Luca Annunziata
martedì 26 agosto 2008

Oblio d'ufficio sul web

C'è differenza tra un nome che finisce sui giornali o alla TV, e uno che va su web. Almeno secondo un giudice neozelandese. Che con una sentenza farà discutere

Roma - Ci sono argomenti di cui tutti devono essere informati, altri che è bene non finiscano in quel calderone sempiterno che è la rete. È il caso dei nomi e delle foto di due persone accusate di omicidio in un tribunale della Nuova Zelanda: il giudice David Harvey ha stabilito che le rispettive generalità possano essere divulgate a mezzo stampa e TV, ma non su Internet. Troppo alto il rischio che, in questo caso, l'imparzialità di una futura giuria o la reputazione dei due interessati in caso di assoluzione possa essere compromessa da una semplice ricerca su Google.

Il giudice Harvey, che è anche un professore universitario che si occupa appunto di diritto in rete, si è detto "preoccupato che qualcuno cerchi in rete il nome di qualcun altro e possa trarre informazioni in seguito", nonché attento all'"effetto virale della pubblicazione digitale". Per questo ha deciso di limitare ai giornali cartacei e al notiziario della sera la diffusione delle immagini e dei nomi di due individui accusati dell'omicidio di un ragazzo 14enne, di tentata rapina e possesso di armi.

Secondo gli esperti, si tratta del primo caso del genere mai verificatosi in un aula di tribunale. È prevista da molti ordinamenti la possibilità per il giudice di indicare alcune limitazioni o alcuni obblighi alla diffusione di alcune informazioni - come accade ad esempio quando viene imposta la pubblicazione di una smentita per porre fine ad un caso di diffamazione, o la comunicazione di una sentenza al pubblico potenzialmente interessato ad un rimborso - ma non vi è traccia per il momento di sentenze volte ad escludere Internet proprio a causa della sua universalità e popolarità.
In un certo senso, la decisione del giudice può essere anche letta sotto un altro punto di vista: non solo le informazioni in rete hanno una durata maggiore, grazie alla capacita del web di tenere un archivio pressoché infinito di tutto ciò che transita per le sue pagine, ma sono anche in grado di raggiungere un pubblico più vasto ed eterogeneo di quanto non facciano TV e giornali.

Sono probabilmente proprio l'universalità e la diffusione del mezzo ad aver convinto in passato i tutori dell'ordine e della legge a scegliere Internet per l'opposto di quanto oggi fa il giudice Harvey: diffondere a tutto spiano notizie su chi si macchia di crimini gravi o particolarmente efferati, così da trasformare una singola pagina in una sorta di gogna mediatica su cui esporre al pubblico ludibrio i colpevoli di turno.

È il caso di quanto hanno realizzato dapprima i singoli stati USA per i reati locali, con la costruzione di database concernenti i crimini commessi all'interno dei rispettivi confini. Dati che poi lo stesso organismo federale ha provveduto a riunificare sotto un unico ombrello che consentisse a tutti di accedere più facilmente ai singoli archivi, tra le polemiche di chi ritiene che la diffusione di foto e generalità dei criminali costituisca comunque una violazione del principio della privacy che va ben oltre la condanna impartita ai colpevoli.

Progetti di questo tipo riguardano soprattutto i reati a sfondo sessuale, in particolar modo quelli legati ai predatori di minori: anche in Irlanda sono da poco iniziate le sperimentazioni di un registro liberamente consultabile dai genitori per tenere d'occhio il personale a cui affidano i propri figli. Negli USA, invece, il National Sex Offender Public Registry è ormai una realtà da tempo, sebbene non manchino i casi in cui l'utilizzo di queste informazioni è sfuggito di mano agli stessi utilizzatori, seppur in perfetta buona fede.

Una scelta, quella statunitense, che dunque si pone in netto contrasto con la decisione del tribunale neozelandese. Nel caso nordamericano sopravvivono ancora diverse limitazioni all'impiego di certe informazioni, anche se non scarseggiano le proposte di inasprire il quadro legislativo per tentare di tenere maggiormente sotto controllo gli spostamenti in rete di chi in passato ha scontato una condanna per un certo tipo di reati.

Non si è ancora giunti alla marchiatura tecnologica degli ex-detenuti, come proposto nel Regno Unito non più di un paio di anni addietro, ma poco ci manca. Di diverso avviso il giudice Harvey, che ha deciso invece di privilegiare il cosiddetto diritto all'oblio volto a garantire l'autentica riservatezza degli indagati in un presente tecnologico. Una decisione che, in ogni caso, non mancherà di suscitare numerose riflessioni e che costituirà un precedente legale importante.

Luca Annunziata
54 Commenti alla Notizia Oblio d'ufficio sul web
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  • Ci siamo inventati la scatola del "diritto"... ma soprattutto ciò-che-vogliamo-metterci-dentro... -- cosa questa che ognuno cavalca come gli pare con la opinabilità e/o abilità argomentativa che vuole o gli fa comodo.
    E' da quì nascono i problemi. Così, da quando il diritto a "possedere schiavi", in certi tempi motivo di prestigio per il signore, è diventato un crimine... e l'aborto da crimine a "diritto della donna" (con buona pace della assolutezza ed universalità dei diritti)... oggi il nostro codice è infarcito anche da opinabili e quanto mai volubili pseudo-diritti, sopratutto perchè retti da minimi o nulli motivi di vera necessità, se non quelli di mera soggettività ideologica di colui a cui-son-passati-per-la-testa. Gente cioè che pare aver dimenticato - ove mai gli fosse passato per la testa - che il legiferare, in un sistema pluralistico, preponderantemente orientato alla massimizzazione delle libertà e rispetto delle idee dei "molti", più che del "singolo" - deve essere un atto "sobrio", parco, e finalizzato al perseguimento in modo semplice e funzionale di "inequivocabili" benefici pratici non meglio perseguibili in altro modo. In altre parole, il principio che per il più possibile debba essere proibito proibire è non meno espressione di una visione democratica di un sistema legislativo, di quanto lo siano altri pseudo-principi di valenza, a conti fatti, principalmente ideologico-cosmetica. Come quello della privacy, per esempio, che ha fatto e continua a fare più danni pratici (solo a considerare i tribunali intasati da un volume incredibile di scemissime cause)che offrire reali benefici, sopratutto consentendo ad un esercito di farabutti di farla franca e di poter "operare" con miglior tranquillità oggi che non che in passato; mentre i vantaggi per il cittadino comune sono stati irrilevanti o nulli... se non addirittura causa di un eccesso di stupidissimi fastidi e complicazioni - come per esempio la necessità di doversi far fare una delega da un malato senza la quale un suo parente non può andare prendergli analisi mediche che lo riguardano, ed altre scemenze del genere, all'uopo dette "garantismi" (fatico a capire perchè ci si debba vergognare di essere ammalati, e le malattie non si scelgono... - e se le si è prese "in modo colpevole" (ove mai il termine fosse applicabile), tanto peggio, e giusto ludibrio, per chi se l'è prese. (Non a caso come emerge dal Rapporto "VeDrò 2008: Copyright, privacy e property", presentato dall’editore Alberto Castelvecchi e dalla sociologa Monica Fabris, durante la plenaria di apertura di "VeDrò l’Italia al futuro", ai cittadini comuni non gliene frega granchè di questa mirabilia "inutilmente" ipergarantista che sarebbe la "privacy"). Ma non sarebbero poi forse altrettanto universali e sacrosanti diritti/principi ben più preziosi e funzionalmente utili della privacy quelli della trasprenza??? del fatto che un cittadino "che-non-fa-niente-contro-la-legge" non debba temere niente da nessuno? ma che se lo si facesse qualcosa contro la legge, c'è sempre il funzionale automatico rischio/deterrente incorporato che "si può viene a sapere facilmente"?? etc. etc.
    Ora, con tanti problemi che affliggono questo paese, tra cui il parossismo leglislativo -, che tra l'altro comporta la connessa creazione e mantenimento di un inefficiente (e si vede e ce ne si lagna continuamente), oltrecchè "costoso" sistema di controllo e sanzionatorio -, c'è chi si balocca anche con questo scemissimo non-probelma dell' "oblio in rete". A parte il fatto ove mai fosse un reale problema, voglio proprio vedere come fanno a risolverlo - visto che su internet non sono riusciti neanche a proteggere il ben più giusto diritto del copyright. I politici ed altri sapienti di astratto-diritto, pare non abbiano ancora capito che la scienza e la tecnica (Galileo insegna)... se ne frega delle leggi morali o giuridiche fatte a tavolino degli umani. Ma secondo voi, non è ben più prezioso il "diritto alla documentazione"??? alla chiarezza e comprensione della storia e di quella cosa ancora tutta da scoprire che è la vicenda umana con i mille intrighi e bugie che ne offuscano un'illuminante verità? Abbiamo costruito le religioni, sull'assenza di documentazione rimpiazzata da un abnorme bagaglio ideologico (vedi per esempio quella cristiana) che proprio non so se abbiano accellerato il progresso dei paesi in millenni di loro "dominazione", più di quanto abbiano per esempio fatto in meno di un secolo fenomeni ad esse contrastanti, come l'illuminismo, positivismo etc. Vorrei allora ricordare che, come il miglior giudice è quello che giudica il meno possibile, i migliori politici sono quelli che legiferano il meno possibile. Per favore, non dateci anche questo non-problema dell'oblio in rete! Ve lo dice una che fa l'avvocato.
    Fiona Petito
    non+autenticato
  • perfetta buona fede?

    intanto svegliatevi, che vi fa bene

    e poi la perfetta buona fede, come tutte le cose perfette, non esiste
  • Nessuno pensa al fatto che principalmente non sarebbe il c aso di divulgare nomi cognomi e volti di chi è "indagato" ma non è stato dichiarato colpevole? Sono d'accordo con la gogna per chi ha commesso reati, in una socità fondata sull'immagine e sulla reputazione apparente, una gogna non puà che essere un buon deterrente, ma per esservi esposti prima occorrerebbe essere colpevoli....non sono certo pochi i casi, ad esempio in Italia, dove i primi ad essere indagati siano extracomunitari poi risultati non colpevoli...per non parlare id casi storici come Tortora!!!
    non+autenticato
  • siccome le informazioni sono fatte per informare è meglio che su internet le informazioni non ci siano perchè internet informa troppo e troppo facilmente.
    Ottimo, è tatticamente diabolico nonchè stategicamente al servizio dei potenti.
    non+autenticato
  • ATTENTI!!!

    Non dobbiamo mettere tutto su internet! Ricordatevi questo:

    « Le macchine emersero dalle ceneri dell'incendio nucleare. La loro guerra per sterminare il genere umano aveva infuriato per anni e anni. Ma la battaglia finale non si sarebbe combattuta nel futuro: sarebbe stata combattuta qui, nel nostro presente...OGGI »

    Loro sapranno tutto e noi saremo spacciati!
    non+autenticato
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