Luca Annunziata
giovedì 28 agosto 2008

Internet, scoperta un'altra falla

Svelata una vulnerabilità in grado di far impallidire le precedenti. E che sfrutta il più grave difetto della Rete: la fiducia in chi la costruisce e ci naviga

Roma - Chiunque pensasse di essersi lasciato il peggio alle spalle con la patch per i server DNS rilasciata nelle scorse settimane, dopo l'annuncio sulla vulnerabilità scoperta da Dan Kaminsky, dovrà ricredersi. Una nuova minaccia, in un certo senso più pericolosa della precedente, è stata svelata durante l'ultimo DefCon da Anton Kapela e Alex Pilosov: sfrutta un altro protocollo della rete, il BGP (Border Gateway Protocol), e in questo caso non ci sono patch o soluzioni tampone che tengano. Occorrerà cambiare qualcosa nella infrastruttura stessa di Internet.

La vulnerabilità del BGP non è un argomento nuovo. Da tempo si conoscono i limiti di questa tecnologia, legati al modo in cui è stata elaborata e sviluppata agli albori della rete: un tempo Internet si chiamava pur sempre Arpanet, e in quanto rete militare si supponeva che tutti i suoi componenti sarebbero appartenuti al ristretto nucleo di componenti delle forze armate. Un numero di utenti definito, dunque, e tutti con le autorizzazioni e la dovuta affidabilità necessarie ad accedere al network.

In pratica, grazie al BGP, il cerchio del routing - vale a dire del raggiungimento delle risorse desiderate in rete - viene chiuso: l'utente effettua una richiesta di un indirizzo nel suo browser, il server DNS traduce quella stringa in un numero, e i router degli ISP iniziano a cercare la strada migliore per raggiungere quella destinazione. Il protocollo in questione serve proprio a questo: informa i suoi vicini o chiunque ne faccia richiesta di quali indirizzi conosce e di quale efficacia abbia nel raggiungerli, lasciando al sistema richiedente la scelta su dove passare.
Il problema, hanno spiegato Kapella e Pilosov, è che il sistema così com'è non verifica se quanto dichiarato corrisponda a verità. La scelta avviene unicamente in base alle informazioni fornite, prediligendo il passaggio nei nodi meno affollati: se due sistemi rispondono entrambi di conoscere una strada per raggiungere l'IP desiderato, la scelta cadrà inevitabilmente su quello che dichiarerà un range più ristretto di indirizzi. Ad un malintenzionato basterebbe restringere il campo a poche decine di numeri per diventare immediatamente il punto di snodo del traffico desiderato, che potrebbe essere monitorato (eavesdropping), clonato o addirittura modificato prima di essere spedito a destinazione.

Come detto, non si tratta di una novità assoluta: i limiti di BGP erano noti, anche se fino ad oggi nessuno era stato in grado o aveva voluto mostrare pubblicamente un exploit - se di questo si può parlare, visto che non viene sfruttata alcuna falla o modificato alcunché. Un attacco del genere, l'ideale per lo spionaggio politico o industriale, sarebbe anche difficile da rilevare, poiché non lascia tracce evidenti sul suo cammino a meno che non ci si cimenti in grossolani tentativi di catturare enormi moli di traffico. Kapella e Pilosov hanno inoltre elaborato un sistema per rendere il tutto ancora più invisibile, evitando di coinvolgere troppi sistemi BGP sparsi in giro per il globo e dunque riducendo la portata del traffico dirottato in maniera fraudolenta.

La soluzione più ovvia, l'unica possibile, sarebbe trasformare il dialogo tra i diversi server di questi sottosistemi: da libero a soggetto ad autorizzazione. Le informazioni sulla strada da percorrere, i cosiddetti hop per raggiungere l'indirizzo di destinazione da quello di partenza, dovrebbero essere individuati attraverso il protocollo BGP, ma premettendo allo scambio delle informazioni - che attualmente è libero e immediato - una chiave criptata che ne convalidi l'autenticità. Chi non disponesse della chiave giusta non potrebbe inserirsi in questo circolo chiuso, e dunque nessuno potrebbe più "origliare" il traffico altrui senza essere scoperto.

Il problema però, spiegano gli esperti, è duplice. Da un lato se anche soltanto un ISP dovesse rifiutare di collaborare, automaticamente l'intero apparato risulterebbe inutile: basterebbe un singolo punto debole nella struttura per far crollare l'intero castello appena realizzato. Dall'altro, gli attuali apparati a disposizione dei provider non sono in grado di gestire questo tipo di modifica, e pertanto dovrebbero essere modificati, aggiornati o sostituiti per fare fronte a questa novità. Il costo dell'operazione non sarebbe indifferente, e non è detto che gli ISP - a meno di serie minacce o robuste proteste dei propri clienti - valutino la spesa in tempi brevi.

Luca Annunziata
137 Commenti alla Notizia Internet, scoperta un'altra falla
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  • Vediamo se qualcuno sarà in grado di utilizzare questa falsa falla....
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    Modificato dall' autore il 30 agosto 2008 09.43
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  • Qualcuno ha pensato alla fattibilità di qualcosa di simile?

    I provider utilizzano sicuramente degli apparati di fascia alta per le architetture di POP e che siano Juniper, o Cisco i costi vanno ben oltre i 10000 dollari.

    Ammesso che qualcuno decida di investire una tale cifra per effettuare un exploit di questo tipo avrebbe necessità di inserirsi nel sistema sostituendosi ad uno degli hop e per fare questo dovrebbe conoscere la configurazione precisa dell'apparato in questione, e la relativa attestazione del cablaggio.

    Nonostante questo la sostituzione verrebbe vista dai sistemi di monitoring sicuramente utilizzati dagli ISP e questo indurrebbe gli stessi ad un controllo.
    Teniamo presente che i nodi nella maggior parte dei casi sono protetti da sistemi di sicurezza simili a quelli utilizzati nelle banche.

    A mio avviso quindi un attacco del genere può essere portato a termine solo con l'ausilio di personale interno all'ISP ma questo fa decadere l'utilità dell'attacco visto che il provider ha già la possibilità di intercettare il traffico.

    Concludendo l'azione mi sembra simile ad una rapina in banca, le classiche in cui si inserisce una foto sulla telecamera a circuito chiuso, la difficoltà di esecuzione e di utilizzo dei dati catturati fa diminuire il rapporto costi/benefici.

    Certo a scopo ludico sarebbe interessante...ma a questo punto basta trovarsi un lavoro in area networking!

    Non credete?
  • Non ho parole, credo che chi scrive su un argomento specifico debba avere un minimo di conoscenze tecniche, o perlomeno verificare fonti e notizie con l'assistenza di un "esperto". In realtà chiunque abbia sentito parlare anche solo vagamente di BGP non può che rimanere scandalizzato di fronte alla superficialità della notizia, che rasenta veramente il ridicolo. Avevo già diradato le visite al portale, dando uno sguardo veloce a giorni alterni e leggendo una o due notizie veramente degne di menzione. Ora le cesserò del tutto, non vale il tempo impiegato. Per non parlare del tenore medio dei commenti dei lettori, anch'esso veramente triste. A mio parere PI si è trasformato in un paio d'anni da pubblicazione online degna di menzione (nell'ISP in cui lavoro lo seguono un paio di persone "in alto") a robetta alla stregua di riviste cartacee come Focus, senza offesa.
    Grazie per l'ottimo servizio gratuito reso in questi anni. Visto che non ho mai pagato un centesimo esso ho poco da recriminare se avete scelto un diversa linea editoriale   Sorride
    Un (ex) fedele lettore.

    PS: un riferimento a caso:
    http://www.ietf.org/rfc/rfc2385.txt
  • conosco un pochettino il BGP

    ...e il problema non è grave, o meglio: non dovrebbe esserci proprio...

    [a parte il fatto che è possibile autenticare i messaggi BGP che vengono scambiati... quindi SOLO se si ha il controllo degli Autonomous System è possibile "spedirli"]

    il BGP permette di fare il routing tra diversi Autonomous System, e permette all'admin di scegliere delle POLITICHE con cui farlo...

    è chiaro che se dici "usa il percorso migliore" e te ne freghi del resto, forse ti ingannano, ma dimentichiamo che (si spera) gli admin degli AS non siano totalmente scemi... e non permettano cambi di rotte immediate, e soprattutto alla c. di cane...

    inoltre: i router di bordo-AS sono collegati DIRETTAMENTE ad altri AS BEN CONOSCIUTI, e (si spera) rispettati...

    non solo: le policy che governano l'instradamento sono abbastanza flessibili, e vengono scambiati dei veri e propri path-vector (una specie di traceroute intra-AS)

    queste rotte si possono controllare abbastanza facilmente aprendo una nuova sessione con il BGP-speaker di ogni altro AS nel "cammino da percorrere", e vedere se le info offerte da quello "ciarliero" sono vere...

    insomma, un "medio" admin queste cose le dovrebbe sapere (e fare).

    il vero problema semmai sono i "right-click-administrator", e (visto che ce ne sono parecchi) forse è davvero il caso di preoccuparci...


    se siete interessati, qui trovate una buona spiegazione, neanche troppo dettagliata...

    http://www.ing.unibs.it/~salga/didattica/reti-b/do...
    non+autenticato
  • Credo che i problemi come questo e quello dei DNS, non siano poi così semplici da sfruttare. Per riuscire a creare un exploit bisogna fare molta fatica, per non parlare di una conoscenza di base di internet moooooooolto ampia.
    Quindi: Nel mondo quante sono le persone che veramente possono sfruttare questi tipi di bug creandosi un exploit da soli e non scaricandolo di soliti siti?
    Sono relativamente poche o un ingegnere informatico (da 100 e lode, specializzato in sicurezza delle reti), puo sfruttare questa falla?
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