
Nel marzo del 2000
esordivo sulle pagine di
Punto Informatico parlando dell'architettura del Mac e del perché Apple, con tutta probabilità, sarebbe rimasta "chiusa" (sia nell'hardware che nel software) e inaccessibile alle terze parti.
Nello stesso anno, qualche mese più tardi, i ritardi nello sviluppo dei processori PPC
davano l'occasione per parlare della possibile adozione dell'architettura x86, e verso la fine dell'anno giravano già le
prime voci su un possibile cambio di architettura da parte di Apple.
Si trattava di voci incontrollate che apparentemente non avevano alcun fondamento reale, ma alla luce della situazione odierna si potrebbe immaginare che già allora, ancor prima dell'uscita ufficiale di Mac OS X, qualcuno si lasciò sfuggire informazioni riservate sulla versione x86 del nuovo sistema operativo, una versione da tenere nel cassetto in caso di brutte sorprese dai processori PPC.
Oggi, a otto anni di distanza, la situazione è molto cambiata: grazie all'iPod, all'iTunes Store, al cambio di architettura e all'iPhone, Apple si trova a cavalcare la cresta dell'onda. Da diversi anni a questa parte ogni trimestre fiscale si conclude con nuovi record di fatturato e/o di vendite, con percentuali di crescita che ultimamente fanno segnare valori doppi rispetto a quelli della concorrenza.
Nonostante tutto ciò, com'era prevedibile, la posizione di chiusura di Apple è rimasta invariata, e Mac OS X è ufficialmente installabile solo sui Mac originali. Ma se una volta bastava la diversa architettura a rendere difficile la produzione di "cloni", il passaggio all'architettura x86 ha reso le cose assai più semplici per chi desidera imitare i computer della Mela.
Tralasciando i vari tentativi fai-da-te che danno risultati più meno buoni a seconda dell'hardware utilizzato, e che sono in balia di ogni minimo aggiornamento rilasciato da Apple, i rischi maggiori derivano da aziende come
Psystar, che stanno tentando di creare un business basato sulla vendita di computer definiti "alternativi ai Mac".
Sebbene si propongano con caratteristiche e prezzi più vantaggiosi, l'acquisto di macchine non supportate da Apple non è privo di rischi: potrebbe bastare un aggiornamento software per mettere k.o. questi sistemi, costringendo gli utenti ad attendere gli update di Psystar, con il rischio comunque di andare incontro ad eventuali future incompatibilità. In ogni caso, ognuno è libero di fare i propri conti per valutare se il risparmio vale i rischi ai quali si va incontro.
Come noto, dopo essere rimasta alla finestra per alcuni mesi, lo scorso luglio Apple
ha citato in giudizio Psystar chiedendo non solo la sospensione della vendita, ma anche il ritiro di tutti i cloni venduti fino ad oggi.
Il primo faccia a faccia in tribunale tra le due aziende avverrà il prossimo ottobre, e per l'occasione Psystar si affiderà a Carr & Ferrell, uno studio legale specializzato in proprietà intellettuale che in passato è già uscito vittorioso da alcune cause con Apple, tra le quali una relativa ai brevetti sulle tecnologie di compressione utilizzate in Quicktime (brevetti reclamati da Burst, una società specializzata proprio in algoritmi di compressione video). Ma se in quel caso è presumibile che Apple avesse effettivamente torto (o fosse comunque intenzionata a chiudere la questione in tempi brevi con una mediazione), con Psystar la questione è di tutt'altro calibro: non si tratta solo di tutela del copyright, brevetti o marchi registrati, ma anche di questioni inerenti la licenza d'uso di Mac OS X, ed Apple farà tutto il possibile per dimostrare di avere ragione e continuare la sua politica di vendita che lega indissolubilmente hardware e software.
Ieri Psystar ha deciso di fare la propria contromossa, querelando a sua volta Apple con l'accusa di abuso di monopolio. Come spiegato dal titolare della società, Rudy Pedraza, Psystar giocherà la carta dell'antitrust, cercando di dimostrare che la politica di vendita di Apple infrange le leggi federali contro la libera concorrenza, e le permette di assumere una posizione dominante per quanto riguarda il proprio sistema.
In realtà la questione non sarà tanto semplice da districare visto che Apple, di fatto, non è né come Microsoft (che vende solo software) né come Dell, Asus, o HP (che vendono solo hardware). Apple vende una sorta di "sistema completo", composto da hardware e software, e potenzialmente potrebbe anche avere il diritto di legare a doppio filo le due cose, visto che si è creata un proprio "ecosistema". Affermare il contrario sarebbe come dire, per esempio, che anche il sistema operativo dell'iPhone debba essere obbligatoriamente installabile su qualsiasi altro telefono.
Psystar dichiara che la versione di Mac OS X abbinata alle sue macchine è una versione originale, dotata di licenza e non modificata, ma la realtà è che non è possibile prendere una qualsiasi versione di Mac OS X e installarla su un "clone" di Psystar: le modifiche al sistema di Apple dunque ci sono, anche se con tutta probabilità riguardano la parte di codice open source, e sarà molto complesso stabilire se queste modifiche sono lecite o meno in relazione alla licenza di vendita di Mac OS X.
In ogni caso, per rispondere ai legali di Psystar, Apple si affiderà a James Gilliland, esperto tanto di tutela del copyright quanto di antitrust: fu lui che vinse una causa contro Microsoft (proprio in merito all'antitrust) costringendola a sborsare oltre un miliardo di dollari.
Se Apple vincerà la causa, tutto resterà com'è sempre stato, anzi, Apple si sentirà maggiormente autorizzata a vincolare Mac OS X alle proprie macchine. Ma se dovesse perdere, quali strade si apriranno?
La breve parentesi aperta da
Michael Spindler, ex CEO di Apple, negli anni '90 diede risultati fallimentari sul fronte dei cloni: invece di portare nuovi clienti sulle macchine di fascia bassa (settore in cui Apple era carente), i produttori delle piattaforme compatibili erodevano quote di mercato alla stessa Apple sui prodotti professionali, senza contribuire in alcun modo alla diffusione della piattaforma MacOS, e portando la casa della Mela sull'orlo del fallimento.
Oggi la situazione sarebbe molto diversa: Apple ha una visibilità maggiore, può contare su un'alta percentuale di fatturato proveniente da settori paralleli (iPod e iTunes), Psystar ha intrapreso il business dei cloni Mac autonomamente, segno che sul mercato inizia a diffondersi l'esigenza di sistemi PC-like basati su Mac OS X. Ciò non toglie che la possibilità di utilizzare il sistema operativo di Apple su macchine compatibili, almeno inizialmente, potrebbe andare ad intaccare non di poco le vendite di computer con la Mela. A quel punto, visto che Jobs è molto geloso delle proprie creature (e a detta dei suoi collaboratori non è molto semplice fargli cambiare idea), Apple potrebbe prendere le dovute contromosse quantomeno per rendere più difficile la vita dei "clonatori". Già si vocifera, per esempio, che Apple non sia molto soddisfatta delle soluzioni adottate da Intel in Montevina, tanto che
secondo alcune fonti Apple sarebbe in procinto di adottare, sulla sua prossima generazione di portatili, schede madri altamente personalizzate (forse con chip creati ad hoc) che nel prossimo futuro potrebbero tagliar fuori qualsiasi eventuale produttore di cloni, un po' come succedeva ai tempi della piattaforma PowerPC.
Giusto o sbagliato che sia, la forza di Apple sta proprio in questa sua "indipendenza" dagli obblighi di compatibilità: se Windows dev'essere compatibile con tutto l'hardware disponibile sul mercato (perché per sua scelta si rivolge a tutto quell'hardware), Apple sceglie l'hardware che ritiene più opportuno e lo adotta per i propri sistemi, focalizzando l'ottimizzazione del software per le proprie macchine.
Il mio primo Mac aveva un Motorola della famiglia 68k (per la precisione un 68020), fino allo scorso anno utilizzavo macchine con processori PowerPC (PPC-603, G4, G5), e oggi scrivo da un MacBook Pro con Intel Core 2 Duo. Domani potrei usare chissà cosa, ma avrei sempre la certezza che Apple ha lavorato per dare il meglio sull'hardware che sto utilizzando. Ovviamente questa scelta ha anche un rovescio della medaglia: non è un caso che Mac OS X, pur in forte crescita, abbia comunque una piccola fetta di mercato, e non è un caso che non esista un portatile Apple da 700 euro, o un desktop consumer (che non sia all-in-one) configurabile ad hoc. Tutti quelli che utilizzano Apple sono perfettamente consapevoli dei pro e contro ai quali vanno incontro, e se scelgono di utilizzare un Mac evidentemente hanno le loro buone ragioni, tant'è che Apple è in testa alle classifiche della
Customer Satisfaction.
In ogni caso il futuro è sempre pieno di sorprese: riallacciandomi a quanto detto all'inizio, otto anni fa non esisteva alcun iPod (né tanto meno iPhone) e nessuno avrebbe mai pensato che Apple sarebbe passata ad Intel (nonostante il PPC cominciasse già allora a dare segni di inaffidabilità sulle strategie di sviluppo). Allo stesso modo, nessuno può dire con certezza quali saranno le sorti di Apple tra altri otto anni (ma nemmeno nei prossimi 2 o 3 anni), o le sue strategie in caso di "apertura forzata" del proprio sistema. Non resta che seguire da vicino l'evolversi della situazione e attendere le prossime novità di Apple.
Domenico Galimberti
(Per contattare l'autore scrivere alla redazione)