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Contrappunti/ Blog, quando tutti i post vengono rimossi

di Massimo Mantellini - Alcuni editori non si limitano a sospendere gli aggiornamenti di questo o quel blog, quando decidono di chiuderlo rimuovono tutto, tutti i post e anche tutte le reazioni dei lettori. Ma che senso ha?

Roma - Internet è un posto strano. Nel quale evidentemente sono possibili cose che nel mondo reale ci sono precluse. Per esempio è possibile cancellare le tracce digitali di quanto accaduto in passato sperando che nessuno se ne accorga. Ci si lamenta spesso, talvolta a ragione, della grande scia di informazioni che ognuno di noi lascia dentro la grande rete durante la propria presenza online e non ci si ricorda mai della facilità con cui alcune di queste "testimonianze" possano essere azzerate senza sforzi con un unico click.

Pensavo questo quando ieri leggevo la mail inviatami da Stefano Bonilli, fondatore ed anima del Gambero Rosso che è stato improvvisamente licenziato ed allontanato dalla azienda che ha creato. Bonilli è stato in questi anni anche un blogger, ha aperto il sito web del Gambero Rosso ad esperimenti di aggregazione dei contenuti molto interessanti come il Social Space, dove chiunque scriva in rete di vino e cucina può andare ad aggregare i contenuti delle proprie pagine, e soprattutto ha usato il proprio spazio personale online in maniera trasparente e personale. Nel momento del suo licenziamento il Papero Giallo, il blog sul quale ha scritto negli ultimi anni, è stato oscurato dall'editore e gli archivi cancellati.

Accanto alle tracce indesiderate che rimangono oltre la nostra volontà esistono anche tracce della propria presenza in rete, magari anni di contenuti che i nostri lettori hanno trovato utili ed interessanti, che vengono improvvisamente eliminati d'imperio in spregio ad ogni attenzione nei confronti dei lettori.
In questo atteggiamento molta editoria professionale sbarcata in rete sembra essere capace di dare il peggio di sé. Del resto l'idea stessa di "proprietà dei contenuti" in rete è qualcosa di assai vacillante ed indistinto: l'assioma che gli editori si trascinano dai tempi della "carta", quello secondo il quale le parole che compongono i loro quotidiani, settimanali, mensili, sono state "acquistate" dai giornalisti che le hanno composte ed in quanto tali sono nella loro completa ed insindacabile disponibilità, una volta trascinata in rete diventa una idea semplicemente senza senso.

Č evidente che il rapporto fiduciario fra l'editore e il giornalista può andare incontro a qualsiasi tipo di erosione fino ad interrompersi, ma la memoria di quanto è stato fatto in passato, può essere semplicemente eliminata dalla rete? Cancellare improvvisamente tutto l'archivio di un blog, come è accaduto nel caso di Bonilli ma come già più volte è avvenuto in passato per esempio al Gruppo Espresso dove blog di alcuni giornalisti (l'ultimo caso quello di Pino Nicotri) sono stati chiusi d'autorità dall'editore, non è la semplice dismissione delle copie cartacee invendute di un numero che non ci è piaciuto, è l'interruzione di una grande conversazione che esula in parte dal dominio dell'editore stesso. Con quale faccia per esempio si sceglie, nel momento in cui si cancellano gli archivi di un blog, di cancellare contemporaneamente tutti i contributi che i lettori hanno lasciato da quelle parti? Per quale ragione si sceglie di danneggiare prima di tutto se stessi, togliendo dalla disponibilità dei lettori anni di contenuti interessanti solo in nome di un rapporto professionale nel frattempo interrotto?

Č un misto di arroganza ed ignoranza che spinge il mondo editoriale verso scelte del genere. Uno scarso rispetto per i propri lettori ed una presunzione vecchia ed ancora dura a morire: quella di essere non solo amati creatori ed assemblatori di contenuti ma anche di esserne i soli definitivi proprietari anche dopo aver mandato tali contenuti in distribuzione.

Forse ci sono editori che vivono come un'onta il tradimento o la sopraggiunta incompatibilità nei confronti di alcuni propri dipendenti tanto che, se fosse stato possibile, in passato avrebbero forse mandato qualcuno in giro per le emeroteche a "sbianchettare" le vecchie copie di archivio dei quotidiani sui quali erano apparsi gli scritti della firma traditrice. Oggi molti di loro con Internet spingono volentieri il tasto "erase" consegnando all'oblìo milioni di parole in un unico istante e consegnando a noi stessi una evidente dimostrazione di quanto grande e forte sia la loro voglia di interazione e bidirezionalità in rete.

Verrebbe quasi da proporre al Garante della Privacy un provvedimento al contrario rispetto alla famosa teoria del diritto all'oblìo di cui Pizzetti parlava mesi fa riferendosi alla antipatica tendenza di Google di "ricordare troppo": lo si potrebbe chiamare "diritto alla memoria". Una forma di necessaria tutela delle parole finite dentro la rete che una volta rilasciate sul web vadano considerate per quello che sono: un patrimonio di tutti non più grossolanamente editabile.

PS: Di questo ed altro Stefano Bonilli scrive qui.

Massimo Mantellini
Manteblog

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43 Commenti alla Notizia Contrappunti/ Blog, quando tutti i post vengono rimossi
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  • Visto che sono diventati i maestri indiscussi dello sbianchettamento (non certo gli unici ovviamente)
    non+autenticato
  • Certo che se usi i forum x scrivere *** così spero bene che ti cancellino........ Ma rimanere in topic no? Ma un po' di vecchia sana e sempre buona Netiqette?
    non+autenticato
  • Perchè, il tuo commento al mio commento è in topic?
    Comunque, PI è stato il primo a non applicare la sua stessa policy e a infischiarsene della netiquette perciò cos'hai da smaniare? Facile stare col più forte, eh? Tipico degli ITALIOTI.
    non+autenticato
  • Mi voglio augurare che non tutti gli editori 'internettiani' , siano come quelli di cui si parla.Queste pecore nere dell'editoria , così democratiche, mentalmente aperte al dialogo (purche' si scriva e si dica quello che esse vogliono)fanno venire il voltastomaco! Mi ricordano troppo da vicino, la classe politica che, verso Internet, dimostra un atteggiamento da Sant' Uffizio (L' Inquisizione di generosa e cortese cattollicità che la Storia ci ricorda). Di solito , pero', questi tipi, prima o poi... cosi' non rompono più i cosiddetti...L' importante è tener duro, non arrendersi. Mai.
  • ma non era obbligatorio avere una copia di tutto presso la biblioteca locale?

    dove sono queste copie?

    dai, chiediamole a chi le ha cancellate.
    non+autenticato
  • Winston Smith svolgeva proprio questo lavoro:

    "Forse ci sono editori che vivono come un'onta il tradimento o la sopraggiunta incompatibilità nei confronti di alcuni propri dipendenti tanto che, se fosse stato possibile, in passato avrebbero forse mandato qualcuno in giro per le emeroteche a "sbianchettare" le vecchie copie di archivio dei quotidiani sui quali erano apparsi gli scritti della firma traditrice." dice, con ragione, Mantellini.

    tutti i nemici della privacy che sbuffano quando si cita il libro 1984 di Orwell raramente lo hanno letto.

    però in quel libro si parla (certo, con la paura del comunismo, ma in fin dei conti, chi si comporta così non ha niente a che fare con la distribuzione egualitaria dei mezzi di produzione) PROPRIO DI QUESTO per quanto concerne l'informazione. Giornalmente Winston Smith cancellava e riscriveva i giornali e distruggeva le copie esistenti ... e venne beccato a trattenere una pagina che diceva, il giorno prima, qualcosa di differente da ciò che diceva - il giorno dopo - fosse successo il giorno prima, come se non fosse mai successo.

    Questo accade ora e internet rende scientifico ciò che ieri era fantascientifico. Non per demonizzarla, per carità, basta stampare o salvare in pdf ... o usare gli archivi ove possibile...

    Non è internet il nemico, ovviamente.
    non+autenticato
  • - Scritto da: gubbbba

    > Questo accade ora e internet rende scientifico
    > ciò che ieri era fantascientifico. Non per
    > demonizzarla, per carità, basta stampare o
    > salvare in pdf ... o usare gli archivi ove
    > possibile...

    Volendo c'è anche questo:
    http://www.archive.org/
    :)

    > Non è internet il nemico, ovviamente.
    Uby
    893
  • Una precisazione a quello che dici sul libro.

    Orwell non si riferiva solo al comunismo ma a tutti i totalitarismi.
    Ricordo che nel libro diceva:

    "La monarchia ti dice cosa devi fare"
    "Comunismo e fascismo, cosa devi pensare"
    il 'regime moderno' descritto nel libro: "cosa devi essere"
    non+autenticato
  • non c'è niente da fare. Se tieni molto a ciò che scrivi, il sito deve essere di tua proprietà.

    ma la legge (come ci mostrò la scorsa settimana lo stesso Mante su queste pagine) ormai sembra dare addosso al singolo che esprime opinioni.
    non+autenticato
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