Roma - Fare arte in rete e costruire delle reti a mezzo dell'arte: quello della net art è un panorama fluido, è azione, è cooperazione. Le istituzioni stanno iniziando a interessarsi all'arte delle reti. L'
Accademia di Belle Arti di Carrara propone corsi e strumenti di cooperazione come
Wikiartpedia che si riversano online per fare rete.
Punto Informatico ha intessuto uno scambio epistolare con
Tommaso Tozzi, docente dell'Accademia e hacker, netartista nonché testimone diretto di molto di quello che è andato crescendo in questi anni sulla rete italiana.
PI: La net art è arte nelle reti: qual è il ruolo di Internet e del web nel modo di creare arte? Come è cambiata la tua opera con la progressiva accessibilità della connettività Internet?Tommaso Tozzi: Internet e il web sono state due bellissime invenzioni che hanno permesso di sviluppare e potenziare le forme della cooperazione e l'arte che si basa su tali presupposti. Io ho iniziato ad usare le reti telematiche con le BBS che solo parzialmente usavano internet e potevano anche farne a meno. Le prime opere d'arte telematica che proponevo dalla fine degli anni Ottanta facevano uso di tali sistemi. Nel 1989 feci una mostra personale alla galleria d'arte Studio Oggetto di Milano in cui permettevo al pubblico di usare liberamente e gratuitamente il sistema Videotel, un sistema di messaggeria telematica allora a pagamento.
Le BBS all'inizio degli anni Novanta a Firenze erano frequentate da circa 300 persone e qualche migliaio in tutta Italia. Le messaggerie del Videotel non superavano di molto quei numeri qui in Italia, mentre avevano avuto un grande successo all'inizio degli anni Ottanta in Francia in quanto il Presidente francese aveva fatto regalare a tutti i cittadini un Minitel al posto dell'elenco del telefono e perché attraverso di essi si scambiavano messaggi privati, principalmente a carattere erotico.
Se si esclude dunque la comunicazione "rosa" francese, il fare uso delle reti telematiche per fini artistici (nel senso largo con cui si intende tale termine) e sociali è stato fino alla metà degli anni Novanta un fenomeno di nicchia, che poco riflette quell'attitudine "universale" insita nelle utopie artistiche, sebbene le idee e i modelli proposti fossero simili a quelli successivi.
L'uso di internet dalla fine degli anni Ottanta permise alle BBS di far transitare le proprie comunicazioni in modo più esteso, mentre l'avvento del web ha permesso da circa il 1994 la nascita di una enorme e complessa varietà di nuove espressioni artistiche in rete che non si limitavano ad essere partecipate da una nicchia di addetti ai lavori, ma a cui collaborava un'enorme quantità di utenti fino ad arrivare ai numeri che oggi conosciamo. Per me e per il gruppo
Strano network con cui allora agivo è stata un'affascinante possibilità di far conoscere il nostro lavoro e le nostre idee a un pubblico vastissimo di persone che ha partecipato, con noi, ai nostri progetti artistici.
PI: La net art, oltre ad essere arte fatta in rete, è l'arte di fare rete, di intessere relazioni. Quali elementi di continuità ci sono con il passato?TT: Da sempre le persone hanno costruito sistemi di cooperazione sociale che hanno garantito maggiori risorse evolutive agli individui. Oltre ai filosofi, antropologi, sociologi, ecc. che nel passato hanno teorizzato queste realtà, il giornalista Franco Carlini, tra gli altri, ha saputo qui in Italia negli anni Novanta e Duemila abbinare queste idee ai movimenti della telematica di base e alle relative culture digitali.
La net art, come ambito che copre non semplicemente ciò che è fatto in rete, ma anche l'arte delle connessioni, del costruire relazioni, non proviene solamente dalle pratiche
situazioniste e
fluxus degli anni Cinquanta e Sessanta, non solo dal lavoro degli scienziati e studenti dei grandi Centri di ricerca universitaria come il MIT negli anni Sessanta e Settanta, non solo dall'area dell'attivismo che in quel periodo ha invocato e sperimentato modelli alternativi comunitari di socialità e di espressione, ma proviene anche da ogni istanza teorica e pratica che nella storia dell'umanità ha partecipato a sviluppare un'idea di cooperazione, partecipazione e solidarietà in alternativa e talvolta in antagonismo diretto con modelli individualisti, basati su forme di controllo totalitarista, come il modello liberista attuale (a tale riguardo, Tommaso Tozzi,
Comunità virtuali-Opposizioni reali, in "Flash Art", aprile-maggio 1992, n. 167, Milano, e Tommaso Tozzi. L'arte di fare network, intervista di R. Pinto a Tommaso Tozzi, in Flash Art, febbraio 1994, n. 181, Milano).
Se la rivoluzione industriale e la nascita della società dell'informazione si è sviluppata su un'economia che metteva al centro la difesa della proprietà individuale (e con essa la nascita del concetto di copyright nel Settecento), il pensiero moderno metteva al centro dell'universo un uomo che non voleva dominare sugli altri, ma un soggetto che voleva interconnettersi con gli altri. Le utopie del rinascimento erano utopie che rivendicando l'autonomia del soggetto ipotizzavano mondi di fratellanza e comunione. Così come le grandi religioni hanno da sempre indirizzato il loro sguardo verso un'ottica di unione olistica dell'uomo con l'universo.
La net art prosegue dunque un'attitudine millenarista in ogni atto che contraddice, si ribella alle forme del dominio progettando, costruendo e praticando modelli alternativi di tipo collettivo ed egualitari.
PI: L'arte delle reti non solo scaturisce dalla vita in un contesto, ma crea relazioni con questo contesto...TT: Ho scritto un testo nel passato in cui ho cercato di riformulare il concetto di "interattività" in quello di coevoluzione mutuale (Tommaso Tozzi,
Cotropia: lifeware e coevoluzione mutuale - tracce per la riformulazione del concetto di arte interattiva, in "La Stanza Rossa", n.25, luglio-settembre 1997, Bologna). Tim Berners Lee, meglio di me, nel suo testo
L'architettura del nuovo web del 1999 ha distinto tra "interattività" e "intercreatività" per definire una reciprocità attiva, anziché passiva.
Dieter Daniels nei suoi testi spiega la distinzione tra il senso che il termine "interazione" ha negli anni Sessanta, costruzione di relazioni, rispetto al senso del termine "interattività" negli anni Ottanta che veniva spesso interpretato come interazione uomo-macchina. Ho provato a porre la questione all'artista fluxus fiorentino Giuseppe Chiari e lui mi ha fatto capire che il termine che meglio di tutti indica il fare artistico degli anni Sessanta è "interdisciplinareità". In un'ottica di interdisciplinareità i vari settori, e i soggetti che agiscono in tali settori, coevolvono tra loro verso l'obiettivo del bene comune.
PI: Si parla di net art, di arte delle reti, di hacker art: esistono delle differenze?TT: Arte delle reti è semplicemente la traduzione italiana di net art. Poi si può avere modi differenti di intendere ognuno dei due termini, ma non credo convenga fissarsi sul senso di un termine. Io nel passato ho attribuito ai termini "hacker art" quel senso che ora cerco di imporre all'etichetta "net art". Non credo che ora serva una discussione su un termine unico, per imporlo sugli altri. Peirce diceva che i segni sono "qualcosa che sta per qualcos'altro", e appoggiandosi ognuno all'altro per costruire il proprio significato formano processi di semiosi illimitata per cui non si può isolare l'uno dall'altro in modo netto. Penso sia necessario dunque lavorare con uno sguardo a 360 gradi sia verso il presente che verso il passato e il futuro, non riducendo il proprio agire all'interno di un unico schema.
PI: Strumenti come la Rete abilitano relazioni e offrono spazi per alimentare la creatività. Inscatolati nella Rete ci sono altri strumenti: YouTube, i blog, non sono che degli esempi. In quanto strumenti animati da cooperazione e creatività, si possono considerare arte essi stessi?TT: L'arte la si ritrova in ogni forma della vita che partecipa a questa attitudine e dunque anche nella creazione di strumenti di partecipazione, che, in quanto tali, possono considerarsi parte dell'opera d'arte. Che poi questi strumenti, come in generale le reti telematiche, siano utilizzati in modo positivo è un altro problema. L'uomo è dotato di un bellissimo strumento che è l'intelletto, ma non per questo il suo intelletto viene usato sempre in modo positivo... sta a tutti noi costruire un mondo migliore.
PI: Come si attribuisce la paternità di un'opera di net art se parte integrante dell'opera sono le relazioni che si creano fra la persone che partecipano?TT: Perché dobbiamo porci il problema di assegnare a qualcuno la paternità di un'opera? Il problema della paternità, e quello della relativa licenza, è spesso un problema del mercato dell'arte. È dunque un problema minore e solo una piccola parte del problema artistico. La retribuzione del lavoro svolto da una persona io credo che dovrebbe avvenire sulla base del tempo impegnato per la sua produzione, anziché sulla base delle logiche perverse del valore e del plus-valore nell'economia capitalista. Meglio ancora sarebbe un mondo in cui le persone donano e ricevono in base all'amore reciproco che intrattengono con gli altri, ma questo è ancora più difficile da raggiungere.
Riconoscere a qualcuno la paternità di qualcosa può però essere utile nella trasmissione dei saperi per capire a cosa si fa riferimento quando si utilizza un termine. Ad esempio il termine "libertà" per come lo usa Berlusconi è ben diverso da come lo uso io e dunque è bene indicare chi ha fatto o detto qualcosa quando se ne da una descrizione.
Ma il problema posto è che le opere di net art (per come le vogliamo intendere, oltre per ciò che sono) vengono realizzate spesso in modo collettivo. È alla collettività che dunque va riconosciuta la paternità. Ma a questo si aggiunge il problema già esposto della semiosi illimitata e di come ciò che ognuno fa è frutto in massima parte del fare degli altri che lo hanno preceduto. Wikiartpedia ha sfruttato il sistema di Wikipedia che si basa sui sistemi Wiki che si basano sull'invenzione dei database, che si basano sugli studi dei primi informatici, che si basano sugli studi teorici di certi matematici, che si basano su... e dunque di chi è la paternità? Lo stesso senso del termine "libertà", quando Berlusconi lo usa lo fa su una base personale che risente dei modelli economici teorizzati da altri che lui ha adottato e sfruttato. Idem per il modo in cui io assegno un diverso senso allo stesso termine.
Cambiamo il mondo e il problema della paternità diventerà un falso problema.
PI: Internet è uno strumento eccezionale per dare fiato alla libertà di espressione. Le cronache dimostrano però fin troppo spesso che in rete la libertà di espressione non si può dispiegare appieno...TT: Il problema non è internet, ma le forme totalitarie di controllo sociale. Queste sono esistite da sempre e con le tecnologie più svariate.
Internet oggi, a mio avviso, apre più di ciò che chiude.
PI: Ti sei mai scontrato concretamente con ciò che stavi combattendo o denunciando? Ti sei imbattuto, personalmente o con le sue opere, in casi di censura?TT: Io fui censurato dalla Regione Toscana quando nel 2000 proposi come opera d'arte a una loro mostra per l'anniversario dell'editto del Granduca contro la pena di morte un netstrike contro il sito del governo americano per
protestare del fatto che il Texas era ed è uno degli stati nel mondo che effettua il maggior numero di esecuzioni capitali. Il risultato fu che nella mostra la mia opera non fu realizzata, ma il netstrike avvenne lo stesso in internet con la partecipazione di moltissimi utenti ed organizzazioni da tutto il mondo.