poco meno di 24mila)" direi che e' una teoria da scartareSorride

    Piu che altro trovo estremamente penosa tutta la faccenda "liberalizzare , campagna di comunicazione con appalto internazionale" ecc.... che diamine vuoi pompare la registrazione dei domini?? Ci sono gia miliardi di $$ che girano per una cosa fondamentalmente inutile (non e' che youtube.com vale perche ha registrato la parola 'youtube'.. sarebbe stato uguale con cippamerlo.com) , con tonnellate di cybersquatting,typosquatting ecc..
    I register devono fare il loro sporco lavoro senza tanto hype & co, piu o meno come un gestore di dns [escludiamo per un attimo il clamore derivante dal bug esplicitato in questi gg]
    non+autenticato
  • - Scritto da: bubba
    > - Scritto da: Bruttobacar ospo
    > > I domini .it faranno successo per un motivo
    > molto
    > > semplice, lo stesso che ha portato al successo i
    > > domini di Tuvalu (ovvero .tv): in inglese, IT è
    > > l'informatica!
    >
    > considerando che lo stesso omino del cnr dice "i
    > soggetti stranieri titolari di almeno un dominio
    > italiano sono in larga minoranza (erano, al 31
    > dicembre 2007, poco meno di 24mila)" direi che e'
    > una teoria da scartare
    >Sorride
    >
    > Piu che altro trovo estremamente penosa tutta la
    > faccenda "liberalizzare , campagna di
    > comunicazione con appalto internazionale" ecc....
    > che diamine vuoi pompare la registrazione dei
    > domini?? Ci sono gia miliardi di $$ che girano
    > per una cosa fondamentalmente inutile (non e' che
    > youtube.com vale perche ha registrato la parola
    > 'youtube'.. sarebbe stato uguale con
    > cippamerlo.com) , con tonnellate di
    > cybersquatting,typosquatting ecc..
    >
    > I register devono fare il loro sporco lavoro
    > senza tanto hype & co, piu o meno come un gestore
    > di dns [escludiamo per un attimo il clamore
    > derivante dal bug esplicitato in questi
    > gg]

    calmati, sinceramente non capisco il fine del tuo ragionamento

    i domini sono un prodotto molto ambito (youtube e cippamerlo non sono la stessa cosa), inoltre se registri un dominio .it, i soldi restano tutti in italia e possono servire a finanziare la ricerca nostrana
    non+autenticato
  • - Scritto da: wanna
    > - Scritto da: bubba
    > > - Scritto da: Bruttobacar ospo
    > > > I domini .it faranno successo per un motivo
    > > molto
    > > > semplice, lo stesso che ha portato al
    > successo
    > i
    > > > domini di Tuvalu (ovvero .tv): in inglese, IT
    > è
    > > > l'informatica!
    > >
    > > considerando che lo stesso omino del cnr dice "i
    > > soggetti stranieri titolari di almeno un dominio
    > > italiano sono in larga minoranza (erano, al 31
    > > dicembre 2007, poco meno di 24mila)" direi che
    > e'
    > > una teoria da scartare
    > >Sorride
    > >
    > > Piu che altro trovo estremamente penosa tutta la
    > > faccenda "liberalizzare , campagna di
    > > comunicazione con appalto internazionale"
    > ecc....
    > > che diamine vuoi pompare la registrazione dei
    > > domini?? Ci sono gia miliardi di $$ che girano
    > > per una cosa fondamentalmente inutile (non e'
    > che
    > > youtube.com vale perche ha registrato la parola
    > > 'youtube'.. sarebbe stato uguale con
    > > cippamerlo.com) , con tonnellate di
    > > cybersquatting,typosquatting ecc..
    > >
    > > I register devono fare il loro sporco lavoro
    > > senza tanto hype & co, piu o meno come un
    > gestore
    > > di dns [escludiamo per un attimo il clamore
    > > derivante dal bug esplicitato in questi
    > > gg]
    >
    > calmati, sinceramente non capisco il fine del tuo
    > ragionamento
    probabilmente xche sei giovane sulla rete e non hai una visione d'insieme, anche storica.
    I domini ,prima delle strategie di marketing, dei fuffari, dei cacciatori del trademark, erano un mezzo, non un fine.
    Uno strumento di infrastruttura per evitare di ricordarsi un ip.

    > i domini sono un prodotto molto ambito (youtube e
    > cippamerlo non sono la stessa cosa)
    sono assolutamente la stessa cosa... se i ragazzotti usciti da paypal, invece di registrare youtube.com avessero registrato cippamerlo.com come dominio per il loro sito di upload video, ora in rete avremmo un miliardo di riferimenti con cippamerlo.com invece che con youtube.com

    L'unica, leggera, differenza la fa la "mnemonicita'" del nome a dominio registrato. Cosa che dipende comunque in parte anche dalla lingua nativa del consultatore. Ovvero jejichž.com per me NON e' mnemonico affatto, ma per un Ceco probabilmente si.

    > inoltre se registri un dominio .it, i soldi restano tutti in italia e possono servire a finanziare la ricerca
    > nostrana
    astrattamente e' vero... è che trovo insopportabile la costante involuzione di internet, regredita a strumento di marketing
    non+autenticato
  • O magari perché è un pronome? Tipo www.screw.it?
    non+autenticato
  • www.listen.it <- ascolta lo
    www.suck.it <- succhia lo
    www.fuck.it <- fotti lo
    non+autenticato
 

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