Roma - La connettività è una risorsa limitata per le infrastrutture dei provider, al via il contingentamento. Comcast impone ai propri utenti una soglia: non potranno eccedere i 250 GB di traffico mensili, in caso contrario, verranno raggiunti da un richiamo con cui l'operatore intimerà loro di darsi una regolata.

L'annuncio della
formalizzazione del passaggio da
proposte flat a proposte flat con un limite era stata annunciata da Comcast con largo anticipo: rumors e conferme si sono rincorsi lungo i mesi scorsi, ora l'ufficializzazione con un
emendamento alla propria
policy. Dal primo giorno di ottobre all'utente dell'ISP verrà consigliato di contenere la propria sete di traffico e di
rispettare le soglie: un accorgimento che, a parere di Comcast, non costerà nulla ai propri utenti in quanto "si tratta di una mole di dati estremamente grande, molto più di quella usata da un tipico utente residenziale su base mensile". Se Comcast assicura che l'utente ordinario si limita a scambiare 2 o 3 GB di traffico al mese, ricorda altresì che per totalizzare 250 GB e guadagnarsi un avvertimento sarebbe necessario inviare 50 milioni di email da 0.05 KB l'una, scaricare 62.500 brani musicali da 4 MB ciascuno o 125 film del peso di 2 GB l'uno.
Il cambio di politica messo in atto da Comcast,
osservano in molti, non è che uno sviluppo della vicenda di
filtering che ha mobilitato utenti e autorità, che ha fatto temere per la neutralità della rete. Le discriminazioni di bit, i filtri e i setacci alla connettività imposti
con orgoglio dall'operatore per far fronte a ingorghi e rallentamenti sono finiti nel mirino della FCC, che
ha imposto trasparenza e ha minacciato sanzioni: così, fra
P4P e limitatori, la mossa di Comcast sembra mettere l'ISP al riparo dalle accuse.
Le reazioni degli utenti? Molti probabilmente resteranno indifferenti: non perché Comcast non fornisca
tool di monitoraggio ma perché, sono in molti a
ritenerlo, le soglie tracciate da Comcast sono abbastanza ampie da non impensierire i più.
A rumoreggiare sono però coloro che riflettono sulla politica di Comcast con lungimiranza. Ad esprimere preoccupazione in questo senso è
Free Press, gruppo da tempo
schierato contro le pratiche di filtering dell'azienda: "Se negli Stati Uniti ci fosse una vera competizione a livello di broadband, gli Internet provider non sarebbero in grado di trarre vantaggio da una scarsità artificiale - ha denunciato il gruppo - investirebbero piuttosto nelle loro reti per restare al passo con la domanda del consumatore". Ma sono numerosi gli operatori che muovono verso un
modello di business a consumo che consente loro di ridimensionare i problemi di congestione creati da utenti che confidano in un rubinetto di banda inesauribile: a sperimentare con soglie e tariffe
senza agire per migliorare l'infrastruttura ci sono anche
Time Warner Cable e
AT&T.
Se la politica dei prezzi a consumo dovesse prendere piede,
osserva Om Malik, potrebbe essere "la fine di Internet così come la si conosce ora". Gli operatori
non avrebbero necessità di aggiornare la propria infrastruttura perché gli utenti sarebbero più parchi nell'attingere alla rete per l'intrattenimento digitale, così
tecnologie e servizi per l'intrattenimento rischierebbero di subire un arresto artificioso perché non sostenibile da infrastrutture obsolete e perché rivolti ad un numero ristretto di utenti.
Gaia Bottà(fonte immagine)